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Discussione: Liturgia delle Ore

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    Predefinito Liturgia delle Ore

    COSTITUZIONE APOSTOLICA

    CON LA QUALE SI PROMULGA L'UFFICIO DIVINO RINNOVATO

    A NORMA

    DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II
    PAOLO VESCOVO
    servo dei servi di dio - a perpetua memoria



    Il canto di lode, che risuona eternamente nelle sedi celesti, e che Gesù Cristo Sommo Sacerdote introdusse in questa terra di esilio, la Chiesa lo ha conservato con costanza e fedeltà nel corso di tanti secoli e lo ha arricchito di una mirabile varietà di forme.


    La Liturgia delle Ore, infatti, si è sviluppata a poco a poco in modo da divenire la preghiera della Chiesa locale. Essa si svolgeva in tempi e luoghi stabiliti, sotto la presidenza del sacerdote. Era come una indispensabile integrazione di ciò che costituisce la sintesi di tutto il culto divino, cioè del sacrificio eucaristico, la cui straordinaria ricchezza faceva rifluire ed estendeva ad ogni ora della vita umana.


    A sua volta il libro dell'Ufficio divino, accresciutosi gradualmente di numerose aggiunte nel corso dei secoli, divenne un sussidio adatto per quella sacra azione a cui è destinato. Ma poiché nelle varie epoche furono introdotte modifiche piuttosto rilevanti nel modo della celebrazione, fra le quali va ricordata anche la celebrazione individuale dell'Ufficio divino, non fa meraviglia che il libro stesso, chiamato in seguito Breviario, abbia subito svariati adattamenti, che ne alteravano a volte la medesima struttura.


    Poiché il Concilio Tridentino, per mancanza di tempo, non poté portare a termine la riforma del Breviario, ne affidò l'incarico alla Sede Apostolica. Il Breviario Romano, che fu promulgato dal Nostro Predecessore san Pio V nel 1568 introdusse nella preghiera canonica della Chiesa latina, prima di ogni altra cosa, l'uniformità. Questa allora non esisteva, ma era tanto auspicata.


    Nei secoli seguenti molte revisioni vennero fatte dai Sommi Pontefici Sisto V, Clemente VIII, Urbano VIII, Clemente XI ed altri.


    San Pio X nell'anno 1911 promulgò il nuovo Breviario preparato per suo ordine. Ripristinato l'uso antico di recitare ogni settimana i 150 salmi, fu cambiata interamente la disposizione del salterio: furono tolte tutte le ripetizioni e fu data la possibilità di accordare il salterio feriale e il ciclo della lettura biblica con gli Uffici dei santi. Inoltre l'Ufficio della domenica fu così accresciuto di grado e di importanza da essere generalmente anteposto alle feste dei santi.


    Tutto il lavoro della riforma liturgica venne di nuovo ripreso da Pio XII, il quale concesse che una nuova versione del salterio, curata dal Pontificio Istituto Biblico, si potesse usare sia nella recita privata che in quella pubblica, e parimenti affidò a una speciale Commissione, da lui costituita nel 1947, l'incarico di studiare la questione del Breviario. Sul medesimo argomento, a partire dal 1955, furono interrogati tutti i vescovi del mondo. Di questo solerte lavoro si cominciarono a raccogliere i frutti con il decreto sulla semplificazione delle rubriche emesso il 23 marzo 1955 e con le norme sul Breviario emanate da Giovanni XXIII nel Codice delle rubriche del 1960.


    Tuttavia lo stesso Sommo Pontefice Giovanni XXIII, mentre sanciva solo una parte della riforma liturgica, intravedeva che quegli alti principi sui quali è basata la liturgia richiedevano uno studio più profondo. Questo compito egli lo affidò al Concilio Ecumenico Vaticano II che frattanto aveva convocato. Così avvenne che il Concilio venne a trattare della liturgia in genere e della preghiera delle Ore in particolare con tale ampiezza e accuratezza, con tale impegno e frutto, che ben difficilmente si può riscontrare qualcosa di simile in tutta la storia della Chiesa.


    Mentre era ancora in corso la celebrazione del Concilio Vaticano, fu Nostra cura provvedere che, promulgata la Costituzione sulla sacra Liturgia, ne venissero subito attuati i decreti. Per questo motivo, nello stesso Consilium per l'attuazione della Costituzione sulla sacra Liturgia, da Noi creato, fu istituito un gruppo particolare, il quale, con la collaborazione di uomini dotti e versati nella scienza liturgica, teologica, spirituale e pastorale, ha lavorato per sette anni con somma diligenza e impegno alla preparazione del nuovo libro per la Liturgia delle Ore.


    I principi, il piano di tutta l'opera e le singole parti furono approvati dal predetto Consilium e anche dal Sinodo dei vescovi radunato nel 1967, dopo la consultazione dei vescovi di tutta la Chiesa, di numerosi pastori di anime, di religiosi e di laici. Sarà utile pertanto esporre particolarmente quanto riguarda i criteri nuovi e l'ordinamento della Liturgia delle Ore.



    1. Come richiedeva la Costituzione Sacrosanctum concilium, fu tenuto conto delle condizioni in cui si trovano in questo nostro tempo i sacerdoti impegnati in attività pastorali. L'Ufficio è stato disposto e ordinato in modo tale che essendo preghiera di tutto il popolo di Dio, possano prendervi parte non solo i chierici, ma anche i religiosi, anzi gli stessi laici. L'introduzione di svariate forme di celebrazione rende ora la Liturgia delle Ore adattabile a persone di cultura a livelli diversi, dando la possibilità ad ognuno di adeguarla alla propria condizione e vocazione.



    2. Ma poiché la Liturgia delle Ore è santificazione della giornata, l'ordinamento dell'orazione è stato riveduto in modo che le Ore canoniche possano più facilmente corrispondere alle varie ore del giorno, tenuto conto delle condizioni in cui si svolge la vita degli uomini del nostro tempo. Perciò è stata abolita l'Ora di Prima. Le Lodi mattutine e i Vespri, che sono come i cardini di tutto l'Ufficio, assumono invece una grande importanza, poiché rivestono il carattere di vere preghiere del mattino e della sera. L'Ufficio delle letture mentre conserva la caratteristica propria di preghiera notturna per coloro che celebrano le vigilie, si può adattare a qualunque ora del giorno. Per quanto riguarda le altre Ore, l'Ora media è stata ordinata in maniera tale che coloro i quali delle Ore di Terza, Sesta e Nona ne scelgono una sola, la possano armonizzare con il momento del giorno in cui la celebrano e nello stesso tempo non debbano tralasciare nulla del salterio distribuito nelle vane settimane.



    3. Perché poi nella celebrazione dell'Ufficio la mente meglio si accordi con la voce e la Liturgia delle Ore diventi veramente «fonte di pietà e nutrimento della preghiera personale»1, nel nuovo Libro delle Ore l'obbligo giornaliero è alquanto ridotto, ma la varietà dei testi è stata notevolmente aumentata; vi si offrono molti sussidi per la meditazione dei salmi, quali sono i titoli, le antifone, le orazioni salmiche, e vengono proposti momenti di silenzio da osservarsi secondo l'opportunità.



    4. Secondo le norme date dal Concilio2, il salterio, abolito il ciclo settimanale, è stato distribuito in quattro settimane ed è stata adottata la nuova versione latina preparata dalla Commissione per la Neo Volgata della Bibbia, da Noi costituita. In questa nuova distribuzione dei salmi sono stati omessi alcuni salmi e versetti dall'espressione alquanto dura, tenendo presenti specialmente le difficoltà che potrebbero nascere dalla loro celebrazione in una lingua moderna. Inoltre, alle Lodi mattutine per accrescerne la ricchezza spirituale, sono stati aggiunti alcuni cantici desunti dai libri dell'Antico Testamento. Così pure nei Vespri sono stati introdotti, come gemme preziose, dei cantici desunti dal Nuovo Testamento.


    5. Il tesoro della parola di Dio si effonde più copioso nel nuovo ciclo delle letture tratte dalla Sacra Scrittura disposto in modo da concordare con quello delle letture della Messa. Le pericopi presentano in generale una certa unità di contenuto e sono state scelte in modo da riproporre nel corso dell'anno le fasi più importanti della storia della salvezza.



    6. Secondo le norme stabilite dal Concilio Ecumenico, la prescritta lettura quotidiana delle opere dei santi Padri e degli Scrittori ecclesiastici è stata rinnovata in modo da proporre i migliori scritti di autori cristiani e specialmente dei santi Padri. Inoltre, per rendere ancor più largamente disponibili le ricchezze spirituali di questi Scrittori, sarà preparato un altro Lezionario facoltativo dal quale si potranno ricavare frutti ancor più copiosi.


    7. Dal testo del libro della Liturgia delle Ore è stato espunto tutto ciò che non risponde alla verità storica, e le letture, soprattutto agiografiche, sono state rivedute in modo da esporre e collocare nella sua vera luce la fisionomia spirituale dei singoli santi e l'importanza che essi hanno avuto nella vita della Chiesa.



    8. Alle Lodi mattutine sono state aggiunte le invocazioni, con le quali si esprime la consacrazione della giornata e si fanno suppliche per l'inizio del lavoro quotidiano. Ai Vespri, invece, si fa una breve supplica strutturata come preghiera universale. Al termine poi di queste preghiere è stata ripristinata l'orazione domenicale. Perciò, tenendo conto della recita che di essa si fa anche nella Messa, viene ristabilito anche ai nostri giorni l'uso della Chiesa antica di recitare questa preghiera tre volte al giorno.


    Rinnovata dunque e restaurata completamente la preghiera della santa Chiesa secondo la sua antichissima tradizione, e tenuto conto delle necessità del nostro tempo, è davvero auspicabile che essa pervada profondamente, ravvivi, guidi ed esprima tutta la preghiera cristiana e alimenti efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio.


    Per questo abbiamo piena fiducia che lo spirito di quella preghiera che si deve fare «senza interruzioni»3 e che nostro Signore Gesù Cristo ha ordinato alla sua Chiesa, riprenda nuova vita.


    Il libro della Liturgia delle Ore, distribuito nel tempo giusto, la sostiene, e la favorisce, mentre la stessa celebrazione, soprattutto quando una comunità si raduna a questo scopo, esprime la vera natura della Chiesa orante, e risplende come suo segno meraviglioso.


    La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso4, nel senso che ognuno partecipa a questa preghiera, che è propria dell'intero corpo. Questa perciò esprime la voce della diletta Sposa di Cristo, i desideri e i voti di tutto il popolo cristiano, le suppliche e le implorazioni per le necessità di tutti gli uomini.


    Ma questa preghiera riceve la sua unità dal cuore di Cristo. Il nostro Redentore ha voluto infatti «che quella vita che aveva iniziato con le sue preghiere e col suo sacrificio, durante la sua esistenza terrena non venisse interrotta per il volgere dei secoli nel suo Corpo mistico, che è la Chiesa»5. Avviene, perciò, che la preghiera della Chiesa è insieme «la preghiera che Cristo con il suo Corpo rivolge al Padre»6. Mentre dunque recitiamo l'Ufficio, dobbiamo riconoscere l'eco delle nostre voci in quelle di Cristo e quelle di Cristo in noi7.


    Perché questa caratteristica della nostra preghiera risplenda più chiaramente, è indispensabile che «quella soave e viva conoscenza della Sacra Scrittura»8 che emana dalla Liturgia delle Ore, rifiorisca in tutti, in modo che la Sacra Scrittura diventi realmente la fonte principale di tutta la preghiera cristiana.


    Soprattutto la preghiera dei salmi, che senza interruzione accompagna e proclama l'azione di Dio nella storia della salvezza, deve essere compresa con rinnovato amore dal popolo di Dio. Perché sia raggiunto più facilmente questo scopo è necessario che il significato inteso dalla Chiesa quando canta i salmi nella liturgia, sia studiato più assiduamente dal clero e sia comunicato anche ai fedeli mediante opportuna catechesi. Questa più estesa lettura della Sacra Bibbia, non solo nella Messa ma anche nella nuova Liturgia delle Ore, farà sì che venga continuamente ricordata la storia della salvezza e annunziata con grande efficacia la sua continuazione nella vita degli uomini.


    Ma poiché la vita di Cristo nel suo Corpo mistico perfeziona ed eleva anche la vita propria o personale di ogni fedele, deve essere del tutto esclusa qualunque opposizione tra preghiera della Chiesa e preghiera privata; anzi, bisogna mettere in maggior rilievo e sviluppare più ampiamente i rapporti che esistono tra l'una e l'altra. L'orazione mentale deve attingere inesauribile alimento dalle letture, dai salmi e dalle altre parti della Liturgia delle Ore. La stessa recita dell'Ufficio deve adattarsi, per quanto è possibile, alle necessità di una preghiera viva e personale, poiché, come è previsto in Principi e Norme, si possono scegliere i tempi, i modi e le forme di celebrazione che meglio rispondono alle condizioni spirituali degli oranti. Che, se la preghiera dell'Ufficio divino diviene preghiera personale, più evidenti appariranno anche quei legami che uniscono tra di loro la Liturgia e tutta la vita cristiana. L'intera vita dei fedeli, infatti, attraverso le singole ore del giorno e della notte, è quasi una leitourgia, mediante la quale essi si dedicano in servizio di amore a Dio e agli uomini, aderendo all'azione di Cristo che con la sua dimora tra noi e con l'offerta di se stesso, ha santificato la vita di tutti gli uomini. Questa sublime verità del tutto inerente alla vita cristiana, la Liturgia delle Ore la esprime con evidenza e la conferma in maniera efficace. È per questa ragione che le preghiere delle Ore vengono proposte a tutti i fedeli, anche a coloro che non sono tenuti per legge a recitarle.


    Quelli invece che hanno ricevuto dalla Chiesa il mandato di celebrare la Liturgia delle Ore, ne adempiano devotamente ogni giorno la recita completa, osservando, per quanto è possibile, la corrispondenza delle ore e, soprattutto, diano la dovuta importanza alle Lodi mattutine e ai Vespri. Inoltre, quelli che, insigniti dell'Ordine sacro, partecipano alla dignità sacerdotale del Cristo in forza di un particolare sigillo sacramentale, o coloro che, mediante i voti della professione religiosa si sono consacrati in maniera speciale al servizio di Dio e della Chiesa, non celebrino la Liturgia delle Ore solo per obbedienza a una legge, ma si sentano spinti dalla considerazione della sua intima importanza e dalla sua utilità pastorale e ascetica. È molto auspicabile che la preghiera pubblica della Chiesa sia riconosciuta come un naturale frutto del rinnovamento spirituale e una evidente necessità interiore di tutto il Corpo della Chiesa. Questa, infatti, a somiglianza del suo Capo, non può essere definita altrimenti che come Chiesa orante. Si elevi, dunque, con il sussidio del nuovo libro della Liturgia delle Ore, che di Nostra autorità apostolica ora stabiliamo, approviamo e promulghiamo, più solenne e più bella la lode di Dio nella Chiesa del nostro tempo, si associa quella che viene cantata nelle sedi celesti dai santi e dagli angeli, e accrescendosi incessantemente in perfezione nei giorni di questo terrestre esilio, muova con nuovo slancio incontro a quella lode perfetta che per tutta l'eternità è attribuita «a colui che siede sul trono, e all'Agnello»9. Stabiliamo dunque che questo nuovo libro della Liturgia delle Ore possa esser subito adottato, non appena pubblicato. Frattanto le Conferenze Episcopali provvedano alle edizioni in lingua nazionale e, dopo averne ricevuta dalla Santa Sede l'approvazione o la conferma, stabiliscano la data precisa in cui tali versioni, in tutto o in parte, possano o debbano andare in uso.


    Inoltre, dal giorno in cui si dovranno usare queste versioni, fatte per la celebrazione in lingua nazionale, anche coloro che vorranno continuare l'uso del latino dovranno usare esclusivamente la nuova Liturgia delle Ore.


    Coloro invece che, o per l'età avanzata o per altri motivi particolari, dovessero incontrare gravi difficoltà nell'uso della nuova forma, potranno, con il permesso del proprio Ordinario e solo nella recita individuale, adoperare in tutto o in parte il Breviario Romano che si usava prima. Vogliamo pertanto che quanto qui abbiamo decretato e prescritto abbia valore ed efficacia ora ed in futuro, nonostante, in quanto sarà necessario, le contrarie Costituzioni, gli Ordinamenti Apostolici emanati dai Nostri Predecessori e gli altri Decreti anche se degni di particolare menzione e deroga.



    Dato a Roma, presso San Pietro il 1 ° novembre,

    solennità di Tutti i Santi, dell'anno 1970,

    ottavo del Nostro Pontificato.





    Paolo PP. VI

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    LA LITURGIA DELLE ORE

    Giuseppe Ruppi



    Per la lode di Dio e la santificazione dell'umanità

    Ogni persona è chiamato alla grazia dell'incontro e del colloquio con Dio, ed ogni cristiano è invitato espressamente dal Padre ad un dialogo filiale nel Cristo, tanto da far così esprimere la liturgia della Chiesa:

    Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo attuare nelle parole e nelle opere ciò che è conforme alla tua volontà.

    La Chiesa intera, come tale, ha la sua preghiera. Essa anzi è impegnata in modo del tutto speciale a pregare, in quanto segno visibile, sacramento generale dell'incontro fra Dio e l'uomo. La Liturgia delle Ore è innanzi tutto preghiera della Chiesa, ossia della comunità cristiana in quanto tale.



    Preghiera di Cristo e della Chiesa

    La Sacrosanctum Concilium (SC) definendo il Divino Ufficio come la voce della Chiesa, ossia di tutto il Corpo mistico che loda pubblicamente Dio, richiama alla natura comunitaria della sua celebrazione. Di conseguenza il Concilio invita tutti coloro che sono chiamati ad esercitare quest'ufficio sacerdotale a farlo possibilmente in comune. Anzi, il Concilio esorta i pastori d'anime a procurare che le parti principali della Liturgia delle Ore, specialmente i Vespri, siano celebrate in Chiesa con partecipazione comune, nelle domeniche e feste più solenni. La raccomandazione fatta ai laici di prendere parte alla celebrazione della Liturgia delle Ore, propone innanzi tutto come modo normale e preferibile che essi si uniscano, ai presbiteri, o anche in gruppo fra di loro. La celebrazione comunitaria è la forma normale, di questa preghiera quotidiana della Chiesa. La sua prima caratteristica è quella di riunire nella preghiera i discepoli di Cristo, che invocano con queste parole il Padre:

    Dio onnipotente ed eterno che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell'eredità che ci hai promesso.

    Suscita la forza di testimonianza perché siano segno vivo nel mondo della vocazione dei figli di Dio nel cui cuore lo Spirito effuso dal Cristo risorto grida con gemiti inenarrabili: Abbà, Padre (Rm 8,15).

    La Liturgia delle Ore come celebrazione non è compiuta a titolo semplicemente personale; la Chiesa è il soggetto orante e significa questa sua missione nell'atteggiamento dei suoi membri. Chiunque celebri la Liturgia delle Ore visibilizza l'attualità sacramentale della vocazione orante di Cristo in noi cui è associata la Chiesa. Nella celebrazione liturgica la comunità, mossa dallo Spirito, si pone in Cristo davanti al Padre, per offrire il canto pasquale della propria gratitudine in mistica unione con la lode del cielo:

    O Trinità beata, / luce, sapienza, amore, / vesti del tuo splendore / il giorno che declina. / Te lodiamo al mattino / te nel vespro imploriamo / te canteremo unanimi / nel giorno che non muore. Amen.

    Il sacrificio di lode (cf Sal 49,14.23), nel quale i salmi stessi costituiscono la sostanza della Liturgia delle Ore, esprime veramente la voce della Sposa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre.

    Lo stesso Spirito che ci fa gridare: Vieni, Signore Gesù! (Ap 22,20) c'insegna a pronunciare, con Gesù, il nome del Padre.

    La celebrazione delle Ore, insieme all'Eucaristia e ai sacramenti, è un'iniziazione alla vita trinitaria: tutti i Salmi e i Cantici si concludono, infatti, con un Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo. In ogni Ora dell'Ufficio noi viviamo il dialogo del Figlio con il Padre, come lo riferiscono i Vangeli. La liturgia della lode quotidiana si colloca in stretto rapporto con la celebrazione eucaristica, culmine e fonte della vita della Chiesa, e nello stesso tempo ne è preparazione e prolungamento. Lo evoca, questo mistero, un bellissimo inno:

    O Gesù Redentore, / immagine del Padre, / luce d'eterna luce, / accogli il nostro canto. / Per radunare i popoli / nel patto dell'amore / distendi le tue braccia / sul legno della croce. / Dal tuo fianco squarciato / effondi sull'altare / i misteri pasquali / della nostra salvezza [...].



    Preghiera per la santificazione del tempo

    Il tempo con le sue scansioni è sacramento, cioè segno di realtà sacre, cosicché la Chiesa, che prega nel tempo, ha la sua celebrazione nella Liturgia delle Ore.

    La Chiesa risponde con la Liturgia delle Ore, nel corso dell'anno liturgico e durante la giornata, al comando di continuare l'invocazione di lode e di benedizione a Dio nello Spirito, santificando il tempo e l'intera attività umana. Elemento tipico di questa forma di preghiera è l'orarietà, ossia la sua distribuzione in varie parti corrispondenti ai momenti più importanti della giornata. Essa è un memoriale degli eventi della nostra salvezza, che ci dà la possibilità, come gli altri segni liturgici, di ricordare tali eventi, di rinnovarli per noi, nella prospettiva del compimento futuro.


    Le Ore principali sono quelle del mattino (Lodi):

    Notte, tenebre e nebbia, / fuggite: entra la luce, / viene Cristo Signore. […], e della sera (Vespri):

    Artefice e Signore / della terra e del cielo, / aurora inestinguibile, / giorno senza tramonto, / dona alle stanche membra / la gioia del riposo, / e nel sonno rimargina / le ferite dell'anima. […];

    È previsto un ufficio per l'Ora media, a meno che si vogliano celebrare le tre Ore minori tradizionali di Terza, Sesta e Nona. L'Ufficio delle Letture può essere detto nel momento più propizio.


    Compieta conclude la giornata.

    La Liturgia delle Ore mira a santificare il giorno e la notte. Il ciclo quotidiano è il ritmo fondamentale della vita umana: esso costituisce il quadro naturale dei nostri incontri con Dio. IHVH, nel paradiso, andava a trovare Adamo ed Eva, suoi amici, alla brezza dei giorno (Gn 3,8). I Salmi sono le preghiere del mattino, di mezzogiorno, della sera e di mezzanotte. Daniele: tre volte al giorno si metteva in ginocchio a pregare e lodava il suo Dio, come era solito fare anche prima (Dan 6,1 1; Sal 54,18).

    Dopo l'ascensione di Gesù, gli apostoli stavano sempre nel Tempio lodando Dio (Lc 24,53; At 2,46) e si vedono Pietro e Giovanni salire al Tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio (At 3,1).



    Conclusione

    Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode (Sal 50,17). Queste le parole del salmo 50 che sono utilizzate come versetto introduttivo dell'invitatorio della Liturgia delle Ore. Le facciamo nostre come espressione del nostro desiderio di rivolgerci spesso al Signore con la preghiera. L'iniziativa appartiene a Dio. Spetta a lui aprire le nostre labbra perché noi possiamo parlare con lui, cantarne le lodi. La preghiera è un dono di Dio. Ciò vale di ogni nostra preghiera. Vale in modo speciale della Liturgia delle Ore, una voce che risuona a lode di Dio e a santificazione degli uomini. Ne risulta un vero servizio di lode che magnifica il Signore. I singoli oranti, le comunità, la Chiesa intera ne restano profondamente compenetrati, essendo così inseriti sempre più nel divino progetto di salvezza e di santificazione. E sull'umanità intera, sull'intero cosmo si riflette più intensamente la luce trasformante di Dio. La Liturgia delle Ore, pur celebrata nel tempo, acquista una dimensione d'eternità, perché già unita sulla terra alla liturgia del cielo e anelante alla sua piena realizzazione nella patria beata. Saremo in grado di entrare in intima unione con Lui anche mentre aspettiamo il giorno del suo ritorno definitivo. Allora, le parole dell'antico canto del pellegrino diventeranno le parole nostre:

    Alzo gli occhi verso i monti: / da dove mi verrà l'aiuto?/ Il mio aiuto viene dal Signore, / che ha fatto cielo e terra...(cf Sal 121).

    Tutto ciò ad una condizione: che all'esteriorità della voce corrisponda l'interiorità della mente.

  4. #4
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    Interessantissimo Lepanto!
    Grazie

 

 

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