Il cielo è stato considerato immutabile per molto tempo ed i fenomeni che avvengono sulla volta celeste, ripetendosi con grande regolarità, hanno permesso di stabilire alcune delle principali unità di tempo: il giorno, il mese e l'anno. Ogni deviazione da questo "normale" comportamento degli astri, quale poteva essere l'apparire di un oggetto celeste nuovo o, al contrario, la sparizione di uno ben conosciuto, provocava in chi ne era testimone suggestioni profonde e quasi sempre grande timore.
La vita sulla Terra dipende strettamente dalla luce e dal calore che il Sole ci invia quotidianamente: la sua scomparsa improvvisa durante un'eclisse era quanto di più temibile si potesse immaginare. Per secoli la gente ha considerato le eclissi un evento terribile e funesto, presagio di sventura, e ha compiuto rituali, cerimonie e sacrifici per esorcizzarle. Gli antichi, però, si accorsero presto che le eclissi non sono un fenomeno unico, ma si presentano con una certa regolarità: incominciarono allora a registrare con grande precisione i tempi delle varie fasi delle eclissi di Sole e di Luna, annotando talvolta anche la percentuale di oscuramento del disco, o se il Sole e la Luna fossero sorti o tramontati nel corso del fenomeno. Lo scopo principale di queste osservazioni così dettagliate era quello di imparare a prevedere il fenomeno e cercare delle correlazioni con il moto del Sole e della Luna.
Gli astronomi dell'antica Grecia e quelli arabi del Medioevo misurarono i tempi delle eclissi viste dalle diverse località, per determinarne le differenze di longitudine.
In Cina e Babilonia, invece, le eclissi venivano predette ed osservate per ricavare degli auspici di carattere astrologico. Anche gli storici antichi, pur possedendo una scarsa dimestichezza con l'astronomia, mostrarono sempre un grande interesse per le eclissi solari. Nel riportare questi eventi, infatti, ne sottolineavano l'aspetto spettacolare e annotando anche particolari come la comparsa delle stelle in cielo nel caso di eclissi totali.
Le fonti storiche principali sulle eclissi che sono arrivate fino a noi riguardano per lo più i Babilonesi, i Cinesi, gli Arabi e gli Europei, ma si hanno testimonianze più o meno dirette anche per i Maya, gli antichi Egizi e addirittura per alcune civiltà preistoriche. L'uomo preistorico, infatti, fu un attento osservatore dei fenomeni naturali e applicò il suo ingegno, se non per comprenderne le cause, almeno per stabilire e memorizzare in qualche modo quando essi si verificavano e se si ripetevano. Ormai, ad esempio, è praticamente certo che il complesso megalitico di Stonehenge fosse un osservatorio astronomico concepito con molta precisione.
Molti popoli hanno sviluppato fin dai tempi più antichi i propri miti e le proprie leggende riguardo alle eclissi, spesso credendo che esse fossero il presagio di qualche catastrofe naturale o della morte o disfatta di un re e imputando quasi sempre il fenomeno a vari tipi di creature mostruose che divoravano il Sole o la Luna.
Nell'antico Egitto si credeva che le eclissi avvenissero perché un maiale nero, il demone Set travestito, saltava sull'occhio di Horus, il dio del Sole.
Per le antiche tribù norvegesi, il mago Loki veniva incatenato dagli dei. Per vendicarsi, creava lupi giganteschi: Mànagarmer, che causava le eclissi lunari inghiottendo la Luna, e Skoll, che causava quelle solari mangiandosi il Sole.
Presso i Buriati, nella Siberia orientale, era diffusa la credenza di un mostro chiamato Alkha, che inseguiva continuamente e divorava il Sole e la Luna. Alla fine gli dei, esasperati per i ripetuti oscuramenti del mondo, tagliarono Alkha in due. La metà inferiore cadde sulle terra, ma quella superiore continuò a ossessionare i cieli: questo é il motivo per cui le eclissi accadono ancora, di tanto in tanto.
In Cina e in India, era un enorme drago invisibile a divorare il Sole e la Luna.
Tuttavia ci furono anche credenze più ottimistiche riguardo a questo fenomeno naturale. Ad esempio, per alcune tribù di pellerossa canadesi (i Tlingit), il fenomeno avveniva quando la Luna andava a visitare il marito, per altre (gli Algonchini) era dovuto al fatto che il Sole prendeva suo figlio tra le braccia. A Tahiti, le eclissi erano interpretate come il congiungimento amoroso del Sole e della Luna. Perfino ai giorni nostri, presso certe tribù eschimesi e artiche, si crede che le eclissi siano un segno della benevolenza divina: il Sole e la Luna lasciano temporaneamente il proprio posto in cielo per controllare che sulla Terra vada tutto bene.
Naturalmente, accanto alle visioni mistiche, cominciarono a svilupparsi anche spiegazioni fisiche, a partire da quella più importante, cioè l'allineamento tra Terra, Sole e Luna. Si ritiene che già nel Paleolitico Superiore l'uomo fosse in grado di registrare abbastanza accuratamente le fasi lunari, e quindi di avere una buona base di partenza per approfondire la questione.
Dal sito: www.pd.astro.it (sito divulgativo dell'INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica)




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