…in Germania
Berlino. “Peggio di così non si può fare”, è stato il commento lapidario del ministro dell’Economia Wolfgang Clement.
In effetti quello di domenica è il peggior risultato che l’Spd abbia incassato negli ultimi cinquant’anni.
Un risultato che, come scrive Georg Paul Hefty sulla Frankfurter Allgemeine, pone il partito di fronte a un disastro di proporzioni inimmaginabili dal quale non lo risolleverebbe probabilmente nemmeno il cambio all’opposizione e un conseguente rinnovamento.
Qui, così Hefty, non resta che aspettare una nuova generazione di politici socialdemocratici.
A nulla è servita la divisione dei poteri tra Müntefering e Schröder, l’effetto guerra in Iraq è passato da tempo e questa volta è mancata anche una provvidenziale alluvione.
Nessuno credeva a una rimonta seppur minima, ma nessuno dell’Spd pensava nemmeno che dalle urne europee e della Turingia sarebbe uscito un partito di terz’ordine.
Schröder ne prende atto, ma ribadisce:
“Continuerò a tener fede alla politica delle riforme che è stata tracciata con l’Agenda 2010. Non potrei difendere un altro
corso”.
A poco gli serve, peraltro, il quasi raddoppio dei
voti dei suoi alleati, i Verdi che se ne tornano a casa con un 11,9 per cento nelle europee.
Il massimo che può fare è apprezzarli per il loro fair play. Ieri Joschka Fischer ha detto che:
“Il risultato certo indebolisce il nostro partner, ma non intacca il
governo. Abbiamo un mandato fino al 2006 e questo sarà rispettato”.
Il leader della Cdu, Angela Merkel, ha invece già fatto sapere che si tratta di un chiaro segnale da parte dei tedeschi di una volontà di cambiare, “un segnale che la politica rosso-verde non ha più il sostegno della popolazione”.
Per Merkel, il destino della coalizione si deciderà con le elezioni nel Nordrhein Westfalen. Per Stoiber anche. Non in quelle del Landtag, però, in calendario la primavera prossima, ma già in quelle comunali di settembre.
Così la pensano anche i liberali dell’Fdp di Guido Westerwelle, che ha aggiunto: “Se però l’Unione vuole governare da subito, deve uscire allo scoperto con un programma concreto”.
Come scrive Heribert Prantl sulla Süddeutsche, l’esito delle europee, vista la scarsa affluenza (il 43 per cento), non è di per sé un termometro inequivocabile dell’umore politico del paese, sicuramente lo è dell’inarrestabile malessere dell’Spd, che non sa più tenere e tanto meno mobilitare il suo elettorato.
Di Schröder si contesta ormai apertamente la sua assoluta mancanza di credibilità socialdemocratica.
Non è tanto il programma di riforme a essere attaccato e rifiutato (altrimenti non si capirebbe la tenuta dell’Unione e la vittoria della stessa a spese dell’avversario), ma l’apparente distacco e la cosiddetta arroganza del cancelliere.
A iniziare dalla Ostpolitik. A suo tempo aveva giurato di averla segnata come primo punto, ma oltre a essersi fatto vedere poco a Est, non è nemmeno un tema che compare spesso nella sua agenda.
Mormorii sulla squadra da cambiare
C’è poi il tasso di disoccupazione che non accenna a scendere, così come l’economia non dà segni di ripresa.
Certo problemi che in gran parte riguardano anche gli altri paesi dell’Europa occidentale, ma secondo molti elettori socialdemocratici, Schröder da tempo è più interessato a profilarsi sullo scacchiere mondiale, mentre nella politica domestica è percepito come la personificazione dell’incertezza.
Un giorno appoggia l’indebitamento per dare respiro all’economia, quello successivo predica una rigorosa politica del risparmio.
Non ammette interferenze, ma poi appare prigioniero di Clement, Müntefering, Eichel (ministro delle Finanze), a meno che non si tratti di meeting internazionali, dove rubare la scena ai suoi (vedi il capo della diplomazia Fischer in politica estera e Trittin sull’ambiente).
Il dato uscito anche da queste elezioni è che i tedeschi hanno bisogno di sicurezza.
L’ha capito Westerwelle che, premiato per questo dal risultato elettorale, incalza ora l’Unione a passare dalla retorica a un programma con proposte concrete.
L’hanno capito i Verdi e sono stati ripagati con un raddoppio di voti. A incidere sulla crescita non è stato soltanto il fatto che, come dice Fischer, “gran parte dei candidati dell’Spd per le europee erano degli emeriti sconosciuti mentre noi avevamo Cohn-Bendit”.
Gli elettori hanno apprezzato la concretezza dei temi – diritti dell’uomo, pace, sicurezza, ambiente e difesa consumatori – e la capacità di mobilitare l’opinione pubblica, di proporre strategie nuove, come quella di coalizzarsi e sviluppare un programma sovranazionale.
Al momento l’Spd fa quadrato attorno al cancelliere, ma qualcuno mormora già che non può essere questa la squadra che si presenterà ai prossimi appuntamenti elettorali.
Non bastano dichiarazioni d’intenti come quella rilasciata ieri da Müntefering, “vogliamo riconquistare la fiducia dei nostri cittadini, spiegare loro che l’Agenda 2010 si rivelerà positiva per tutti”, per poter invertire il corso.
sarebbe interessante un commento di aeroplanino (se se la sente, naturalmente).
saluti




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