EDITORIALE
IL RIFORMISTA mercoledì 4 agosto 2004
L'editoriale del 4 agosto
Quelle poche riforme è meglio non buttarle
Per un riformista le riforme sono come il maiale: non si butta niente. Quelle che già sono state fatte, affrontando problemi e ritardi che comunque esistevano, bisogna tenersele strette, perché una volta stracciate non è affatto detto che si abbia di nuovo la forza di farne di nuove, passando indenni attraverso il cecchinaggio delle lobbies e delle corporazioni. Quelle inutili, è meglio non farle, perché stressano soltanto il paese. Quelle incomplete, vanno completate, perché possano dispiegare in pieno i loro benefici, e mostrare al paese la loro convenienza di lungo periodo, e non solo l’impopolarità del primo impatto.
Sembrerebbe dunque non solo riformista, ma di buon senso, che il centrosinistra chiarisse: una volta al governo, non si comincia daccapo. Non è che si possa buttare la legge Biagi senza produrre effetti negativi per l’occupazione (a meno che non si preferiscano disoccupati a occupati flessibili). Non è che si possa rinunciare a un risparmio di spesa previdenziale di 0,7 punti percentuali di Pil. Certo, se il centrosinistra sarà più bravo del centrodestra dovrà essere capace di ottenere lo stesso risparmio, o un risparmio maggiore, garantendo più equità. Dovrà essere in grado di trovare le risorse per proteggere la flessibilità nel lavoro con la protezione nel mercato del lavoro (ammortizzatori, vere indennità di disoccupazione, formazione permanente).
Questo è il punto. E Rutelli, che l’ha detto ieri in forme un po’ sintetiche sul Corriere, ha ovviamente ragione. Come ha ragione Nicola Rossi quando lo dice a proposito della riforma delle pensioni. La tentazione del «punto e a capo» è un problema che affligge spesso i bipolarismi, e che ha afflitto in passato il bipolarismo inglese. Con il risultato che la gente, in cerca di sicurezza e di stabilità, tende ad usare meno la possibilità di determinare l’alternativa al governo quando è portata a ritenere che questa si tramuterà in una rivoluzione ogni cinque anni.
Le reazioni dei comunisti, italiani o rifondati, alle affermazioni di Rutelli è dunque non solo sbagliata in sé, ma pericolosa per le sorti dell’opposizione. Qualcuno li informi che in caso di vittoria dell’Ulivo non si farà il socialismo in Italia. E’ ovvio che ci sono alcune leggi (non riforme) del governo Berlusconi che meritano una pura e semplice abrogazione (l’abolizione delle tasse di successione, per esempio, o la depenalizzazione del falso in bilancio). Ma è altrettanto ovvio che ci sono riforme del governo Berlusconi che non possono essere buttate. Saranno migliorate? Se e quando la coalizione che gli succederà avrà la forza, l’intelligenza e la compattezza per farlo. Requisiti dei quali, a giudicare dal dibattito di questi giorni, è lecito dubitare.




Rispondi Citando
