Nello Studio il silenzio era già fatto.
Sussurravano tutti "Arriva il matto...".
I giornalisti usciti dalle fogne
gufavano lo scoop riguardo a Cogne.
Là in fondo Taormina era, selvaggio,
sulla poltrona e sorrideva, saggio;
negli occhi avea del tribunal gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
A "Porta a Porta" era in TV con esso
il Bruno Vespa; e gli dicea sommesso:
« O Taormina, Taormina storno,
tu sai chi fu che pugnalò quel giorno!
tu capisti il suo cenno ed il suo detto;
di' chi ha ammazzato il figlio giovinetto!».

Taormina volgea la scarna testa
a Bruno Vespa, che dicea più mesto:
« O Taormina, Taormina storno,
tu sai chi fu che pugnalò quel giorno!
lo so, lo so, che sei sol tu il più forte!
Tu solo puoi spiegarci quella morte».
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce neo di Bruno Vespa in pianto.
« O Taormina, Taormina storno,
tu sai chi fu che pugnalò quel giorno!
oh! due parole ci dovrai pur dire!
E tu capisci, ma non vuoi ridire».

Stava attenta la lunga testa fiera.
Il Vespa l'abbraccio' alla sua maniera.
« O Taormina, Taormina storno,
tu sai chi fu che pugnalò quel giorno!
a me, chi fu, lo devi dire ormai!
Tu fosti buono... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverino; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una, una cosa!
Tu lo conosci l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Mi devi dire il nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come».
Taormina alzò nel gran silenzio il dito:
« Prodi! » gridò, « Marini lo ha tradito ».