Se vogliamo dire le cose come stanno, nel vecchio Partito comunista di ispirazione togliattiana uno con il nome “Marrazzo”, non sarebbe mai stato candidato in una posizione di qualche importanza. Perché oggi potrebbe apparire incredibile ma nel vecchio gruppo dirigente del Pci si era studiata la filosofia scolastica ed in fondo si era convinti che nei nomi stessero le cose.
Per cui se si guardano i nomi che il Pci indicava alla guida di comuni e regioni, vediamo nomi classicamente borghesi, con qualche assonanza non convenzioniale, come Zangari, Fanti, Petroselli, Novelli o addirittura dal sapore elitaristico, come quello dell’ex sindaco di Roma Carlo Giulio Argan. La stessa logica vale per il gruppo dirigente parlamentare. Un compagno di nome “Marrazzo”, sufficientemente qualificato, sarebbe stato avviato ad una carriera all’interno del partito, magari anche importante, ma mai sottoposta al vaglio del voto popolare. Il popolo deve essere educato già dal nome del candidato che il partito gli sottopone.
E’ ancor più vero che in quegli anni molto difficilmente un amministratore comunista avrebbe avuto una qualche inclinazione a degli incontri sessuali a pagamento, perché nella prostituzione si coglieva un tratto caratteristico della decadenza del sistema capitalistico. Un dirigente del Pci o chi rappresentava quel partito se non doveva proprio essere un bolscevico di “ferro e di acciaio”, per dirla con Majakovskj, doveva essere per lo meno un uomo tutto d’un pezzo dai costumi irreprensibile tali per cui la prostituzione era inammissibile in ogni sua forma. E non vogliamo nemmeno poi parlare della prostituzione transessuale per un partito che guardava agli omosessuali con sospetto e fastidio. Diciamo che chi omosessuale fosse entrato nel partito comunista non avrebbe avuto modo di restarci a lungo, nemmeno se era Pier Paolo Pasolini. Il mondo comunista pretendeva di rappresentare all’interno della società borghese capitalista il proletariato e questo proletariato non aveva difetti, non subiva devianze e doveva essere esemplare come deve esserlo chi è scelto per guidare un paese. Lo stesso Togliatti fu vittima di questa impostazione quando lasciata la moglie decise di convivere con Nilde Iotti. Per il partito solo questo fu uno scandalo. Ora ricostruire il costume del principale partito d’opposizione del secolo scorso può apparire cosa vana. Ma questo fa comprendere quanto grande sia stato il trapasso fra la morale comunista e quella dei suoi eredi, e solo un esponente di formazione cattolica, come l’onorevole Franceschini, può negare esista una questione morale nel partito democratico, quando questa è invece il problema dominante per la sua base sociale che infatti si è rivolta nelle primare principalmente a Bersani, cioè a qualcuno che possa capirla.
Perché mai un presentatore televisivo dovrebbe essere un buon uomo politico od un buon amministratore? E se poi dovesse essere apprezzato nelle sue capacità di saper affrontare la gestione della cosa pubblica, perché mai dovrebbe anche essere ineccepibile nella sua vita privata? E’ singolare che si contesti il fenomeno Berlusconi proprio per l’uso smodato delle televisioni, e po si scelgano comunque personalità di quel mondo per contrastarlo. Chi lavora in televisione dovrebbe comunque avere caratteristiche più comuni a Berlusconi rispetto a chi lavora in una fabbrica.
Il governatore Marrazzo si è dimostrato improprio nel suo ruolo non solo rispetto alla stretta osservanza del rigore togliattiano, ma anche rispetto alle responsabilità del suo incarico e non perché andava in auto blu ai suoi incontri privati, ma perché subiva un ricatto. Se un pubblico amministratore diventa ricattabile ecco che viene meno l’impegno preso nei confronti dell’elettorato. Il fatto che poi che ci possa essere stato un ricatto da parte di militare appartenenti all’arma dei Carabinieri, avrebbe dovuto indurre il governatore a denunciarlo immediatamente perché si tratta di una deviazione all’interno di un corpo dello Stato. Questa è la cosa più grave del caso Marrazzo, l’assoluta indifferenza del Governatore nel vedersi ricattatto dai militari dell’Arma piuttosto che da dei criminali o da gente comune.
Eppure ci sembra inutile accanirsi contro Marrazzo che non ci sembra la persona adatta per un incarico quale quello a cui era stato scelto. Il vecchio partito comunista intendeva la politica non come un’occasione professionale o un passo nella carriera, ma come vocazione. E questo consentiva al gruppo dirigente una qualche avvedutezza. Nessun dirigente comunista, ammesso anche fosse incline alla depravazione, avrebbe mai messo piede in via Gradoli dopo l’omicidio di Moro per un qualche incontro sessuale, E qui prima che per senso morale per la leggenda metropolitana secondo cui quegli appartamenti della via erano controllati dai servizi segreti.




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