....può eccepire, eccellenza
La Corte di cassazione, giudicando il caso di un avvocato che aveva mandato a un giudice una lettera di critica e che per questo era stato condannato a un’ammenda, ha stabilito, annullando quella sentenza, il principio che i giudici possono essere criticati.
In uno Stato di diritto questo principio non dovrebbe neppure essere messo in dubbio.
Il fatto che la Suprema corte abbia dovuto riaffermarlo contro una sentenza che lo violava è, di per sé, la dimostrazione di una condizione di malessere.
E’ un po’ triste che si sia dovuti arrivare fino alla Cassazione per veder riconosciuto un principio così elementare.
Le motivazioni della sentenza, stese da un magistrato che fu membro del Consiglio superiore della magistratura per Magistratura democratica, sembrano rimandare ai tempi ormai lontani in cui da sinistra si combatteva una battaglia garantista.
I magistrati, vi si dice, godono già di vaste immunità, visto che non sono “perseguibili né penalmente né disciplinarmente” per le sentenze. Sfuggono anche alla responsabilità civile per i loro errori (in violazione di un pronunciamento referendario), escluso il caso di “grave negligenza o dolo”.
Quindi il diritto di critica del loro operato e dei loro comportamenti è un “contrappeso” a questa sostanziale immunità.
L’Associazione nazionale magistrati, che da tempo conduce una campagna contro una pretesa “aggressione” alla magistratura, non può che ingoiare il rospo, ma cerca di introdurre i soliti distinguo.
La critica va accettata, ma non “l’insulto o la delegittimazione”. Tanto non è difficile trovare un giudice che consideri le critiche ai magistrati insolenti o delegittimanti. Questa volta però il massimo consesso di magistrati, la Corte di cassazione, non ha tenuto bordone al patto corporativo e ha deciso che, se tutti sono uguali davanti alla legge, anche i magistrati debbono esserlo un po’.
ma proprio un pochino, aggiungo, con i saluti




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