da il Manifesto di oggi
La sedia vuota
TOMMASO DI FRANCESCO
Non c'è solo l'eterno uccidere, come ha ricordato Pietro Ingrao. La guerra porta anche l'eterna menzogna della giustizia dei vincitori. Ecco dunque sul banco degli imputati per ascoltare i capi d'accusa Saddam Hussein. Il processo - se comincerà - inizierà nel 2005. Camicia bianca, barba tagliata, combattivo: «Sono il presidente», «Criminale è Bush» «Kuwaitiani cani». Mentre il popolo iracheno appare già lacerato, tra chi finalmente esulta memore degli eccidi di Saddam e chi, vedendo nel processo la conferma dell'occupazione americana, lo esalta come un eroe.
Siamo subito chiari: Saddam Hussein per i suoi crimini merita sicuramente un processo. Ma equo e imparziale, dal suo popolo e da una Corte penale internazionale - parola cancellata dal gergo imperiale. Ma esistono le condizioni per un tale atto di giustizia se, da ieri, la corte ha preteso che per 7 capi d'imputazione - si parla di genocidio e crimini di guerra - siano colpevoli soltanto lui e il suo regime? La risposta è no. Chi ha costruito infatti quel tribunale? Non è più quello del dittatore Saddam, è quello prestabilito dal «dittatore» Bremer - così l'ha definito l'inviato dell'Onu Brahimi - con i suoi cento «Ordini» con i quali ha predeterminato ogni atto del «nuovo» governo prima di defilarsi da una Baghdad in fiamme. Ora, dopo lo spettacolo del passaggio dei poteri, è premier Allawi, il nemico giurato di Saddam Hussein, che subito ha promulgato la pena di morte. Tanto che la stampa internazionale parla di «processo-vendetta». E siamo alla farsa, giacché Allawi, già collaboratore della Cia, processerà Saddam Hussein che negli anni Ottanta, l'epoca di molti crimini contestati, era il primo alleato degli Usa nell'area se non addirittura nel libro paga Cia.
La verità è che c'è almeno un posto vuoto accanto a Saddam: è quello del presidente degli Stati uniti George W. Bush, in rappresentanza sia degli Stati uniti che della sua famiglia petrolifera. George W. Bush, da questo punto di vista rappresenta un caso di Edipo riuscito, cioè emancipato dal petrolio. Non parliamo solo dei diecimila iracheni uccisi da questa guerra, delle centinaia di migliaia di morti da embargo, delle vittime delle torture ad Abu Ghraib. No. Parliamo dei capi d'imputazione contro Saddam Hussein: massacro dei kurdi con i gas ad Halabja nel 1988, strage degli sciiti nel 1991, invasione del Kuwait nel 1990, la guerra contro l'Iran 1980-1988 - stranamente dimenticando l'uccisione di molti leader comunisti nel 1984. E allora è giusto interrogarsi su come un dittatore mediorientale, dentro gli equilibri della guerra fredda, abbia mai potuto compiere una serie così efferata di delitti. Perché la giustizia parla di mandanti, correi e connivenze. Non fu forse l'Amministrazione Usa ad inviare Donald Rumsfeld - l'attuale ministro della difesa - a stringere accordi militari con Saddam Hussein nel 1983 in aperto sostegno, per 5 lunghi anni, dell'Iraq contro l'Iran dell'ayatollah Khomeyni? Non era sottinteso e perfino esplicito da parte degli Usa che, dopo l'impegno anti-iraniano, costato milioni di morti - c'era una qualche «legittimità» nella pretesa irachena sul Kuwait, come dichiarò la stessa ambasciatrice Usa di Kuwait City, subito defenestrata? Chi, se non aziende militari americane ed europee, fornì gas e armi chimiche in quel periodo al dittatore iracheno? Al punto che poi l'intelligence Usa negli anni Novanta, recuperò le installazioni una ad una smantellandole a nome dell'Onu - come ha ricordato l'ex ispettore Scott Ritter? Chi, se non Bush padre, quando le società petrolifere Usa diventarono le principali acquirenti dell'oil iracheno - nel 1988, con uno dei suoi primi atti pubblici, impedì con il veto le sanzioni del Congresso Usa all'Iraq per l'uso di gas ad Halabja? Chi, infine, fermò l'invasione dell'Iraq nel 1991 davanti alle paludi di Bassora, preferendo tenersi Saddam - il «nostro figlio di puttana» - piuttosto che gli infidi e filo-iraniani sciiti che, intanto, erano insorti, sicuri dell'aiuto militare americano? Sì, c'è almeno una sedia vuota accanto a Saddam.




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