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    Predefinito Dario Franceschini parla da solo

    Il Pd convoca i candidati, non ci sono e Dario Franceschini parla da solo
    di Emanuela Fontana
    Solo poche decine di semisconosciuti e spalti senza pubblico Il volto più noto è la presidente della Provincia dell’Aquila. L’aspirante sindaco di Imperia: "Il mio obiettivo non è non perdere ma non perdere clamorosamente"

    Roma La scena è vuota, ma è tutta per loro. Tra le statue di cartone, i cavalli e i guerrieri di Cinecittà, si muovono le comparse. Sono alcune decine di sconosciuti candidati del Partito democratico che oggi hanno attraversato l’Italia per arrivare a Roma e non trovare nessuno.
    È il loro giorno da protagonisti. Le stelle qui non ci sono. Dal capannone dell’assemblea, lo studio 5, finalmente esce un viso noto: il conduttore del Tg1 Davide Sassoli. Lui nell’ombra non c’è stato mai. Oggi è il suo debutto. Ha scelto il palco delle comparse, forse non se l’aspettava ma non può dirlo. Quando arriva all’aperto assorbe con un sospiro tutta l’aria di Cinecittà: «Siamo pochi? Ma no, dai, guarda, in tutti i luoghi in cui si prendono decisioni si è in pochi. Questo è un Conclave». Non di eletti, ma di ombre. Qualcuno dice che pesi oggi l’arrabbiatura di Goffredo Bettini che ha perso il posto ora dato a Sassoli. Comunque, eccetto Dario Franceschini, e per un attimo, dicono, Piero Fassino, quasi nessuno dei dirigenti è arrivato a infondere un po’ di coraggio a questi candidati comprimari nati, che dal partito non hanno avuto mai nemmeno le bandiere. Anche Franceschini, in fondo, è abbandonato come le sue comparse.
    «Ci portiamo via un po’ di stemmi, per nostro zio», confidano Carmelo e Paolo, arrivati in autobus da Licata con il candidato Giovanni Picone: «Ci aspettavamo più gente, ma l’avevamo capito in pullman: 52 posti riservati ed eravamo soltanto in dieci». In tre sono arrivati dal consiglio comunale di Alcamo, provincia di Trapani: «Forse gli altri sono impegnati con la campagna elettorale, o forse è sempre lo stesso problema: questo partito non sa comunicare», prova a spiegare Pietro Daidone. Sanno scherzare: «Almeno i parenti non ci devono lasciare!». Sono loro oggi il futuro del partito.
    Il capannone che ospita l’assemblea dei candidati sindaci è come un cinema a spettacolo finito. Gli spalti sono desolati, le sedie ricoperte dal simbolo del Pd, ma forse sarebbe stato meglio lasciarle di plastica: così si nota di più l’assenza. Mancano tutti gli aspiranti sindaci e presidenti di Provincia delle principali città. Franceschini, in maglioncino azzurro, ascolta le sue comparse con l’attenzione che si riserverebbe a un soldato che sta andando a morte sicura.
    Eppure c’è un orgoglio di sconosciuti in questi candidati che per la prima volta vengono incoronati da una piccola assemblea, quantomeno per la loro incoscienza. Sono martiri ma idealisti: «Mi definisco candidato sindaco della città perduta, Imperia - dichiara l’aspirante primo cittadino Paolo Verda -. La chiamo la mia mission impossible. Ho bisogno che il Pd ci sia e sia con me. Il mio obbiettivo non è quello di non perdere, ma di non perdere clamorosamente».
    In assenza di stelle, oggi diventa un punto di riferimento politico la presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane: ha un terremoto da raccontare e tante polemiche da riversare. Anche Franceschini, più tardi, su questo punto attacca con vigore: «Berlusconi la smetta di giocare a scaricabarile, tentando di coinvolgere l’attuale gestione degli enti locali».
    All’assemblea delle ombre sembra un leader il candidato sindaco di Trino Vercellese, Alessandro Portinaro: «Regalo a Franceschini una lampadina - esclama - simbolo delle nuove energie rinnovabili! Ma simbolo anche della battaglia di Davide contro Golia. Il centrodestra è fortissimo, ma sappiamo com’è andata a finire tra Davide e Golia». Una lampadina e una fionda: così si parte per la battaglia perduta, il «salto nel voto» come lo definiva ieri l’Unità in prima pagina (nella foto a fianco).
    Cosa potrebbe essere la fionda? «La sincerità», risponde Sassoli determinato. Basterà? «A Roma il Pd è fortissimo, è al 41 per cento...». Qualcuno lo guarda con tenerezza: «La fionda, la fionda, sono sincero, è un problema - ammette l’aspirante sindaco imperiese Verda -. Dobbiamo tornare ai nostri valori. Abbiamo inseguito troppo il Cavaliere».
    Dialoghi catturati: «Ma io non capisco, qui c’è gente in gamba, che ha tante cose da dire, ma perché nel partito c’è questo marasma?». Un altro: «Cerchiamo di anticipare il volo, torniamocene». Si aspettavano un’assemblea lunga un giorno, alle due invece è già tutto finito. Cinecittà chiude. «Hanno fatto tanti errori sulle candidature - dice un aspirante sconosciuto che vuole rimanere anonimo - anche nelle primarie proponevano candidati per rispettare equilibri di partito, ma poi la gente li ha bocciati». Una porchetta intera rimane intatta sul tavolo del buffet.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=344821

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Dario Franceschini parla da solo

    Il partito sta affondando e i leader preparano la fuga
    di Peppino Caldarola

    La scelta di non schierare big alle Europee si sta rivelando un boomerang. Ormai rassegnato alla sconfitta il gruppo dirigente tifa per Udc e Sinistra. Franceschini ha cercato la svolta a sinistra poi però ha portato avanti i "suoi" ex democristiani

    È daccapo emergenza nel Pd. La cura Franceschini sta fallendo e i big del partito si riuniranno lunedì sera per trovare una via d’uscita. Dopo una partenza bruciante con la ripresa dell’antiberlusconismo, l’affiancamento alla Cgil in sciopero, le proposte concrete sulle misure anti-crisi, il nuovo leader si è arenato. L’avvicinarsi delle elezioni europee e delle amministrative in alcune importanti città sta seminando il panico. Il tetto del 25% alle europee sembra un miraggio e a Firenze e Bologna i candidati del Pd arrancano. La maledizione delle liste che procurò tanti guai a Veltroni sembra abbattersi anche sul suo successore.
    La scelta di non candidare i big del partito si sta rivelando un boomerang. Nel Nord-Ovest crea fibrillazioni la candidatura di Sergio Cofferati. Nel Nord-Est manca il capolista. Al centro la guerra del Lazio ha fatto la prima vittima eccellente con l’auto-esclusione di Goffredo Bettini, gran maestro di cerimonie dell’era veltroniana e l’ascesa di un pallido capolista, il mezzobusto David Sassoli. Al Sud gli ex Ds non vogliono D’Antoni e gli ex popolari boicottano il prodian-dalemiano Paolo De Castro. Gongola solo l’eurodeputato Gianni Pittella, privo di consensi esterni ma in grado di fare man bassa di preferenze nel tradizionale elettorato di sinistra. Nelle isole la candidatura di Rita Borsellino fa naufragare quella di Enzo Bianco. Due big si sono messi alla finestra. Sono Franco Marini e Massimo D’Alema, offesi dall’invito di Franceschini a non correre per un seggio a Strasburgo.
    Il passaparola in molti ambienti di sinistra fa pensare che sta crescendo l’area del non voto, mentre migliaia di elettori di sinistra, come ha ricordato ieri il sindaco di Bari, Michele Emiliano, stanno guardando con attenzione nel Sud alla candidatura di Nichi Vendola, leader della sinistra radicale che ha rotto con Rifondazione. Il rifiuto dell'alfiere del testamento biologico Ignazio Marino a candidarsi con il Pd potrebbe portare voti laici alla lista Bonino-Pannella. È un quadro devastante.
    Il gruppo dirigente del Pd sembra però assai meno reattivo di qualche mese fa. È rassegnazione? Qualcuno tifa per la sconfitta per chiudere la breve parentesi di Franceschini? Indubbiamente la cura Franceschini fallisce perché il malato è molto grave e il medico non ha le risorse necessarie. Franceschini ha provato una strategia trasformistica. Ha solleticato le pulsioni di sinistra del nuovo-vecchio partito ma poi si è dedicato all’opera in cui riesce meglio, quella cioè di promuovere candidati a lui vicini e di orientamento ex popolare. Il mondo ex diessino si sente sotto-rappresentato e trova quasi dappertutto capovolti i rapporti di forza.
    Nell’ultimo gorgo della crisi del Pd si sta facendo largo anche una strategia non dichiarata. I leader più autorevoli pensano che i giochi sono già fatti e che il Pd non si può più salvare. La celebrazione delle elezioni europee viene vista come il passaggio doloroso ma necessario per mettere in campo altre ipotesi. L’occhio di tanti è puntato a due risultati, quello di Vendola e quello di Casini. Se entrambi riusciranno a ottenere suffragi importanti (il raggiungimento del quorum per i vendoliani, una buona percentuale per l’Udc), nel Pd la strada della rottura consensuale fra l’area ex Margherita e quella ex diessina sembra spianata. Divorzio in vista di una nuova convivenza. Tornerà l’Ulivo. Sta, intanto, montando una guerra interna fra i fautori dei due progetti scissionistici. C’è Rutelli che da quando ha capito che Enrico Letta potrebbe essere il leader di una nuova formazione di centro mostra minori simpatie per Casini, mentre a sinistra, in quell’area che pensa di unificarsi con Vendola, D’Alema non ha ancora deciso chi possa essere il leader neo-socialdemocratico dopo l’appannamento dell’immagine di Bersani e mentre crescono le ambizioni di Cofferati.
    Interi stati maggior si stanno impegnando piuttosto che per il voto alla ricerca delle migliori postazioni per il dopo-voto. Franceschini non vive drammaticamente questa fuga dall’impegno dei suoi compagni di cordata. Il suo obiettivo è di restare alla guida del Pd anche nel caso che la compiente rutelliana e gli amici di Letta dovessero lasciare l’impresa. Per tutte queste ragioni il voto di giugno è ormai per il Pd un vero terno al lotto. Se gli elettori di sinistra, turandosi il naso, terranno in vita il Pd, ripartirà la guerra intestina, altrimenti sarà una fuga ben organizzata. Il gruppo dirigente sta già evacuando. Il terremoto politico c’è già stato.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=344817

  3. #3
    Baci a Milano
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    Predefinito Riferimento: Dario Franceschini parla da solo

    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    [B]... Sanno scherzare: «Almeno i parenti non ci devono lasciare!». Sono loro oggi il futuro del partito...[/url]
    dal partito dei perdenti al partito dei parenti...
    è già qualcosa

 

 

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