"Già all’indomani dell’11/9 si era compreso come l’invasione dell’Afghanistan altro non fosse che il primo passo verso quella prioritaria dell’Iraq con relativo conseguente indebolimento dell’Arabia Saudita.
Ora, a distanza di tempo da quello spettacolare episodio scatenante, gli eventi che si sono susseguiti impastati in un golem di menzogne e verità, hanno permesso di svelare ad un’opinione pubblica allargata quale fosse il bottino che gli eserciti in campo – a vario titolo - cercavano di spartirsi.
Spesso ne è seguita una valutazione dei fatti originata da un ragionamento del genere :
"alcuni ( gli Usa) hanno scatenato una guerra preventiva per appropriarsi dell’area più strategica del pianeta, controllare altre zone-chiave, arginare lo sviluppo del blocco cinese e creare un Impero con cui assoggettare il mondo. Dunque, al di là dell’ inaccettabile "mezzo" adottato per raggiungere questo scopo, anche il "fine" ne risulterebbe riprovevole…"
Tuttavia si rende necessaria un’analisi più fredda e razionale
Il quadro della situazione geopolitica mondiale, come apparve dopo la repentina caduta del muro di Berlino, denunciava l’ esigenza di una indispensabile riscrittura degli equilibri mondiali non più controbilanciati e, in un certo senso, garantiti dalla presenza di due blocchi contrapposti sostanzialmente omogenei
Dunque il problema di ridefinire un rapporto di forze, così come oggettivamente si poneva ieri, si porrà anche domani e - a meno di non voler fare i conti con la realtà - a farsene il maggior carico sarà l’unica superpotenza sopravvissuta: l’America.
Magari non quella di Bush - la cui amministrazione ha affrontato il problema nel modo più arrogante, incivile, grottesco, brutale e tutto sommato instabile che potesse essere concepito – ma un’America più attenta e ragionevole che guardi al vecchio continente con maggior lungimiranza
Infatti nella difficile ricerca di un nuovo assetto degli equilibri geopolitici, che dovranno necessariamente essere individuati e rinegoziati, l’ Europa ( mortificata ed ignorata dai “falchi di Washington) dovrebbe essere riconosciuta come elemento di fondamentale importanza proprio per la sua naturale funzione di "ponte" – sia geografico che ideologico - fra un mondo legato a valori che affondano le radici nella cultura orientale e quello occidentale della cui cultura essa stessa è madre
L’unica via percorribile nel tentativo di arginare i conflitti non più sotto controllo è quella di ristabilire un dialogo teso a costituire un incontro e non uno scontro di civiltà
Non è pensabile infatti di poter proseguire il cammino nella convinzione che a dettare le regole di vita e di morte sia solo un gruppo, per quanto potente, di pochi esseri umani accecati dall’avidità e dall’egoismo
Perché se è vero che i poteri forti e gli interessi economici hanno da sempre governato il mondo è anche vero che – quando si è raggiunto il punto di rottura - il mondo, in un modo o nell’altro, ha presentato il conto…
fonte: http://puntoeacapo.splinder.it




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