Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    w i punkillonis
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    Predefinito diciamo che non comincia male....

    Prima uscita del presidente della Regione dopo l’ipotesi di riapertura del carcere

    «Giù le mani dall’Asinara»
    Soru annuncia battaglia: «L’isola ci appartiene»


    Altolà, l’Asinara non si tocca. È un’area naturalistica e un’area naturalistica deve restare. Niente ritorno al passato, dunque. Niente carcere, neppure sul modello delle strutture aperte, con i detenuti (ritenuti a bassa pericolosità) che si occupano di piante e sentieri del parco. Dopo l’ipotesi di una possibile riapertura dell’istituto di pena nell’isola (o meglio a Cala Reale, ancora di proprietà dello Stato), la prima uscita del nuovo presidente della Regione Renato Soru è proprio sull’Asinara. Soru annuncia che chiederà un incontro al ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli. Per chiedere cosa? Intanto per ottenere l’assegnazione totale delle aree e dei beni ancora in possesso dello Stato sulla base di quanto sancito dalle norme contenute nello Statuto sardo. Un passo importante che chiuderebbe tutte le possibili strade a un utilizzo diverso dell’Asinara dopo la chiusura del carcere di massima sicurezza e la conseguente smobilitazione.
    «Riteniamo che un bene prezioso, un’area naturalistica di inestimabile valore - ha sottolineato il presidente della Regione - non debba essere destinato a fini diversi da quelli stabiliti dalle popolazioni locali e le amministrazioni che le rappresentano». La riaffermazione di un principio si accompagna a un annuncio: «Percorreremo quindi tutte le strade più opportune per raggiungere questi obiettivi in piena sintonia con le comunità locali. Non intendiamo recedere da questo principio generale che deriva - ha aggiunto Soru -, al di là delle questioni burocratiche o in osservanza di non meglio specificati usi governativi, dal diritto sacrosanto della collettività di disporre dei propri beni e del proprio territorio in piena autonomia senza interferenze o imposizioni da parte nè dello Stato nè tantomeno dei dipartimenti penitenziari romani».
    La possibilità di sottrarre un pezzetto dell’isola per rilanciare l’attività penitenziaria è arrivata attraverso una lettera firmata dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tinebra. Il funzionario aveva scritto proprio al presidente della Regione sarda per invitarlo a organizzare una conferenza dei servizi fra gli enti interessati a Cala Reale. Urgono, ha scritto Tinebra, «urgenti lavori di recupero degli immobili in suo possesso». In realtà la situazione degli edifici non deve essere delle migliori. Tanto è vero che un gruppo di ispettori del Demanio di Sassari, dopo un sopralluogo su specifico incarico della Procura regionale presso la sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei conti, avevano lanciato mesi fa una allarme.
    Ristrutturazione uguale detenuti nell’isola? No, secondo il presidente dell’Ente parco, Piero Deidda. Ma Renato Soru vuole innanzitutto capire e per questo chiede un incontro con Castelli.


    www.unionesarda.it

  2. #2
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    Ebè Lutzia'.... ti ripropongo un mio messaggio non commentato su Soru

    SORU
    Anch'io sono plaudente e contento che Soru, abbia vinto, ancora di più sono felice di vedere (sulla carta) un progetto fortemente improntato sull'identitarietà, un modello di sviluppo "fedele all'anima sarda"....
    E fin qui siamo tutti d'accordo!
    Ancora, il fatto che non sia schiettamente indipendentista, nonostante la sua sardità sbandierata, non deve essere la causa della condanna della sua azione politica, che peraltro deve iniziare.

    Penso invece che la sua vittoria, possa essere funzionale alla elaborazione e alla formazione di un sostrato identitario-natzionalitario da cui I.RS. possa attingere essendo già da oggi la coscienza più lucida, di queste nostre idee, in direzione del riscatto.

    Insomma va considerato, l'impatto dell'insegnamento della lingua, della valorizzazione culturale, dell'insegnamento della storia sarda, di un modello di sviluppo che limiti il sacheggio el'impotenza.
    La società sarda, ha bisogno di credere in sé.

    Quando parlo di indipendentismo con persone già adulte o anziani, l'unica cosa che mi sanno dire è: "giai iada a essiri bellu, ma de ita campausu! commenti feusu?"

    La contestazione NON E' DI VALORE, dell'idea ma del suo VANTAGGIO SPICCIOLO e spesso meramente utilitaristico.
    Ebbene, se Soru può cambiare tutto questo o solo scalfirlo, benvenga Soru!

    L'autodeterminazione si otterrà o con l'elaborazione culturale, identitaria pacifica, sfruttando e anche forzando i miseri spazi che la madrepatria ci lascia; o con la sollevazione armata.
    Delle due la prima mi sembra l'unica preferibile e realisticamente attuabile.

    E' ovvio dunque che l'indipendenza si può ottenere democraticamente solo tramite referendum, ma un tale referendum non osano, sottoporlo neanche i baschi, perchè sanno che non basterebbe una maggioranza semplicea favore, per sancire una tale svolta.

    Dunque la mia idea è che ogni passo verso la conservazione e l'attualizzazione della coscienza "natzionale" sarda, ma anche verso un maggiore autonomismo, sia positivo.

    Sì.... l'autonomismo, è un surrogato per impedirci di sfociare nell'indipendenza, ma sta a noi utilizzarne tutti gli spazi in direzione di un'affermazione di ciò in cui crediamo.

    salude

  3. #3
    w i punkillonis
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    Ciao Hiosto, e ite parede ?
    Basca?

    credo che ci siano due tipi di indipendentismo: uno cosciente, l'altro sopito. A volte il secondo si manifesta in maniera un pò rozzae incoerente ma non è detto che non sia efficace, come hai detto tu nella formazione (o risveglio delle coscienze), e nella maturazione del popolo sardo. Permettimi di approfondire quest'ultimo, parlo di maturazione perchè un popolo che crede di non poter andare "da solo" (quale è il popolo che va in compagnia ?) è un popolo immaturo. È come un giovane cresciutello che rimane in famiglia (la metafora non è felice ma rende l'idea).

    È chiaro che spostando il baricentro della politica verso forme, seppur minime di autodeterminazione, chi ne trae vantaggio sono i partiti che fanno di questo "way of think" la loro bandiera.

    Come ci insegna la storia l'indipendenza si ottiene più facilmente dalla perdita di potere del dominatore che dalla lotta con esso. Oggi a seconda della direzione che prenderà l'unione europea abbiamo questa opportunità. Dovremo lottare, insieme agli altri popoli europei, affinche sia sancito il diritto all'autodeterminazione.

    vedremo...

    L

  4. #4
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    Come ci insegna la storia l'indipendenza si ottiene più facilmente dalla perdita di potere del dominatore che dalla lotta con esso. Oggi a seconda della direzione che prenderà l'unione europea abbiamo questa opportunità. Dovremo lottare, insieme agli altri popoli europei, affinche sia sancito il diritto all'autodeterminazione.

    vedremo...

    Tottu bhene Lutzia' e tue su propriu?

    Riguardo alla "question"...
    Nell'Europa avrei fiducia se non fosse che ora stanno spostando anche i paletti già fissati per l'unione monetaria, semplicemente perchè 2 grandi come Francia e Germania, e tacito accordo Italiano che le seguirà tra non molto, sforano il tetto del 3% nel rapporto debito PIL.

    Immagino che di fronte all'ALE (Alleanza Europea Nazioni Senza Stato: Euskadi, Catalunya, Corsica, Breizh, Sardigna, Irlanda del nord, Scotland, Vallonia,... ), trovino facilmente l'accordo i grandi inquisitori, rispettivamente: Spain, France, GB,... magari trovando una ragione in più di convergenza nell'istaurazione di un governo federale europeo.
    Mi sembra ci siano poche possibilità di avere un'Ue che continui a far leva sulle minoranze per scardianare gli stati centrali.

    Noi comunque la nostra adesione converrebbe la rinegoziassimo in toto, sia per quanto riguarda i parametri, sia le quote prioduttive, gli aiuti, i diritti da acquiire, la rappresentanza nelle istituzioni comuni,....

    Abbiamo tempo per pensarci per bene!
    Non troppo però..

  5. #5
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    bahhh...

    sa primu parti est sa tua!

  6. #6
    w i punkillonis
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    Caru Hiosto, sa linea Europea de iRS ada a essire a pustis de s'istadiale (istiu)... isperemus...

    no es depimos iscartdinare sos istados, issos si suntis iscardinande jante potere a d'una istituzione noa, toccada bene a biere de cale pasta est fatta custa istituzione....

    ma si no pigamos una linea e da provamovos a adderezare custa linea est inutile ki si pranghimos in pizzu....


    salude

    L

  7. #7
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    o Hiosto: de s'ALE faint parti finas is sardus, po imoi doi funt feti is arrapresentantzias de su PSdAz.

    Po sa kistioni Soru: spero vivamente che questo tono usato a parole si concretizzi con i fatti. L'insignificante Pili in questo caso sapete cosa avrebbe fatto? Secondo me avrebbe cercato di convincere i sardi che il carcere non riaprirà, ovviamente nessuna presa di posizione pubblica netta.
    E' necessario creare dei precedenti, se Soru farà in modo che la Regione Autonoma si riappropri del territorio ancora in possesso dello Stato sull'Asinara, potrebbe funzionare come precedente per altre (e molto più serie) riappropriazioni.



    stiamo a vedere...

 

 

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