Corriere della Sera
Nel '65 il romanzo revisionista venne rifiutato da tutti gli editori perché
parlava di «guerra civile», accomunando vincitori e vinti
Torna la Resistenza di Petacco. Politicamente scorretta
Il sangue dei vinti quarant'anni prima di Pansa. Ovvero: la Resistenza
politicamente scorretta che Arrigo Petacco raccontò in un romanzo, ma non
riuscì a pubblicare. Ora quel romanzo «scandaloso», I ragazzi del '44 ,
riceve finalmente giustizia. Nel lontano '65 era stato vittima del
conformismo e censurato; vent'anni più tardi, divenne il pretesto per una
clamorosa polemica editoriale. Romanzo alquanto «maledetto», dunque: Petacco
vi descrive i turbamenti del giovanissimo protagonista, suo alter ego, di
fronte alle brutalità di una guerra condotta senza esclusione di colpi fra
partigiani e fascisti in Lunigiana. Agguati, tradimenti ed esecuzioni
sommarie sono accomunati da un termine allora tabù e oggi ampiamente
adottato dagli storici non solo revisionisti: «guerra civile». I passaggi di
campo, pro o contro la Repubblica di Salò, sono descritti come spesso furono
realmente: scelte occasionali, dettate da slanci, equivoci e circostanze
fortuite.
Soprattutto non fu perdonata al Petacco di allora, quando presentò alle case
editrici il suo romanzo, la scelta di descrivere criticamente la Resistenza.
Il protagonista de I ragazzi del '44 entra a far parte di una formazione
partigiana nominalmente cattolica, in realtà egemonizzata dai comunisti, ma
resta una velleitaria comparsa sul teatro di guerra. Petacco nella sua nota
è esplicito: «il contributo dei partigiani alla guerra di liberazione fu
modesto», mentre venne «oscurato l'apporto, quello sì decisivo, della Quinta
armata americana e della Ottava armata britannica».
Ne è passata di acqua sotto i ponti, certo, da quell'anno 1965, quando il
giovane Arrigo offrì inutilmente a varie case editrici il dattiloscritto;
senza immaginare, allora, che gli inevitabili rifiuti avrebbero bruciato la
sua carriera di romanziere, spingendolo però verso il giornalismo e la
storia. E gli avrebbero fatto conoscere, oltre a successi clamorosi, anche
accuse di revisionismo: almeno fino alla pubblicazione de Il sangue dei
vinti , in cui Giampaolo Pansa, sfidando i luoghi comuni e le censure della
sinistra tradizionale, ha reso «ufficiali» i crimini e le violenze commesse
anche nel campo dei vincitori dopo il 25 aprile.
Ma il romanzo di Petacco, benché il clima oggi sia decisamente più
favorevole, non riesce a liberarsi del tutto da un certo odore di zolfo. Vi
si sente un'eco della polemica che accompagnò la prima, tribolata edizione
del 1985, giunta vent'anni dopo gli storici rifiuti delle case editrici. Il
risvolto di copertina preparato allora dalla Mondadori non aveva reso
giustizia, secondo l'autore, allo spirito autentico del romanzo, tanto che
Petacco ne aveva preteso e ottenuto la sostituzione con una sua nota
polemica. «Giudizi persino troppo elogiativi», lamentava in quella nota, ma
al tempo stesso «datati, troppo convenzionali, con i partigiani tutti buoni,
i fascisti tutti cattivi, la resistenza con la "R" maiuscola e il duce con
la "D" minuscola». Non pago della provocazione, si concedeva un'ultima
zampata: «Questo è un libro che, se proprio volessi dedicarlo a qualcuno, lo
dedicherei a tutti quelli che hanno vissuto la guerra civile (non ho scritto
Resistenza!)».
Oggi I ragazzi del '44 riappaiono ed è quasi una rivincita dell'autore:
nessuno potrebbe più contestargli la volontà di ricordare tutti i caduti, la
scelta di accomunare nella stessa pietas coloro che hanno «sofferto,
combattuto e sperato in buona fede perché spinti da un ideale, giusto o
sbagliato che fosse». Nonché il richiamo ideale ai coraggiosi e anticipatori
anticonformismi di Indro Montanelli.
I Ragazzi ci fanno scoprire un Petacco insolito, narratore e ritrattista,
letterato senza riserve. Nei saggi successivi quella vocazione artistica
sarà relegata sullo sfondo, sempre però segnalata da una certa tensione
stilistica e cura nei dettagli, ambientazioni e colori. Né va trascurata la
nota anarchica e irridente che prorompe nel finale: di fronte alla retorica
della Liberazione e agli inni obbligatori alla Pace, il suo «ragazzo del '
44» scrive sul muro (e sono le ultime parole del romanzo): «Viva la
guerra!».
Il romanzo di Arrigo Petacco, «I ragazzi del '44», editore Mondadori, pagine
209, 8,40
Dario Fertilio




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