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Discussione: Sotto un cielo etrusco

  1. #1
    INVICTIS VICTI VICTURI
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    Predefinito Sotto un cielo etrusco

    Sotto un cielo etrusco
    Il popolo che insegnò a Romolo il rito del solco

    di Sergio Frau


    Meglio partire dall' inizio: da Romolo che osserva il cielo, vede quegli uccelli magici che gli dicono di sì e traccia il suo solco. Dominique Briquel, etruscologo alla Sorbona: «Parlare di spazio consacrato a proposito degli Etruschi rimanda immediatamente a quello che, senza dubbio, era il più celebre dei riti che i Romani pensavano di dovere a questi loro vicini del Nord: quello attraverso cui procedevano alla fondazione delle città. Questo rito si riferisce al modello prestigioso del "conditor": è così che Romolo era detto aver fondato Roma e molti autori che riferiscono l' avvenimento insistono sul carattere etrusco di questo rituale». E sì: è una Roma fondata all' etrusca, questa nostra. E stato appena pubblicato un prezioso librone che dà conto di "Saturnia Tellus", un megaconvegno del Cnr che, qualche anno fa, ha chiamato a Roma i migliori antichisti del Mediterraneo per ragionare sullo spazio consacrato degli Etruschi, degli Italici, dei Fenici, degli Iberi, dei Celti. Ed è stato proprio lì al convegno - e nel libro, a pagina 27 - che Briquel ha fatto il punto sul "Rituale etrusco- romano di fondazione delle città". Scrive Briquel: «Plutarco sottolinea che Romolo, per procedere alla fondazione rituale "aveva fatto venire dalla Tirrenìa alcuni uomini per guidarlo e insegnargli nel dettaglio i riti e le formule da osservare, come in un una cerimonia religiosa"». (Chi volesse seguire quella fondazione come una diretta - anche attraverso le parole degli Antichi - lo può fare con "Roma: il primo giorno" di Andrea Carandini, per Laterza). A cercarle in città le "etruscherie" dei Romani si rischia di dover stilare un verbalone che non finisce più: già "cardo" e "decumanus", i due assi perpendicolari che spartivano il cuore della città, son roba etrusca. Ed è etrusca la groma che serviva a prenderne le prime misure. Etrusco (e terrazzato a legno) il primissimo Circo Massimo dei Tarquini, come è etrusco il rito del "Triumphus" (che proprio lì si chiudeva, in pompa magna), ed etruschi i primi atleti che vi gareggiarono. Etruschi anche la Cloaca Massima, ancor oggi funzionante, e le mura di Servio, e il primo Foro, ma pure le colossali bonifiche del paludone che lambiva i sette colli, gonfiandosi a ogni piena del Tevere. Il Velabro secondo Varrone - era un quartiere tutto etrusco. I caratteri della scrittura, il cui copyright è, però, fenicio? Sarebbero stati passati ai Romani proprio dagli Etruschi che li avevano adottati a modo loro, però: stessi caratteri, ma con tali e tante variazioni sul tema che, ancora oggi, non se ne viene a capo. E la tromba, e il mantello di porpora, e la colonna sonora di certi riti. Persino i fasci - resuscitati da Mussolini e dalle sue camice nere - gli Etruschi li portavano in processione già prima dei Romani. Non solo: se ancor oggi noi usiamo il termine "liturgia", lo dobbiamo a quel "lituus" ritorto che i sacerdoti d' Etruria prima, quelli romani poi, impugnavano e usavano nei riti più sacri. E se - giocando giocando - ancor oggi si è "ludici", è perché i giochi romani (i "ludi"), da loro (dagli Etruschi chiamati, spesso, anche "Lidii") sono stati introdotti in città. Già Massimo Pallottino, padre dell' etruscologia italiana, dedicando un passo importante agli influssi etruschi sul pantheon dei Romani, aveva regalato uno sguardo nuovo sull' antica fede e i suoi idoli: «Giova ricordare» scriveva in "Etruscologia" «che molte divinità etrusche sono identiche a divinità latine e italiche, anche nel nome: per esempio "Uni"-Giunone, "Menerva"- Minerva, "Nethun"-Nettuno, "Selvan"-Silvano, "Satre"-Saturno, "Maris"-Marte.». E, più avanti: «Non vi è dubbio che questa stretta unità di credenze e di motivi si sviluppa nell' ambito del predominio culturale e politico etrusco». E, anche: «La monarchia romana, persino nei suoi segni esteriori - come la corona, il trono, i fasci, la toga palmata ecc. - è, a detta esplicita degli scrittori latini, di origine etrusca». Di più: «Tutta la cultura del Lazio e della Campania è, tra il VII e il VI secolo a.Cr., è decisamente etrusca: basti pensare al tipo, alle forme del tempio, e alla sua decorazione di terracotta dipinta.». E sì, la Roma più maestosa, dei primi secoli, era in gran parte opera etrusca. Di questo, almeno, era convinto anche Giovan Battista Piranesi. Storico dell' arte oltre che fantastico incisore e progettista, Piranesi, in un suo scritto del 1769, polemico con la "greciomania" del suo periodo, sbotta così: «La Romana e l' Etrusca furono da principio una medesima cosa». Sono passati più di due secoli dal suo scritto: molte influenze esterne dall' Etruria degli Artisti, sono ormai appurate e gli hanno dato ragione. Ma sull' origine degli Etruschi, purtroppo, grandi passi avanti, non se ne sono fatti: si viaggia ancora su vie strampalate assai. Le due ipotesi di sempre - di un origine orientale-anatolica (Erodoto & C.), di un' autoctonia italica (Dionigi & C.) - si fronteggiano da secoli. Sui rapporti tra Etruria e Roma, invece, studi, scavi, restauri e mostre (come quella splendida di qualche anno fa su "La Grande Roma dei Tarquini") hanno continuato a precisare le interconnessioni tra loro, il Popolo dei Misteri, e noi, la città che poi li vinse. Gli autori classici non solo ci testimoniano la stima per quelle loro sapienze scientifiche e artistiche, ma raccontano pure di una Roma bene che spesso affidava i suoi rampolli a istitutori etruschi. Tutte le loro abilità d' arte, di bronzistica, di oreficeria spesso vennero consegnate a tombe dove, poi, soltanto Dio (o chi per lui), avrebbe potuto ammirarle. Sacrileghie tombaroli come siamo, oggi, però, possiamo ammirarli anche noi quei loro tesori. E Roma con i suoi due strabilianti musei etruschi permette di farlo in maniera davvero speciale. In Vaticano, al Museo Gregoriano Etrusco si possono vedere alcuni capolavori che tutto il mondo ci invidia: se anche fossero lì da soli varrebbero il viaggio per conoscerli.. Uno per tutti: l' Adone morente (da Tuscania) che con l' Ercole e l' Apollo (da Veio) nel Museo Etrusco di Valle Giulia, (sempre più bello), rappresentano una triade di eccellenza mondiale per la terracotta etrusca. Risorgerà quell' Adone, una volta l' anno. Apollo sarà pregato dal mondo intero. Ed Ercole volerà in cielo, immortale. Sogni di fede, questi loro, che si materializzano per farsi arte: arte sacra.

    Repubblica, 15 marzo 2009, pagina 13

  2. #2
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    Thumbs up Sotto un cielo etrusco

    Fantastico,salutiamo gli immortali,i nostri grandi antichi,i mitici Rasenna.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Sotto un cielo etrusco

    prosperità eterna ed immortalità ai trutnut frontac, i fulguriatores
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 28-10-09 alle 11:20
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  4. #4
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    Predefinito Rif: Sotto un cielo etrusco

    A volte intravedo il rischio di passare dalla ellenomania, stigmatizzata da Piranesi, alla etruscomania...

    Tra una decina d'anni di questo passo Del Ponte o chi per lui sarà costretto a scrivere altri libri per rivendicare la peculiarità dei Latini anche rispetto agli Etruschi.
    I quali, nonostante l'avanzamento degli studi più recenti, rimangono ancora per molti aspetti essenziali avvolti nel mistero, come ricorda proprio questo articolo

    sull' origine degli Etruschi, purtroppo, grandi passi avanti, non se ne sono fatti
    Ultima modifica di Iperboreus; 28-10-09 alle 17:54
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  5. #5
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    Predefinito Rif: Sotto un cielo etrusco

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    Fantastico,salutiamo gli immortali,i nostri grandi antichi,i mitici Rasenna.
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