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La caduta degli dei
Sandra Bonsanti
Libertà e giustizia 28/06/2004
Non piace più nemmeno ai suoi, cioè piace sempre meno. Silvio Berlusconi si è preso una legnata a casa sua, quella Milano che ha vissuto in diretta tutte le sue avventure e i successi da quando era un giovane di belle speranze e cresceva insieme al potere di Craxi fino a succedergli nel 1993. Lo hanno molto amato e molto appoggiato, forse senza mai sentirlo come veramente partecipe dello spirito della città. E’ stato abbandonato dal centro, oltre che dalla periferia.
E’ questo il segnale che da Milano si è propagato in tutta la penisola: dopo il miracolo Sicilia, anche in Puglia, anche in Abruzzo, anche in Molise, anche a Novara, a Biella, Bergamo città… E se nel Cavaliere non credono più i suoi concittadini, quelli che lo conoscono meglio e da più tempo si erano affidati a lui e ai suoi uomini, perché dovrebbe crederci il resto degli italiani?
Ancor più del risultato delle elezioni europee, la somma di queste province e comuni conquistati dal centro sinistra sono forse la prova decisiva che la triste pagina dell’avventura berlusconiana, che ha portato l’Italia al discredito in tanta parte d’Europa e del mondo, sta per chiudersi.
Ma la caduta degli dei di solito non è indolore. I guasti che Berlusconi e la sua pur disgregata maggioranza possono ancora produrre sono tanti e gravi: sbaglierebbe l’opposizione se sottovalutasse il ruolo che ancora le spetta per fronteggiare manovre economiche e istituzionali sciagurate e temibili per le conseguenze future. Basta pensare che questa maggioranza sostanzialmente già battuta alle elezioni si avvia tra pochi giorni a forzare ancora una volta il dibattito parlamentare mettendo la fiducia su una delle riforme che più dividono il Paese, quella dell’ordinamento giudiziario.
Ed è qui che si gioca la credibilità di quei politici, raccolti nell’Udc, che da tempo hanno alzato la voce richiamando il premier su punti essenziali della strategia del governo. Vorremmo chieder loro: davvero lo lascerete proseguire su questa strada già abbandonata dalla maggioranza del Paese? Davvero asseconderete questa sua smania di far finta di nulla, di minimizzare, magari di parlare di brogli, nell’imbarazzo generale anche di Pisanu?
Davvero gli darete la fiducia, se avrà il coraggio di chiedervela ancora? Davvero gli lascerete portare a termine il lavoro di erosione del patrimonio culturale, civile e economico della nazione? Parlavate dunque tanto per parlare? Accetterete un ministero per restare al governo?
Voi dovete sapere che molti italiani da oggi vi guardano con occhio critico ma fiducioso. Voi siete fatti di un’altra pasta, ma dovete dare un segnale che finalmente vi accollerete la vostra responsabilità.
Quanto a Berlusconi, che pure deve aver capito anche lui di non esser più l’unto del signore, vedremo come uscirà di scena: avrebbe potuto aspirare al ruolo di commissario tecnico della nazionale, ma Lippi è appena arrivato. Non gli mancano luoghi per i dorati esilii: le Bermuda sono in fiore, il bunker sardo protetto dai nostri servizi segreti è quasi finito. Dovrebbe avere il coraggio di approfittare di queste sue immense fortune, costruite col sudore della sua fronte e qualche intrigo politico…
Infine, il solito pensierino per i nostri: sbaglierebbero se non imparassero la lezione di Milano: unità delle forze politiche, appoggiate da una società civile forte e dinamica in uno scontro affrontato con una chiarezza che non si conosceva da anni.
Il centro sinistra ha finalmente inventato qualcosa e questo qualcosa sta vincendo in Italia.




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