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Discussione: Giù le mani da Indro

  1. #11
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    In origine postato da Pieffebi
    Indro Montanelli fu come le aquile e voi siete le galline, e se ben è possibile all'aquila abbassarsi al livello delle galline, mai una gallina potà volare all'altezza delle aquile. Questo anche per dire che il titolo è la parafrasi del "Giù le mani da Rosa Luxemburg" di Lenin. Rosa Luxemburg, dirigente dell'ala marxista-rivoluzionaria della socialdemocrazia tedesca (e polacca, e in quanto tale....in qualche modo...russa, durante l'Impero) che pur aveva seccamente accusato Lenin e Trotzky di aver "soppresso la democrazia" in Russia, attaccandoli duramente nel suo libro sull'ottobre russo.

    Mario Cervi che fu intimo amico e collaboratore di Montanelli, che ancora negli ultimi anni fu con Montanelli co-autore di numerosi libri, e che da Montanelli fu diviso soltanto dal giudizio sul nuovo CentroDestra italiano.....ha spiegato per bene ogni cosa.

    Saluti liberali
    "Forza Italia è la feccia che risale il pozzo"
    (Indro Montanelli, poco prima di morire)

    Amen.

  2. #12
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    Questa frase [nella versione non manipoloata] è già stata scritta sopra. La lascio per misericordia, giacchè ha evidente intento non di discutere [come si stava facendo prima del tuo intervento dal fondo del pozzo] ma di provocare. Non sarà così la prossima volta. Per le ragioni igieniche già altre volte manifestate.

    Montanelli alle amministrative votava Albertini. Quando non c'era implicato direttamente Berlusconi.....non mostrava grosse obiezioni contro i forzisti. Quando era un pochino più giovane invece.....
    " Noi dobbiamo creare questa forza [di resistenza anticomunista, ndr] .Quale? Non si può sbagliare, guardando la storia del nostro paese, che è quella di un sopruso imposto da una minoranza di centomila bastonatori. Le maggioranze in Italia non hanno mai contato: sono sempre state al rimorchio di questo pugno di uomini che ha fatto tutto con la violenza: l’unità d’Italia, le sue guerre e le sue rivoluzioni.

    Questa minoranza esiste ancora e non è comunista.

    è l’unica nostra fortuna. Bisogna ricercarla individuo per individuo, darle una bandiera, una organizzazione terroristica e segreta e un capo. Cini, come capo, non è adatto, e del resto egli stesso si rifiuterebbe di diventarlo. Egli potrebbe essere soltanto l’organizzatore finanziario e il "padre Giuseppe" del movimento».
    ( estratto della lettera inviata da Indro Montanellli all’ambasciatrice americana in Italia Clara Booth Luce il 6 maggio 1954 )
    ".

    Siete solo dei disinformtati che nel pozzo ci sono precipitati e ci rimarranno.

    Giù le mani da Indro Montanelli!

    Saluti liberali

  3. #13
    SENATORE di POL
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    Nella biografia di un uomo le cose del 1954 pesano, anche se sono scomode tanto a chi vuol far dimenticare il vero Indro [che era pronto alle bastonature educative... e alle misure d'emergenza intraprese da illuminate minoranze con soppressione di libertà per i nemici della libertà, al fine di .....salvare la libertà], tanto a chi vuole estrapolare dalla vita di un uomo solo poche cose, dimenticando che Montanelli di Berlusconi fu amico per tantissimi anni....e che Berlusconi ne fu l'editore.
    E' quindi davvero infantile il continuar a girare intorno all'avversione dell'ultimo montanelli per il berlusconismo per consentire a chi lo insulto' e considerò nemico mortale [giustamente] per decenni di appropriarsene [come han fatto con Moro.....]. Nessuno nega quell'avversione taerdo-antiberlusconiana, ma il tentativo di far cadere il Montanelli di 7 decadi di vita intellettuale nell'oblio è evidente, quanto vergognoso.

    Giù le mani da Montanelli!

    Saluti liberali

  4. #14
    SENATORE di POL
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    Niente diventa più arduo. L'anticomunismo resta un valore fondamentale che Montanelli non ha mai rinnegato. Lui riteneva invece che fossero i sinistruzzi italiani ad aver rinnegato, in grandissima parte il comunismo, facendo perdere alla "questione comunista" quasi tutta la sua pericolosità.
    Non a caso i "democratici" duri e puri e non ......"revisionisti" continuano ad odiarlo [e sono gli unici a sinistra a confessare gli autentici sentimenti della sinistra verso Montanelli, gli altri sono falsi e ipocriti]:

    " MONTANELLI GALANTUOMO? NO: FASCISTA



    Se viene fuori che un uomo come Indro Montanelli, negli anni Cinquanta, cercava di spingere nientemeno che al colpo di Stato l'ambasciatore in Italia degli Stati Uniti -un colpo di Stato naturalmente contro lo Stato e la democrazia italiana- come reagisce il Grande Giornalista che scrive su "la Repubblica"? Inizia scrivendo che non "s'era visto nulla di più divertente in quest'anno così noioso”. Scrive proprio così Sandro Viola, sulla prima pagina del Grande Giornale romano: definisce “divertente” l'ignobile tentativo - da parte di un fellone, nemico della democrazia e delle più elementari forme di rispetto degli altri - di combinare con un Paese straniero la bastonatura in massa degli avversari politici e l'instaurazione di un regime militare, e "noioso" un anno nel corso del quale il Paese ha disperatamente continuato la sua ricerca di un nuovo equilibrio dopo la devastazione di Tangentopoli.

    Ma se Viola trova “divertente” e “noioso” tutto questo deve avere le sue ragioni. E difatti non si limita, dal suo eremo umbro, a questa battuta iniziale. Ma si avventura in un parallelismo fra l'ipotesi golpista di Montanelli nel clima della dolce vita romana dal quale essa sarebbe sorta e il golpe preparato in quegli stessi anni a Cuba da Fulgencio Batista e da quell'ambasciata americana. E qui la simbiosi fra l'allora giovane frequentatore dei bar di via Veneto e il Grande Inviato è perfetta.

    Tutto il pezzo un intreccio di “rumbe, conghe e mambi, la musica cubana che furoreggiava nelle notti romana di quegli anni". Ma parallelismi, simbiosi e intrecci si fermano davanti al Monumento, cioè davanti al "decano del nostro giornalismo". Ben altra pasta tiene a sottolineare Viola, rispetto a Batista:

    "Il cubano era un manigoldo, Montanelli è un galantuomo". Proprio così: un galantuomo.

    Vediamo allora cosa è venuto fuori recentemente della vita di Montanelli, grazie alla pubblicazione del suo carteggio con l'ambasciatrice statunitense di allora in Italia, Clara Boothe Luce. Vediamo il livello di cultura,di passione civile, di moralità e di democraticità del Montanelli svelato da quelle lettere che fanno dire di lui a un uomo come Viola: “ E’ un galantuomo".

    Si deve innanzitutto ricordare ciò che già si sapeva e si sa di Montanelli, senza che questi si sia mai pentito peraltro di nasconderlo ma anzi facendosene motivi di vanto e di fama: quello di essere voltagabbana tra i peggiori (o tra i migliori, chissà dal suo punto di vista) essendo stato liberale, fascista, monarchico, repubblicano, democristiano, craxiano, berlusconiano e ora, pare, anche filo-pdiessino o giù di lì un pervicace retore dell’anti-italianismo, un convinto sostenitore della critica più cinica all'idealismo e alle utopie e ai valori della solidarietà e dell'eguaglianza, lo scettico cantore del drittismo

    Nazionale e della legge inesorabile che “il pesce più grosso mangia sempre il più piccolo”. Oltre che naturalmente l’anticomunista più bieco e viscerale che si possa immaginare.

    Vediamo dunque cosa si è saputo ora, quest’uomo come se non bastasse il noto, scriveva al rappresentante di un paese straniero in Italia. "Se alle prossime

    elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza, Scelba cosa farebbe? Consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine.... Qualunque

    uomo di governo, oggi, anche non democristiano, si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato... La polizia e l'esercito sono inquinati di comunismo. I carabinieri senza il Re, hanno perso di ogni mordente. E in tutto il paese non c'è una forza capace di appoggiare l’azione di un uomo risoluto.

    Noi dobbiamo creare questa forza. Non si può sbagliare guardando la storia del nostro paese, che è quella di un sopruso imposto da una minoranza di centomila bastonatori. Le maggioranze in Italia non hanno mai contato: sono sempre state al rimorchio di questo pugno di uomini che ha fatto tutto con la violenza, l’unità d'Italia, le sue guerre e le sue rivoluzioni.
    Questa minoranza esiste ancora e non è comunista”. Ora bisogna dargli un capo e presto. Chi? Ma il Maresciallo Messe. "E' vecchio e non molto intelligente... Gli forniremmo noi le idee che egli non ha.

    Il movimento è "destinato a entrare in azione (azione armata) solo il giorno in cui elettoralmente, la battaglia fosse definitivamente persa". Montanelli si trova "in questo dilemma: difendere la democrazia fino ad accettare, per essa, la morte dell'Italia; o difendere l'Italia fino ad accettare, o anche affrettare, la morte della democrazia? La mia scelta è fatta".

    Ecco il galantuomo Montanelli: chissenefrega delle ragioni, degli argomenti, degli interessi, della salute e della stessa sopravviveza degli altri. L'Italia "c'est moi". E se la democrazia non serve più a me, ai miei interessi, ai miei padroni e ai miei servi, andasse a farsi fottere anche la democrazia. Ecco il galantuomo Montanelli: vede comunismo anche nella polizia e nell'esercito (polizia ed esercito degli anni Cinquanta in Italia!) sono troppo di sinistra anche De Gasperi e Scelba! E che dire della sua visione della storia d’Italia, che sarebbe stata scritta da bastonatori, cioè da picchiatori e del fatto che lui predichi e spinga altri a fare la storia, di nuovo e sempre, con la violenza?

    Bisogna dire con nettezza che un uomo che ragiona così è un fascista. Del resto, di questa cultura Montanelli e il montanellismo sono sempre stati impastati. Anche oggi. Basta leggere i suoi editoriali e la rubrica delle lettere pubblicata quotidianamente sul "Corriere della Sera”, per concludere che Montanelli rimane inequivocabilmente un uomo di destra. Un uomo della destra eversiva, la cui cultura fa capo all’”homo homini lupus", alla convinzione che "nulla cambia, nulla può cambiare" e che allora tanto vale la pena adeguarsi alla mancanza assoluta di ideali, al dispregio per le persone appassionate e per le loro battaglie "perdute in partenza”.

    E'questo l'uomo al quale Viola lancia segnali di rispetto e che definisce, icasticamente, "galantuomo". Tenta di buttare la questione in operettale rumbe, Via Veneto, ecc.) ma poi contraddittoriamente, non si permette di dire che Montanelli è un buffone da operetta. Anche perché dovrebbe spiegare i danni, i lutti e le infamie compiute da altri buffoni da operetta – sorvolando su Mussolini e sullo stesso Batista - come i colonnelli greci, i Pinochet, i generali argentini... Ma Viola, alla fine del suo articolo, contraddicendosi ancora, ammette: "Certo, in questa storia non c'è soltanto da ridere". E aggiunge,spiegando in una qualunque maniera quel riconoscimento di galantomismo:"Montanelli aveva ragione, in quegli anni, a preoccuparsi", evocando i sinistri fantasmi di Togliatti, Secchia e degli altri capi comunisti d'allora.

    E' questo, allora, che unisce Montanelli e Viola: l'anticomunismo? E che c'entra l'anticomunismo con la questione centrale posta dalla pubblicazione di quelle lettere e cioè il rispetto della democrazia? Potremmo allora arrivare a dire che forse c'era qualcosa di specifico che univa "quei" comunisti a "quegli" anticomunisti, e cioè la mancanza di rispetto per la democrazia? Potremmo allora spingerci oltre e ipotizzare che, ancora una volta, siamo di fronte all'ennesima manifestazione culturale di un "paese senza”. Un Paese senza cultura laica, senza una forte tradizione liberal-democratica o liberal-socialista che dir si voglia. Un paese in cui persino un uomo intelligente come Viola si ritrova ad attribuire del galantomismo (e non del semiperonismo, come sarebbe forse più esatto)a un golpista fellone e fascista come Montanelli: fascista nella cultura e nei comportamenti, più che nella militanza formale; un fascista vero, autentico e sincero. Un paese in cui è capitato di vedere Montanelli persino a fianco dei post-comunisti e guardato financo da qualcuno a sinistra – si fa per dire – come un campione della libertà di stampa, proprio lui il bastonatore.



    Beppe Lopez

    Da “La Nuova Basilicata”

    28 dicembre 1998
    "


    Giù le mani da Indro Montanelli!!!


    Saluti liberali

  5. #15
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    Montanelli lo aveva detto: «Cinque anni di regime...»

    Più si avvicinano le elezioni politiche del 13 maggio 2001, più prende corpo l'incubo del ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi
    (...).
    Ciò che più inquieta Montanelli è il risorgere nel Paese di quella «voglia di uomo forte», di quell'«afrore di balcone e di manganello» che ogni tanto prende le viscere di una certa destra italiana.

    (...) Già il 26 febbraio 2000, rispondendo a un lettore, fa una previsione:
    «Sa quando il regime si realizzerà? L'anno venturo dopo la vittoria - che do per certa - del Polo alle politiche.
    Vedrà. La prima cosa che farà Berlusconi, come la fece nel '94, sarà di spazzare via l'attuale dirigenza Rai per omologarne le tre reti a quelle sue».


    Quello che si avvicina a tappe forzate è un regime:
    «Il giorno in cui (Berlusconi) disporrà di sei reti tv (tre di proprietà e tre della Rai), gli sarà facile farci vedere la luna a mezzogiorno e il sole a mezzanotte.
    (...)
    Prepariamoci a cinque anni di regime (perché, più che un governo, quello del Cavaliere sarà un regime). Il primo anno sarà una festa. Poi... Ma questo poi riguarda voi giovani. Io e i miei coetanei siamo esentati dal porcene il problema. Auguri».


    (...) Intanto Berlusconi saltella da un programma televisivo all'altro, con particolare predilezione per Bruno Vespa. E Montanelli esprime tutto il suo disgusto per un suo lungo monologo a Porta a porta alla presenza (muta) di alcuni giornalisti.
    «Ho seguito questa trasmissione con un senso di frustrazione, ma anche di umiliazione per come i miei colleghi giornalisti dovevano subire questa loro retrocessione al rango di comparse o, al massimo, di coristi.
    (...) Ne va non dico del prestigio, ma della credibilità della nostra categoria.
    (...) Sappiamo che cosa ci aspetta fra tre o quattro mesi
    (...): la raccolta nello stesso pugno di sei reti televisive che monopolizzano l'etere italiano.
    (...) V'immaginate a quale martellamento saremo sottoposti per un'intera legislatura (cinque anni) se non prendiamo
    (...) qualche precauzione contro gli abusi, di cui saremo quotidiane vittime?
    (...) Mi limito a rivolgere, da decano, una raccomandazione ai nostri colleghi. Disertate questi dibattiti in cui avete tutti contro, anche i truccatori, anche gli addetti alle luci. In questo Paese il "padrone", anche quando ancora non lo è, sprigiona un odore inebriante come quello del polline per l'ape. Eppoi dobbiamo avere la modestia di riconoscere che noi, come venditori, non leghiamo nemmeno le scarpe a un piazzista che, se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutt'Italia».


    (...) Intanto esplode il caso Satyricon, subito utilizzato dal Polo per strillare al «regime della Rai dell'Ulivo»

    (...) La sera del 23 marzo Montanelli si gode il programma di Santoro sul caso Satyricon con l'adorata Marisa, nella sua poltrona di velluto verde. Sa che si parlerà anche di lui: è stato proprio lui a suggerire a Santoro di rimandare in onda la sua intervista di qualche giorno prima a Elkann. E Santoro la trasmette in apertura:
    (...) «Era il fascismo che si conduceva così, era il fascismo che proibiva la satira che, in un Paese civile e democratico, dovrebbe essere assolutamente indenne da controlli politici. Perché la satira non ha niente a che fare con la politica, anche se prende in giro la politica. Ma si sa che è satira e ogni regime serio e democratico accetta la satira come si accettano le caricature. Era Mussolini che non la sopportava. E qui pensano: "ripuliremo la stalla", "faremo piazza pulita"... Ma questo linguaggio, al signor Fini, chi glielo ispira? Ci ricorda delle cose che avremmo voluto dimenticare.
    Questa non è la destra, questo è il manganello.
    (...). Ma come fa a chiamarsi democratico un partito che annunzia: "Quando saremo al potere, faremo piazza pulita"? Ma è un linguaggio del peggiore squadrismo, loro non sanno cosa fu, ma io me lo ricordo. Questo era il linguaggio con cui (i fascisti) andarono al potere».


    (...) L'indomani il Polo annuncia l'Aventino da tutti i programmi Rai (durerà poco, pochissimo), mentre stampa e tv berlusconiane scaricano su Montanelli una gragnuola di attacchi e insulti. Proprio come nel 1994. A lanciare l'assalto è il Cavaliere

    (...). Dà del bugiardo, dell'ingrato, del mantenuto e dell'invidioso a Montanelli, e non solo a lui:
    «Bella gratitudine: Montanelli, Travaglio, Luttazzi, Freccero, Santoro, tutti miei ex dipendenti mossi da un sentimento irrazionale, un'ingratitudine umana senza confini. Al Raggio verde Montanelli ha detto cose false, la sua versione del distacco dal Giornale capovolge del tutto i fatti come andarono realmente. È come Tartarin di Tarascona: a furia di raccontarsi certe storie inventate, alla fine ci crede».

    (...) L'indomani Montanelli sbugiarda Berlusconi sui fatti del '94, con un editoriale sul Corriere:
    «Una volta un'alta personalità della finanza, nota anche per il suo infallibile fiuto degli uomini, mi disse di Berlusconi: “Avrà anche i suoi difetti, ma un merito bisogna riconoscerglielo: quello di non deludere mai. Quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice". Lo ha fatto anche stavolta contro di me, smentendo fatti che hanno a testimoni tutti i redattori del vecchio Giornale, quello mio, eccettuati, si capisce, quelli che si misero e tuttora si trovano al suo servizio».

    (...) Domenica 25 marzo è il giorno delle rappresaglie.
    (...). Quel mattino va a colazione con Ferruccio De Bortoli. Solito ristorante Da Giacomo, solito tavolo. Quando si siede, il titolare
    gli consegna una busta chiusa appena giusta per posta. Dentro, una lettera anonima con pesanti minacce di morte
    (...). E qualcuno, molto ben informato, ha passato ad anonimi facinorosi il numero di telefono privato di Montanelli, che negli ultimi giorni ha ricevuto alcune chiamate di insulti e minacce. Per questo ha dovuto cancellare le iniziali I.M. dal citofono della sua abitazione in viale Piave.

    Ne parla con Laura Laurenzi di "Repubblica" il 26 marzo:
    «La cosa più impressionante sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque, una dopo l'altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è introvabile. Dicevano tutte la stessa cosa: delle invasate che urlavano: "Lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi!". Io, capirai! Come se fossi stato mantenuto da Berlusconi».
    Poi la conclusione amara: l'Italia berlusconiana «è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia
    su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo.
    (...) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato
    (...) Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale,Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano.
    Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino».


    Giù le mani da Montanelli, si; le VOSTRE!!!

  6. #16
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    Ottime travagliate. Ancora appropriazione indebita e oblio per 7 decenni di vita intellettuale. Complimenti davvero per la vostra profonda e incontestabile disonestà a 360 gradi.

    Giù le vostre mani sporche da MONTANELLI!

    Shalom

  7. #17
    Superpol
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    Premetto che a me Montanelli e' sempre stato sui cosidetti, per parlarci francamente, e non e' che la sua visione anti-berlusconiana abbia cambiato il mio giudizio su di lui. Ma io mi domando come mai, caro Piefebi, non sei in grado di analizzare il perche' un uomo dalla biografia politica assolutamente di destra liberlae come Montanelli, negli ultimi anni della sua vita si sia scagliato cosi' violentemente contro Berlusconi. Te lo sei mai chiesto?

    Personalmente io non ho nessuna voglia di mettere le mani su Montanelli, ma tu non mi sembri la persona adatta a rivendicarne la biografia politica

  8. #18
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    In origine postato da Pieffebi
    Ottime travagliate. Ancora appropriazione indebita e oblio per 7 decenni di vita intellettuale. Complimenti davvero per la vostra profonda e incontestabile disonestà a 360 gradi.

    Giù le vostre mani sporche da MONTANELLI!

    Shalom
    "Travagliate"....(poveraccio)

    I virgolettati sono di Indro Montanelli; ed il "senso" dovrebbe essere chiaro ANCHE ad "uno" come te.

    Chi, eventualmente, li ha riportati è ininfluente.

    Togliete i vostri moncherini dall'Indro.

  9. #19
    SENATORE di POL
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    Le Travagliate sono travagliate. Come ben sai.

    Shalom

  10. #20
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    In origine postato da Pieffebi
    Le Travagliate sono travagliate. Come ben sai.

    Shalom
    Prova adesso; magari ti sta calando la vista...
    (o le capacità cognitive)

 

 
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