"Render ben visibili i valori della verità, della realtà e della Tradizione a chi, oggi, non vuole il 'questo' e confusamente cerca l' 'altro' significa dare sostegni a che non in tutti la grande tentazione prevalga, là dove la materia sembra essere ormai più forte dello spirito"

"In ogni caso potrebbe salvare l'occidente soltanto un ritorno allo spirito tradizionale, in una nuova coscienza unitaria europea…Questo è il vero problema".

Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno.

Tempo di anniversari, tempo di commemorazioni.
Ma allora anche momento di consultivi e di propositi per questo terzo millennio d.C. già iniziato nella guerra e nel sangue, tra invasioni, torture e stragi che preannunciano scontri epocali di popoli e continenti.
L’ 11 giugno 1974 Julius Evola, presàgo della fine imminente, si era fatto portare dal letto alla sua scrivania; quella scrivania che negli anni era divenuta la sua trincea, la linea del fronte, da quando era rimasto paralizzato a Vienna nel ’45, riemergendo dalle macerie dei bombardamenti alleati.
30 anni sono passati e gli invasori di allora sono ancora all’opera: in Afganistan, in Iraq, in Medio Oriente, in tutta l’Eurasia e sull’intero pianeta.
In questo giugno ricorre anche l’anniversario dello sbarco in Normandia, il sessantesimo, come quello dell’occupazione di Roma da parte degli angloamericani, date celebrate dai vincitori e dai governi collaborazionisti.
Allora fu tutta l’Europa a perdere, anche quei francesi e inglesi che oggi “festeggiano la liberazione”. La guerra civile europea oltre ai milioni e milioni di morti, alle distruzioni materiali, alla perdita degli impero coloniali e della centralità dell’Europa nella politica mondiale, ha determinato l’occupazione permanente del continente, che si perpetua da ben oltre mezzo secolo !
E con il crollo dell’ URSS e la vittoria statunitense nella III Guerra Mondiale, la cosiddetta “guerra fredda”, oggi è la Russia stessa ad esser minacciata ai suoi confini e nella sua stessa integrità territoriale, dopo aver perso l’impero.
I “liberatori” sono rimasti, non se ne sono più andati, hanno impiantato le loro basi militari nei paesi europei, i partiti collaborazionisti dell’occupante nei parlamenti nazionali e in quello dell’ U.E.
Anzi, nonostante la fine della divisione europea di Yalta e il dissolvimento del Patto di Varsavia, la N.A.T.O. non solo non si è sciolta a sua volta, ma ha espanso la sua presenza ad est e fino alle repubbliche baltiche dell’ex-URSS.

11 giugno – 11 settembre.
Fra tre mesi un’altra ricorrenza, altre celebrazioni.
L’attacco ai simboli economici e militari dell’imperialismo americano, a prescindere da come realmente si siano svolti i fatti e i retroscena, ha rappresentato per l’Amministrazione Bush il pretesto per attaccare impunemente paesi inermi, nella sostanziale indifferenza del mondo; quando non ci si è addirittura accodati al vincitore nel ruolo di mercenari servili e sulle base di calcoli tanto cinici quanto errati. Il caso italiano è emblematico in proposito.
Ma in questo 2004 ricorre anche un ulteriore ricorrenza legata alla figura del grande pensatore della Tradizione.
Sono passati 70 anni esatti dalla pubblicazione della sua opera fondamentale, la summa del suo pensiero sul “mondo della Tradizione” e “mondo moderno”: appunto “RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO”.
Un testo che ha avuto numerose riedizioni e molte vite: nel senso che varie generazioni di lettori lo hanno scoperto e riscoperto, negli anni trenta, negli anni cinquanta e dopo il famigerato ’68.
Ed ancora oggi, all’alba del nuovo millennio, di fronte agli eventi tragici dei nostri giorni ne riscopriamo per l’ennesima volta tutta la validità ed attualità nel dare un senso agli accadimenti, una risposta ed una guida anche politica di fronte all’apparente trionfo del Mondialismo, della globalizzazione, del capitalismo, dell’imperialismo americano, del sionismo.
E non solo.
Perché “Rivolta…non è un libro di ieri o di oggi, ma di sempre, almeno negli aspetti tradizionali e sapienziali, nella sua morfologia della Storia, nell'analisi delle Civiltà, nella visione metafisica dell'insieme.
In questo senso la visione tradizionale nell’interpretazione di Evola rappresenta un “Mito capacitante”, cioè una Realtà superiore “capace” di indicare a ciascuno (almeno a quelli che già hanno dentro se stessi le qualità richieste) le vie di realizzazione sia personale che politica.
Per alcuni questo libro rappresentò qualcosa di ben più profondo e duraturo di un’occasionale lettura, per quanto dotta e veritiera.
Fu per molti, relativamente parlando, un momento catartico, un cambiamento totale di prospettive, un evento destinato a segnare le scelte di tutta una vita.
Mentre lo si leggeva si aprivano orizzonti inesplorati, illuminati dalla luce di un meriggio immoto e senza tempo. Una vera e propria “folgorazione”.
E dicevi a te stesso:
“Ecco: questo è quello che ho sempre sentito, che già era dentro di me, anche se finora non ne avevo una percezione così chiara, netta, essenziale. Io SONO questo, appartengo a questa Visione, in essa mi RI-CONOSCO e mi conosco di nuovo”.
Il destino è segnato.
Chi ha recepito a fondo la lezione evoliana espressa in “Rivolta…” e in tutti gli altri scritti del Maestro della Tradizione, ne applicherà intuitivamente gli insegnamenti alla realtà in cui si trova a vivere ed operare. Il pensiero evoliano è come una bussola che permette di tenere la rotta nella tempesta più furiosa come nei momenti di bonaccia.
Certo dai tempi in cui apparve “Rivolta contro il mondo moderno”, gli scenari sono mutati completamente. Il “mondo moderno” di oggi sembra distante non 70 anni ma secoli da quello in cui visse e operò Evola; un uomo, non lo si dimentichi mai, che oltre all’attività intellettuale seppe operare praticamente sia a livelli superiori di Conoscenza, sia nella politica del proprio tempo.
Eppure resta attualissima come non mai ogni sua analisi.
Perché Evola, interprete di una visione ciclica della storia propria a tutte le civiltà tradizionali, di ogni tempo e luogo, conosceva le linee di tendenza generale involutiva di questa fase ultima del ciclo occidentale.
Se, per esempio, le pagine dedicate al comunismo marxista, all’ URSS, all’internazionalismo proletario, sono superate dagli accadimenti di fine XX secolo, le stesse si possono al contrario adattare perfettamente alla globalizzazione contemporanea, al progetto mondialista nei più disparati campi; e soprattutto all’America, all’ american way of life, alla quale Evola aveva già riservato giudizi di fuoco.
Si tratta quindi soltanto (si fa per dire…) di “attualizzare”, di riportare ai nostri anni tumultuosi quanto insegnato da Evola 70 o 30 anni or sono.
E’ quanto abbiamo tentato di fare, per esempio, nelle pagine di “Rivolta contro il mondialismo moderno”, che già nel titolo vuole esprimere non soltanto un omaggio al “magico barone”, ma intende coscientemente e volutamente seguirne gli insegnamenti politici come unica risposta possibile alle sfide di questo nuovo secolo e millennio.
A maggior ragione ora che abbiamo sotto gli occhi la riprova di quanto profetiche fossero quelle pagine sul mondo moderno e i suoi ultimi bagliori.
Certo ognuno ha una propria opzione personale, i propri interessi e le proprie idiosincrasie.
Quanti evoliani o “evolomani” hanno giustificato il loro disimpegno, il ritiro dal mondo, in nome di un fatalismo involutivo da fine del ciclo, che è l’esatto contrario dell’impegno impersonale e attivo proprio a spiriti guerrieri.
Meglio andar a scalar montagne che vivere da…alpinisti della quotidianità.
Altri al contrario hanno creduto di “cavalcare la tigre” del mondo moderno dando libero sfogo ad un’istintualità prima repressa che ha finito per divorarli, proprio come Evola aveva previsto per la stragrande maggioranza di quei giovani che dicevano di richiamarsi al suo pensiero o di agire in suo nome.
Allo stato delle cose si può dire che, dal punto di vista politico, la situazione si è oggi semplificata e chiarita nettamente. I fronti sono ben delineati, le forze in campo stanno prendendo posizione. In tutta la massa continentale eurasiatica e africana, ma anche in America Latina, uomini, popoli, singoli governi, istituzioni religiose e sociali, hanno preso coscienza della crisi irrefrenabile del mondo moderno, della caduta esponenzialmente precipitosa dell’intero pianeta verso la catastrofe finale.
E non è solo per la guerra in corso, prime scaramucce della guerra globale che si avvicina.
L’equilibrio ecologico, l’esplosione demografica, la pauperizzazione crescente del Sud del mondo, i cui effetti stanno coinvolgendo le masse lavoratrici anche del Nord più ricco ma a “crescita 0”, un mercato mondiale senza più freni, il debito mondiale…l’elenco senza fine dei problemi di una Terra globalizzata sono tanti campanelli d’allarme di quella crisi prevista e descritta da Evola e da altri pensatori con almeno un secolo d’anticipo.
Ma quello che Julius Evola ci ha offerto in più, rispetto ad altri vati di sventura, è appunto la RIVOLTA contro la crisi del mondo moderno.
La possibilità cioè di vivere e di agire NEL devastato mondo contemporaneo, rimanendo in piedi mentre tutto crolla e si fa polvere.
L’unica “RIVOLTA” possibile oggi, la vera “rivoluzione” non può che essere quella insita nell’etimologia stessa del termine: re-volvere, un RITORNO ALLE ORIGINI, riallacciarsi alle radici tradizionali dell’Eurasia.
Ma in una concezione ciclica come quella esplicitata da Evola, questo è possibile soltanto andando avanti, guardando al futuro e non al passato, accettando la realtà, senza fughe (peraltro impossibili) nel privato, quando non persino in un vacuo spiritualismo pseudoesoterico o, nella logica del "tanto peggio tanto meglio…tanto il Ciclo deve finire…"
E’ implicito nel pensiero evoliano, ieri come oggi, il superamento di false dicotomie come quelle di “destra/sinistra”, frutto avvelenato dell’ ideologismo di due secoli esatti, dalla Rivoluzione Francese del 1789 al crollo dell’Unione Sovietica, 1989-91.
Le ideologie del ventesimo secolo sono morte e sepolte.
Il nostalgismo, sia rosso che nero, NON ne rappresenta la continuazione bensì la negazione, se non nelle forme esteriori certo nei contenuti.
E proprio in quanto “nostalgismo”, cioè sentimentalismo impotente e castrante: questo sì assolutamente incapacitante e utilizzato oramai come forma di accaparramento di consensi elettorali da un bacino residuale e marginale di votanti.
“Antifascismo” e “anticomunismo” con la recente aggiunta dell’“antislamismo” sono solo vuote parole, termini propagandistici usati semmai dai vincitori imperialisti per dominare anche mentalmente i popoli assoggettati di ieri e di oggi.
Il campo d’azione antimondialista invece è quello della riscoperta dei Valori tradizionali, delle grandi Idee che hanno sempre mosso i destini dei popoli, su direttive, anche geografiche, indicate dalla Geopolitica.
La risposta alla globalizzazione economico-politica del XXI secolo dell’Era Volgare non si trova in una controglobalizzazione che, mentre ne denuncia giustamente gli sfaceli, gli errori e gli orrori, si rifà ideologicamente e idealmente a quegli stessi presupposti dogmatici. Dobbiamo puntare ad una visione politica e storica che sia l'esatto opposto della Globalizzazione e non una Globalizzazione di segno contrario.
La soluzione, come negli imperi del passato creatori di Civiltà, risiede in una Politica a respiro continentale, nella riscoperta delle grandi unità geopoliticamente omogenee, autarchiche, armate; che a livello locale si traduce in un ritrovato solidarismo comunitario e a livello continentale in una ritorno a forme imperiali (quindi antimperialiste) anagogicamente proiettate ad una dimensione superiore, “Mitica” nel senso evoliano: di Mito quale realtà più autentica rispetto alla manifestazione storica.
Mito fondante e quindi capacitante, per la mobilitazione nella LOTTA DI LIBERAZIONE: nazionale, sociale, culturale.
Se la Tradizione E’ Rivoluzionaria, e non può non esserlo, la Rivoluzione E’ Tradizionale e non può che esser tale.
La Tradizione deve “trasmettere” valori eterni nello scorrere temporale, pena trasformarsi in un conservatorismo antistorico e antitradizionale, che punti soltanto a procrastinare nel tempo formule vuote ed istituti oramai di facciata, ma abbandonati da ogni spirito vitale.
Questa falsa “tradizione/conservazione” è quella dei cimiteri, delle “tombe imbiancate” che nascondono carni imputridite, ossa calcificate, polvere.
La Rivoluzione deve “ritornare al…futuro”, completare il ciclo; niente da conservare ma tutto da distruggere di quello che sono le forme residuali e vuote del passato, pena trasformarsi in un vuoto ribellismo sovversivo destinato a sua volta a calcificarsi in nuove forme politico-sociali “moderniste” e quindi conservative dello status quo, utili solo a dilazionare, a ritardare ancora un poco l’ineluttabile sprofondare del materialismo moderno sotto il peso stesso della sua ipertrofia, del suo gigantismo.
Dopo la fase “atlantica”, americanocentrica del secolo passato, il teatro di scontro si è spostato di nuovo al di qua dell’Atlantico.
Sulla massa continentale eurasiatica si giocherà la partita finale tra il vecchio sistema mondiale materialista, mercantilista, marittimo e l’avvenire sotto il segno del Suolo, del Sangue e dello Spirito.
Geopolitica e Geografia sacra, unendosi alla lotta di Liberazione continentale formano un’arma potente, invincibile puntata contro il morente imperialismo talassocratico.
Il quale sarà sconfitto non tanto dalle armi materiali, ma soprattutto dalla propria intrinseca incapacità ad esser creatore di Civiltà, dopo essere stato distruttore di popoli e paesi.
Un ciclo si chiude, quello del materialismo, della quantità, del numero, dello scientismo, del progressismo, della concezione linear-evoluzionista della storia, dell’egalitarismo formale che si traduce nella schiavitù sostanziale di uomini e popoli agli ordini di un’élite invertita di pochissimi banchieri e politicanti mondiali(sti).
Un ciclo nuovo si apre, quello dello Spirito, introdotto da una “razza primordiale”, semenza di nuova generazione. Il ciclo sotto il segno della qualità, della gerarchia, della ciclicità della storia, dell’armonia tra uomini e terra, dell’equità sociale e della liberazione continentale.
Non c’è tradizione religiosa e sacrale che non preveda nei propri testi canonici il compiersi del ciclo con il ritorno visibile di una Presenza che alla fine si ri-manifesti attivamente nella Storia, per porvi un suggello, chiudere un tempo e aprirne uno Nuovo.
E non possiamo che concludere con le parole che Julius Evola pose a sigillo della sua “Rivolta contro il mondo moderno”, ispirandosi alla tradizione arya del Vishnu-purâna:“Quando i riti insegnati dai testi tradizionali e le istituzioni della legge staranno per cessare e il termine dell’età oscura sarà vicino, una parte dell’essere divino esistente per la sua propria natura spirituale secondo il carattere di Brahma, che è il Principio e la Fine…scenderà sulla terra…Sulla terra, ristabilirà la giustizia: e le menti di coloro che saranno vivi alla fine dell’età oscura verranno destate e acquisteranno una trasparenza cristallina. Gli uomini così trasmutati in virtù di tale speciale epoca costituiranno quasi una semenza si esseri umani [nuovi] e daranno nascita ad una razza che seguirà le leggi dell’età primordiale (krta-yuga)".

Nel nome di Evola e nel segno della Tradizione inizia la riscossa dell’ Eurasia, la lotta di Liberazione del continente, della Terra degli Avi, di tutti i popoli su tutto il pianeta.

Carlo Terracciano