Quando la sinistra si improvvisa imprenditrice d'assalto, il fallimento è assicurato.
Prova ne è l'affare-Bingo. Un flop clamoroso, un flop annunciato, un flop di cui chiedere conto e chiedere scusa.
Sull'onda delle fortune del Gratta e Vinci, che tanti soldini ci ha fatto spendere, tante piccole emozioni ci ha regalato e tante entrate all'erario ha fruttato, Massimo D'Alema ha voluto strafare. Con la presunzione di pensare in grande, senza farsi troppi scrupoli di coscienza, ha istituzionalizzato su vasta scala il gioco d'azzardo, con il finanziamento statale per la creazione di immense, pacchiane e vistose sale Bingo su tutto il territorio nazionale. Un investimento che frutterà miliardi, pensava, creando tanti paradisi artificiali, illudendo tante famiglie ingenue, spillando ai gonzi qualche bel po' di soldoni. Poi, se per uno che vince ce ne sono cento che piangono, pazienza, fa parte del gioco.
E via ad immaginare affluenze oceaniche alle sale Bingo, posti di lavoro a go-go, entrate a fiotti per lo Stato, un impulso all'economia sull'onda del gioco e del divertimento facile. Una trovata molto "di sinistra", non c'è che dire, ma si sa, D'Alema è stato piuttosto stitico sotto quest'aspetto, come Nanni Moretti ci ha insegnato, e forse proprio per questo si è guadagnato la stima degli avvoltoi della destra....
Peccato che si è pontificato sul deserto, che si siano fatti i conti senza l'oste.
L'italiano medio, che all'estero è (chissà perché) considerato un cervello sprecato, intaccato dai troppi vizi e dalle poche virtù, avrà pure qualche vizio, ma di certo non quelli tipici dei paesi anglosassoni: l'alcol e il gioco. L'italiano non beve e non gioca d'azzardo. Almeno non in modo diffuso e patologico. Le slot machines e le sale giochi inglesi da noi sono un passatempo per bighelloni, per biscaroli perdigiorno, per brutti ceffi del malaffare. La vecchietta che apre il borsellino rigonfio ed infila monete a ripetizione con flemmatica freddezza non ci appartiene. Siamo gente seria, in fondo, noi italiani. O meglio, abbiamo (sarebbe meglio dire "avevamo") altre tradizioni: il totocalcio, l'ippica, il lotto, la tombola natalizia.... Qualcuno dirà, sull'onda del famoso luogo comune, che siamo più furbi.
Perciò il Bingo è fallito. I vecchi frequentatori non hanno più soldi per proseguire, e così anche la già scarsa linfa vitale è venuta meno. E le cifre sono impietose, anche quest'anno. Degli 850 milioni di euro preventivati ne sono arrivati poco più di un quarto; delle 310 sale aperte, l'80% è in forte passivo, alcune hanno già chiiuso. Migliaia i posti di lavoro che vacillano. L'unico a guadagnarci davvero sembra essere stato Enzo Scotti, che ha dispensato le autorizzazioni con la sua società.
Caro D'Alema, continua a scrivere discorsi parlamentari, che lo sai fare. Ma tieniti bene alla larga dai posti di comando, perché i tuoi danni li stiamo contando ancora.




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