di Umberto Bianchi
E’ recente, l’uscita del saggio di Marcello Veneziani “Comunitari o Liberal .La prossima alternativa?” a cura della Laterza.Punto forte di questo saggio ,è il totale abbandono delle due categorie di pensiero meta -politico,costituite da Sinistra e Destra,in favore di una ,se vogliamo più agevole ed attuale distinzione tra pensiero Liberal e pensiero Comunitario,il primo mirante allo scioglimento dell’individuo da qualsiasi legame familiare ,sociale,tradizionale,in nome dell’individualismo più sfrenato,concezione questa che vede nell’esistente solo il frutto di un’insieme di casualità,non governato da alcun Ordine Superiore a cui fare riferimento(le più recenti dottrine cosmologiche sul disordine entropico sono un’evidente dimostrazione di questa impostazione),il secondo invece punta al solidarismo sia culturale che sociale,e qui Veneziani distingue tra un solidarismo cosiddetto “freddo”che fa capo alle scuole “communitarian”americane rappresentate dai vari Macintyre,Sanders,Taylor,Etzioni,e di provenienza sia radical che neo coservatrice ed un solidarismo “caldo”,intriso di umanismo e spiritualismo ed i cui capi fila vanno daS.Weill a G:Gentile,daT.S.Eliot a E.Mounieri ,i cui fili conduttori sono il primato del noi,l’attaccamento alle radici ,la visione religiosa della vita politica e sociale.L’analisi del Veneziani si conclude con l’affermazione che comunitario è chi assegna valore primario all’identità ,alle origini e quindi a quei legami sociali,familiari ,nazionali,religiosi,che dell’individuo costituiscono l’humus ,la linfa vitale.Se l’analisi del Veneziani da una parte è perfetta dal punto di vista sociologico, dall’altra,cioè dal punto di vista della specificità ideologica,pecca di un pericoloso sincretismo ;difatti il voler accostare differenti scuole di pensiero sotto un comun denominatore, quello “comunitaristico”rischia di confondere non poco le acque di una corrente di pensiero ,quale quella della cosiddetta Destra Radicale,già di per sè propensa al sincretismo ideologico,con la conseguenza di annacquarne irreparabilmente i contenuti .Non solo,la definizione di “Comunitario “pecca di una pericolosa genericità ,perchè rischia di far confluire in un’unico calderone dottrine e stili di vita che nulla hanno in comune se non una pretesa propensione alla vita comunitaria:difatti se è corretto definire “Comunitario”colui che assegna valore a legami umani di tutti i tipi traendone una perenne risorsa di vita,allora perchè non arruolare in questa brigata anche la Massoneria o le varie lobbies finanziarie anglo americane di cui le famiglie alla Rotschild sono la più fulgida espressione?Oppure ,senza bisogno di andare Oltreoceano,le nostrane Mafia ,Camorra e ’Ndrangheta ,con la loro organizzazione strutturata sui clan familiari, forniscono un perfetto esempio di “Comunitarismo”quanto mai vitale ed attuale.Questi piccoli e goliardici esempi ci mostrano però quanto labili, elastiche e facilmente deformabili siano certe confutazioni frutto di categorie sociologiche non assolutamente applicabili al pensiero meta politico ,se non a gravissimi rischi.D’altronde ,però ,lo sforzo in direzione del superamento dialettico delle categorie Destra e Sinistra rimane attuale con tutte le problematiche ad esso connesso,e quindi sarà necessario rivedere un momento i concetti base da cui partire per effettuare questa analisi.Come abbiamo già visto,le categorie sociologiche “Individualista” e”Comunitario” non sono sufficienti a dare una valida risposta al nostro problema,perchè inficiate da un vizio di basale genericità,quindi la nostra analisi dovrà spostarsi sull’elemento che tra questi due termini può essere il collant o il discrimine ,andando così ad informare di una valenza ,di un peso specifico una concezione che altrimenti rischia di essere carente di una solida base teoretica.L’elemento in questione è il binomio Assoluto-Relativo che giuoca un ruolo di primaria importanza nella determinazione dei rapporti tra esseri umani ,sia visti come individui che organizzati in comunità di vario tipo.Così per il mafioso il rapporto con il proprio clan d’appartenenza improntato a cieca obbedienza dovuta alla completa identificazione negli interessi e nelle finalità di quest’ultimo sarà di tipo Assoluto,mentre per lo stesso individuo il rapporto verso lo Stato costituito da ostilità e opportunismo, sarà di tipo Relativo.Per un bravo militante Cattolico il rapporto con la Chiesa è di tipo devozionale,indiscutibile quindi Assoluto,mentre il proprio rapporto con lo Stato ,anche se improntato a rispetto è di tipo Relativo,poichè parte da una considerazione di provvisorietà temporale di quest’ultimo.Si potrebbe continuare con un’infinità di questi esempi,ma la conclusione rimane identica per tutti i casi:la discrasia totale ,tra i due elementi in ordine ad un medesimo contesto(quello del relazionarsi tra individuo e le varie forme di organizzazione della società) vanifica qualsiasi sforzo di riordinamento delle categorie del pensiero meta politico,perchè lo inficia con un vizio di incoerenza sin dalle fondamenta.Questo vizio di incoerenza ,è ciò che oggi caratterizza la società attuale,che comunque sia è sempre più orientata verso il Relativismo totale sia per quello che riguarda le scelte Universali(politica,economia,etc.),che per quanto riguarda le scelte Particolari(morale,relazioni interpersonali,etc.).Il nodo del problema non è quindi il rapporto “Individualismo” “Comunitarismo”,bensì il riuscire a capovolgere l’attuale impostazione della società in favore della categoria Assoluto,riallineando il rapporto Individuo Comunità sotto il comune denominatore di questa fattispecie ,in questo contesto rappresentata dallo Stato,che, dotato di questa nuova valenza sarà così in grado di veicolare le aspirazioni dell’individuo in rapporto alle esigenze della Comunità e viceversa ,in un rapporto di perfetta osmosi.Chiaramente anche questa concezione può presentare dei punti deboli :anzitutto qualcuno potrebbe obbiettare sulla reale valenza del concetto di Assoluto rapportato per esempio alla realtà Stato,ma trovandosi dinanzi ad una concezione forte ,ben difficilmente potrebbe accusarla di genericità o relativismo,al massimo potrà parlare di una concezione eccessiva,“estremista”;il secondo punto su cui si potrebbe obbiettare potrebbe essere costituito dal carattere statico di una simile concezione,che potrebbe rivelarsi inadeguato ad affrontare i mutamenti e le sfide che via via si presenta




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