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Iraq. La vita dell'ostaggio sudcoreano appesa a un filo. A Seul linea della fermezza e manifestazioni pacifiste
Seul, 21 giugno 2004
"Prima di tutto dovete salvare la vita di mio figlio". A Seul il padre dell'ostaggio sudcoreano che gli estremisti islamici iracheni hanno filmato minacciando di decapitarlo, invoca pietà per suo figlio mentre alcune centinaia di persone - in piazza con cartelli e striscioni pacifisti - chiedono che il contingente sudcoreano in Iraq non venga rafforzato.
Trattative sottotraccia
La diplomazia fa il suo corso senza dichiarazioni chiarificatrici e senza dettagli, una delegazione ministeriale è stata inviata in tutta fretta per non meglio precisate "trattative". Ma dal ministro degli esteri Ban Ki-moon e dal presidente Roh Moo-hyun "fermezza" è la parola d'ordine: i 3.000 soldati pronti a partire per affiancare i 670 medici e ingegneri già in Iraq non verranno fermati.
Nelle case però le emittenti televisive continuano a trasmettere le immagini di Kim Sun-il disperato, inginocchiato in lacrime davanti ai suoi rapitori, mentre grida in inglese: "Soldati coreani andate via da qui. Non voglio morire, non voglio morire. La vostra vita è importante ma anche la mia".
La gente appare attonita, lo scorso aprile il sequestro di sette pastori della chiesa evangelica sudcoreana si era concluso rapidamente e senza immagini shock in televisione. Ora l'impatto mediatico crea la differenza.
Seul, sommossa pacifista
Poliziotti antisommossa circondano e cercano di isolare i circa 500 dimostranti scesi in piazza contro la guerra, ma la folla dei pacifisti, seppure con lentezza, continua ad ingrossarsi. Anche se non pochi tra i sudcoreani concordano con il governo sul fatto che "non bisogna cedere al ricatto ... Il dolore privato non può essere confuso con la sicurezza nazionale".
Intanto in televisione compare il padre del rapito, Kim Jong-kyu. Dice che il figlio è andato per la prima volta in Iraq l'anno scorso, in giugno, per lavorare come interprete. Racconta che la moglie gli aveva parlato al telefono in aprile e che l'aveva trovato tranquillo, che Kim aveva programmato di tornare a Seul il mese prossimo per festeggiare il suo settantesimo compleanno. "Bisogna fare presto per risolvere questo problema - si lascia andare - Per prima cosa bisogna salvare la vita di mio figlio".
Il giovane interprete ha 33 anni, laureato in arabo l'anno scorso presso la migliore scuola di lingue del suo paese, la Hankuk University of Foreign Studies, ha studiato anche inglese e teologia. Nel video i suoi rapitori lo sovrastano e minacciano. "Vi spediremo prima la testa del vostro coreano, poi la testa dei vostri soldati".
Fermezza coreana
Dopo la riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, Roh è rimasto inflessibile. Il sequestro "è evento sfortunato da condannare", ha detto. E poi: "I 3.000 soldati partiranno comunque", ma "ho chiesto al ministro degli esteri e ad altri organismi collegati di fare ogni sforzo per salvarlo".
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