Prima uscita del presidente della Regione dopo l’ipotesi di riapertura del carcere
«Giù le mani dall’Asinara»
Soru annuncia battaglia: «L’isola ci appartiene»
Altolà, l’Asinara non si tocca. È un’area naturalistica e un’area naturalistica deve restare. Niente ritorno al passato, dunque. Niente carcere, neppure sul modello delle strutture aperte, con i detenuti (ritenuti a bassa pericolosità) che si occupano di piante e sentieri del parco. Dopo l’ipotesi di una possibile riapertura dell’istituto di pena nell’isola (o meglio a Cala Reale, ancora di proprietà dello Stato), la prima uscita del nuovo presidente della Regione Renato Soru è proprio sull’Asinara. Soru annuncia che chiederà un incontro al ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli. Per chiedere cosa? Intanto per ottenere l’assegnazione totale delle aree e dei beni ancora in possesso dello Stato sulla base di quanto sancito dalle norme contenute nello Statuto sardo. Un passo importante che chiuderebbe tutte le possibili strade a un utilizzo diverso dell’Asinara dopo la chiusura del carcere di massima sicurezza e la conseguente smobilitazione.
«Riteniamo che un bene prezioso, un’area naturalistica di inestimabile valore - ha sottolineato il presidente della Regione - non debba essere destinato a fini diversi da quelli stabiliti dalle popolazioni locali e le amministrazioni che le rappresentano». La riaffermazione di un principio si accompagna a un annuncio: «Percorreremo quindi tutte le strade più opportune per raggiungere questi obiettivi in piena sintonia con le comunità locali. Non intendiamo recedere da questo principio generale che deriva - ha aggiunto Soru -, al di là delle questioni burocratiche o in osservanza di non meglio specificati usi governativi, dal diritto sacrosanto della collettività di disporre dei propri beni e del proprio territorio in piena autonomia senza interferenze o imposizioni da parte nè dello Stato nè tantomeno dei dipartimenti penitenziari romani».
La possibilità di sottrarre un pezzetto dell’isola per rilanciare l’attività penitenziaria è arrivata attraverso una lettera firmata dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tinebra. Il funzionario aveva scritto proprio al presidente della Regione sarda per invitarlo a organizzare una conferenza dei servizi fra gli enti interessati a Cala Reale. Urgono, ha scritto Tinebra, «urgenti lavori di recupero degli immobili in suo possesso». In realtà la situazione degli edifici non deve essere delle migliori. Tanto è vero che un gruppo di ispettori del Demanio di Sassari, dopo un sopralluogo su specifico incarico della Procura regionale presso la sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei conti, avevano lanciato mesi fa una allarme.
Ristrutturazione uguale detenuti nell’isola? No, secondo il presidente dell’Ente parco, Piero Deidda. Ma Renato Soru vuole innanzitutto capire e per questo chiede un incontro con Castelli.
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