...ieri, sul Foglio
Invece di aprire una crisi di governo in buona e dovuta forma, mettendo se stesso e gli alleati di fronte alla responsabilità di assicurare a un governo fratturato il “nuovo slancio riformatore” di cui ha parlato dopo le elezioni, e promuovendo un nuovo patto e una nuova squadra per vincere nel 2006, assicurandosi che non ci siano altri due anni di verifiche e trabocchetti logoranti, il Cav. sembra aver scelto quel che prevedevamo: durare comechessia attaccandosi come una ventosa alle ideuzze di tutti gli alleati, e tentare di sfangarla con un mezzo riequilibrio di potere concesso a denti stretti e con il rilancio della comunicazione governativa. Puro catenaccio, niente contropiede (a meno che il catenacciaro non abbia in serbo una sorpresona, come si vocifera).
Risultato prevedibile della mentalità difensiva, a due anni data: la modesta vittoria di un Berlusconi che si è castrato o una sconfitta senza il blasone dell’anima bennata (come dicono gli hidalgo). Saremo con lui for better and for worse, come si dice nei matrimoni americani, ma continueremo a rompergli i coglioni come la più insopportabile delle mogli, troppo avanti con l’età per cercare nuovi mariti e disgustata dai pretendenti eventualmente su piazza.
E cominciamo subito.
Ieri ne ha infilate tre di seguito.
Il suo potere nascosto è la minaccia di elezioni anticipate: se ne è privato dicendo che perderebbe (innovazione bizzarra, un teatrino di tipo nuovo).
Il suo fascino è che, per aspera ad astra, ha costruito lui lo schema della nuova Repubblica del maggioritario e del bipolarismo: per l’ennesima volta ha rimesso quella carta decisiva nel mazzo, come fa sempre in tempi di crisi di mezza legislatura, e stavolta si è detto incline alla proporzionale, sì-certo-con-correttivi-maggioritari, su richiesta di Marco Follini.
Il paese che è con lui, quello che si era stancato della concertazione, dei veti corporativi, e che chiedeva una robusta iniezione di crescita e un cambiamento fondato su maggiori libertà e responsabilità per cittadini e imprese, il Cav. lo sta mollando con questa storiella della “tassa etica”: come da contratto, le aliquote saranno due, al 23 e al 33 per cento, però saranno tre o quattro, perché i ricchi, ha confidato a Bruno Vespa il grande pauperista, devono dare un contributo addizionale per la ricerca.
E bravo. Dice che è Reagan, ammira la Thatcher, ci fa pagare la ricerca con il pretesto etico, quando la ricerca è ricca e avanzata proprio nelle società dove si pagano meno imposte.
Insomma, se il premier ha una pelle, si è scuoiato da solo con tre dichiarazioni nel momento meno opportuno.
Non è detto però che la Fortuna non lo assista.
Pensate a Bill Clinton e alle sue memorie: ha fatto quasi solo cazzate, e ha sbrigato felice due mandati pieni consegnando alla storia il più lungo ciclo di ripresa e di ottimismo della società americana da quarant’anni.
Eppoi lo ripetiamo: la verità è che l’Italia non ha una missione, gira e deve girare come una trottola ai margini dei fatti.
A paragone con queste performance di Palazzo, inoltre, la politica estera del Cav. sembra quella di Cavour. Accontentiamoci.
Se gira bene.
saluti




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