04/07/04: De Michelis: quella notte un duello da psicanalisi di Lorenzo Fuccaro – Tratto da Il Corriere della Sera
Ora An ha perso tutto il potere negoziale che aveva.
ROMA - La cosa strana è che Giulio era convinto di uscirne fuori anche l’altra notte. Non si aspettava che Fini ponesse l’aut aut: o lui o me. Gianni De Michelis, leader del Nuovo Psi e fresco eletto al Parlamento europeo, era presente a quella che si potrebbe definire la notte dei lunghi coltelli, culminata nello scontro tra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il vicepremier Gianfranco Fini e con le conseguenti dimissioni formalizzate ieri pomeriggio dello stesso Tremonti. Lui l’ha difeso finché ha potuto.
Allora ci racconti che cosa è successo?
Ho cercato di fare presente, durante la discussione, che era necessario andare oltre le reciproche contestazioni che erano un misto di questioni psicoanalitiche e questioni di metodo e affrontare invece la questione di sostanza che sta di fronte al Paese e al governo: lo stato di salute della finanza pubblica e quindi quello dell’economia italiana rispetto all’Europa e ai mercati. Insomma si doveva fare prevalere gli interessi del Paese su quelli sia pure legittimi della maggioranza di governo.
Fini ha accusato Tremonti di avere truccato i conti...
Quell’accusa è stata smontata, perché non esiste e coincide con il fatto che attorno a quel tavolo era seduta gente che aveva scarsa dimestichezza con la finanza pubblica e che non sapeva distinguere nelle cifre quelle utili ai fini della copertura delle leggi prevista dall’articolo 81 della Costituzione da quelle utilizzabili ai fini di una valutazione da parte dell’Ecofin. Ebbene a Giulio non si può addebitare questa colpa. Quella di Fini era una scusa ed è stata smontata. Casomai si può dire che Giulio ha confidato sulla scarsa dimestichezza dei più con queste materie per tentare di mettere assieme il documento contenente i tagli alla spesa con la manovra che lui riteneva utile. Fini si è indispettito perché il compromesso da lui accettato si limitava all’approvazione di un decreto da portare all’Ecofin e di un documento generale di indirizzo. Su questo è scoppiato il casino. Ma aveva ragione Giulio. Nelle tabelle era chiaramente indicato la differenza tra ciò che atteneva alla copertura dell’eventuale riforma fiscale, che non era all’ordine del giorno, e quanto riguardava il decreto. Unica responsabilità di Giulio era che nella tabella era scritto che due miliardi dovevano essere identificati. Giulio si è difeso dicendo che "mi accusate di fare le cose fuori della collegialità e io sono qui proprio per parlarne con voi". E poi, forse in "zona cesarini" ha mostrato un foglio con le ipotesi sperando di chiudere la cosa.
Invece Fini non ha accettato.
Non solo lui. Si è messo di mezzo anche Follini che ha commesso un errore - del quale credo si sia già pentito - recitando quello che io chiamo un brocardo, una sorta di massima del latinorum, secondo cui, se c’è uno scontro tra un ministro e un partito, perde il ministro.
Il premier di fronte all’aut aut di Fini ha preferito sacrificare il ministro.
Se fosse dipeso da me avrei difeso Tremonti fino in fondo. E non ci saremmo infilati nel cul de sac nel quale ci troviamo. Oltretutto An ha perduto tutto il potere negoziale che aveva prima e ora non può rivendicarne altro».
Qualcuno osserva che ci sia stato un suggeritore dietro Fini?
Non credo. Ho invece l’impressione che si sia arrivati a questo show down senza accorgersene. Soltanto quando la delegazione di An è salita da lui, Berlusconi si è reso conto di quanto stava per accadere».
E poi?
Si sono intrecciati più fattori, e tutti riguardano Fini. Mi spiego: c’è una questione psicologica personale, lui e Tremonti non si pigliano proprio. C’è un problema interno ad An. Dopo il risultato del partito alle Europee davanti all’arrembante Alemanno, Fini doveva dimostrare di tenere in pugno la situazione. C’è, infine, lo scontro in atto tra poteri a favore e contro Tremonti. E questo ha naturalmente influito su Fini.
E ora che cosa si deve fare?
Chiudere rapidamente come mi sembra stia avvenendo in queste ore il capitolo Ecofin e poi dedicarsi seriamente a rinegoziare il patto di governo per i prossimi due anni. Ed è una cosa che deve fare - se mi è permesso un suggerimento - Berlusconi. Il che vuole dire sedersi attorno a un tavolo il tempo necessario per rinegoziare un’intesa che si badi bene non deve riguardare soltanto l’idem sentire della maggioranza quanto l’intero Paese, deve cioè comprendere anche Confindustria e sindacati.
E come si traduce, in un Berlusconi bis o in semplice rimpasto?
Quello degli organigrammi è l’ultimo dei problemi. Ripeto: Berlusconi parli al Paese, metta le carte sul tavolo e costringa tutti a schierarsi, altrimenti si entra nella logica del brocardo di Follini che non porta da nessuna parte.
Lorenzo Fuccaro
tratto da www.socialistiuniti.com




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