In Origine Postato da ariel
se il csx vince, vince l'estrema sx, questo è ovvio...
![]()
![]()


In Origine Postato da ariel
se il csx vince, vince l'estrema sx, questo è ovvio...
![]()
![]()


In Origine Postato da ORONZO
[COLOR=royalblue]
Tutti i giornali, i mass media, anche quelli di Berlusconi, dicono o fanno capire che la sinistra vincerà nel 2006 le politiche e ritornerà a governare.Alè.RaiTre.
Ma che cosa è la sinistra? COLOR]
![]()




la destra ha un nome solo Berlusconi... detto tuttoùIn Origine Postato da ORONZO
Tutti i giornali, i mass media, anche quelli di Berlusconi, dicono o fanno capire che la sinistra vincerà nel 2006 le politiche e ritornerà a governare.Alè.RaiTre.
Ma ...erchè votare queste persone io leggerò molto attentamente.


quel 7% dei comunisti estremisti bertinottiani è l'ago della bilancia per far vincere il csx. La sx ostaggio dell'estrema sx antikapitalista e troskista.....In Origine Postato da multietnico
E PERCHè MAI?
SU SPIEGALO GRANDE POLITOLOGO![]()
Meglio teniamoci Berlusconi....![]()


Tieni duro....sennò son cazzi amari.In Origine Postato da ariel
quel 7% dei comunisti estremisti bertinottiani è l'ago della bilancia per far vincere il csx. La sx ostaggio dell'estrema sx antikapitalista e troskista.....
Meglio teniamoci Berlusconi....![]()
![]()


Gli italiani al voto: il massimalismo al 13%
di Stefano Doroni - 19 giugno 2004
La flessione di Forza Italia alle elezioni europee non ci preoccupa in modo particolare. Il partito azzurro paga il dazio di essere il principale partito di governo e quindi il più esposto alle conseguenze delle decisioni più impopolari o travisate dalla campagna di disinformazione nella quale si è dimostrata eccellente quanto disonesta la sinistra. Ma sappiamo anche che l'esperienza del dolore - pure quando è ingiusta - serve a temprare il carattere e a dare la forza necessaria per migliorare là dove qualche ingranaggio forse non gira a dovere. Resta il fatto che la coalizione di governo regge: la Casa delle Libertà non è solo in salute ma conserva al suo interno quei voti che, come ha opportunamente indicato l'Onorevole Sandro Bondi, sono «in libera uscita» da Forza Italia.
Ci fa ridere - anche se si tratta del solito tentativo di truffa ai danni dei cittadini tramite mascheramento della realtà - il trionfalismo di Fassino a compagni. Il 33% a cui puntavano è lontano dalle loro possibilità. La salva di calunnie sparata dal nervoso premier DS in diretta TV di fronte a proiezioni che non soddisfacevano le sue velleità ha definitivamente corroso quel residuo di credibilità che ogni indulgente osservatore poteva ancora concedergli.
Le proiezioni avevano ragione, e l'Ulivo triciclista non va oltre il 31%. Attenzione però: non si tratta del «primo partito italiano», come strombazzavano perfino alcuni giornali all'indomani del voto. Perché l'Ulivo è una coalizione. Ragion per cui il primo partito d'Italia è ancora quello azzurro; e in un eventuale confronto fra coalizioni - si fosse, ad esempio, trattato di elezioni politiche - la Casa delle Libertà vanterebbe un cospicuo vantaggio sul triciclo di Prodi.
Il voto italiano è in controtendenza rispetto a quello degli altri paesi europei: qui la maggioranza di governo non viene punita, segno che la sua azione - agli occhi della gente - è stata positiva. Ma di questi fatti si parla da giorni: la realtà che abbiamo provato sommariamente a raccontare è sotto gli occhi di tutti, almeno di quelli che non se li foderano con le bende della propaganda della sinistra. Il progetto del listone, la ricetta dell'Ulivo non funziona. Per Prodi ci sono due strade: o decide finalmente di sposare fino in fondo la causa riformista, scegliendo di costruirsi un futuro da moderato per guidare una sinistra moderna (se ci riesce), perdendo i pacifisti comunisti e tutta la galassia dei movimenti, cioè scrollandosi di dosso un passato che ormai è vecchiume. Oppure continua a stringersi con il comunismo redivivo in un abbraccio mortale per la libertà e la democrazia.
E veniamo al punto che ci interessa. Se facciamo due conti la sinistra radicale (Comunisti Italiani, Verdi, Di Pietro-Occhetto e Rifondazione Comunista) raggiunge il 13%dei consensi. Questo è grave: il resto sono chiacchiere che ognuno può interpretare come vuole. Queste quattro forze politiche sono i sostenitori dei movimenti noglobal e nowar; sono la copertura politica di criminali come Casarini e Caruso, il ricettacolo di teppisti come Nunzio D'Erme, il riferimento eretico di preti apostati come Vitaliano della Sala, il luogo dove i lugubri sogni dell'utopia leninista trovano ancora spazio, fra il rancido livore dei centri sociali e la retorica ripulita ma minacciosa dei capatàz di partito.
Non è un caso che Rifondazione Comunista si porti in Europa Vittorio Agnoletto, campione della globalizzazione neocomunista che annienta la dignità del singolo nella melassa del buonismo egualitario, aggiornamento edulcorato del bolscevismo e dell'internazionalismo da Comintern. Questi qui stanno dalla parte di coloro che non hanno organizzato nemmeno una manifestazioncina piccola piccola per protestare contro Saddam, Bin Laden, il terrorismo palestinese o gli attentatori delle Twin Towers o delle stazioni di Madrid. Stanno dalla parte dei cosiddetti «resistenti iracheni», che altro non sono che un braccio del globale nemico islamico fondamentalista che vuole l'Occidente distrutto, annichilito, privato delle conquiste della sua civiltà: esattamente quello che vogliono i comunisti pacifondai che riempiono del loro gracidio le nostre piazze e le nostre città. Chi nutre lo stesso progetto - appunto la cancellazione del nostro sistema di vita e di pensiero - non può che essere naturaliter alleato: lo ha dichiarato la brigatista Nadia Lioce, di recente condannata all'ergastolo. E diceva una pura e semplice verità.
Quelli che volevano che l'Italia facesse come la Spagna di Zapatero, quelli che hanno chiamato mercenari gli ostaggi italiani mostrando una soddisfazione a denti stretti quando sono stati liberati perché la loro sopravvivenza non serviva a certi maneggi elettorali, quelli che considerano gli Stati Uniti un mortale nemico e non gli perdonano ancora di aver liberato l'Italia sessant'anni fa impedendo ai partigiani comunisti di consegnarla nelle mani di Stalin, quelli per i quali la guerra civile non potrà mai finire, quelli che considerano la tragedia delle Foibe una cosuccia da niente, quelli per i quali la storia non serve a nulla dal momento che deve finire con l'avvento della società comunista che annulla classi e dignità: questi qui sono al 13%. Abbiamo in Italia un tredici per cento di potenziali nemici della nostra civiltà, della nostra storia, della nostra libertà.
Con l'affermazione della galassia comunista Al Qaeda e la «resistenza» irachena si attestano al 13%. Ai compagni italiani piacciono i terroristi e i massacratori: non a caso Diliberto riportò in Italia la Baraldini e la fece accogliere come fosse stata Madre Teresa di Calcutta. Non a caso hanno voglia di tirare Sofri fuori di galera, così da poter dire che i bei gesti di Lotta Continua in fondo erano ragazzate e che gli anni di piombo sono un epoca da chiudere come un banale errore di gioventù. Non a caso Cossutta andò a trovare il compagno Milosevic quando le nubi minacciose della NATO gli rombavano sulla testa. Non a caso si lamentano sui loro giornali veterosovietici del trattamento subito dal signor Saddam al momento della cattura. Non a caso si stracciano le vesti di fronte agli abusi di Abu Ghraib ma gettano fango su martiri come il povero Nicholas Berg o su chi ha il coraggio di morire con il nome della Patria sulla bocca come Fabrizio Quattrocchi.
Il dato preoccupante che emerge da questa tornata elettorale non sono le presunte vittorie o sconfitte dei pedalatori del tragicomico ulivo prodiano. Il dramma è in quel 13% di modernariato culturale che sta ormai diventando vecchiume ma non si accorge che dovrebbe essere morto: e seguita a spargere il veleno della sua propaganda antioccidentale. In troppi ci cascano, segno che una cultura veramente alternativa all'impostura marxistoide procede ancora con passo troppo incerto.
La sfida autentica per i veri liberali e per i veri cattolici - cioè coloro che credono al protagonismo della persona nella storia e alla sua libertà nella costruzione del benessere e della democrazia - non sarà tanto contrastare la marcia della sinistra ulivista, che tra l'altro inciampa già da sola; ma sarà piuttosto arginare l'allargamento della menzogna massimalista e dell'eresia cattocomunista. Se i nostri militari fanno il loro dovere nel contrastare l'azione del terrorismo di Allah noi dobbiamo fare la nostra parte nel togliere spazio al terrorismo culturale di Diliberto e compagni. Questa libertà di critica e di proposizione di contenuti alternativi ai messaggi della sinistra estrema si esercita nell'abbandonare la paura di esprimersi, nel denunciare apertamente le aberrazioni e le bassezze dell'utopia. Di fonte a questa onda minacciosa non possiamo tirarci indietro. Non è in gioco un semplice premio elettorale: è in gioco il futuro di uomini liberi.
Stefano Doroni