GOVERNO/ 21/06/2004 - 20:26
Si profila un patto per uscire dalle secche della verifica
Roma, 21 giu. (Apcom) - Per ora sono solo sussurri, ma nella maggioranza c'è chi assicura che la verifica n.2, aperta nel governo all'indomani delle elezioni, abbia un esito già scritto. Un "grande patto" fra i nemici di sempre - Lega da una parte e An dall'altra - che assicuri al Carroccio l'approvazione della Devolution e ad Alleanza nazionale la sospirata "collegialità", con il conferimento delle deleghe economiche a Gianfranco Fini. Un'inedita alleanza a cui starebbe lavorando alacremente in questi giorni il ministro Bobo Maroni, che ne avrebbe discusso oggi con il ministro Giulio Tremonti in un faccia a faccia a margine del pranzo offerto a Milano da Assolombarda.
Il primo segnale di fumo l'ha lanciato due giorni fa proprio Maroni in un'intervista a Repubblica letta con grande attenzione a via della Scrofa. Alla domanda se il Carroccio fosse disposto a sacrificare Tremonti in cambio del federalismo, il ministro leghista ha risposto ammettendo per la prima volta che "si può discutere l'accorpamento di tutti i ministeri economici deciso dalla sinistra". Un'uscita che ha tracciato il perimetro dell'operazione: la Lega non è disposta a sacrificare la testa del 'suo' potente ministro, ma non si opporrà a un ritocco delle deleghe in capo a Tremonti, scorporando qualcosa dal 'pentaministero' di via XX Settembre. In cambio, come ha già garantito Berlusconi, vuole avere certezze dagli alleati sui tempi di approvazione del ddl sul federalismo fermo alla Camera.
In questo trattativa, che vede anche il premier impegnato in prima persona (domani Berlusconi dovrebbe incontrare il segretario dell'Udc Marco Follini) si inseriscono i centristi, che ovviamente non vedono di buon occhio una possibile intesa che passi sopra le loro teste. E mentre Follini continua a tenere coperte le proprie carte, a parlare è il ministro Rocco Buttiglione, che boccia l'apertura di Maroni: "La decisione sul fatto che Tremonti stia lì o debba andare via non deve essere legata alla questione del federalismo ma alla questione dei conti pubblici italiani".
Mentre nel governo si misura la praticabilità di un'inedita saldatura Lega-An, intorno al Cavaliere va in scena la consueta linea di frattura fra falchi e colombe. Tra coloro che - come Giuliano Ferrara - imputano alla mancanza di decisionismo la sconfitta elettorale e chi, - come Gianni Letta - impersonano il concetto di 'appeasement' con quei centri di potere che restano distanti dal governo. Negli ambienti di Forza Italia è stato letto con attenzione il lungo articolo pubblicato oggi dal Foglio a firma dell'Elefantino. Un apparente invito a Gianni Letta a farsi avanti per assumere la carica di "Gran Vizir del Sultano". In realtà un siluro "agli ambasciatori come Letta, che per mestiere temono la decisione come un veleno e rinvierebbero sempre tutto, portando a cottura con il metodo dello stufato qualsiasi problema".
Qualche maligno sussurra che il direttore del Foglio se la sia presa perché, in occasione dell'ultimo dibattito parlamentare sull'Iraq, il Cavaliere (su consiglio di Letta) avrebbe usato solo in minima parte il contributo preparato da Ferrara per il discorso alle Camere (su 8 pagine solo 10 righe). Ma questi sono pettegolezzi. La realtà è che il leader anche stavolta non butterà dalla torre né i falchi né le colombe, pronto a usarli alla bisogna a seconda delle necessità del momento.


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