Servizio pubblico, questo dovrebbe essere la RAI: così ci hanno sempre detto, così seguitano a dirci da una parte e dall'altra.
Certo - dico Io - che ci vuole un bel coraggio a chiamare telegiornali quei tre megafoni di propaganda trasmessi ogni giorno dalla Tv di Stato e chiamati Tg1, Tg2 e Tg3. Ci vuole davvero un bel coraggio.
Vediamo la giornata di oggi.
Il Tg1, primo telegiornale d’Italia, da due anni nelle mani di quel Clemente Mimun a Me tanto inviso (con tutto il codazzo dei varî Pionati, Peritore & C.), presenta l’esito delle europee con il solito servizio formato-panino. Edizione delle 13 e trenta. Si comincia sottolineando che Silvio Berlusconi ottiene un grande successo personale: è il candidato più votato di tutta Italia, si strombazza co’ soliti toni; non si dice, ad esempio, che era candidato in tutte e cinque le circoscrizioni come nessun altro del listone; ci si guarda bene poi dal fare il benché minimo cenno alla sua ineleggibilità in quanto capo di governo (con conseguente truffa ai danni dell’elettorato; e il discorso varrebbe anche per i varî Fini, Matteoli, Gasparri, Alemanno, Buttiglione…); né, infine, si ricorda ai telespettatori che il risultato di Mastro-don Berlusconi a questa tornata elettorale è stato di gran lunga inferiore a quello delle precedenti: basta confrontare il numero di preferenze ottenute nel 1999 con quelle ottenute sabato e domenica per farsene un’idea. Ma il Tg1 di Mimun tace. Che Forza Italia sia scesa di quattro punti rispetto alle europee del 1999 e addirittura di otto punti rispetto alle politiche del 2001 non è considerata una notizia, o meglio: è considerata una notizia scomoda e quindi da nascondere o da raccontare in modo edulcorato. Dell’autocritica del premier, riportata da tutti i giornali, neanche l’ombra. Delle dichiarazioni di questi ultimi giorni, dei suoi toni trionfalistici («Siamo al 25%!»), dell’invito a non votare i piccoli partiti, del comizio fuori dal seggio il giorno delle elezioni, dei soldi spesi in manifesti, opuscoli e opuscoletti, della sovraesposizione mediatica in occasione della liberazione degli ostaggi, de’ messaggi inviati venerdì su’ cellulari degl’italiani, neanche l’ombra. Va tutto bene, Madama la Marchesa. Questo è servizio pubblico. Viva Clemente Mimun, viva Susanna Petruni, viva Pionati, viva Romita, viva la Peritore: questo è servizio pubblico!
Poi si parla della Dietlinde Gruber: solo un cenno, di sfuggita. Dopo settimane di totale silenzio sulla candidatura della giornalista nelle file del Listone (ma ci vogliamo rendere conto – Dio Cristo! - che se un elettore si fosse affidato, per queste europee, alla sola informazione del Tg1 non avrebbe neanche saputo che la Gruber era in lista?!), dopo settimane di totale silenzio, si rivede per qualche secondo il suo volto in un pastone. Non si dice chi è (credo che in questi casi dire “la nostra collega” o “la nostra ex-collega” sia normalissimo), non si dice dove era candidata, né niente. Lilli Gruber. Punto. Si prosegue con un accenno agli altri eletti; tra questi Michele Santoro (di cui non si vede neanche uno straccio di immagine), che viene presentato con involontaria comicità come un «altro volto noto della Tv». Come fosse Amadeus per capirci; come fosse Gerry Scotti (che peraltro ha fatto politica anche lui). Volto noto della Tv. Come se nessuno sapesse che dalla Tv Santoro è sparito da due anni e non certo per sua volontà. Ma a Mimun questo non interessa.
Infine, tanto per favorire, il primo notiziario d’Italia sbaglia a dare la notizia della distribuzione de’ seggi al Parlamento. Ai Radicali il Tg1 attribuisce un solo seggio, mentre ai Pensionati due. Il contrario di com’è in realtà.
Stessa minestra nell’edizione delle 20: conduce Giorgino. La notizia delle preferenze viene data così: il più votato è Silvio Berlusconi, segue il vicepremier Fini, terza Lilli Gruber. Proprio così. Lo dice Giorgino mentre sullo schermo scorrono le foto dei tre. Anche qui, com’è ovvio, si evita scrupolosamente di dire che Berlusconi e Fini erano candidati in tutte le circoscrizioni, mentre la Dietlinde solo in due; anche qui si evita di dire che nella circoscrizione Centro Gruber ha battuto entrambi. Al successo di D’Alema neanche un cenno. Questo è il Tg1.
Il Tg2 delle 13 si comporta in modo simile. Grande rilievo al Berlusconi-più-votato-in-Italia e poi (poteva mancare?) al suo vice Fini, poco a tutto il resto. Vergognoso. Con tutto il rispetto per Mazza, che, a differenza di Mimun, M’è pure simpatico.
Il Tg3 fa qualcosa di speculare. Parla – usando i toni delle grandi occasioni – di importante vittoria del Centrosinistra e di drammatica sconfitta del Centrodestra. Dice che i seggi del Centrosinistra, al Parlamento europeo, saranno uno in più di quelli del Centrodestra: così, senza spiegare cosa si intende per Centrodestra e per Centrosinistra (primo: se nel Centrosinistra si ingloba Rifondazione e gruppetti varî, allora nel totale voti del Centrodestra vanno inseriti anche quelli di Sgarbi e il nuovo PSI; secondo: se anche fosse come dice il Tg3, che razza di “grande vittoria” sarebbe per il Centrosinistra avere un solo seggio più del Centrodestra?! terzo: non era il Tg3 che, a suo tempo, sottolineava che le vittorie si misurano in termini di voti e non in termini di seggi?! Ah già… se Berlusconi prende più seggi, contano i voti; se invece più seggi – vero o falso che sia – li prendono gli altri, allora improvvisamente contano i seggi). Non si dice, al Tg3, che la tanto attesa vittoria dell’Ulivo, in realtà, non c’è stata; non si dice che le tante aspettative riposte sul Listone sono andate clamorosamente deluse (gli anni di Cristo: ricordate?); non si dice che il Centrosinistra senza Rifondazione è ben sotto il Centrodestra; non si dice che il tanto decantato effetto Prodi è molto vicino allo 0%.
Poi l’indigeribile sbrodolamento su Cofferati. Stessi toni che usa Fede per Berlusconi: la festa in una Piazza Maggiore colma; Cofferati, nuovo sindaco di Vergogna (d’ora in poi, Io il capoluogo emiliano lo chiamerò così) che sale sul palco e apre la sciampagna; in quel momento il Tg3 mette persino la moviola sulla schiuma della sciampagna che vien fuori prepontemente dalla bottiglia andando a riversarsi sulla folla adorante. Grande festa. Al povero Marco Biagi, alle dichiarazioni della famiglia, alle polemiche seguite, neanche un cenno. Non importano gli uomini: conta solo fare il tifo per una squadra. Cofferati è “dei nostri”! Viva Cofferati!
Tg1, Tg2, Tg3: li chiamano telegiornali. Io li chiamo megafoni da propaganda.




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