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Discussione: Come va la....

  1. #1
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    Predefinito Come va la....

    ...Fiat

    Cari signori del governo, forse c’è un’occasione. Tirate fuori il capo dalla feroce souplesse in cui sembra risolversi attualmente il vostro passo. E prima di compulsare i nuovi rinvii a raffica che sembrano addensarsi nella vostra cartella clinica, ieri della riforma sul risparmio, oggi delle pensioni, domani magari del Dpef, ponete mente a un interessante caso.
    Lunedì prossimo, la prima residua azienda industriale del paese annuncerà probabilmente che le cose non vanno bene come sperato.
    Niente di tragico rispetto a quel che un anno fa si temeva, ma bisogna ancora insistere, incidere e dismettere per dedicare risorse a un’auto che stenta più del previsto, tra vertenze sindacali dure come Melfi, ombre preoccupanti di scontri ancora più duri sul tavolo dei metalmeccanici, il matrimonio da sciogliere con General Motors e le banche che potrebbero e forse dovranno entrare nel capitale.
    Fateci caso, è la Fiat.
    E’ l’azienda presieduta da quel Luca Cordero di Montezemolo che tanto vi incalza ogni giorno, ammonendo che la riforma dell’Irpef che avete promesso è inattuabile, e che il problema da affrontare è un altro.
    Fossimo in voi, signori del governo, la considereremmo una straordinaria occasione, un caso faustiano di male promesso da volgere in bene esercitato.
    La cosa più sciocca sarebbe da parte vostra godere delle difficoltà che graveranno su LCdM. Il mal comune mezzo gaudio non funziona, quando un governo mostra di aver perso il polso di quanto imprenditori e banchieri si aspettano.
    E’ vero, anzi verissimo: mai LCdM potrebbe tendere la mano verso lo Stato, dopo tanti proclami sul “rimboccarsi le maniche”. Ma al contempo si troverebbe per primo a fare i conti con un sindacato le cui posizioni restano al momento assai diverse dal “fare squadra”.
    Proprio per questo, signori del governo, è il momento di uno scatto di reni.
    Entrate nel ballo, mettete sul tavolo Fiat l’offerta di sgravi Irap riservati alle imprese che firmino accordi contrattuali di produttività.
    E’ solo un esempio. Ma per carità aguzzate l’ingegno, e dalla panoplia di esempi che Francia e Germania offrono in queste settimane, fate un’offerta politica capace di incatenare LCdM e sindacati, banche e imprese, al coraggio di scelte politiche oggi, e non di proclami per il domani.
    Un domani, signori del governo, che sarebbe en attendant la vostra illacrimata sepoltura, se continuate a rinviare e digrignare i denti.

    Ferrara su il Foglio del 21 luglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Una prova per...

    ....LCdM

    Roma. Ieri il titolo Fiat ha perso in Borsa il 3 per cento, invertendo la risalita sistematica dacché Luca di Montezemolo è alla presidenza. E’ stato l’effetto della pagina in cui Repubblica dava conto di ciò che riservatamente si sarebbe detto nel meeting dei manager del gruppo torinese, chiamati a raccolta nel fine settimana sulle Alpi del Vallese dal neo amministratore delegato Sergio Marchionne.
    Le cose vanno peggio del previsto, di questo passo non si arriva al break even l’anno prossimo come promesso: questa, la sintesi.
    L’azienda ha smentito ieri ogni ipotesi di nuovi aumenti di capitale, alcuni analisti che seguono Fiat ridimensionavano la cifra di 130 mila vetture perse per la vicenda di Melfi. Nel pomeriggio, le notizie sul prossimo ricorso della cassa integrazione a Termini Imerese – una settimana dal 23 al 30 agosto – e Mirafiori – dal 30 agosto al 5 settembre, erano in realtà largamente annunciate. Ma la domanda era un’altra, fitta di articolate premesse.

    Premessa: a firmare il pezzo di Repubblica era un autorevole giornalista, Salvatore Tropea, notoriamente molto e ben
    “addentro” ai piani alti aziendali; visto che la confidenza che vanta anche col nuovo presidentissimo è tanto elevata da potersi permettere senza tema di smentite virgolettati di LCdM in cui due giorni fa si accusava Guglielmo Epifani di portare acqua al mulino dei nemici interni in Confindustria, i “residui” damatiani per così dire; visto che da tanti anni l’ottima penna in questione ha sempre lavorato di fino sulle notizie Fiat, ma senza per questo mai dare l’impressione di essere “per traverso”, anzi spesso dando una mano all’azienda anziché no; fatte tutte queste premesse, come interpretarne l’allarme?
    Con la disinvoltura consentitaci dall’essere un giornalino scanzonato ma non distratto, eccovi la traduzione.
    Non si è trattato di uno scoop malevolo, al contrario, ha utilmente alzato la palla al consiglio d’amministrazione in cui lunedì Marchionne farà il punto dei primi sei mesi dell’anno, e soprattutto del futuro.
    Il 3 per cento bruciato ieri è servito utilmente a sfiatare correzioni più drastiche.
    Perché le cose, più o meno starebbero così.
    Lo sanno tutti, a Torino, che continuare a dire “basta andare avanti col piano Morchio”, è espressione priva di significato.
    Con tutto il rispetto per l’ex amministratore delegato defenestrato dalla famiglia nel momento in cui provava l’assalto al cielo dell’ingresso in Ifi-Ifil, anche Umberto Agnelli già molti mesi fa storceva il naso a sentir parlare di “piano Morchio”.
    Figuriamoci oggi. Perché si tratta dell’aggiornamento di un piano precedente Galateri-Barberis, perché il presupposto che l’ultimo anno di sofferenza fosse il 2004 non è mantenibile, perché per finanziare i promessi 19,6 miliardi di euro di investimenti in 3 anni – restando ben sotto la media degli investimenti dei competitor europei e mondiali – bisogna comunque procedere a tagli e dismissioni ancora non decisi né annunciati al mercato. All’aumento di capitale per 1,2 miliardi a pagamento di cui 250 milioni a carico degli Agnelli annunciato da Morchio un anno fa come adeguato, non banche ostili, ma la nuova Mediobanca guidata da Gabriele Galateri oppose un giudizio “insufficiente”.
    In 34 argomentate cartelle, in cui il 2005 e ancora il 2006 si profilavano come anni necessari di più cospicui sostegni finanziari. Quanto è avvenuto finora, i primi segni di ripresa sul mercato italiano ma anche e soprattutto l’impossibilità di uno scatto di reni della quota parte sul mercato europeo, che resta di poco superiore al 7 per cento, confermano in pieno quelle preoccupate previsioni.
    Quindi ora tocca al “piano Marchionne”.
    E bisogna sperare che da lunedì l’aministratore delegato non si celi dietro ottimismi di maniera. Va bene che per sciogliere l’opzione put con GM bisogna usare toni spavaldi, e che il convertendo delle banche creditrici concede ancora mesi prima di scattare.
    Ma per giungere a un nuovo accordo con una Toyota, bisogna che la salute non sia solo apparente. Ed è questa la sfida personale che pesa sulle spalle di LCdM.
    Una sfida che ha tempi più brevi di quella di far crescere John Elkann, annunciata ieri in una sdraiatissima intervista al New York Times.

    saluti

 

 

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