Riforme, scontro Lega-Casini Il Carroccio: "Ci prende in giro"
Finisce con Pier Ferdinando Casini visibilmente seccato e con il leghista Alessandro Cè che ironizza: "Riprenderemo quando sarà meno arrabbiato". E' scontro duro tra la Lega e il presidente della Camera sul come e quando verrà affrontato in aula il dibattito sulle riforme costituzionali. Con la Lega che vuole approvare la riforma entro il 3 ottobre, con l'opposizione, ma anche alcuni settori della maggioranza, centristi in primis, che chiedono un dibattito approfondito. E con Casini che avverte: "Non strozzerò il dibattito"
Per tutta la giornata il presidente della Camera prova a mediare. E mette sul tavolo dei capigruppo della Camera la sua proposta: discutere i due decreti ancora pendenti in aula e il Dpef entro domenica sera e cominciare la discussione generale sul federalismo lunedì. Con la ripresa dei lavori a settembre, secondo una sorta di contingentamento proposta da Casini, si sarebbe ripreso a discutere il provvedimento di legge costituzionale sulle riforme dal 13 al 20 settembre per 30 ore, per poi concludere il dibattito con l'approvazione definitiva l'8 ottobre.
Ma la Lega non ci sta. Vuole tempi più serrati. Il Carroccio chiede di proseguire i lavori nella sequenza già stabilita dalla vecchia calendarizzazione, con un dibattito a oltranza che si sarebbe dovuto concludere con l'esame del provvedimento costituzionale sulle riforme.
Gli incontri vanno avanti tutta la giornata. Ma senza esito. L'opposizione dissente sulla parte che rigiuarda il Dpef, la Lega dice no alla proposta di Casini. Appena cinque minuti e mezzo di riunione e il presidente della Camera si alza, comunica di annullare la sua proposta e, decisamente infuriato, se ne va.
"Siamo aperti a soluzioni che non però con continuino a dilatare i tempi. Siamo stanchi di essere presi in giro anche dal presidente Casini", incalza Cè. "La maggioranza è in completo disaccordo. credo che la conferenza dei capigruppo dovrà essere riconvocata" dice il diessino Luciano Violante. "La Cdl sempre più allo sfascio sta travolgendo anche le istituzioni" commenta il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio


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