di Umberto Bianchi


Il nuovo millennio che va aprendosi ,si presenta carico di ansie e problematiche,dovute al fatto che,la tanto agognata Globalizzazione sta cominciando a sfuggire di mano ai suoi stessi sponsor, a causa di un’incontrollata crescita economica e della conseguente accelerazione impressa da quest’ultima agli eventi,sia sotto il profilo Geo Strategico ,con il sempre più rapido susseguirsi di crisi regionali,sia sotto il profilo meramente economico ,dove a momenti di euforia dei mercati ,in sempre più rapida successione ,se ne alternano altri di depressione ,in un crescendo mozzafiato.Il denominatore comune di queste crisi sembra essere uno solo:l’incompatibilità di certe realtà locali ad adeguarsi con la stessa rapidità delle nazioni Occidentali ai dettami del Pensiero Unico Globale. Ma in questo scenario,caratterizzato dalla sempre più rapida ed incontrollata evoluzione degli eventi ,un altro elemento si aggiunge ,cioè quello dell’insostenibilità ambientale delle scelte economiche Globali,il cui impatto sull’ecosistema è tale da lasciar prevedere per i prossimi decenni un catastrofico deterioramento delle condizioni di vita nel mondo intero .A questo punto sorge la necessità di impostare un nuovo modello di pensiero in grado di contrapporsi efficacemente al pensiero “liberal” ed alle sue disastrose conseguenze.Il problema che ci si pone adesso però, è il seguenten questo contesto di pensiero ,quale valenza dovranno avere elementi come la tecnologia o l’economia,che del mondo attuale costituiscono l’elemento informante?Anzitutto va posto l’accento su una considerazione di fattol pensiero filosofico attuale ha perduto la caratteristica di ordinatore universale per acquisire una funzione di supporto alle direttrici del pensiero unico Liberal Progressista ,riducendosi molto spesso ad una funzione di riordino di quelle che sono le categorie del pensiero sociologico.In questo modo la visione utilitarista e materialista che caratterizza la società attuale ha mano libera ,perchè non trova nessuna seria barriera costituita da una forma di superiore progettualità teoretica.Per capire perchè siamo arrivati a questo,e quale può essere la soluzione possibile al nostro problema ,sarà necessario rivolgersi ad analizzare la reale natura ed origine di quel Pensiero Unico ,che tanto travaglia i sonni di molti,ma a cui, a quanto sembra, non si riesce ancora a dare una valida risposta.Il periodo da cui nascono i nostri problemi è rappresentato dal Seicento,momento contraddittorio,perchè ancora caratterizzato in parte dalla visione Rinascimentale dello Stato e dell’uomo (che si riflette nella copiosa e straordinaria produzione artistica) e dall’altro caratterizzato da una spinta accelerativa costituita dalle innovazioni del pensiero scientifico filosofico ,rappresentate ,sul versante scientifico, da Galileo,sulla scia di Copernico,sul versante filosofico da Cartesio,Hobbes e Locke.Ma procediamo per ordine,partendo da questi ultimi;il problema (a dirla tutta con il nostro amichetto F. Fukuyama)sta nel “thymòs”, termine greco ,che sta per autostima del “sè”,e che ,spesso e volentieri conduce alla “megalotimìa” o voglia di predominare sugli altri,sentimenti questi che la Filosofia antica non riteneva disdicevoli in sè,a patto però che fossero modulati ed incanalati in un preciso contesto,come per esempio auspicava Platone nella Repubblica ;il Medioevo ,informato di un ideale che poneva al centro del mondo i due ordinamenti universali di Impero e Chiesa ,aveva a tal riguardo una visione similare,per non parlare del Rinascimento,che animato da una pulsione superomistica ,faceva in pratica di questo aspetto dell’umana natura l’elemento caratterizzante di tutto l’agire dell’individuo.Il 17° secolo invece, in quanto epoca di transizione tra Antico e Moderno,che risente delle contraddizioni insite in questa condizione,costretto com’è tra le devastazioni provocate dalle guerre di religione tra Cattolici e Protestanti e l’inesorabile avanzare di una civiltà sempre più imperniata sul Mercantilismo, sente sempre più viva l’esigenza di un riordino generale del pensiero ,portando a termine il lavoro filosofico iniziato dalla tomistica ,stravolgendone però totalmente lo spirito, tramite l’immissione di un elemento nuovo rispetto a quello che era stato il principio metodologico cardine di tutta la filosofia elaborata sino a quel momento:l’andare ,cioè, a sostituire il criterio Aprioristico Assoluto (es.o enuncio una certa teoria ,aprioristicamente dal fatto che essa possa essere dimostrata con dati di fatto concreti stop)col criterio Relativistico dell’Empirismo (es.;la teoria che enuncio,deve essere dimostrabile con incontrovertibili prove derivanti dalla realtà dell’esperienza sensibile).Qui ,però è necessario fermarsi un momento per fare una considerazione basilare:anzitutto,l’Empirismo ,non rappresenta nè un elemento di novità per il quadro filosofico di allora (visto che già tre secoli prima G. da Occam ne fa un elemento base delle proprie teorie)nè si può dire che esso abbia “si et si”una valenza positiva o negativa; difatti lo stesso criterio empirico che in Cartesio assume un carattere idealistico,ontologico(cogito ergo sum ,ovvero tramite l’autocoscienza del proprio pensiero e della propria esistenza arriva a giustificare l’esistenza di Dio e del mondo)in Hobbes e Locke,finisce col divenire il sostegno di una teoria materialista ,che vede uno Stato concepito solamente per frenare l’uomo nei suoi peggiori istinti(homo homini lupus),e mira quindi a castrarlo,sradicandone completamente qualsiasi forma di spinta interiore o “thymòs”,in nome di una morale costituita da un misto di desiderio e ragione ,impregnata di un forte utilitarismo .In questo sforzo Hobbes e Locke saranno seguiti a ruota da teorici come Berkeley ,Hume,Ferguson ,Stewart e Montesquieu,che saranno accomunati da una medesima impostazioneioè quella di usare l’Empirismo non più come criterio di indagine ,bensì come unica chiave di lettura ed interpretazione della realtà ,che finirà giocoforza con l’essere ridotta ad un’insieme di regole meccanicistiche ,dominate dalla casualità; visione questa che finirà col fare dell’uomo l’oggetto di una morale puramente materialistica ,attaccata al più profondo sensismo;ed arriviamo così alla nascita del borghese, capolavoro di ingegneria sociale dotato di una morale addomesticata a quelle che sono le esigenze di una società Mercantilista. In tutto questo ,la Scienza ha un ruolo fondamentale ,perchè l’imperioso progresso tecnologico a cui si assisterà ,sarà accompagnato da un altrettanto imperioso sviluppo dell’impostazione di pensiero “liberal”,o ,viceversa;la risposta a questo dato di fatto sta nella mutazione della natura della Scienza negli ultimi secoli;a partire dai filosofi pre socratici, sino praticamente a Copernico ,quest’ultima rivestiva un ruolo di supporto a quelle che erano le dottrine filosofico religiose del momentoer esempio ,in Pitagora la Matematica si tinge di un significato misteriosofico,nello stesso Euclide i postulati di Geometria riflettono un perfezionismo di origine platonica,Aristotele stesso colloca la Scienza in un più ampio contesto teoretico,e così via si potrebbe continuare con una serie di esempi numerosissimi.L’ “evoluzione” del pensiero,porterà con sè una mutazione nella natura stessa della Scienza che diverrà una forma di Pensiero Pensante,autonoma e sciolta da qualsiasi altro contesto e che riceverà in questo l’”imprimatur”ufficiale nel 17°secolo,quando ormai,assurto il criterio Empirico ad unica chiave di lettura della realtà,quella stessa filosofia razionalista che vedeva in Cartesio il fautoredella certezza matematica fondata su criteri empirico ontologici,porterà a Spinoza,che rivestirà la stessa sostanza Divina di un attributo meccanicistico ,in un mondo quindi costituito da tanti automi.Nel contempo la Scienza comincerà a marciare in completa interazione con l’Economia ,anch’essa ormai assurta a forma di Pensiero Pensante,come conseguenza della progressivo inaridimento del pensiero filosofico a cui abbiamo accennato poc’anzi,relegando sempre più quest’ultimo in un ambito d’azione sempre più ristretto,trasformando la Religione stessa in un fenomeno di sterile devozionalismo commerciale ,sempre più intrisa di un forte astrattismo concettuale(questo discorso ha una sua valenza specifica specialmente per quel che riguarda la Religione in Occidente).Oramai il Pensiero Pensante Tecno Economico ha preso il sopravvento sfuggendo a qualsiasi controllo di valenza superiore ,vista l’inattaccabile interazione tra Tecnologia ed Economia,che fa sì che ad ogni scoperta Tecnologica segua immediatamente ed automaticamente una risposta in termini di sfruttamento Economico indiscriminato. .Riassumendoggi assistiamo al dominio del Pensiero Pensante Unico,le cui due manifestazioni principali sono la Tecnologia e l’Economia,e la cui valenza è costituita dall’Empirismo,che ,in quanto manifestazione principe del Relativismo,ne fa un soggetto dotato di Autocontradditorietà,ovvero ogni enunciazione scientifico economica può essere contraddetta da un’altra enunciazione del medesimo tipo ,(così come successo con il Neo positivismo di fronte al Relativismo di Einstein,per fare solo un esempio).L’Autocontradditorietà,rappresenta il punto focale della questione,perchè da una parte porta al più totale Relativismo ,in quanto grazie a questo procedimento il Pensiero Unico distrugge qualsiasi certezza,creando quindi un mondo senza valori saldi,dall’altra però,permette ad una certa forma di pensiero (o,sarebbe meglio dire non pensiero)di autoperpetuarsi perennemente anche a discapito dei propri creatori;la soluzione sarà sì rappresentata dal ridare al pensiero filosofico quella valenza di Assolutezza necessaria a farne un ordinatore universale,facendo ,però ,attenzione a non ricadere nel Dogmatismo del Pensiero Unico,che finisce col portare alla stasi ,e per cedere il passo al Relativismo come già ripetutamente accaduto nel corso della Storia in molti casi.L’unica risposta possibile a questo dato di fatto,è quella di applicare un criterio analogo a quello di Autocontraddizione(presente nella categoria Relativistica)alle tre manifestazioni principali della categoria ontologica Assoluto,tramite la simultaneità del principio di Unità e Molteplicità applicate allo stesso contesto.La prima di queste manifestazioni è l’Essere Assoluto,costituito da Unità Trascendente nella sua Essenza e da Molteplicità nelle sue Infinite manifestazioni.La seconda è rappresentata dal Pensiero Assoluto,che della prima rappresenta la manifestazione immanente,costituita di una natura che contempla sia la presenza degli ideali perfetti,sia la presenza delle forme di pensiero razionale ,che hanno lo scopo di esprimere il contingente,come la Scienza,e che nella loro funzione di comprensione del mondo immanente si servono del criterio d’indagine Empirico.La terza manifestazione è costituita dallo Stato Assoluto, a sua volta espressione immanente del Pensiero Assoluto;questi rappresenta il sommo punto di riferimentodell’Uomo e delle sue attività,provvisto tra l’altro della funzione di educare l’individuo con lo scopo ultimo della perfezione, e ,nel fare ciò seleziona e forma continuamente le “elites”,che dovranno avvicendarsi alla guida di quest’ultimo.Compito di queste sarà l’Azione tendente alla perfezione che ha come conseguenza di generare il Mito,vero elemento di autorigenerazione dello Stato.In questo modo la simultaneità di Unità e Molteplicità,dà una ragione d’essere superiore all’Empirismo ,riconducendo e giustificandone le contraddizioni con la finalità di una realtà superiore.Quindi le scoperte scientifiche o le leggi dell’economia, se volte a promuovere il benessere degli appartenenti ad una Comunità non sono negative in sè,a patto che esse rimangano il Mezzo e non divengano il Fine ultimo delle cose e la stessa considerazione ,in misura maggiore, deve valere per il criterio Empirico,che presiede a queste ultime,che dovrebbe solo rimanere uno strumento di indagine e non divenire il metro unico di interpretazione della realtà.