dal quotidiano di Confindustria
" Il Sole 24 ore del 08/07/2004
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Il rating dell'Italia ridotto da S.P.
AA è il nuovo voto - Pesa l'incertezza sul dopo Tremonti
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MILANO Un anno e mezzo dopo aver dichiarato che le prospettive del debito italiano erano negative, l'agenzia di rating Standard & Poor's ha declassato ieri la valutazione dei titoli della Repubblica da AA a AA-. È il primo declassamento di un Paese dell'Unione monetaria europea dalla nascita dell'euro nel 1999. "Avevamo detto da tempo - ha detto in teleconferenza uno dei responsabili del ratng dell'Italia, Konrad Reuss - che non avremmo tollerato un ulteriore indebolimento. Le dimissioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonf, e l'incertezza generale che circonda il Governo in un momento in cui le finanze pubbliche sono in grave difficoltà, rendono improbabile che venga adottato un piano forte e coeso in materia di politica di bilancio". In una nota, Standard & Poor's parla di "deterioramento dei conti pubblici nel 2004 e oltre". Secondo le proiezioni dell' agenzia, il deficit pubblico resterà attorno al 3% circa del prodotto interno lordo nel medio periodo (3,1% nel 2004 anche tenendo conto delle misure appena annunciate all'Ecofin). Inoltre, se venissero messi in atto i tagli alle imposte di 12 miliardi di euro (0,9% del pil) senza un adeguato aggiustamento della spesa, il disavanzo potrebbe balzare al 4% nel 2005 e nel 2006 e il surplus primario scendere sotto l'1,5 per cento. L'agenzia di rating non ha ritenuto di dover aspettare l'approvazione delle misure annunciate all'Ecofin dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ora anche ministro dell'Eco-.o mia a interim, né il Documento di programmazione economico-finanziaria. "Non ci aspettiamo novità importanti nelle prossime settimane - sostiene Reuss - il Governo ha difficoltà a trovare i tagli alla spesa pubblica per soddisfare l'Ecofin e sostituire le una tantum (che pesano per uno 0,4%). Non vediamo una soluzione a questi problemi nell'attuale clima di incertezza". Reuss ha insistito anche che la decisione dell'agenzia non è in contraddizione con la rinuncia all'avvertimento sul deficit da parte dell'Ecofin: "Noi e 1'Ecofin facciamo valutazioni da due punti di vista diversi". Anche l'eventuale approvazione a breve scadenza della riforma delle pensioni, per quanto importante, avrà un impatto, e solo graduale, sui conti pubblici soltanto a partire dal 2008 e non risolve il problema più urgente della riduzione del deficit, ha commentato un'altra analista di S&P, Beatriz Merino. Dopo il 2004, la pressione sui conti pubblici aumenterà "in modo marcato", osserva la nota dell'agenzia di rating, per la difficoltà di trovare un accordo su un "finanziamento sostenibile" dei tagli alle imposte. Il disaccordo sui tagli alla spesa per 112004 lascia perplessi i tecnici dell'agenzia sulla capacità della coalizione di trovare-un'intesa su questo. Uno dei punti di vulnerabilità della situazione italiana sottolineati da S&P è naturalmente l'alto livello del rapporto debito/pil, che l'agenzia vede destinato a rimanere bloccato attorno al 105% per gran parte del decennio: osserva l'agenzia che la media degli altri Paesi classificati AA è meno della metà, al 48 per cento. L'alto debito espone l'Italia ad aumenti dei tassi d'interesse, considerando che un terzo circa del debito è a breve o a tasso variabile. Tuttavia, anche un aumento di 100 punti base dei tassi, che porterebbe a un incremento della spesa per interessi pari allo 0,5% del pil in due anni, non dovrebbe avere un impatto sul rating, ha detto Reuss, rilevando che le prospettive della valutazione sono giudicate ora "stabili". Queste dipendono dal fatto che l'agenzia ritiene che il Governo prenderà misure per non far aumentare l'onere del debito e che la crescita economica dovrebbe accelerare al 2% nel 2006, dall' 1,2% del 2004. Per il futuro, il rating si troverebbe nuovamente sotto pressione, osserva l'agenzia, se non venisse affrontato, con la riforma delle pensioni, il problema dell'invecchiamento della popolazione; mentre potrebbe essere alzato se il surplus primario tornasse ai livelli della re questo obiettivo, ha sostenuto Reuss, dato che non è possibile alzare le: tasse in un Paese dove l'onere fiscale è già alto, andrebbero individuati tagli di spesa, a partire dalla sanità, che quest'anno è stata l'area dalla quale è venuto la maggior parte dello sfondamento delle previsioni di spesa. "
Saluti liberali




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