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Discussione: Angkor Vat

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    Predefinito Angkor Vat

    Angkor Vat
    di Hannes Schick

    Senza dubbio Angkor Vat, la città sacra nascosta nella foresta pluviale cambogiana, stimola l'immaginazione e stuzzica la fantasia.
    Ma questa collezione di meravigliose cattedrali e monasteri buddisti, con templi alti come montagne e bassorilievi ineguagliabili, rende necessari i superlativi.
    Angkor è stata descritta come un Atlantide tropicale, una magica foresta di pietre, un miracolo architettonico, la Thule dei desideri e sogni. Negli ultimi decenni è stato possibile solo a pochi vedere questo patrimonio dell'umanità. Perché recarsi ad Angkor Vat significava esporsi al pericolo dei Khmer Rossi e delle mine collocate nei templi e nei d'intorni.
    Oggi è possibile visitare Angkor con una certa facilità e in relativa sicurezza.
    Oltre ai voli diretti dalla Thailandia, dalla capitale Phnom Penh partono veloci imbarcazioni per la città di Siem Reap. Si viaggia sulle acque del lago Tonlè Sap, che nutre la Cambogia, e come un vero cuore si contrae e si espande con il ritmo dei monsoni, trasformandosi da lago in immensa risaia.
    A seconda della stagione, al momento del vostro arrivo la città di Siem Reap sarà distante da 800 metri fino a sei chilometri dalla riva del Tonlè Sap. Questo a causa di una marea da record, provocata dal fiume Mekong.
    Arrivati e sistemati a Seam Reap si raggiungono i 400 chilometri quadrati di questo immenso parco archeologico in moto o in macchina, accompagnati da una guida esperta.

    Angkor, la capitale dell'impero khmer, si è sviluppata nell'arco di 500 anni. Dalla sua fondazione nel IX secolo, fino al declino nel XIV secolo d.C. Nel 889 re Yashovarman I eredita i due reami, Fou-Nan e Tchen-la, che fonde in un impero, per il quale costruisce una capitale che porta il suo nome.
    I cambogiani però la chiamano semplicemente Angkor, che nella lingua khmer significa “capitale”.
    In onore del fondatore i suoi successori costruiscono il tempio di Prasat Kravan e il santuario di Baksei Chambrong.
    Poi Angor entra in un periodo di guerre di successione, durante il quale la capitale viene trasferita a Koh Ker.
    Solo sotto il regno di RajendravarmanII, Angkor ridiventa all'inizio del x secolo, il centro di un'unità ritrovata. Più ricca e più potente che mai, la città si lancia nella costruzione di nuove opere (eseguite da migliaia di schiavi). Nasce il Mebon orientale, il Lolei, il Pre' Rup, la raffinata cittadella delle donne, Bantteay Srei, i grandi bacini idrici, il tempio del palazzo reale.
    Phimeanakas, è una quantità di santuari minori.
    Quando il grande Rajendravarman lascia il posto a suo figlio Jayavarman V, all'inizio del secolo XI, una nuova guerra di successione scuote l'impero. Uno dei due pretendenti al trono regna appena il tempo per poter completare il tempio Ta Keo.
    Poi la dinastia di Suryavarman I riporta la calma e la pace.
    Suryavarman I non realizza importanti opere ad Angkor, si limita a restaurare i templi e il palazzo reale. Sarà suo figlio Udayadithyavarman ad intraprendere lavori giganteschi. Costruisce un immenso lago artificiale, lungo otto chilometri e largo due chiamato Barai orientale.
    Il Barai allo stesso tempo costituisce bagno sacro e riserva d'acqua. Il centro del lago viene decorato con un elegante tempio, il Mebon occidentale, costruito nello stesso periodo della piramide di Baphuon, l'altra struttura lasciata da Udayadithyavarman.
    Nel 1113 un principe senza scrupoli s'impossessa del potere: Suryavarman II.
    E' un insaziabile conquistatore che sottomette il popolo dei cham e quello dei vietnamiti.
    Allarga considerabilmente l'area d'influsso khmer, s'attira l'odio dei cham che in futuro si sarebbe rivelato disastroso per l'impero.
    Paradossalmente è a quel guerriero irriducibile che si deve la costruzione più elegante e maestosa del complesso di Angkor: Angkor Vat.
    Dedicato a Vishnu, questo “tempio-montagna” costituisce il simbolo della Cambogia sia per i realisti che per i khmer rossi.
    E mentre Suryavarman II costruisce Angkor Vat, fa erigere anche il Thommanon e l'imponente Beateay Samrè.
    Dopo il trentaduesimo anno del regno di Suryavarman II l'impero entra in una lunga fase di instabilità sotto il governo di una successione di re che non lasciano tracce significanti. Questo periodo dura fino all'avvento, verso il 1181, di Jayavarman VII. Fu' lui a sconfiggere i cham che avevano osato sfidare il potere dei khmer saccheggiando la capitale. Fino alla sua caduta, Angkor Vat era considerata inespugnabile.
    Dopo l'invasione dei cham, Jayavarman VII, che contrariamente ai suoi predecessori induisti è di fede buddista, concentra i suoi sforzi sulla ricostruzione e la protezione del paese e della capitale.
    Fa alzare massicce mura di cinta intorno alla nuova capitale, aggiungendo un fossato largo oltre cento metri.
    Con la costruzione di immensi templi-montagne cerca inoltre di assicurarsi la protezione degli dei.
    I templi più noti da lui costruiti sono il Beantaeay Prei, Neak Pean, Ta Som e Ta Nei.
    La più bella delle opere da lui realizzate rimane senza dubbio la grande città reale: Angkor Thom con al suo centro il tempio supremo, il Bayon e la sua foresta di teste di Buddha.
    Jayavarman VII fu l'ultimo dei grandi sovrani d'Angor. Dopo i suoi quaranta anni di regno, indebolito da una serie di attacchi dei siamesi, Angkor imbocca la lunga via del declino.
    Ancora nel 1926 un viaggiatore cinese, Tcheou Ta Kouan, arrivando a Angkor Thom espresse parole che rimasero famose: “Saluto la perfezione”. Nel suo libro Tcheou descriva le feste, le cerimonie e i costumi degli angoriani, come anche le sfilate delle armate con gli elefanti e quelle delle fanciulle ornate di fiori.
    Ma il lusso incomparabile di Angkor, decantato per secoli dai commercianti di passaggio stava svanendo. Nel 1430 la corte abbandona la capitale a causa degli attacchi dei siam. Lasciata al saccheggio l'antica città perderà molte delle sue ricchezze come i sontuosi Buddha d'oro, ricoperti di pietre preziose.
    Nel corso dei secoli successivi Angkor cade nell'oblio diventando una città fantasma, coperta dalla vegetazione, capitale solo di un regno di animali selvaggi. Avvicinarsi alle rovine è un'avventura che pochi viaggiatori intraprendono. E neanche gli stessi khmer sanno granché sulla loro antica capitale.

    A metà del XVI secolo un re cambogiano scopre la città perduta per caso, durante una battuta di caccia. Fa togliere la vegetazione e stabilisce la sua corte in mezzo a templi e monumenti da lui restaurati.
    Nelle corti europee di quell'epoca si parla dello splendore di una città reale nella foresta tropicale, paragonandola a Roma e Babele.
    Partirono allora esploratori con il cuore romantico per vederla.
    Al loro ritorno aggiungono misteri e leggende con i loro racconti di Angor La Grande.
    Alla fine del secolo scorso il governatore francese per la Cambogia s'istalla lì. Per i colonialisti Angkor diventa il simbolo dell'unità indocinese. Nel 1907 viene restituita alla sovranità cambogiana.
    Segue un lungo periodo di ricerche archeologiche e di conservazione, interrotto nel 1972 dalla guerra civile e dai saccheggiatori di Pol Pot, che utilizzarono le pietre dei templi per erigere il monumento dell'amicizia khmer-vietnamita. Le truppe dei Khmer rossi dislocate nell'area si divertirono a minare o decapitare molte delle statue di culto. Anche in seguito, sotto l'occupazione vietnamita, il saccheggio di Angkor continuò.
    In quel periodo il mercato d'arte fu invaso di bassorilievi, figurine ed oggetti d'arte khmer dell'epoca angoriana che da Bangkok a Hong Kong raggiunsero prezzi da capogiro. Nel 1994 re Sihanouk lanciò un appello disperato: “La lotta contro i predatori di Angor deve costituire un dovere sacro per tutti noi”.
    Oggi, le mine sono state rimosse e gran parte della vegetazione che copriva i templi eliminata.
    E' un momento buono per una visita; prima che Angkor diventi una specie di parco disneyiano, come prevede un piano di sviluppo turistico elaborato da un consorzio di investitori multinazionali. Incluso light-show, trenino che porta in giro tra templi e laghetti artificiali e hotel da 300 camere.

    http://www.cesil.com/1098/itschi10.htm

    Dal sito http://www.cesil.com/ - Leadership Medica® Mensile di scienza medica e attualita`Copyright 1997© All Rights Reserved

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  2. #2
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    Immagini tratte dal sito http://lao.bunlong.free.fr/

  3. #3
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    Angkor Wat
    E' il tempio che meglio evidenzia la somma delle esperienze artistiche, tecniche e spirituali del popolo Khmer e più compiutamente ne esprime la maturità. Completamente circondato da un fossato largo 200 metri scavato a braccia, è il più grande monumento religioso al mondo, con un volume di pietre pari a quello della Piramide di Cheope.



    Baphuon
    Tcheou Ta-Kouan, diplomatico cinese che visitò Angkor negli ultimi anni del XIII secolo, testimoniò tutta la sua meraviglia alla vista di Baphuon e della sua cupola di rame splendente.



    Ta Prhom
    E' il tempio che più di ogni altro è stato lasciato allo stato naturale: le liane e le radici degli enormi alberi che lo circondano avvolgono le pietre come tentacoli.





    Banteay Srei
    Costruito in pietra rosa, è un tributo alla bellezza femminile. E' uno dei più vecchi templi della regione, localizzato a 32 km da Angkor e fu riscoperto solo nel ventesimo secolo.


  4. #4
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    ANGKOR, GIOIELLO DI INGEGNERIA IDRAULICA

    La capitale dell'impero khmer, in Cambogia, si estendeva su 3.000 km quadrati.
    Ma il complesso sistema di canali su cui si reggeva potrebbe averne decretato la fine




    Veduta aerea di Angkor Vat


    Un'immensa metropoli, nata e sviluppatasi su un sistema idraulico complesso, nel cuore della foresta tropicale: quello che sorgeva anticamente intorno al tempio di Angkor Vat, in Cambogia, capolavoro dell'architettura khmer e oggi patrimonio dell'umanità, era il più grande insediamento urbano dell'epoca preindustriale, almeno tre volte più vasto di quanto si era creduto finora.

    A gettare nuova luce sulla storia della città sorta intorno al complesso monumentale-religioso che il Guinness dei primati classifica come il più esteso al mondo, è un'équipe internazionale di archeologi. Tracciando una nuova mappa con l'aiuto anche dei radar della Nasa, i ricercatori hanno "rivisto" le dimensioni di quella che fu la capitale dell'impero khmer dal nono al sedicesimo secolo: la sua superficie si estendeva su un'area di circa 3.000 chilometri quadrati ed ospitava una popolazione di un milione di persone, secondo gli autori dello studio appena pubblicato sui Pnas, la rivista dell'Accademia nazionale delle Scienze americana.

    Il tutto grazie a un'avanzatissima rete idraulica, che permetteva di conservare l'acqua per utilizzarla nelle stagioni secche, arrivando anche a deviare il corso di un fiume, il Siem Reap, facendolo arrivare fino al cuore dell'insediamento. Ma lo stesso miracolo di ingegneria idraulica che permise alla città di fiorire e prosperare nei secoli, fu, con ogni probabilità, anche causa della sua rovina. Divenne ingestibile e ciò, sommato alla sovrappopolazione e all'eccessiva deforestazione, portò al collasso dell'intero sistema.


    La storia di Angkor affascina la comunità scientifica dagli anni '50. Ma le prove per determinare cosa causò il suo declino sono state finora molto difficili da reperire. Nel 2000 un gruppo di archeologi cambogiani, francesi e australiani chiese aiuto alla Nasa. Grazie alle immagini ottenute dai satelliti in orbita, in grado di scrutare con i radar anche il sottosuolo, sono stati identificati nuovi sentieri e canali sotterranei, che hanno dato un quadro nuovo della reale estensione della città.

    Combinando quelle immagini con altre fotografie aeree e rilievi topografici, gli archeologi hanno individuato tracce di migliaia di bacini d'acqua e di 74 templi finora ignoti. E hanno ipotizzato che il complesso sistema di irrigazione permettesse di alimentare colture di riso su superfici molto estese, fino a 25 chilometri a sud e a nord di Angkor.

    Un capolavoro di idraulica che potrebbe, però, essersi trasformato in una maledizione, giocando un ruolo chiave nel crollo della civiltà khmer, terminata nel 1431 con l'invasione dei Thai e l'abbandono dei luoghi. Secondo una delle teorie più accerditate, che questa ricerca avalla ulteriormente, a decretarne la fine fu una catastrofe ambientale dovuta all'eccessiva manipolazione dell'ambiente, insieme alla deforestazione, all'erosione del suolo e a una serie di fatali inondazioni.


  5. #5
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    Foto NASA

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  6. #6
    solve et coagula
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    Le iscrizioni e i reperti archeologici fanno risalire la costruzione di Angkor tra l'802 a.C. e il 1220 d.C..
    I monumenti di Angkor, rappresentazioni in pietra dei miti Indù, sono tutti orientati con precisione agli effettivi punti cardinali, cosa che poteva essere compiuta solo da chi conosceva l'astronomia e le scienze geodetiche.
    La tradizione locale vuole che i templi e le piramidi di Angkor siano stati eretti da Visvakarna, l'architetto degli Dèi.
    Angkor Wat è composta da cinque recinti rettangolari, con i lati corti allineati verso nord est. Le misure dei quadrati, dei canali, della strada rialzata, evidenziano una cura estrema da parte dei costruttori. Suryavarman II lo fece erigere nel 1150 d.C. come suo tempio funebre. Si tratta dell'edificio più importante, orientato lungo un asse est ovest viene classificato come edificio equinoziale al pari della Sfinge egizia; come la Sfinge guarda verso una costellazione che raffigura: il Drago. Difatti Angkor Wat e altri quindici edifici si trovano nella stessa posizione delle stelle che formano il Drago. Nel 1150 d.C. pur trovandosi nella stessa posizione raffigurata in terra ad Angkor, le conformazione delle stelle del Drago si trovava al di sotto dell'orizzonte, per vederla al di sopra occorre risalire fino al 10.500 a.C.
    Se la piana di Giza un tempo segnava il meridiano "zero", il nostro attuale Greenwich, noteremo che Angkor si trova a 72° est. È ovvio a tal punto che in tempi remoti, forse molto più di quanto si creda, la civiltà esistente sapeva che una sfera poteva essere divisa in cinque spicchi di 72° l'uno, per un totale di 360°; e di conseguenza che la Terra era rotonda.
    Per questo adesso sappiamo che la Sfinge guardava ad est il suo segno zodiacale, il Leone; che le piramidi erano rivolte a sud verso Orione; che Angkor era orientato a nord verso il Drago. Recentemente è stato verificato che la piramide di Akapana a Tiahuanaco è orientata o ovest, e nel 10.500 a.C. verso quel punto si osservava l'Acquario, che la stessa piramide, con il suo complicato sistema di canali, intendeva riprodurre.
    Il 72 è un numero che fa parte del calcolo precessionale; Angkor Wat è in linea con l'alba dell'equinozio di primavera e quel giorno si può osservare, dalla strada rialzata, il sole sorgere sulla cima della torre centrale.
    Il drago è la raffigurazione del serpente Naga, il Re Cobra dalle sette teste, rappresentato sulla balaustra della strada rialzata con i cappucci aperti; è anche il serpente che Minerva scagliò nel cielo dopo averlo rubato ai giganti, ed è il cobra che, con le sue spire e le sue teste, protesse Budda dalla tempesta senza fine.

    fonte: edicolaweb.net

 

 

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