La barca e la baracca
La solita beffa delle compagnie aeree. L'aereo è ormai l'unico mezzo per collegare la Sardegna al resto della penisola ( a fronte delle 12/14 ore del traghetto, quando va bene, con una corsa al giorno e con servizi fatiscenti). Non stiamo parlando di un pacchetto promozionale per i vacanzieri di questi giorni, ma di un enorme problema per residenti e immigrati che per motivi di lavoro, studio e talvolta salute sono costretti a spostarsi dall'altra parte del mare (sostenendo, per questo, pesanti e onerose spese). Per questo, anche se vi è una legge statale così detta di "continuità territoriale", che finanzia le compagnie per erogare delle tariffe sottocosto, queste ne approfittano e invece di equiparare un biglietto aereo a quello di una normale tratta ferroviaria, ne caricano di tasse e di penali totalmente abusive. E i controlli?? nessuno ovviamente....
da Noreporter

tratto dall'Unione Sarda del 21/07

di Stefano Lenza


Ormai si riconoscono l’uno con l’altro. Si ritrovano ogni lunedì mattina a Elmas o a Fertilia o al Costa Smeralda. Sono pendolari d’alto bordo. Nel senso che pendolano da una sponda all’altra del Tirreno e sono quasi tutti dirigenti d’azienda. Minimo comune denominatore: costretti a “emigrare” per non perdere il lavoro. Da Cagliari, prevalentemente, ma anche da Sassari, Nuoro e Oristano, si sono dovuti trasferire nella Penisola, soprattutto a Roma e Milano, dove le grandi società hanno concentrato il management sbaraccando gli uffici decentrati. Questione di conti, di costi da tagliare, di utili da preservare o, talvolta, di perdite da contenere. Lo stipendio continuano a prenderlo ma considerevolmente decurtato dalle spese di trasferta e da un travaso di euro dalle proprie tasche alle casse di Alitalia, Meridiana o Air One: partono il lunedì e tornano a casa il venerdì, tutto l’anno, tranne nel periodo delle ferie, con varianti sul calendario in base a feste comandate, ponti vari e imprevedibili malanni. Quando è stata varata la continuità territoriale hanno fatto salti di gioia all’idea di viaggiare a prezzi stracciati. Poi hanno cominciato a subire pesanti disagi, a pagare il biglietto sempre di più, a sopportare penali imposte in barba alle norme. Così si sono organizzati e hanno creato l’Avpta (Associazione viaggiatori pendolari del trasporto aereo). «Purtroppo - spiega il presidente Angelino Attene - abbiamo constatato che il mezzo di trasporto aereo non risponde alle nostre esigenze e alle nostre aspettative. La scelta era quindi quella di accettare passivamente i disservizi e lamentarsi in modo sterile senza ottenere quasi mai risposte, o organizzarsi per avere un ruolo attivo e propositivo per migliorare il servizio».
Così, alla fine dell’anno scorso, si sono messi insieme per far sentire la loro voce alle compagnie, certo, ma anche all’Enac, (Ente nazionale aviazione civile), al Ministero dei Trasporti e alla Regione. Le adesioni non sono mancate e il gruppo fondatore si allarga di giorno in giorno grazie al sostegno di nuovi soci reclutati attraverso il sito (www.pendolariaerei.it) dell’associazione. Qualche giorno fa, l’Avpta ha inviato una lettera al Governatore Renato Soru con un particolareggiato elenco di problemi e proposte. «Siamo fiduciosi che la risposta non si farà attendere e insieme potremmo agire per riappropriarci della continuità territoriale che le compagnie ci hanno di fatto scippato»
I dolori del pendolare?
«Innanzitutto la mancanza di puntualità e di comfort. Il viaggio dovrebbe essere un momento di relax e piacere e non un’esperienza stressante in cui ci sentiamo ostaggi del vettore. I disagi sono venuti subito dopo l’avvio della continuità territoriale. Le prime angherie le abbiamo subite sul fronte tariffario. La garanzie del prezzo è stata sepolta sotto una montagna di aumenti ingiustificati. Ha cominciato Meridiana caricando sul costo del biglietto sei euro con la giustificazione della crisi seguita all’attentato dell’11 settembre alle torri gemelle. Alitalia si è accodata quasi subito, mentre Air One è stata a guardare per sei mesi poi si è adeguata, visto che né Ministero, né Enac, né Regione avevano contestato la decisione delle altre due compagnie di introdurre una maggiorazione tariffaria non prevista».
Tutto qui?
«No, perché poi è arrivato l’adeguamento in base all’inflazione accertata dall’Istat. Anche questo in palese violazione delle convenzioni che lo ammettono, previa autorizzazione, solo per le tariffe piene pagate dai non residenti. A seguire, l’Alitalia ha introdotto gli oneri, fino a sei euro, per l’emissione del biglietto. Altro rincaro non previsto dalla continuità, tant’è che i giudici di pace, il primo a Sassari, stanno condannando la compagnia a restituire il maltolto. Ma l’imposizione più odiosa è la penale del 33 per cento che Air One applica in caso di variazione del volo. Praticamente annulla di fatto la legge e i suoi vantaggi. Tre anni fa si poteva viaggiare con una tariffa Pex, Apex o Superpex pagando meno di oggi (tra le 180 e le 220 mila lire) a condizione di non cambiare l’orario di partenza, altrimenti pagava una penale (tra le 50 e le 80 mila lire). Esattamente quel che avviene ora con Air One. Nella sostanza, i vantaggi della continuità sono stati equiparati a una tariffa low cost (basso costo) che certamente non è quello che il Parlamento ha deciso per i sardi».
Quindi, è un abuso bello e buono?
«Senza dubbio. La legge dice chiaro e tondo che “la vendita delle tariffe piene e agevolate segue le regolamentazione delle normali tariffe full flexible e non è soggetta pertanto ad alcun tipo di restrizione”. Massima flessibilità, quindi, che vuol dire libertà di poter spostare la partenza senza alcun costo aggiuntivo».
A conti fatti, quanto è lievitato il costo dei voli per Roma e Milano?
«Per i primi si è passati dagli 85,72 euro di tre anni fa agli attuali 113,72 con una maggiorazione di 28, pari al 32,7 per cento del prezzo indicato nel decreto. Per Milano oggi si pagano 124,97 euro, mentre nel 2002 se ne pagavano 104,97: venti in più che corrispondono al 19 per cento di quanto indicato nella convenzione. Ovviamente, a ciò si aggiunge la penale del 33 per cento abusivamente pretesa da Air One».
Al di là dei costi, bastano due tratte scontate?
«Potrebbero andar bene, se per altre mete si applicassero tariffe equiparate a quelle delle ferrovie. Mi spiego. Oggi, se io voglio andare da Cagliari a Napoli, passando per Roma, ho lo sconto fino a Fiumicino poi pago il resto del viaggio a tariffa piena. Peggio di prima quando potevo avere una Pex o Superpex sull’intera tratta. Noi diciamo: si può accettare di fare un transito su Roma o Milano purché il costo totale, comprese le tasse aeroportuali, sia equiparabile alla tariffa ferroviaria corrispondente alla distanza chilometrica percorsa . Peraltro, questo riferimento ai binari era uno dei principi ispiratori della legge».
In concreto, che fate per tutelarvi?
«Per prima cosa abbiamo scritto a tutte le compagnie. Chiedevamo ci venisse indicato un responsabile di riferimento, spiegando che non intendiamo rinforzare i reclami dei singoli soci ma trattare condizioni di prezzo, di comfort e eventuali agevolazioni per noi pendolari. Solo Meridiana ha accolto la nostra richiesta e la ringraziamo. Air One non ci ha mai risposto, con Alitalia è in corso un confronto, dopo l’iniziale invito a rivolgerci all’ufficio relazioni con la clientela».
Le vostre priorità?
«Davanti a tutto la certezza di poter partire. Possiamo fare tutte le prenotazioni e tutti i biglietti in anticipo per tre o quattro mesi. Intanto ogni lunedì siamo su un aereo. L’importante è che, qualsiasi difficoltà salti fuori, da un’imprevista riunione in ufficio a chissà che altro, possiamo cambiare il volo senza sobbarcarci aggravi di spesa. L’altro punto è che il servizio sia quello che la compagnia dà alla sua migliore tratta. Dall’entrata in vigore della continuità territoriale, invece, tutte hanno ridotto l’offerta: dal caffè ai punti premio».
Oggi il monopolio nelle tratte è sotto accusa, voi come la pensate?
«Ci interesse avere prezzo certo, flessibilità negli orari, sistema tariffario senza restrizioni, costo globale anche per mete diverse da Roma e Milano equiparato a quello ferroviario, possibilità di abbonamento che le compagnie non fanno nelle tratte sulla Sardegna e comfort a bordo. Batteremo molto su tre punti, il rispetto dei patti contrattuali da parte dei vettori, l'attenta vigilanza degli organi di controllo , la trasparenza di comportamento delle compagnie e degli organi di controllo. Chiederemo formalmente alla Regione la costituzione di un "tavolo tecnico di verifica" con un rappresentante della nostra associazione. Cercheremo di ottenere l'inserimento nella "carta dei servizi" di uno specifico capitolo destinato alle prestazioni rese alla clientela in termini di "continuità territoriale" come atto dovuto per un erogatore di servizi. Detto questo un modello vale l’altro».