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  1. #21
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Democrazia Cristiana.

    Bisognava a tutti i costi scongiurare l'effetto berlinguer e impedire ai servi di Mosca di andare al governo.

  2. #22
    con decision la patria vencera
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    In origine postato da Flora
    Eccolo, il mio nanerottolo preferito...

    attenti che il popolo vi guarda!

  3. #23
    con decision la patria vencera
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    Ciao Enrico!

  4. #24
    .
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    In origine postato da Pablo
    attenti che il popolo vi guarda!

  5. #25
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    Predefinito Re: Cosa avreste votato nel 1985?

    In origine postato da Oli
    Io DC.
    Rivoluzionario.

  6. #26
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    In origine postato da Flora
    Ti vedo depressa senza Fauna.

  7. #27
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    MSI

  8. #28
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Democrazia Proletaria, come mio padre favceva.

    1985

    La crescita di Dp in termini di consensi e di militanti, ma anche in termini di aspettative e di nuovi compiti a cui far fronte, comportava una ristrutturazione delle strutture di lavoro nazionali, che pure erano già abbastanza ristrutturate rispetto ai primi anni di Dp. Il 2 e 3 febbraio la direzione nazionale decise la riorganizzazione degli organismi nazionali. Vennero creati alcuni dipartimenti e gruppi di lavoro: il dipartimento giovani-scuola, la commissione agricoltura, il gruppo di lavoro sulla questione cattolica. Altri vennero riorganizzati: il dipartimento problemi dello stato, il dipartimento mezzogiorno, il dipartimento esteri-pace, il dipartimento ambiente, salute e territorio, il dipartimento informazione e cultura, il dipartimento organizzazione, e infine il dipartimento economia-lavoro, che è quello maggiormente articolato in diverse strutture: una segreteria, un ufficio centrale, alcune commissioni di lavoro, gruppi di lavoro temporanei su argomenti specifici. Questa riorganizzazione è indicativa della molteplicità di compiti che Dp volle affrontare e una articolazione così ampia delle strutture di lavoro nazionali costituì una novità rispetto alle organizzazioni della nuova sinistra.
    Nel 1985 Dp dovette affrontare due scadenze significative: le elezioni amministrative e il referendum promosso dal Pci contro il decreto di San Valentino del governo Craxi.
    Le amministrative del 12 maggio vedono una buona affermazione di Dp, che aumenta i voti ottenuti nelle politiche dell’83, soprattutto nelle grandi città. Nei consigli comunali, su 423 liste presentate, Dp ottiene circa 150 consiglieri.In totale Dp dispone di circa 500 rappresentanti negli enti locali. Nella direzione nazionale del 18 maggio, nella relazione introduttiva, Russo Spena compie un’analisi molto realistica e non trionfalistica: constata che "il voto indica una richiesta di normalità, una domanda di sicurezza e stabilità: la società civile, nel suo 60%, si è riconosciuta nel sistema politico, perché in assenza di una prospettiva, di valori alternativi, di percorsi visibili, è arretrata nel neocorporativismo".
    Subito dopo, il 9 giugno, si svolge il referendum, a cui Dp arriva dopo mesi di polemica col Pci riguardo alle gestione della campagna referendaria: Dp contesta al Pci la volontà di "barattare" il referendum, ipotesi a cui Dp si oppone perché "occorre una risposta decisa, capace di fermare l’attacco padronale", come afferma la direzione nazionale del 2 febbraio.
    Il referendum vide la vittoria del no. La valutazione della segreteria nazionale fu che la sconfitta era dovuta alla drammatizzazione operata da Craxi, che aveva minacciato la rovina delle pensioni e dell’occupazione. Il no aveva vinto al Nord per la mobilitazione dei ceti medi, fenomeno che diventa importante perché "la ristrutturazione ha prodotto una nuova stratificazione sociale su valori concorrenziali organici alla politica dei meriti craxiani". In questa situazione "Dp ha oggi davanti un compito enorme, quello di liberare il voto proletario del Psi, la coscienza classista del Pci, di aprire un dialogo col mondo cislino sulle grandi idealità della lotta per il lavoro, ma anche di riuscire a dare sbocco alla protesta sociale del meridione, a ricucire i diversi spezzoni in cui si è diviso il proletariato. Occorre liberare il conflitto e l’antagonismo presente nel paese reale". La voglia di moderatismo prevalente in Italia, l’impasse del Pci e i compiti di Dp di agire per dare alla crisi del Pci uno sbocco di sinistra furono al centro anche dell’analisi del voto condotta il 29 giugno dalla direzione nazionale. Saccoman, nella relazione introduttiva, individua come elemento centrale della fase politica un ciclo moderato, mentre arriva la crisi del partito pigliatutto, il Pci, e questo è l’elemento centrale su cui si deve svolgere l’attività di Dp: "Siamo giunti a un appuntamento che possiamo senza enfasi ritenere ‘storico’ all’interno delle tormentate vicende della nuova sinistra, una crisi culturale, di orientamento, politica del Pci sulla quale dobbiamo incidere perché non abbia uno sbocco naturale esclusivamente a destra. Tanto più, allora, è necessario che emerga, nella prossima fase, tutta la nostra alternatività, la nostra autonomia strategica e organizzativa, non massimalista, ma fondata su una più forte progettualità, propositività, su una critica più radicale del modello di sviluppo e di governabilità, sulla prospettazione ‘controcorrente’ di altri valori rispetto a quelli dominanti". Veniva quindi confermata la scelta di divenire un referente credibile alla sinistra del Pci, attraverso varie iniziative.
    Il 31 gennaio si tenne il convegno "Contro i concordati vecchi e nuovi, per la libertà di coscienza ai credenti e non credenti". In occasione del voto in parlamento sul Concordato stipulato da Craxi il 18 febbraio, approvato col voto contrario di Sinistra indipendente e Dp, Dp si presenta come difensore del valore della laicità dello stato, in polemica col Psi e col Pci che avrebbero abbandonato questo valore. Come afferma una nota del dipartimento problemi dello stato: "La sinistra tradizionale ha finito per abbandonare completamente le proprie tradizioni laiche. Il concordato concede privilegi in campi delicatissimi: matrimonio, scuola. Per la prima volta lo stato italiano mutua da un altro ordinamento e da una ideologia, quella della chiesa, i contenuti del "bene comune", infatti l’art. 1 afferma che "Stato e Chiesa si impegnano in una reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese".
    Anche con altre iniziative, un po’ in tutti i campi, Dp si vuole proporre come partito coerentemente di sinistra, come con la proposta della riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore o con la difesa dello stato sociale (dall’1 al 3 dicembre a Roma si svolge il convegno nazionale "Welfare State: si può distruggere qualcosa che non è mai esistito?"), o ancora con la presentazione in dicembre di una proposta di legge per l’uscita dall’emergenza, che propone l’amnistia e l’indulto (per "tornare allo stato di diritto, incrinato dalle leggi speciali"), o infine con l’affermazione netta dell’importanza dei diritti individuali che viene affermata durante la discussione della legge sulla violenza sessuale: mentre la Dc contesta la procedura d’ufficio e vuole disparità di trattamento giuridico tra persone coniugate e non, Dp intende invece la violenza come reato contro la dignità della persona e non contro la morale.
    Uno degli elementi centrali dell’identità e della cultura politica di Dp che si va definendo è un rinnovato interesse internazionalista e terzomondista, che nel 1985 si sviluppa anche sull’onda dell’interesse per le lotte dei neri sudafricani e dei sandinisti nicaraguensi. Dp organizza iniziative in appoggio all’Anc e per il boicottaggio del regime razzista e suscita una certa eco sulla stampa la richiesta di Dp a Enzo Ferrari di non mandare le sue macchine al gran premio di Kyalami. Dp organizzerà campagne di boicottaggio alle banche che concedevano prestiti al Sudafrica, e denuncerà che spesso le sanzioni dei paesi occidentali sono più proclamate che effettive, anche per quanto riguarda il commercio di armi, che le più grosse aziende italiane continuavano a praticare (Fiat, Piaggio, Aermacchi, Beretta, Contraves-Selenia, Oto Melara, Siai-Marchetti, Aeritalia).
    Ma soprattutto l’esperienza sandinista influenzò la cultura politica di Dp, come sarà poi sancito dalle successive tesi del congresso di Palermo del 1986. Dp considerava il sandinismo un riferimento concreto, come un’esperienza di socialismo libertario e non totalitario, non allineato, con un grande impegno per i diritti sociali delle classi povere.
    Come affermava una nota della segreteria nazionale di settembre: "L’originalità democratica, libertaria e antistatalista del processo di trasformazione sociale del Nicaragua rompe il bipolarismo internazionale […] Tutte le questioni fondamentali, dalla democrazia alla salute, dall’economia ai diritti civili, dall’istruzione allo stesso processo penale sono stati affrontati in condizioni drammaticamente difficili, con uno spessore culturale e strategico incomparabile non solo con tutti i paesi del Terzo mondo ma anche con molte delle democrazie occidentali. La riforma per il diritto alla salute fisico-mentale è unanimemente riconosciuta come una delle più significative del mondo, in Nicaragua non esistono né ergastolo né carcerazione preventiva, diverse amnistie sono state concesse e ampiamente estese anche agli stessi capi della contra, il Nicaragua è tra i rari paesi latinoamericani a non essere menzionato nei rapporti di Amnesty International, il progetto di tutela della minoranza e di autonomia degli indios misquito della costa atlantica è fra i più avanzati al mondo. A questa ‘anomalia’ gli Usa hanno risposto con l’aggressione e il blocco economico, l’Urss con il tentativo di ‘satellizzazione’, l’Europa con il complice nullismo e la totale subalternità agli Usa".
    Dall’autunno ‘85 inizia la fase preparatoria dell’xi congresso della Cgil, che si svolgerà dal 28 febbraio al 4 marzo 1986.
    Democrazia consiliare presenta alcuni emendamenti alle tesi, che consistono nei seguenti punti:
    1. giudizio negativo sull’operato del governo e conseguente necessità di una dura battaglia contro le sue scelte strategiche e di costante impoverimento della classe lavoratrice;
    2. per le 35 ore settimanali a parità di salario e la cassa integrazione a zero ore;
    3. grado di copertura e cadenza della scala mobile, salario minimo garantito;
    4. rifiuto del legame fra salario e produttività, validità dell’inquadramento unico.
    L’autunno è caratterizzato dal movimento studentesco dell’85, il più importante movimento studentesco dalla fine degli anni ‘70. Il movimento parte dal Liceo Artistico di Milano, per protestare contro la carenza di aule, e coinvolge presto altre scuole in tutta Italia per lo stesso motivo. La posizione di Dp è di andare oltre queste rivendicazioni, partendo sì da esse, ma per arrivare a criticare la finanziaria, vista come culmine del processo di smantellamento dello stato sociale, processo per cui gli studenti, in particolare universitari, devono pagare tasse altissime per accedere all’istruzione e il cittadino deve pagare, con il ticket, il diritto alla salute. Alla fine il parlamento stanzia 4.000 miliardi per l’edilizia scolastica e Pci e Fgci se ne vantano come di un proprio successo, mentre Dp rileva la contraddizione tra "uno stato che proclama il diritto allo studio nella propria carta costituzionale, salvo poi farlo rimanere tale (cioè una bella affermazione di principio) nella pratica quotidiana" e soprattutto, al contrario di Pci e Fgci che volevano porre al movimento solo obiettivi "sindacali", Dp sottolinea invece il diritto degli studenti alla critica del sapere e allo studio critico.
    Dp riesce ad avere un ruolo, significativo per quanto piccolo, nel movimento degli studenti, a partire proprio da Milano dove il movimento è nato. Proprio sulla base dei consensi acquisiti in seguito al movimento dell’85, Dp riesce ad avviare negli anni seguenti in diverse città una attività tra gli studenti medi e universitari, settori in cui Dp era quasi totalmente assente dai primi anni ottanta. Viene costituito anche il dipartimento scuola, che in seguito svilupperà iniziative contro l’ora di religione e di sostegno ai Cobas degli insegnanti.
    Il 17 settembre Saverio Ferrari, membro della segreteria nazionale, è arrestato nell’ambito dell’inchiesta del bar di largo Porto di Classe a Milano (l’assalto a un bar frequentato da fascisti, avvenuto dieci anni prima). Con lui vengono arrestate altre 12 persone, alcune delle quali militanti di Dp, tutti comunque ex membri di Ao della cellula della facoltà di medicina dell’Università statale, sia per l’inchiesta sull’assalto al bar di via Porto di Classe, sia per l’inchiesta Ramelli (l’omicidio di un giovane militante fascista), anche questo fatto accaduto a Milano dieci anni prima.
    La reazione fu durissima. Ciò fu considerato come un attacco a Dp, sia perché riguardava suoi militanti, tra cui un dirigente nazionale, sia perché era inteso a criminalizzare le lotte degli anni settanta, di cui Dp si considerava l’erede. Come affermava un comunicato della direzione nazionale: "Questi arresti ripropongono una lettura in chiave giudiziaria degli anni settanta rilanciando il pentitismo e la cultura dell’emergenza. Che ragione c’era per arrestare il compagno Saverio Ferrari proprio nella sede nazionale di Dp e come mai è stato interrogato solo dopo ben 13 giorni dall’arresto? Fa parte della deontologia professionale del giudice che egli, prima ancora di interrogare gli arrestati, tenga una conferenza stampa?… C’è un legame tra l’inchiesta e il salto di qualità che rappresenta l’insieme dei provvedimenti contenuti nella legge finanziaria. Non siamo infatti solo a 10 anni dalla più imponente mobilitazione popolare nella storia del nostro paese, ma anche a 10 anni dalle sue conquiste: la scala mobile, lo statuto dei lavoratori, la riforma sanitaria, la chiusura dei manicomi, la legge per la casa, la sconfitta delle ipotesi eversive della destra fascista. Non è sufficiente distruggere queste conquiste, ma è necessario prosciugare il retroterra culturale e cancellare la memoria storica delle lotte che a queste conquiste avevano portato".






  9. #29
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    visto che il PDUP confluì nell'85 nel pci, probabilmente avrei votato DP

  10. #30
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    HO votato PCI

 

 
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