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Discussione: Dositeo

  1. #11
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    GIOVANNI BATTISTA VIENE COLLEGATO ALLA CORRENTE GNOSTICA PER DUE STORIE.
    Una è quella della setta dei Mandei, i quali credono che Giovanni il Battista sia il vero
    Messia e Gesù il traditore della legge. Ma studiando i documenti dei Mandei che vivono in Iraq, si scopre che sono tardivi, e vi sono elementi pagani e falsità storiche.
    Giovani Battista per loro si è sposato e non è morto decapitato come raccontato nei Vangeli. Il legame tra Mandei e corrente gnostica è molto accentuato, invece i Mandei
    non è sicuro venissero davvero dalla Palestina, non presentano elementi ebraici nella loro religione.
    Dositeo e l'altra storia che collega Giovanni Battista agli gnostici, vediamo la favoletta
    raccontanta nedlle Pseudo-Clmentine. Pag. 227 e seguenti Erbetta Apocrifi del Nuovo Testamento-Atti e Leggende. Raconta la storia un certo e dice cheGiovanni Battista,
    aveva 28 discepoli e una disceola Elena, per seguire il Lunario di 29 giorni. Simone era il più stimato, dopo la morte del Battista, si recò in Egitto a studiare la magia, Dositeo altro
    disceolo di Battista prese il posto di comando di Battista, ma tornato Simone, accadde
    che Dositeo vedendo i poteri straordinari di Simone, lo riconobbe come lo Stante,e poi
    morì, mentre Simon Mago di Samaria andava in giro con Elena e mostrava i suo poteri.
    Questa favoletta è ridicola e senza fondamento, piuttosto storica è la storia di Simone
    ed Elena raccontata da Giustino Martire.
    Dositeo è un personaggio pittosto leggendario, chi vuole studiare lo gnosticismo sriamente deve appoggiarsi su altri argomenti seri.

  2. #12
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    JULES DOINEL E LA CHIESA GNOSTICA.
    Jules Doinel (1842-1902), nel 1888, ebbe una visione e formò la Chiesa Gnostica.
    Una chiesa che presenta elementi catari e le dottrine di Simon Mago ed elementi
    Valentiniani. Le assurde e demenziali teorie del Doniel vennero combattute dal
    Guénon. Recentemente Doniel è venuto alla ribalta per i suoi legami con il parroco di
    Rennes Le Chateau, Sauniere, come dice Jean Markale.

  3. #13
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    Dositeo, giudeo di austera pietà, riunì dei fedeli cui si diede il nome di Dositeani. Vivevano al tempo di Gesù-Cristo e adottarono le stesse pratiche degli Esseni.

    Si dicevano discepoli di Giovanni il Battista che consideravano il vero Messia. Si nutrivano esclusivamente dei frutti della terra e vivevano in grotte o caverne.



    Dositeo negava la risurrezione dei corpi, la distruzione futura del mondo. Il giudizio universale, l’esistenza degli angeli e non volle ammettere altri demoni se non gli idoli dei pagani.

    Gli Esseni si fusero con i discepoli di Dositeo.

    Questo lo dice Antonin Gadal nel suo sito

    http://www.gadal-catharisme.org/dosi...ni_6_33_it.htm

  4. #14
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    CHI E' ANTONIN GADAL ?


    Il Sabarthez è questa contrada montagnosa, disseminata di grotte impressionanti, ai piedi delle quali scorre il fiume Ariège.
    Attraversata, secolo dopo secolo, da popolazioni celtiche, iberiche, visigote, essa costituisce un vero libro segreto di storia segreta. Tarascon-sur-Ariege, custode delle alte cime del Sabarthez ha visto i perfetti catari percorrere i suoi sentieri in file silenziose.


    E’ lì, nel cuore del Sabarthez, che Antonin Gadal nasce, nel 1877, (negli stessi luoghi dove vissero i suoi antenati)e lì, a poca distanza della sua casa, viveva un uomo anziano che gli abitanti della zona amavano chiamare “il patriarca del Sabarthez”, lo storico Adolphe Garrigou (1802-1897).
    Era uno storico famoso nell’Ariege del suo tempo.
    Intorno al 1840 aveva cominciato a rendere pubblici i suoi “studi storici sul paese di Foix e il Couserans”. Era fermamente convinto che i racconti di Napoleon Peyrat soprannominato “il Michelet del mezzogiorno” s’ispirassero a fatti reali, dimenticati dalla storia ufficiale. Storico e pastore protestante, Peyrat suonò in qualche modo il “risveglio cataro”. Aveva pubblicato la sua “Histoire des Albigeois”(Storia degli Albigesi), immensa epopea cavalleresca dedicata al martirio religioso e patriottico degli Albigesi. Era una critica sferzante della tirannia e dell’oppressione, quella del clero romano in particolare..

    http://www.gadal-catharisme.org/chi-...gadal_3_it.htm

  5. #15
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    INSEGNAMENTI DI GADAL

    Tentiamo ora di risalire alle sorgenti ancora sepolte del catarismo!


    C’era l’abitudine di raggruppare sotto la denominazione di gnostici una gran quantità di gruppi dissimili, a volte perfino opposti, per avere così un buon motivo per combatterli. Sterminarli e soprattutto calunniarli. Ecco quel che ci dice Antonin Gadal su quest’argomento così controverso.

    Lo gnosticismo trova le sue radici presso i Giudeo-samaritani. E’ in Palestina, più precisamente in Samaria che va ricercata la sua culla.



    Gli Esseni formano una comunità gnostica di Giudei pii che si distanziarono nettamente dai loro compatrioti.
    Si distinguevano per la grande purezza dei loro costumi.

    Approvavano il matrimonio, necessario per la conservazione del genere umano, ma non inseguivano la voluttà della carne. Condannavano i giuramenti, la proprietà dei beni, ogni cibo carneo e aborrivano la menzogna.
    Vivevano nel perfetto distacco dalle passioni e dai conflitti umani ordinari e dai beni terrestri.
    Venivano chiamati anche “Terapeuti” perché curavano gli ammalati.

    Questa comunità di “puri” si presentava come la custode del vero sacerdozio ebraico. Preparava la nascita luminosa dell’era nuova: l’era cristiana.

    Inviato e guida della fraternità degli Esseni, il “Maestro di Giustizia” prefigura con la sua vita e i suoi atti, la venuta di un “Uomo Nuovo” di cui Gesù-Cristo sarà il prototipo.
    Per gli Esseni non ci si può avvicinare ai misteri divini se non attraverso una via in Spirito, l’amore per Dio e il rispetto per gli uomini e per la vita.
    A causa del loro modo di vivere come primi cristiani, i Padri della Chiesa li considerarono come cristiani apostolici.

    Se si ritrovano spesso le parole Catarismo, Graal, gnostici, Rosacroce, è perché esiste tra loro un legame segreto che ci toccherà progressivamente mettere in evidenza per scoprire a quale realtà ci collega e che cosa vuole realizzare.


    Gadal, un giorno, ha detto:

    “davanti ad una valanga di scartoffie, più sbagliate le une delle altre, sui “poveri Catari” –così ricchi di Spirito - ho voluto disfarmi del mio vecchio silenzioso lavoro per rimettere le cose a posto.

    Dottrina,. Gnosi, Graal pirenaico, Druidismo, il Sabarthez, un po’ di storia, il tribunale Inquisitoriale di Pamiers, formano l’esposto su questo bell’impero d’Amore che provocò l’odio assetato di sangue del clero corrotto e che Roma ha schiacciato senza pietà.

    Questo non è un grido di odio o di vendetta, come ho spesso scritto e ripetuto. Non si può essere Catari se non si sa perdonare: “Dio è Amore!”…. E’ il riassunto di questo “cammino del Santo Graal”, così bello, lungo e duro, che conduce alla santificazione in Cristo, scopo di ogni iniziazione, via suprema del Bene, del Bello, dell’Amore.

    Queste sono le fonti importanti , e non i numerosi concili tenuti da Roma per combattere idee o uomini che non si sottomettono “al dogma e alla fede non ragionata!”.



    Graal, Catari e Rosacroce
    L’anello di collegamento- il filo d’oro del passato, del presente e dell’avvenire- “L’Eterno amore non può morire !”

    La “Triplice Alleanza della Luce”
    Una sintesi magica- “La questua deve essere rinnovata senza tregua”- Incontro-


    Che cos’è la Rosacroce d’Oro?

    Il tesoro leggendario
    Tesoro materiale ed immateriale


    Un nuovo regno
    Il catarismo, esempio di un’alta spiritualità per il nostro tempo-.
    La luce brilla di nuovo!- i “fratelli maggiori” dell’umanità-.
    Il monumento “Galaad”- Conquistare la Luce.

    Graal, Catari e Rosacroce:

    “i misteri sono rivelati!”
    Golgota- Misteri antichi e misteri cristiani- Risurrezione-.
    Gnosi ed iniziazione- Cristiano Rosacroce- Redenzione finale-.



    Cosa era dunque questa Scuola Spirituale a cui Gadal si era congiunto e di cui accetterà più tardi di presiedere la sezione francese ? (diverrà il primo presidente del Lectorium Rosicrucianum Francia, nome ufficiale che prese laRose-Croix d’Or).

    La Rosacroce d’Oro nacque in Olanda nel 1924, ad Haarlem- da cui il suo nome di “Rosacroce di Haarlem”.
    Haarlem, come Amsterdam, fu una città rifugio, che, nel passato, accolse molti “eretici” inseguiti nei loro paesi. I luoghi stessi in cui questa Scuola s’istallò, nella città vecchia di Haarlem, vide la presenza di gruppi spirituali imparentati ai catari.

    I Rosacroce del XVII° secolo, numerosi nei Paesi Bassi, volevano ridare al Cristianesimo, sfigurato da secoli d’ignoranza e di compromessi, la sua profondità iniziatica e la sua forza di realizzazione interiore.





    Nata da quella corrente spirituale che propose all’Europa una sintesi spirituale tra fede e ragione, tra scienza ed esperienza religiosa (e da dove emergono i nomi di Jacob Böhme, J.V Andrae, Comenius, Von Eckarthausen ecc..) la Rosacroce d’Oro non è uno di quei cenacoli d’esoteristi eruditi in occultismo, dai titoli altisonanti e dal carisma straordinario. Discreta, non insegue nessun risultato materiale in questo mondo e nemmeno prende in considerazione sviluppi occultistici, mistici, piuttosto che l’estensione di “poteri paranormali”.
    Si è data per unico compito di condurre coloro che lo vogliono veramente allo stato d’uomo vero, secondo l’esempio cristico, alla rinascita dell’anima ed alla sua risurrezione nel campo di vita originario: il Regno della Luce.
    Insegna dunque il processo che vi conduce.
    Questo significa compiere la missione evangelica:
    “Ho detto: siete degli Dei !”
    “Quel che ho fatto, anche voi lo farete, e farete cose più grandi ancora !”
    “Siate i miei imitatori!”.
    I Rosacroce pensano che la realtà interiore del cristianesimo è ancora tutta da scoprire.
    Come i loro predecessori catari, essi operano nel mondo, alfine di testimoniare di questa religione universale, staccata da ogni dogma, fanatismo illusione.

    I primi iniziati del Santo Graal raccontavano una meravigliosa leggenda su Lucifero.
    I Catari, i Rosacroce hanno ripreso questo simbolo dandogli tutto il suo peso. Al momento della sua caduta dalle sfere della luce increata nel cerchio tenebroso della terra, l’arcangelo ribelle ruppe una punta di una stella: in questa pura pietra caduta dal cielo, lapis ex coelis, fu tagliata la coppa nella quale fu raccolto il sangue di Cristo, continuazione della coppa dell’alleanza. Così, l’anima umana che ha ricevuto da Lucifero il suo ego con la sete inestinguibile dell’individualità crescente, si riempirà, goccia dopo goccia, con l’amore divino che viene dal Cristo. Quando avrà compreso tutta la portata del suo sacrificio e compiuto la sua missione, l’arcangelo Lucifero, liberato e più brillante che mai, sarà ridiventato il Dio del pianeta Venere, che gli era stato riservato in origine, e di cui prova sempre la divorante nostalgia.
    In quel momento, il Cristo sarà completamente identificato alla terra e all’umanità.
    La croce nera, segno del peccato, dell’espiazione, e della morte, sarà diventata la croce bianca, la “croce di Luce”, segno splendente della risurrezione, da dove piovono le rose dell’amore eterno, rose viventi e profumate come angeliche bocche!

    Così la missione del Cristo doveva illuminare ed allargare la vita dopo la morte come aveva illuminato ed allargato la vita sulla terra! Ma l’essenziale di questa missione era di “fare entrare nei cuori degli Apostoli che dovevano diffondere il Suo pensiero nel mondo, la certezza della risurrezione spirituale”.
    Dopo essere risuscitato per Se stesso, occorreva che Egli risuscitasse “in loro” e “per loro”, e facesse planare questo fatto su tutta la storia futura.
    La risurrezione di Cristo doveva essere il pegno della risurrezione delle anime in questa vita, così come della loro fede nell’altra vita. Questa fede non afferrò bruscamente gli Apostoli, doveva insinuarsi in loro come una voce, persuasa dall’accento del cuore, come un soffio di vita che si comunica. Le apparizioni di Cristo sono graduate per produrre effetti sempre maggiori:
    - Nel sepolcro. “ Maria !..non mi toccare!.. Vai a dire agli apostoli che sono risuscitato!”
    - Agli undici riuniti, a porte chiuse, in una casa di Gerusalemme, e dando loro appuntamento in Galilea;
    - Nel crepuscolo patetico d’Emmaus, guaritore divino delle anime, riaccendendo la loro fede;
    - Sulle spiagge del lago di Tiberiade, preparando Pietro e Giovanni al loro destino;
    - Per l’ultima volta su una montagna della Galilea, dicendo loro queste parole supreme: “Andate e predicate il vangelo a tutte le nazioni…Ed ecco, Io sono con voi fino alla fine del mondo!”
    Addio solenne del Maestro!




    Più tardi, una volta ancora, il Cristo apparirà in modo eccezionale al suo avversario Paolo, sulla strada di Damasco, per farne il suo più focoso difensore: di una chiarezza vittoriosa, da questa visione e da questa parola folgorante scaturirà la missione dell” apostolo dei Gentili”che convertirà al Cristo il mondo greco-latino, e da lì, tutto l’Occidente.
    Questo irradiamento divino, prolungato dal processo della “Risurrezione spirituale” creò le prime comunità cristiane, e gli bastava. Per loro, tutto il passato umano, tutte le religioni, tutta l’iniziazione antica, tutta la scienza acquisita dall’Asia, l’Egitto e la Grecia, si confondeva con la decadenza greco-latina: Il Cristo, solo, esisteva!

    In Europa, al Nord del Mediterraneo sopratutto, il Catarismo forma una corona civilizzatrice ispirata al “puro amore cristiano”.
    I catari tentarono, infatti, di istaurare condizioni spirituali propizie per la pratica di una vita santificata, fondata su valori cristiani profondi:
    Fiducia nella forza dello Spirito nell’uomo.




    Rigetto della menzogna, del giudizio, delle illusioni e dell’ignoranza.
    Ricerca della verità in tutte le cose.
    Perdono e dimenticanza delle offese.
    Tolleranza e non violenza.
    Ebbero un’influenza civilizzatrice e riconciliante certa.
    Con la loro vita di abnegazione ed amore, aprirono la via più rapida per la realizzazione del “Cristo nell’uomo”.
    Si può dire che i valori dello Spirito e dell’anima illuminarono quelle contrade durante due secoli e furono riconosciuti in tutta la società. Si sono espressi nei valori del “Partage (Condivisione)” cari agli occitani del periodo raimondino:
    Sentimento dell’onore corrispondente alla venerazione dello Spirito divino di cui una parcella risiede in ogni essere umano;
    Rispetto della parola data in onore del Verbo, rappresentato dal Cristo;
    Rispetto dell’altro: testimonianza della grandezza dell’anima attraverso tutte le esperienze della vita (dono di sé all’anima e allo Spirito).
    Ideale di purezza e di perfezione, spirito di sacrificio che solo l’Amore di Dio può colmare.


    Nel XIII° secolo, la valle dell’Ariège formava ancora un immenso lago chiuso, prima di Tarascon, da una diga naturale. Le sue onde battevano i fianchi del “porto del catarismo”, imponente massiccio montuoso in cui si aprivano moltissime grotte : quelle d’Ussat, d’Ornolac e di Bouan, le grotte di Lombrives, Fontanet, Ramploques, L’eremita e molte altre.
    Su queste grotte Gadal concentrò tutta la sua attenzione.
    Non aveva solo l’usufrutto della grotta di Lombrives ma anche di numerose altre grotte (sessanta in tutto) nei quattro comuni limitrofi.
    Per Gadal, tali grotte, tali rovine a fianco di tali abissi non potevano essere altro se non santuari di un’antichità prodigiosa.
    Dalle età più remote, erano state già - ne ebbe la certezza –i centri iniziatici delle prime spiritualità druidiche.
    Il Sabarthez servì molto presto d’asilo a questi uomini, riuniti in gruppi animati da un’alta spiritualità e da una grande indipendenza di spirito e che ricercavano il silenzio e la serenità dei monti e dei baratri.
    Occorre dire che la valle dell’Ariège- occupata anticamente da un vasto lago –possiede una forma curiosamente svasata che evoca una coppa aperta, un Graal. Questo gigantesco crogiuolo alchemico in cui le correnti telluriche venute dalle profondità della terra si mescolano ai raggi cosmici, ha prodotto, nel corso dei secoli una grande forza d’ispirazione alla quale furono sensibili tutti gli assetati dello Spirito.






    In questo mondo, gli uomini devono tenere conto dell’esistenza di “due differenti ordini del mondo”:
    -il Mondo dell’ origine, perfetto, è il Regno di Cristo dove dominano Luce, Forza, Unità e Amore. E’ la “Patria” dell’ Uomo-Anima-Spirito , la vera Creazione voluta da Dio.
    “Tutto è stato fatto da Lui”.
    - è un mondo duale, fantasmagorico, riflesso degradato e caricatura del Mondo perfetto e celeste. E ‘ un campo di incessante divenire dove i contrari si affrontano; Luogo di “mescolanze” in cui ciò che è eterno nell’uomo terrestre – l’anima-luce –tenta di disimpegnarsi, di rinascere per ritrovare il campo di Vita dell’Origine.
    Allorché la scintilla divina è risvegliata nel cuore di un uomo, egli riconosce l’azione di queste “due nature” e può allora dedicare la sua vita al processo di “rinascita” dell’anima –luce.
    “A tutti quelli che L’hanno ricevuta, Egli dà il potere di divenire dei figli di Dio”




    “Siate perfetti come il vostro Padre celeste”
    L’endura
    Come in tutte le fraternità gnostiche, i Catari conoscevano più gradi: i “credenti” che i vangeli chiamano i chiamati e i Perfetti conosciuti come Eletti.
    Esistevano pure due fasi intermediarie.
    I credenti ascoltavano le predicazioni. Miti, racconti e simboli sviluppavano il loro intendimento del bene e la “Buona Volontà” verso Dio e coloro che lo servono.
    Costoro ricevevano la trasmissione della preghiera; coscienza delle “due nature”, potendo orientarsi verso il puro ideale cristiano.
    I Perfetti s’impegnavano in un triplice processo di rinascita dell’Anima divina. Costoro entravano nella pratica dell’Endura che è l’abbandono cosciente di tutto ciò che lega l’anima l’anima alla terra: ambizioni, desideri, istinti; ogni tendenza egocentrica nei tre santuari della testa del cuore e del bacino, la resa completa dell’uomo io egocentrico all’Anima-Luce nata da Dio.
    Consolamentum
    Il Consolamentum o Battesimo dello Spirito tramite l’imposizione delle mani – segno dell’iniziazione dei perfetti. segnava la separazione definitiva dei due principi nel candidato : Luce e tenebre.
    Il Consolamentum consacra l’unione dell’anima purificata con lo Spirito.
    Affranca da ogni legame con la natura corruttibile e introduce il candidato nel Sacerdozio cataro : la Perfezione. Entrava allora nella Natura Superiore, il campo di Vita dell’Anima-Spirito. La realtà di questo legame si dimostrava del resto agli occhi di tutti nel coraggio tranquillo di queste migliaia di martiri davanti alla morte che, interiormente, avevano già vinto. Lo scopo dell’iniziazione catara era il divenire “Perfetto”.
    I Catari conoscevano due forme di Consolamentum : il Consolamentum dei morenti che portava consolazione e riposo ed era affidato a tutti i credenti.
    Il Consolamentum dei “Trapassati-Viventi”, gli iniziati, i Perfetti.




    giovane neofita cataro inizia la sua questua spirituale salendo verso le “chiese di Ussat”. Varca la “muraglia simbolica” che separava il mondo materiale, profano, conosciuto anche troppo bene, che ancora lo possiede, dal mondo spirituale ancora sconosciuto da lui ma di cui ha l’ardente aspirazione. Entra allora, accompagnato da un anziano, nella grotta-chiesa di Ussat.
    E’ , l’inizio di una lunga formazione, un’altra vita ritmata dal lavoro, lo studio, le preghiere, i digiuni.
    Camminando lungo gallerie sotterranee e sentieri di montagna, arriva fino alle grotte confinanti : la Cappella, le cucine,i laboratori, le cripte, la grotta dell’Acacia dove scoprirà più tardi un simbolo maggiore inciso nella roccia : la Croce del Gran Maestro.
    Con il tempo, con l’affinamento della sua percezione interiore, progredisce verso Est e raggiunge un altro gruppo di grotte . “Ramploque”, l’ ”Eremita”, “Grand-Père”, per conseguirvi la seconda tappa della sua iniziazione nelle tre grotticcelle sacre di “Kepler”, “Mes-Naut” e “Ka” : fase essenziale di totale purificazione, di morte alla vita inferiore e di elevazione, chiamata “Endura”.
    Candidato alla perfezione, è ora introdotto in un processo d’iniziazione alla verità vivente, una “Endura” in tre fasi di cui due sono già parzialmente vissute :
    Formazione, Riformazione e Trasformazione.
    Prima di ricevere il “Consolamentum”, il futuro Perfetto doveva abbandonare il suo “bruco”, cioè la vita legata alla materia, sbarazzarsene moralmente (grotta di Kepler ).
    Il bruco si addormenta in una crisalide, dopo la morte della sua prima materia.
    L’uomo materiale diventa uomo-spirito nella seconda grotta (Mes-naut).
    La terza grotta sacra (Ka) vede la sua trasformazione da uomo-spirito in Anima Luce risvegliata.
    La crisalide muta in un insetto perfetto che prende il volo, un’Anima perfetta.
    Nella terza ed ultima tappa della sua “rinascita” secondo l’anima divina divenuta pura Luce , il futuro Perfetto è condotto alla più importante di tutte le grotte . quelle di “Betlemme” ad Ornolac.
    Passa attraverso la “Porta Mistica” che separa il dominio dei “viventi secondo l’anima” dal dominio dei morti. Al di là si trova una grande casa di pietra, soggiorno dei sacerdoti catari.
    Entra nella fase decisiva della sua iniziazione.






    http://www.gadal-catharisme.org/cerc...to_8_69_it.htm

    Per maggiori informazioni visitare questo sito

  6. #16
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    MILLENOMI CHIEDE
    " Carissimo,

    Visto che hai postato quanto sopra... Potresti, a parole tue, riassumere cosa gli estensori di tali articolo volevano sostenere... In quanto, ad onor del vero, non ho ben colto il nocciolo del problema.. Visti i numerosi gruppi citati.........."
    RISPONDO
    Stavo cercando di mettere qualche articolo in questa pagina dimenticata, dove il
    problema sarebbe Gnosticismo antico e catarismo.
    Un argomento molto complesso specialmente per la mancanza di dati certi sul
    legame tra Gnosticismo e Catarismo, infatti ci sono solo supposizioni.
    Dagli studi risultano legami tra Catarismo e Bogomili bulgari i quali hanno stretti legami
    con i manichei, ed ecco che Mani non è un vero gnostico, ma un sincretista, sincretismo dove
    si uniscono, cristianesimo ortodosso, cristianesimo eretico e gnostico e religioni orientali,
    iduismo e buddismo. Per quanto riguarda Dositeo è quasi tutto leggenda.

  7. #17
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    DOSITEO DA WIKIPEDIA

    Note Biografiche

    E' conosciuto anche con i nomi di Dusis, Dousis o Dosthai, contemporaneo di Gesù. Da alcuni autori cristiani fu considerato un eretico, mentre per altri la sua dottrina giudaizzante lo fa configurare come precristiano. La sua vita è avvolta nelle nebbie della leggenda. Secondo Clemente Alessandrino, era originario della Samaria, fu seguace di San Giovanni Battista e maestro di Simon Mago. Per Origene Adamantio era semplicemente uno dei tanti falsi profeti che percorrevano la Palestina ai tempi di Gesù. Altri autori affermarono che Dositeo fosse originario dell'Arabia e che miscelò le dottrine giudaizzanti presenti in Samaria con le dottrine esoteriche ed astrologiche di matrice zoroastriana ivi presenti. Un'altra leggenda lo indica come fondatore della setta dei Sadducei ed un'altra come appartenente al gruppo dei trenta discepoli. In ogni caso tutti i primi eresiologi concordano nel dipingerlo come ostile agli insegnamenti del Cristo.
    Molte comunità di struttura essenica, fondate cioè su comunione, frugalità, testi segreti e trasmissione diretta della gnosi da maestro a discepolo, sopravvissute fino al VI secolo ed oltre, facevano risalire la loro fondazione direttamente a Dositeo, che si era autoproclamato profeta ed in quanto tale rivendicava il ruolo di tramite tra l'umanità e la divinità.

    Dottrina

    Della sua dottrina abbiamo solo poche testimonianze indirette. Il suo sistema aveva una base lunare, fondata sul numero trenta. Egli era al centro di trenta discepoli, ventinove uomini ed una donna di nome Elena (in greco Selene, il nome della luna), e rappresentava la divinità che trasmetteva la gnosi attraverso la sua compagna, l'unico discepolo donna. Da notare la coincidenza del nome con quello della compagna di Simon Mago, Elena la prostituta di Tiro, che lascia supporre una continuità dottrinale tra i due maestri gnostici. Da queste poche righe si può anche riscontrare l'affinità con il pensiero barbelognostico e quello valentiniano dei trenta eoni, in cui Elena, come Sophia fa da tramite tra la sfera divina e quella del mondo materiale. Riportiamo quello che riferisce su Dositeo un grande specialista dello Gnosticismo, il defunto Professore Luigi Moraldi. A pagina 251-252, capitolo; Le Tre Stele di Seth, del volume Testi Gnostici di L.Moraldi, Torino, Utet, 1982; si parla di Dositeo. Moraldi scrive: " Secondo le attestazioni di alcuni scrittori cristiani, Dositeo è un gran nome all'origine dello gnosticismo; ma si tratta di notizie contrastanti dalle quali ben poco si può trarre di sicuro. (I testi patristici di Dositeo di Samaria furono raccolti da A.Hingelfeld, Die Ketzergeschichte des Urchristentum, Leipzig, 1884, ristampati il 1963. Oggi si veda in particolare: S.J. Isser, The Dositheans: A Samaritan sect in Late Antiquity, Leiden, 1976. ) Secondo le Pseudo-Clementine ( Recognizioni e Omelie )Dositeo e Simon Mago furono discepoli di Giovanni Battista. Oigine ne parla più volte: " Tra i samaritani....sorse un certo Dositeo che asseriva d'essere il Messia annunziato dalle profezie: da lui sono derivati e durano tuttora i Dositeni, che portano in giro anche libri di Dositeo e narrano di lui certe favole, secondo cui non avrebbe gustato la morte, ma sarebbe tuttora in vita"; e altrove: " Dopo l'età di Gesù un certo Dositeo, Samaritano, volle persuadere i Samaritani che egli era il Cristo profetizzato da Mosè, e parve imporsi ad alcuni con il suo insegnamento" . ( I Testi citati di Origine sono nell'ordine: Commento al Vangelo di Giovanni, XIII, 162; Contro Celso, I, 57; I Pincipi, IV, 2. Da notare che Origine riferisce una interpretazione molto rigida del sabato risalente a Dositeo; interpretazione che si può affiancare a quella degli esseni. ) A Dositeo viene attribuito lo scritto gnostico; Le Tre Stele di Seth, ma questo non significa che davvero Dositeo sia l'autore, pittosto il vero autore ha voluto coprire se steso sotto l'autorità di cui godeva Dositeo; questo ripropone il problema dell'eventuale relazione dei Samaritani con gli esseni. Comunque pare assicurato ( da J.Bowman )-che presso i Samaritani il biblico Seth godeva di un particolare significato; e questo può, probabilmente, spiegare il motivo del patrocinio delle Tre Stele di Seth al Samaritano Dositeo. "





    http://it.wikipedia.org/wiki/Dositeo_%28predicatore%29#Dottrina


  8. #18
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    Caro Millenomi ecco il nocciolo della questione, se parliamo di Dositeo il Samaritano,
    dobbiamo per forza accennare a Giovann Battista, agli esseni e agli gnostici e naturalmente a Simon Mago. Poi viene fuori anche Gesù e i suoi rapporti con gli esseni.
    Quindi ho riportato articoli per dare un pò di chiarezza, per guidare chi legge alla Luce e
    alla Verità.

  9. #19
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    LUCI DEI MAESTRI...

    I CATARI: DISCENDENTI DEL MANICHEISMO
    di Giuseppe Bufalo
    per Edicolaweb

    Il Manicheismo, dottrina religiosa fondata da Mani (215-273), comparve in Persia all'inizio del III° secolo d.C. Mani, dopo un viaggio in India e in Cina si definì "Sigillo dei Profeti", colui che aveva portato a compimento l'insegnamento di Zoroastro, di Buddha e di Gesù.


    Secondo l'insegnamento della sua dottrina, l'universo era un aggregato di Spirito e Materia, formatosi in conseguenza del sollevamento delle Tenebre verso la Luce.
    Secondo questa tesi, è compito dell'uomo separare gli elementi che appartengono al Bene da quelli che appartengono al Male.
    Inoltre, Egli asseriva che alla fine dei tempi ci sarebbe state una netta vittoria del Bene sul Male, della Luce contro le Tenebre e dello Spirito sulla Materia.
    Secondo Mani, nell'universo si mescolano e si affrontano fattori e componenti che appartengono all'una e all'altra schiera; in ogni caso, una tale visione del Cosmo era differente da quella Catara, in quanto, attraverso i tempi, qualche concezione poteva diversificarsi o non essere accettata dagli Ordini succitati, come vedremo più avanti.
    L'essenza del messaggio predicato da Mani, quindi, si fondava sulla nozione dell'opposizione permanente tra i due principi: Bene e Male; Luce e Tenebre.
    In ogni caso, questa religione non fu dualistica nel vero senso del termine, poiché considerava il Bene superiore al Male e attribuiva alle Tenebre un carattere di vacuità, di non essere.
    La visione Manichea escludeva ogni tipo di contatto tra il Bene ed il Male e attribuiva a quest'ultimo le sembianze del mondo in cui vivevano.
    Al contrario, la perfezione morale del Bene si raggiungeva con il rifiuto di tutto ciò che è transitorio ed illusorio; procreare era considerata la peggiore delle azioni in quanto era vista come il rinchiudere un'anima nella prigione della materia, in un corpo fisico.
    Quindi, secondo la loro visione, la Chiesa Cattolica commetteva un vero e proprio sacrilegio elevando al rango di Sacramento il matrimonio, il cui scopo è appunto la procreazione.
    In Europa, dopo circa 1000 anni, questa dottrina riapparve con i Bogomili, ma fiorì con i Catari e gli Albigesi (dal nome della città di Albi, in Provenza) specialmente nella Francia meridionale ed anche in Italia.
    Però, per ritrovare le vere radici del Catarismo, bisogna risalire fino all'Armenia, da dove nel 600 d.C. si irradiarono in tutto l'Impero Bizantino i seguaci della setta Pauliciana, precursori dell'Ordine dei Catari, degli Albigesi e dei Bogomili.
    Il loro credo si propagò in Macedonia, in Bosnia e nei Balcani serbando una certa affinità con l'antica setta Pauliciana, scissa a sua volta in varie ramificazioni.

    Il Catarismo faceva dell'uomo l'unico esecutore della propria salvezza attraverso la conoscenza, la morale ed uno stile di vita puro. Veniva accettata la dottrina della reincarnazione. Si riconosceva la parità tra uomini e donne, tanto che i predicatori (parfait = perfetti) erano di entrambi i sessi.
    I Perfetti erano i più elevati e conoscevano la "Dottrina Completa" che veniva rivelata e trasmessa attraverso un trattato intitolato "La cena segreta". Alla fede cieca i Catari sostituivano l'esperienza mistica e la conoscenza diretta chiamata "gnosi" o "conoscenza".
    Come i Manichei, dai quali discendevano, i Catari erano dualisti e riconoscevano l'eterna lotta tra il Bene ed il Male ma per loro, il Male, non era inferiore al Bene ma si equivaleva, questo faceva sì che l'eterna lotta si prolungasse all'infinito con fasi alterne.
    Il Papato reagì a questa dottrina tacciandola di eresia e mobilitando contro i Catari la Santa Inquisizione. Per la Chiesa fu una vera e propria crociata.
    Era il 22 luglio 1209. Esattamente ad un anno di distanza, il 22 luglio 1210, a Minerva, un paesino della Linguadoca, in Francia, 150 tra Perfetti ed eretici Catari, vennero arsi vivi dai crociati di Simon de Montfort, essendosi rifiutati di abiurare la loro fede.
    La resistenza continuò agguerrita, ma nonostante ciò, il 16 marzo del 1244 a Montsegur, dopo un anno di combattimenti contro un intero esercito, altri 205 Catari che avevano rifiutato di abiurare, salirono sul rogo cantando gli inni della propria fede.
    A questo punto, l'eresia Catara veniva estirpata dalla terra di Linguadoca. In 35 anni di crociate contro i Catari, la Chiesa aveva trucidato centinaia di migliaia di persone.
    La storia, nel suo eterno ciclo, si era ripetuta. Infatti, circa mille anni prima, Mani venne imprigionato, messo in croce e fatto a pezzi. Numerosi Manichei furono fatti deportare ed imprigionare da Teodora, imperatrice di Bisanzio, e molti altri efferati delitti furono inflitti ai seguaci di Mani.

    Oggi, dopo tanti secoli ed infinite persecuzioni, i Catari esistono ancora in Francia ed in Germania; la loro essenza continua ad aleggiare attraverso un credo molto antico ed a rivivere nei cuori di coloro che riconoscono un legame che oltrepassa il tempo e lo spazio.

    http://www.edicolaweb.net/luci016s.htm

  10. #20
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    CATARI MANICHEI

    ll Catarismo fu una religione molto attiva in Europa tra l’XI e il XIII secolo; si può definire come una forma di Cristianesimo fondato su di una lettura dualista del Nuovo Testamento, dove la salvezza dell’uomo è raggiungibile mediante la rivelazione di Cristo. Il nodo centrale su cui si fonda la divergenza rispetto alla dottrina cristiana di matrice romana è la teorizzazione che il creatore dell’universo non è un unico Dio, bensì due principi in eterna lotta tra loro.
    Nel XII secolo i catari vennero denunciati perché il loro dualismo era considerato una rinascita del Manicheismo, religione legata agli antichi misteri dell’Iran preislamico. Fondata da Mani (216/277 d.C.), profeta di origine persiana appartenente alla nobile famiglia degli Arsacidi, il fulcro della dottrina manichea, le cui radici affondavano nello Gnosticismo di derivazione mazdea zoroastriana, si concentrava sull’idea che all’origine dei tempi il ‘Re delle Tenebre’ avesse invaso il regno del ‘Re della Luce’. Da allora in poi, il mondo, la realtà oggettiva delle cose e degli eventi, l’uomo stesso, furono costituiti da una mescolanza di luce e tenebra, spirito e materia, bene e male. La salvezza consisteva in una totale separazione dei due principi opposti e in un sereno ritorno alla condizione di purezza originaria. Il cammino verso il superamento della propria debole e contradditoria condizione imponeva la rinuncia alla carne, al vino, prescriveva la castità e imponeva qualsiasi azione contraria al principio della luce.
    Il Manicheismo non fu, però, soltanto una sintesi armoniosa tra Mazdeismo, Buddismo e Cristianesimo: fu anche una “gnosi”, in quanto ogni cosa si basava sulla conoscenza. Il problema più difficile da comprendere e risolvere era quello dell’unione di una particella divina (l’Anima), con il corpo, frutto del mondo terrestre, opera del demonio e causa iniziale del male. La dottrina di Mani pone l’esistenza di due principi che non sono stati generati, ma che sono eterni, equivalenti, a prescindere dalla presenza di un Dio: il bene e il male, raffigurati attraverso la Luce e le Tenebre.
    In uno dei suoi trattati contro i manichei, il Contra Faustum, Sant’Agostino (354/430 d.C.), per lungo tempo sostenitore e praticante della dottrina in oggetto prima di convertirsi al Cristianesimo, immagina un dialogo tra se stesso e il manicheo Fausto di Rilevi, in cui quest’ultimo sostiene infatti che nella dottrina di Mani non c’è che un solo Dio: “…E’ vero che noi conosciamo due principi, ma uno solo noi lo chiamiamo Dio, l’altro lo definiamo hylè o materia, o, più comunemente, Demonio. Ora, se voi pretendete che con questo si pongono due dei, pretendete anche che un medico, quando si occupa della salute e della malattia, ponga due ‘tipi di salute’; o quando un filosofo discorre del bene e del male, dell’abbondanza e della povertà, sostenga che ci sono due ‘beni’ e due ‘abbondanze’”. Sant’Agostino si concentra sul tema della Verità, dichiarando che essa risiede nell’animo dell’uomo, salda e immutabile contro la mutevolezza del mondo esteriore; il Bene è l’unica realtà davvero esistente e tutto quanto esiste è bene, mentre il Male è, all’opposto, l’assenza di essere, non è. Con una nota di platonismo, il vescovo di Ippona mette così in evidenza l’incapacità dell’uomo di conformarsi pienamente al volere del Creatore; da questo punto di vista, la vita interiore ed intellettuale dell’individuo è resa possibile dalla luce divina che è dentro di sé, come fonte di fede e, al tempo stesso, di una ricerca inesauribile diretta ad enuclearla nella sua purezza.
    Di conseguenza, i manichei, pur ammettendo l’esistenza di due principi increati, credevano comunque nell’esistenza di un Dio unico, la cui identità non contraddice la presenza dei due principi sopra espressi. Infatti, il male, che costituisce il Demonio, la materia, è una sorta di Non Essere opposto all’Essere, la negazione del Bene e, quindi, l’assenza del Bene stesso. La difficoltà sta allora nel capire perché il Bene sia talvolta assente e nel pretendere, se si segue la logica manichea, che Dio possa volontariamente ritirarsi e, con la sua assenza, provocare o accettare la presenza del male.
    Al di là di un siffatto complesso filosofico/religioso, il Manicheismo si espresse con elementi di stampo mitologico: il Bene e il Male, essendo principi opposti, non possono coabitare e si trovano così in regioni separate; il Bene si trova a nord, in alto, dove risiede il ‘Re del Paradiso delle Luci’, mentre il Male è posto a sud, in basso, presso il regno del ‘Principe delle Tenebre’. All’origine del tempo, in un momento che inaugura l’inizio del tutto, il ‘Principe delle Tenebre’ si accorge improvvisamente del mondo della luce. Forse provenendo anch’esso da tale realtà densa di Luce (la caduta di Lucifero…), tale visione fa nascere in lui il desiderio di conquistare quel mondo dimenticato; il Principe delle tenebre lancia le sue schiere all’attacco, ma il ‘Re del Paradiso’ si difende, emanando una prima forma, la ‘Madre della Vita’ (il principio femminino), la quale, a sua volta, ‘dà luce’ al Primo Uomo – l’Ahura-Mazda di origine mazdea e di derivazione mithraica - che ha per alleati i cinque elementi, che sono: aria, fuoco, luce, acqua e vento. L’eroe tenta disperatamente di respingere l’attacco dei demoni, ma è vinto ed inghiottito con i suoi alleati nelle tenebre inferiori: in questo modo, una particella della natura viene imprigionata nella materia.
    Tuttavia, la lotta non è ancora terminata, e l’Uomo Primordiale indirizza a Dio una preghiera che ripete sette volte, implorando l’Essere supremo di liberarlo. All’udire la richiesta dell’eroe, il ‘Re del Paradiso delle Luci’ fa scendere lo ‘Spirito Vivente’, assieme alla ‘Madre della Vita’, il quale tende la mano all’Uomo primordiale per tirarlo fuori dal mondo delle tenebre. Attraverso il gesto della ‘stretta di mano’, i manichei erano soliti sottolineare il loro stato di eletti (non siamo molto lontani dai ritualismi dei Mandei e dalle cerimonie di iniziazione che caratterizzeranno in seguito l’Ordine dei Templari e la Massoneria). L’Uomo primordiale è dunque liberato, ma abbandona i cinque elementi nel regno inferiore, che in sé luminosi e ‘carichi di bene’, restano insozzati dal contatto diretto con la materia. Occorre, quindi, organizzare il mondo in modo da recuperare la sostanza inquinata, purificarla e farla risalire nel regno della luce. L’Essere supremo separa così la materia dalla sostanza divina: la parte non contaminata dalle tenebre produrrà il sole e la luna; una seconda parte, contaminata in parte, provocherà l’apparizione delle stelle, mentre una terza, interamente insozzata dal male, darà origine a piante ed animali. Per punire i demoni, l’Essere supremo trasforma infine la loro pelle, la carne, le ossa e gli escrementi in acqua, terra e montagne.
    I demoni, però, sono duri a morire e, vedendosi minacciati di perdere per sempre ogni traccia di sostanza luminosa, dopo aver avuto la visione del Regno di luce, concentrano tutto ciò che resta in loro di energia luminosa nei due nuovi esseri che creano: Adamo ed Eva. Si spiega così la nascita dell’umanità: l’uomo non sarebbe altro che un resto di energia divina accumulata in un corpo materiale, mentre l’anima è talmente asservita alla materia da non avere più coscienza delle proprie origini celestiali. La sua condizione naturale sarà quella di essere eternamente ‘ignorante’, incapace di sapere e comprendere come risalire al regno da cui è caduta e di come ricordare cos’era una volta. La speranza di salvezza è affidata all’umanità, attraverso il messaggio di profeti inviati dall’Essere supremo, fra i quali compaiono Ahura-Mazda e il Gesù trascendente dei manichei (Gesù il Luminoso). Alla fine dei tempi, si assisterà alla vittoria definitiva del Dio della luce sul mondo della materia, annientata in un gigantesco incendio (da notare il forte parallelismo con la visione cristiana dell’apocalittica discesa di Dio sulla terra per giudicare i vivi dai morti da un lato, e la simbologia del fuoco che connota la realtà infernale, dall’altro).
    E’ evidente che i catari se non sono gli eredi diretti dei manichei, hanno in ogni caso assorbito le radici più profonde della dottrina di Mani. Ciò che colpisce nel Manicheismo è il distacco nei confronti della materia, identificata con il male; per questo motivo, le pratiche meditative per ottenere una separazione totale dalla materia venivano spesso spinte all’estremo, poiché l’ideale era quello di annientare al più presto la prigione carnale che incatena l’uomo sulla terra. L’ascetismo a cui si sottoponevano i catari portava spesso al suicidio per inedia (endura) e, sebbene i manichei non siano mai arrivati ad intraprendere azioni del genere, la tendenza a distaccarsi il più velocemente possibile dalla vita terrena si rivelò comunque una costante delle sette manichee, sfociando nei rituali estremi compiuti dai catari. La forza o la fede che supportava questa dovuta rinuncia ai piaceri della vita era data dal fatto che, se il credente osservava le regole della morale catara, la sua anima, dopo la morte, ascendeva trionfalmente ai cieli, penetrando nel Regno di luce, considerato un vero e proprio Nirvana. Il raggiungimento della condizione estatica avveniva attraverso una sorta di illuminazione interiore, che permetteva all’individuo di convincersi della sua doppia natura; il trait d’union con il culto manicheo che considera l’illuminazione di natura sensibile come la ricerca della conoscenza da un punto di vista intellettuale sfocia direttamente nella corrente gnostica.
    Occorre, però, fare una distinzione di ordini gerarchici paralleli all’interno sia della dottrina manichea che di quella catara. I manichei si suddividevano infatti tra ‘puri’ od ‘eletti’ ed ‘uditori’; mentre i primi erano tenuti a praticare un ascetismo rigoroso ed intransigente, gli altri vivevano nel mondo, sposandosi, lavorando e partecipando alla vita sociale del gruppo al quale appartenevano. Il loro compito specifico era quello di occuparsi della sussistenza degli eletti, in modo da controllare che questi non avessero occasione di ‘cadere in tentazione’. Lo stesso sistema gerarchico lo si trova tra i catari, dove soltanto i ‘perfetti’ erano tenuti a seguire rigide pratiche ascetiche, mentre i ‘credenti’ fornivano loro i mezzi di sostentamento. Per i manichei, soltanto i ‘puri’ potevano pretendere, dopo la morte, di entrare nel Regno di Luce; agli ‘uditori’ era comunque riservata la speranza di reincarnarsi e di arrivare in una vita successiva alla condizione di purezza. Al contrario, se avessero condotto un’esistenza dedicata alla materia, avrebbero rischiato si rinascere nel corpo di un animale, così come esprimeva anche la dottrina catara.
    Priva di ogni sorta di sacramento, il culto manicheo riconosceva soltanto il rito dell’imposizione delle mani (come per i Mazdei, i Mandei e, sebbene in una forma concettualmente diversificata, per i Terapeuti e gli Esseni), che si praticava nel momento in cui il ‘credente’ entrava a far parte della categoria degli ‘eletti’; attraverso tale gesto, il ‘credente’ riceveva lo Spirito, l’apertura verso la strada della luce, così come per i catari il sacramento del consolamentum.
    Il manicheismo prima e il catarismo poi appaiono, dunque, come due dottrine di alta spiritualità, due tentativi analoghi di spiegare e di dare un significato coerente ad un mondo in preda alle contraddizioni e al male. Pervase da un profondo desiderio di ascesi, hanno entrambe subito le repressioni più feroci; Diocleziano, nel 297, iniziò la crociata contro i manichei che iniziavano allora a diffondersi in Italia, Gallia e Spagna fino a culminare con la loro condanna a morte, nel 389, sotto l’imperatore Teodosio.
    La repressione dell’eresia catara raggiunse l’apice con il drammatico epilogo dell’assedio di Montségur, operato dalle truppe del siniscalco di Carcassonne, Hugues des Arcis, sotto il re di Francia Luigi IX, e terminato con la condanna al rogo di più di duecento eretici (duecentoventicinque secondo la Cronaca di Guillaume de Puylaurens), nel marzo del 1244 d.C.
    http://www.acam.it/catarimanichei.htm

 

 
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