...Berlusconi

Nelle tormentate vicende della maggioranza, che si trascinano ormai da almeno un anno, ogni tanto si parla di un colpo decisivo da parte di Silvio Berlusconi.
Ma non è così. Le mosse compiute sembrano piuttosto reazioni
minimaliste, che tendono a lasciare tutto com’era, e come però non può tornare ad essere.
Berlusconi si comporta come il vecchio re Lear della tragedia di
William Shakespeare, che non riuscendo a capacitarsi dell’ingratitudine delle figlie da lui beneficate, si rifugia in una sorta di solipsistica follia.
Al culmine della tragedia Lear declama: “C’è stato un tempo – e io me ne ricordo – che appena a toccarli con la mia spada li facevo saltare tutti quanti!”.
Ma da quando, per effetto dell’irriconoscenza, con cui non riesce a confrontarsi razionalmente, le cose non stanno più così, diventa oggetto e non più soggetto delle circostanze.
Quella che si svolge nei palazzi romani, però, non è una tragedia, ma una commedia giocosa.
Il che non significa, naturalmente, che sia destinata al lieto fine.
Però le movenze dei repentini cambi di alleanze, degli intrighi e delle ambizioni sono quelle di una commedia degli equivoci, di un vaudeville di Georges Feydeau.
In effetti anche nella tragedia shakespeariana non mancano i
tradimenti e le controversie, che conducono infine alla rovina le ambizioni delle figlie ingrate.
Ma il tono sentimentale è cupo e solenne, il che francamente
poco si addice a personaggi come Marco Follini o Gianni Alemanno.
Ciò non toglie che la sorpresa e il dolore di Berlusconi per quella che considera nera ingratitudine siano sinceri e, se non tragici, almeno patetici.
Se si renderà conto che in politica la riconoscenz è una moneta che non ha corso, forse potrà uscire dal vagheggiamento
nostalgico e intervenire realisticamente nel gioco, con le carte di cui ancora dispone, e che non sono poi disprezzabili.
La sua eredità, che tutti si contendono troppo prematuramente,
in realtà, senza di lui, non esiste.
Questo Berlusconi lo sa, sa che senza di lui “non vanno da nessuna parte”.
Ma di questo non fa uno strumento di azione politica, di manovra lucida, con la necessaria dose di cinismo, chiuso com’è nel sentimento dell’ingiustizia patita.
Eppure quello che avversari e alleati chiamano forse prematuramente “il crepuscolo di Berlusconi” non prelude
necessariamente a un cupo tramonto.
Se troverà un metodo nella sua follia, la commedia di Lear può finire bene.

Ferrara su il Foglio del 22luglio

saluti