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Discussione: Beantown

  1. #1
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    Predefinito Beantown

    "La parola d' ordine è una sola, inequivocabile ed impegnativa per tutti: vincere!" Cosi si è espresso il compagno Kerry alla convention democratica in corso a Beantown, la città dei fagioli come la chiamano gli americani. Ossia Boston."E vinceremo" gli ha risposto la folla in delirio.Tra gli ospiti d' onore particolarmente ammirato il compagno Fassino, recatosi colà per portare personalmente gli auguri della classe operaia italiana al candidato Kerry.

    Da voci di corridoio sembra che siano già state gettate le basi per alcuni, futuri, accordi commerciali vantaggiosi per entrambe le parti. In caso di vittoria l' amministrazione democratica si è impegnata a fornire, a prezzi stracciati, un ampio stock di scatole di fagioli conditi con ketchup Heinz alle mense delle Case del Popolo. E' la buona notizia che noi della sezione diessina attendevamo con ansia perché i fagioli in scatola saranno la nostra arma segreta, quella che ci consentirà di dare la spallata al governo.

    Tutti sanno quanto i fagioli siano ricchi di proteine, carburante insostituibile per il corpo umano, e alcuni studiosi di parte diessina hanno stimato che una scatola da 250 gr. del prezioso legume fornisca il fabbisogno sufficiente a un paio di girotondi mentre 500 gr. quello per tre girotondi con tanto di zompi al grido di "chi non salta Berlusconi è". Otto scatole invece, ossia 2 kg di fagioli, danno forza bastante per fare la marcia della pace Perugia-Assisi a passo di carica o, in alternativa, due scioperi generali. Su quante scatole ci toccherà ingurgitare a testa per dare la spallata al governo invece i calcoli sono ancora in corso. Ma fossero pure 20 non mi tirerò certo indietro.

    A questo punto non ci resta che tenere le dita incrociate sperando in una vittoria di Kerry.
    Thank you del gradito regalo president Kerry, se non ci si aiuta tra compagni...
    E ringrazi anche la sua gentile signora.

    g.guelfi

  2. #2
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    Predefinito Re: Beantown

    In origine postato da gianni g.
    "La parola d' ordine è una sola, inequivocabile ed impegnativa per tutti: vincere!" Cosi si è espresso il compagno Kerry alla convention democratica in corso a Beantown, la città dei fagioli come la chiamano gli americani. Ossia Boston."E vinceremo" gli ha risposto la folla in delirio.Tra gli ospiti d' onore particolarmente ammirato il compagno Fassino, recatosi colà per portare personalmente gli auguri della classe operaia italiana al candidato Kerry.

    Da voci di corridoio sembra che siano già state gettate le basi per alcuni, futuri, accordi commerciali vantaggiosi per entrambe le parti. In caso di vittoria l' amministrazione democratica si è impegnata a fornire, a prezzi stracciati, un ampio stock di scatole di fagioli conditi con ketchup Heinz alle mense delle Case del Popolo. E' la buona notizia che noi della sezione diessina attendevamo con ansia perché i fagioli in scatola saranno la nostra arma segreta, quella che ci consentirà di dare la spallata al governo.

    Tutti sanno quanto i fagioli siano ricchi di proteine, carburante insostituibile per il corpo umano, e alcuni studiosi di parte diessina hanno stimato che una scatola da 250 gr. del prezioso legume fornisca il fabbisogno sufficiente a un paio di girotondi mentre 500 gr. quello per tre girotondi con tanto di zompi al grido di "chi non salta Berlusconi è". Otto scatole invece, ossia 2 kg di fagioli, danno forza bastante per fare la marcia della pace Perugia-Assisi a passo di carica o, in alternativa, due scioperi generali. Su quante scatole ci toccherà ingurgitare a testa per dare la spallata al governo invece i calcoli sono ancora in corso. Ma fossero pure 20 non mi tirerò certo indietro.

    A questo punto non ci resta che tenere le dita incrociate sperando in una vittoria di Kerry.
    Thank you del gradito regalo president Kerry, se non ci si aiuta tra compagni...
    E ringrazi anche la sua gentile signora.

    g.guelfi
    -----------------------------
    ....e conoscendo gli effetti secondari che hanno i fagioli, tenersi ben lontani dagli ulivisti

    saluti

  3. #3
    Nosce te ipsum
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    Predefinito Re: Re: Beantown

    In origine postato da mustang
    -----------------------------
    ....e conoscendo gli effetti secondari che hanno i fagioli, tenersi ben lontani dagli ulivisti

    saluti
    anche se non mangiano fagioli è buona norma
    scherso
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

  4. #4
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    Predefinito C'è sempre un'altra campana...

    ...da sentire

    Roma. Per i repubblicani che si sono trasferiti a Boston in questa settimana tutta democratica, la convention non è altro che un’operazione estetica, il trucco dell’ultimo minuto prima di andare sul palcoscenico, una “cosmetic convention”, come l’ha definita Ed Gillespie, presidente del Republican national committee.
    “Il passato del senatore John Kerry è un’ombra che i democratici cercano di nascondere sotto le luci della ribalta e con la retorica”, ha detto Gillespie.
    Il manipolo di repubblicani – una trentina circa – che monitora minuto per minuto le dichiarazioni e i discorsi al congresso ha l’unico scopo di svelare il trucco, far vedere la faccia vera di Kerry che, nelle parole di Gillespie è “un brutto anatroccolo di sinistra che spera di rinascere durante la convention e diventare un cigno di centro”.
    Il riposizionamento dell’immagine di Kerry punta infatti a rendere il candidato più “moderato” e più “piacevole”: gli toglie di dosso quell’immagine da “liberal flip-flop” che i repubblicani tentano di enfatizzare con la loro presenza a Boston.

    Non è la prima volta che rappresentanti del partito avversario si presentano in modo organizzato alle convention.
    L’abitudine è nata nel 1984 a San Francisco, ma è stato grazie a Bill Clinton che la “war room” (così Clinton ha definito il team che controlla e ribatte alle offensive dei rivali) è diventata una potente arma da campagna elettorale.
    A Boston i repubblicani hanno occupato un piccolo spazio a un centinaio di metri dal Fleet Center, lo stadio in cui si tiene l’incontro dei democratici, e da lì aggiornano il sito – che si chiama “Dems extreme make over” – rilasciano interviste e accolgono i commentatori.
    “Sappiamo che non conquisteremo mai la prima pagina, ma nell’era dell’informazione è necessario rispondere subito agli avversari per interrompere il loro ciclo di notizie”, ha detto Gillespie.
    Naturalmente i democratici risponderanno per le rime a New York, dove già fervono i preparativi per la nomination dei repubblicani.
    Lunedì mattina i lavori della controconvention si sono aperti con la conferenza stampa organizzata dallo stesso Gillespie accompagnato da Bill Owens, governatore del Colorado (non a caso uno Stato in cui le preferenze di voto sono ancora in bilico), Kerry Healey, vicegovernatore del Massachusetts e Henry Bonilla, parlamentare del Texas. L’obiettivo della task force repubblicana è di “informare sul programma di Bush” e “combattere la disinformazione” dei democratici.
    Bonilla ha anche ironicamente incitato gli elettori di sinistra a “essere orgogliosi” del loro candidato e soprattutto di “ciò che ha detto e fatto negli ultimi vent’anni”, che contraddice quello che vuole fare se fosse eletto presidente.
    In questi giorni sono previsti gli interventi di Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York, di Ralph Reed e Mary Matalin, due strateghi del partito repubblicano, oltre a una serie di commenti dagli Stati che più avranno peso nella scelta del vincitore delle presidenziali. E’ già arrivato a Boston Zell Miller, senatore della Georgia, democratico soltanto formalmente, che fa campagna per George W. Bush: non ha nessun ruolo nella convention democratica, ma è a lui che i repubblicani hanno riservato l’onore di nominare Bush a New York (nel 1992 aveva nominato Clinton).
    Secondo Gillespie “Miller non è solo” e, ironizzando sul tanto decantato “partito democratico più unito della storia”, quello che la convention cerca di rappresentare, aggiunge: “Dal 2001 a oggi sono 199 i funzionari eletti che hanno cambiato la propria registrazione” passando da democratici a repubblicani.

    Tra le fila dei nemici
    La forza dei democratici è, secondo i repubblicani, “la rabbia nei confronti di Bush”, l’unico elemento che fa da collante a tutte le ali del partito.
    Lo dimostrano i ciclopici investimenti in pubblicità orientati più a colpire il presidente che a prospettare un’alternativa.
    Anche perché, hanno ripetuto i rappresentanti della controconvention, “un’alternativa non c’è” come rivelano i “20 anni di flip-flop” che hanno caratterizzato la vita politica di Kerry. Anche se, dice Gillespie, “noi sappiamo già cosa pensa Kerry, sono i democratici a non averlo ancora capito”.
    Non manacano gli attacchi al candidato vicepresidente, John Edwards, che è dipinto come “un politico senza esperienza” e “un amico degli avvocati processualisti”, che i repubblicani vedono come il fumo negli occhi.
    La presenza di Gillespie&Co. a Boston non potrà scalfire più di tanto la copertura mediatica riservata ai democratici e la crescita della popolarità di Kerry nei sondaggi – Gillespie ha detto che i democratici guadagneranno dagli otto a i dodici punti percentuali durante la convention – ma, “infilandosi tra le fila nemiche” i repubblicani possono tenere “il naso appiccicato alla finestra della convention” e ricordare quei dati che “nessuno sentirà uscire dalla bocca dei democratici”.
    Come il tasso di disoccupazione che oggi è inferiore a quello del 1996 (5,5 per cento contro 6,2 per cento) o il tasso di inflazione
    anch’esso in diminuzione (è passato da 2,6 a 1,9 per cento), nonostante l’11 settembre e la recessione.
    Ma c’è spazio per ricordare anche i commenti critici di Kerry nei
    confronti di Clinton in quest’anno di rapporti altalenanti con l’ex presidente.
    Gillespie non crede che l’opera di make-up dei democratici sia destinata a cambiare le sorti del candidato democratico:
    “Per una notte può anche funzionare, ma non fino a novembre”.

    (p.ped.) da il Foglio

    saluti

 

 

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