Come tutti sanno, il malessere in Italia non esiste, è solo un trucco della sinistra per trasmettere insicurezza contro Berlusconi..
La sinistra normale è solo del 31%, gli altri (gli ex ministri Di Pietro, Pecoraro Scanio e Diliberto), sono pericolosi estremisti. I veri moderati sono e rimangono quelli alla Berlusconi, alla Bondi e alla Baget Bozzo.
Ma attenzione: il pericolo è anche a destra. Certuni, dei quali non facciamo i nomi, ma avete capito tutti chi sono, stanno usando la tecnica del ragno: avviluppano Berlusconi, lo immobilizzano, lo avvelenano e poi lo succhiano.
Chiariamo un concetto: Berlusconi non è entrato in politica per spartirsi una torta, ma perchè gli italiani da sempre lo volevano. Questi cornuti qua al contrario tessono le loro tele unicamente per fregargli la torta alle regionali del 2005 e alle politiche del 2006.
Perdere Milano sarebbe dare un dispiacere troppo grave a Berlusconi. Pertanto Guzzanti invita tutti i cittadini ad andare a votare: il momento è grave, i ragni stano tessendo la tela. Difendiamo tutti insieme il Presidentebberlusconi.
il Giornale 26 giugno 2004
LA VOGLIA D'IMBOSCATA
PAOLO GUZZANTI
Di nuovo Milano è il centro dell'Italia. Da lì è partita la rivoluzione liberale di Berlusconi e lì si alzano le macchine d'assedio con cui la sinistra cerca di espugnare la Provincia e infrangere così il monolite lombardo. Se le acque fossero chiare e le correnti limpide, ciò non sarebbe possibile. Ma le acque sono torbide e le correnti piene di gorghi, così accade che l'elettorato, il sovrano della democrazia, l'elettore, sia sotto stress, sotto attacco, allarmato, spaventato, irritato. La campagna elettorale della sinistra consiste complessivamente proprio in un solo messaggio emotivo: quello del malessere. E sul malessere speculano forze che fanno giochi da prima Repubblica, giochini repubblichini. I giochini repubblichini sono condotti da quelle parti della coalizione di centro destra che fanno gravare sulla bilancia il peso della loro inerzia, la forza dell'assenza, il solito fragore del silenzio. Non intervenendo, se non in maniera simbolica, queste parti della coalizione lasciano trasparire una chiara intenzione: fare in modo che Forza Italia perda la Provincia e accusare la Lega di infedeltà per non aver sorretto la candidatura al primo turno.
Una sciocchezza, almeno a giudicare dalle parole usate ieri sul nostro giornale da Ombretta Colli che si è detta stupita e ammirata dallo sforzo che la Lega Nord sta facendo nella campagna elettorale. Non una parola, ovviamente, sugli altri. È possibile che questo gioco sia una partita di gente di periferia, una roba di mezza tacca ai margini della politica vera e dei partiti veri. Ma c'è e si sente e significa. E quel significato ci sembra che vada cercato nel desiderio suicida, da parte di forze che fanno parte della coalizione di governo, di colpire a sassate Berlusconi e i suoi candidati, abbattendone il più possibile e cercando di infiacchire la sua forza di leader per rinegoziare, fare pastetta, contrattare da posizioni che dovrebbero essere di forza. Chi scrive non vuole barare con i suoi lettori: le mie opinioni politiche e la mia appartenenza sono chiare e limpide, quindi avverto subito che queste mie opinioni sono tanto oneste, quanto di parte. Ma credo anche che siano della parte leale e fedele alla rivoluzione che gli italiani volevano e vogliono quando hanno votato per il partito di Berlusconi fin dal 1994. E qui vorrei aggiungere alcune considerazioni a quelle che ieri mattina ha fatto su questo giornale Adornato e che trovo condivisibili. E la prima è questa: Berlusconi è perfettamente consapevole di aver creato non un popolo, ma un partito per quel popolo. Forza Italia già esisteva prima di sapere di chiamarsi così, perché è formata da quella parte dell'opinione pubblica che è maggioritaria in Italia e che era maggioritaria anche nel 1996 quando Prodi vinse i deputati in Parlamento. Che è maggioritaria lo sa bene D'Alema, che lo ricordava ai suoi con lealtà. Ed è un dato di fatto confermato anche dalle elezioni europee della settimana scorsa: la sinistra normale non sfonda il 31 e mezzo per cento e tutto il resto è fatto di estremisti che l'elettore di centro, anche quello di centrosinistra, rifiuta. Il quadro generale del Paese è dunque chiaro e confermato finora dai risultati: Forza Italia ha preso una legnata perché ha pagato per tutti, come partito del capo del governo, e poi ha pagato molti errori interni al partito, fra cui lo scollamento nelle città in cui i gruppi originari di Forza Italia, i puri e duri della rivoluzione liberale, si sono visti estromettere e sostituire dalla stessa classe equestre che assedia e si infiltra ovunque ci sia l'esercizio del potere ai livelli più bassi e remunerativi.
Ma, come tutti sappiamo, l'elettorato di Forza Italia che a torto o a ragione ha voluto dare un segnale forte e visibile al suo partito, non ha voltato le spalle e meno che mai è passato dall'altra parte. Il ridimensionamento clamoroso di Forza Italia ha così galvanizzato due fronti coincidenti. Quello dei nemici di Berlusconi a sinistra, che sanno perfettamente come la coalizione nella Casa delle libertà esista e si tenga in piedi solo grazie a quel leader, e dunque sanno che, eliminato il capo, crollerebbe la coalizione e l'arraffo del potere sarebbe a portata di mano in senso storico. L'altro fronte anti berlusconiani è quello interno alla coalizione, ed è in parte inevitabile, dunque fisiologico. Anche all'intemo della Casa delle libertà si sa che la coalizione, al centro come in periferia, sta in piedi grazie a un uomo solo al comando e anche molto isolato al comando. Questi nemici interni pensano di poter usare con il presidente del Consiglio la tecnica del ragno con la mosca: il ragno non uccide la mosca ma la paralizza e la confeziona in un sarcofago di bava appiccicosa. Poi, la consuma un po' alla volta. Alcuni alleati di governo pensano di non uccidere Berlusconi, ma di avvilupparlo in una camicia di forza, la forza dell'inerzia. Lo scopo è ovvio: incassare più governo e più visibilità, per prepararsi alle grandi torte delle regionali dell'anno prossimo e delle politiche successive.
Si tratta di un'idea a nostro parere ridicola: la coalizione esiste soltanto perché c'è Berlusconi a tenerla in piedi, così come Forza Italia che esiste ormai come partito radicato nel Paese, ma al tempo stesso come un partito che si polverizzerebbe in mezz'ora se Berlusconi andasse a pescare le trote o si dedicasse come Churchill alla pittura. Dunque, sommando gli elementi membro a membro vediamo che: l'Italia resta un Paese espresso da un elettorato moderato, liberale, in parte incline alla rivoluzione liberale che non c'è mai stata (ed è la parte leghista insieme a quella più radicale di Forza Italia) e in parte incline ad un riformismo sociale come quello che piace a una parte di An, e che a me personalmente sembra un grave pasticcio. Un Paese dunque a destra in modo moderno e democratico, e un Paese cui manca del tutto la ruota per poter andare a sinistra con uno schieramento altret= tanto moderato e democratico. Ferma restando questa costante, che esce confermata in ogni elezione, comprese quelle europee, il gioco si sposta (anzi, si mantiene) tutto sul leader e il suo Partito, per i motivi che abbiamo detto. E Milano è il luogo perfetto per l'imboscata, il luogo perfetto per tentare di colpire il partito di maggioranza, là dove è nato, nella sua culla originaria. E poiché l'elettorato è nei grandi numeri stabile, ecco che si agisce sullo stesso elettorato facendogli mancare alcune energie di cui avrebbe bisogno nel momento vitale della campagna elettorale.
Sapremo fra poco se questo piano è riuscito o fallito, ma possiamo dire con onesta certezza che è stato pensato e attuato da alcuni. Queste ci sembrano allora tutte ragioni valide per dire agli elettori di non farsi spaventare, di non farsi demotivare, di non bere la pozione rinunciataria, di non stare a sentire il flusso del pettegolume che viene sparso a macchia d'olio. A tutti quegli elettori che si sentono sopraffatti dalla perplessità e dal dubbio, ci permettiamo di ricordare che la posta in gioco è elevata, anche se si tratta di una posta di alto valore simbolico. Ma i simboli hanno valore, contano molto in politica. E sarebbe un peccato, proprio ora, disertare il campo o non battersi con tutte le energie, prima di tutto andando a votare.
Paolo Guzzanti
p.guzzanti@mclink.it
e vi dirò di più, milanesi: potreste avermi sulla coscienza se date un dispiacere così grande al Presidentebberlusconi





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