Si consiglia la visione del documentario di Al Gore...il problema esiste e VA ASSOLUTAMENTE affrontato.
Se lo volete scaricare lo trovate qui: http://www.guardabassi.it/download_06_08_01.asp


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Sto cercando de grafici che mostrano l'aumento di CO2 e di temperatura a livello regionale o continentale e non globale.
Sapete dove posso trovarli?


Allarme metano per lo scioglimento del permafrost siberiano
L'innalzamento delle temperature globali rischiano di far liberare nell'atmosfera miliardi di tonnellate di questo gas che andrebbero ad incrementare l'effetto serra
Una grossa area della Siberia Occidentale si sta sciogliendo facendo scattare un pericoloso processo che peggiorerà drasticamente l'effetto serra.
Ad annunciarlo è stato un gruppo di scienziati dopo aver rilevato che il permafrost di un'area grande quanto la Francia e la Germania messe insieme si sta sciogliendo e nei prossimi anni libererà nell'atmosfera miliardi di tonnellate di gas metano, un gas 20 volte più nocivo dell'anidride carbonica per quanto riguarda il suo contributo all'effetto serra.
Il permafrost (nella foto) - in via di scioglimento per la prima volta negli ultimi 11 mila anni - copre infatti la più grande torbiera ghiacciata al mondo in grado di produrre circa 70 miliardi di tonnellate di gas metano, un quarto di tutto il metano del mondo.
Gli studiosi - Segei Kirpotin della Tomsk State University della Siberia Occidentale e Judith Marquand della Oxford University - hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista scientifica britannica New Scientist.
Gli esperti di clima hanno reagito con estrema preoccupazione ai risultati dello studio ed hanno avvertito che alla luce degli ultimi dati sarà necessario aggiornare le previsioni circa l'aumento delle temperature nei prossimi anni.
Secondo le ultime stime realizzate nel 2001 dal comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, le temperature potrebbero aumentare tra 1,4 ed 5,8 gradi centigradi tra il 1990 ed il 2100.
Tali calcoli tengono però soltanto conto dell'effetto serra causato dalle attività umane. Secondo Stephen Sitch, climatologo del centro meteorologico di Exeter, il processo di scioglimento del permafrost durerà diversi decenni ed il gas metano non verrà dunque liberato nell'atmosfera tutto d'un colpo.
Secondo i suoi calcoli tuttavia, anche se il metano filtrasse attraverso il permafrost durante i prossimi 100 anni, libererrebbe comunque ogni anno 700 milioni di tonnellate di gas nell'atmosfera.
Un contributo devastante all'effetto serra in grado di far aumentare del 10- 25% il surriscaldamento globale.
Secondo David Viner del centro di ricerca sul clima dell'università dell'East Anglia, si tratta di un processo gravissimo anche perché irreversibile. ''Quando si comincia a turbare l'equilibrio dei sistemi naturali, si dà inizio ad un processo impossibile da fermare. Non si può mettere freno a questo. La causa di questo sono le attività umane, ma questo processo farà aumentare le temperature molto più di quanto lo fanno le nostre emissioni", ha detto.
07 settembre 2005
http://newton.corriere.it/PrimoPiano...rmafrost.shtml
Tra i roghi della Siberia
che avvelenano il Pianeta
Le cause: piromani ma anche speculatori che rastrellano pezzi degli alberi giganteschi
La minaccia più grave è lo scioglimento del permafrost, il ghiaccio geologico che fa da tappo a tonnellate di gas
dal nostro inviato LEONARDO COEN
KRASNOYARSK - "Guardi qua", fa Anatolij Sukhinin, appassionato capo del dipartimento di monitoraggio degli incendi, sentinella dei boschi che dovrebbero essere il polmone dell'emisfero boreale ed ora sono sempre più "polmoni malati di cancro". Si aggiusta i grossi occhiali sul naso, piglia una grossa foto satellitare della Siberia e dell'Estremo Oriente, comincia ad indicare minuscoli puntini rossi, quadratini neri come la cenere, zone tratteggiate in blu.
Poi, i puntini si sovrappongono ai quadratini, via via che il dito del ricercatore si abbassa verso il territorio della Siberia Meridionale: tutto, allora, diventa una lunga, larga e spaventosa macchia scura, una cicatrice che parte dagli Urali, segue il tragitto della Transiberiana, arriva sino all'Oceano Pacifico, copre buona parte dell'immensa taiga, la foresta più estesa del mondo, tanto estesa che "dove finisca, solo gli uccelli migratori lo sanno", scrisse una volta Cechov.
Ironia della sorte, fuori piove a dirotto. Fa fresco.
L'estate è sparita di colpo. Da 28 gradi a 15. Sono al terzo piano della stazione di ricezione dei dati dallo spazio dell'Istituto russo della Foresta di Krasnoyarsk, al chilometro 4098 della Transiberiana, capoluogo della Siberia Centrale. Un convoglio della mitica ferrovia diretto a Mosca sta attraversando il celebre ponte sullo Jenisej, costruito nel 1898 e diventato patrimonio dell'Unesco.
Il laboratorio funziona 24 ore su 24. I tecnici russi hanno elaborato sofisticati ricevitori in grado d'identificare immediatamente gli incendi rivelati dai satelliti. Il computer elabora le loro frequenze, immagazzina le statistiche, le immette in un circuito internazionale perché ormai la questione è globale. Se bruciano i boschi della Siberia, la loro cenere oscura il Nord America o piove sul Giappone.
È già successo. Due anni fa, in Canada ed Alaska. Qualche anno prima, su Kyoto, proprio l'indomani della firma dei famosi accordi (e disaccordi). I cambiamenti climatici sono come bombe ad orologeria, quasi due terzi della Siberia sono sopra uno strato di permafrost, ossia il ghiaccio geologico: se si scioglie, è il caos ambientale. Libererebbe quantità enormi di metano. Enormi territori si trasformerebbero in paludi.
L'inquinamento provocato dall'industria e dalle fornaci a cielo aperto del selvaggio Far East siberiano è nel mirino degli ecologisti, ma anche degli scienziati che hanno messo in guardia il governo. Solo da poco si comincia ad obbligare le industrie del petrolio, del gas e quelle minerarie a provvedere gli impianti di mezzi antiinquinamento. Ma è una lotta spasmodica.
"Vede com'è ampia quella macchia?", incalza Sukhinin. Sì, è grande quanto un pezzo d'Europa. Peggio: quella macchia è un atto d'accusa. È la prova dello scempio. Di un disastro ecologico senza pari. Il fuoco ha devastato le foreste, le ha cancellate: "A lei sembra una cicatrice, sa invece come noi qui all'Istituto chiamiamo queste macchie? Immondizia!". Sono spariti 988.891 chilometri quadrati di vegetazione, quanto tre volte l'Italia. Un anno, nel 2003, è bruciato un territorio vasto come la Romania.
Colpa di 104.687 incendi, minuziosamente contabilizzati dal 1996 al 2006 (nel 2007 la media sinora risulta più bassa rispetto all'anno precedente) e drammaticamente riprodotti in quella fotomappa satellitare. Il segno indelebile che se non si pone riparo per tempo, la Terra sarà colpita a morte. Perché le foreste siberiane sono essenziali nell'economia ambientale del nostro pianeta. E perché dietro le fiamme c'è la mano di chi le appicca: "Il 90 per cento di questi incendi sono provocati dall'uomo. Per denaro. Perché se si abbattono gli alberi appena bruciati, la qualità del loro legno non cambia, possono essere poi rivenduti a prezzo normale. Con la differenza che viene raccolto a costi zero e venduto oltre confine a prezzi di mercato.
Ecco la verità: le foreste siberiane sono distrutte in gran parte dai contrabbandieri di legname", denuncia Sukhinin. Succede questo: appena si individua l'area dell'incendio tramite satellite, si comunicano le coordinate geografiche alla Protezione Civile, dopo di che scattano i meccanismi di prevenzione e di contenimento. Spegnere il fuoco, raccogliere gli alberi danneggiati, ripulire la foresta può diventare un bell'affare.
C'è la Cina affamata di mobili, la domanda di legno è esasperata, le grandi industrie americane, sudcoreane e giapponesi hanno stretto accordi con quelle russe per radere al suolo le foreste siberiane, ci sono di mezzo una trentina di organizzazioni mafiose, le autorità non dispongono né di mezzi né di uomini sufficienti ad impedire la razzia, inoltre, aggiunge Sukhinin, "è facile dar fuoco alla foresta, non sono i fulmini a produrre gli incendi".
Lo sappiamo anche noi, in Italia, gli dico per confortarlo. Macché: "Purtroppo chi brucia i boschi da noi la passa liscia", incalza lui, "in più, ci sono zone, come in Buriazia, dove chi alleva il bestiame dà fuoco all'erba, o dove, specie a nord, non si pratica agricoltura ma caccia e incendiare il terreno aiuta a snidare le prede. Senza dimenticare che sono molti i territori siberiani in cui si pratica ancora l'agricoltura "a fuoco", è nella genetica di molte popolazioni".
Però, se davvero lo si vuole, si può impedire che tutto ciò avvenga. La prova? "Osservi meglio la mappa. Qui, oltre il Baikal, la Siberia confina con la Cina e le foreste sono simili e altrettanto vaste. Ebbene, vede che il colore della mappa è bianco, in Cina, mentre da noi è tutto scuro? Vuol dire che non ci sono stati incendi significativi da loro. Vuol dire che le autorità cinesi sono in grado di controllare e proteggere il loro patrimonio boschivo e forestale. Il governo di Pechino ha emanato norme durissime e pene altrettanto gravi. Tanto, il legno di cui hanno bisogno lo importano da noi. Tutto quello che si abbatte qui va in Cina, dove invece si preservano le foreste".
L'equazione è cinicamente impietosa: "Il sistema di protezione una volta funzionava egregiamente, in Russia e in Siberia. Negli ultimi vent'anni la situazione è peggiorata nettamente. Succede, che a causa della siccità sempre più frequente, specie a nord, gli incendi non siano estinti come dovrebbero, e quindi si espandano a ritmo naturale: nell'ottobre del 2002, in Jakuzia, furono inghiottiti dalle fiamme 6 milioni di ettari, qualcosa come mille chilometri per 800".
Poi, tocca agli scienziati dell'Istituto della Foresta il compito tristissimo di monitorare i disastri, di elaborare i piani di difesa, di indicare le soluzioni per la sopravvivenza del "verde": la combustione naturale è un fenomeno rarissimo, essendo l'origine degli incendi dolosa o colposa, occorre quindi "educare" la gente. Nel 2004, nei distretti siberiani di Lazovzki e Vyazemski lo hanno fatto i ragazzi e gli insegnanti delle scuole locali.
A Bichevaya, il club ecologico degli scolari ha vinto un premio come "difensori delle foreste". L'estate arrivò: secca, molto secca. Intorno al villaggio, tuttavia, non scoppiò alcun incendio. L'educazione, l'informazione capillare ebbero successo. La gente capì che se spariva la foresta, spariva il loro mondo. In più, capì che non era solo un piccolo problema legato al loro paesino, ma era una cosa ben più grande, le polveri prodotte dalla combustione si aggiungevano alle altre polveri, fino ad influire sul clima globale.
Una foresta siberiana, sino al secolo scorso, ci metteva cento anni per ricostituirsi prima che fosse colpita da un nuovo incendio. Oggi le ricerche dimostrano che gli incendi si presentano più frequentemente, ogni 65 anni. Inoltre, le temperature annuali siberiane sono aumentate di due gradi Celsius, ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Dal 1990, il riscaldamento della Siberia si è ulteriormente accelerato. Cioè primavere più calde, più piogge, meno gelo. Quest'anno, dice il nostro autista, il primo febbraio il termometro a Krasnoyarsk ha smesso di scendere sotto zero.
Clima, incendi: il nesso è evidente, la malattia è grave; ma quale cura applicare? Il direttore dell'Istituto della Foresta - ente fondato nel 1944 dall'accademico Vladimir Nikolayevich Sukachev, un ecologista ante litteram che riuscì a convincere Stalin a finanziarlo nonostante l'emergenza economica provocata dalla Seconda Guerra Mondiale - è in "esplorazione". Una missione scientifica. La taiga siberiana è un pianeta meraviglioso ancora tutto da scoprire.
I satelliti hanno aiutato a "monitorarne il territorio" dall'alto e sono utilissimi per gli incendi, "ma niente è più prezioso del lavoro svolto sul campo", spiega Serghei Loskutov, il vicedirettore che è un chimico del legno. Una specializzazione fondamentale, la sua. Specie quando ci si trova di fronte a incendi che si susseguono a distanza di pochi anni, negli stessi posti. Il fuoco, a furia di "ripassare" sul terreno, ne trasforma le caratteristiche chimiche e fisiche. Il risultato è che "le piante preziose spariscono, sostituite da quelle capaci di adattarsi alla nuova situazione: quasi sempre piante dozzinali, come le betulle".
Dice Loskutov: "Uno dei nostri obiettivi è elaborare documenti normativi per lo sfruttamento razionale e ambientalmente compatibile ad est degli Urali. Per questo l'Istituto si è trasferito da Mosca a Kransoyarsk nel 1959. Negli Anni Settanta abbiamo iniziato a sviluppare i metodi di ricerca a distanza e a creare tutta una serie di mappature che riscrivevano la geografia forestale e boschiva siberiana. Prima il territorio era praticamente sconosciuto". Alexsandr Pimenov, il giovane segretario scientifico dell'Istituto, sottolinea che le questioni ecologiche sono diventate sempre più importanti e fondamentali e che in cinquant'anni di lavoro, l'Istituto ha accumulato una mole impressionante di informazioni sulle foreste dagli Urali a Vladivostok: "siamo in grado di diagnosticare quel che succede, e di capire quel che potrebbe succedere".
Torniamo in città. Lungo la ulitsa Shakhtiorov, la via dei Minatori che porta verso i nuovi quartieri della città, un grande cartellone ricorda che l'associazione volontaria dei pompieri è stata fondata nel 1899 ma soprattutto invita la gente ad osservare scrupolosamente le norme antincendio.
(13 agosto 2007)
http://www.repubblica.it/2007/08/sez...a/siberia.html


Purtroppo anche questo è un caso di retroazione positiva per l'incremento dei gas serra.
L'aumento della temperatura, dovuto ai gas serra, scioglie il permafrost determinando un ulteriore incremento dei gas serra.
Questo evento era già stato previsto nel 2004 nel libro "I signori del clima" di Tim Flannery.
Un altro vento probabile è il rilascio di metano dal fondale dell'oceano Artico a causa dell'aumento della temperatura, che provocherebbe lo scioglimento dei clatrati, cioè combinazioni di ghiaccio-metano.


l'altro giorno facendo zapping mi soffermo sul telegiornale erotico di Italia uno (studio aperto brrrr) perchè davano una notizia sullo scioglimento del ghiaccio del polo nord.
la notizia era più o meno questa:
http://www.metronews.it/news-mondo/il-ghiaccio-del-polo-nord-potrebbe-sciogliersi-nei-prossimi.html?Itemid=223%3FItemid%3D136231"Nei prossimi mesi, il sottilissimo strato di ghiaccio stagionale che circonda il Polo Nord potrebbe sciogliersi. Tanto che per la prima volta questa estate il Polo Nord potrebbe essere libero dei ghiacci. È l'ipotesi prospettata alla rivista National Geographic da alcuni esperti che stanno studiando gli effetti dei cambiamenti climatici a bordo della nave rompighiaccio canadese Amundsen.
«Quest'anno il Polo Nord potrebbe per la prima volta essere libero dai ghiacci», ha detto alla rivista David Barber, dell'Università di Manitoba. La previsione non contraddice i recenti modelli che prevedono lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico fra il 2013 e il 2030. Tuttavia lo scioglimento del sottile strato di ghiaccio stagionale è considerato dai ricercatori come il campanello d’allarme sulla portata e la rapidità dei cambiamenti indotti dalle trasformazioni del clima. L’ipotesi si basa su osservazioni dirette e su immagini da satellite che mostrano come l’area che circonda il Polo Nord geografico è composta da un sottile strato di ghiaccio stagionale, che si forma cioè ogni anno in inverno. Un ghiaccio di questo tipo, ha osservato lo studioso, tende a sciogliersi più facilmente durante l’estate rispetto allo strato di ghiaccio più spesso e denso che si accumula nell'arco di anni. Ma ci sono anche alte probabilità che il sottile strato di ghiaccio, spinto in direzione del Canada dalla rotazione terrestre, possa anche superare indenne l’estate. L’allarme sullo scioglimento dei ghiacci e sul suo impatto sull’umanità era stato rilanciato dall’Onu in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente lo scorso 5 giugno. (Adnkronos)"
dunque dopo un servizio speudo-serio su questa importante ed allarmante notizia il servizio si chiude con una frase che recitava più o meno così "l'unica notizia buona è che potranno essere sfruttati i giacimenti petroliferi finora rimasti inutilizzabili perchè ricoperti da ghiaccio perenne..."
ci son rimasto malissimo![]()


Ma è vero che invece il Polo Sud incrementa i ghiacci in maniera notevole?




Mai visto. Tutta la Groenlandia interessata dalla fusione dei ghiacci.
Mai visto. Tutta la Groenlandia interessata dalla fusione dei ghiacci. Mappa satellitare | Blogeko.it
Quest’anno si squaglia come noi mai anche la Groenlandia. Con i dati raccolti non da uno, ma da tre satelliti (all’inizio gli scienziati pensavano che si trattasse di un errore, hanno voluto controllare e ricontrollare) la Nasa ha elaborato una mappa (è fra poche righe, dopo il “continua”) in cui si vede che, alla metà di questo mese, stava fondendo praticamente tutta quanta la calotta di ghiacci che ricopre l’isola.
Di solito, durante l’estate, è soggetta a fusione metà dei ghiacci della Groenlandia. E nell’Artico in questi giorni stanno fondendo come non mai anche i ghiacci sull’oceano. L’estensione è quella, mingherlina, degli ultimi anni: ma stavolta non sono compatti, bensì in gran parte mescolati ad acqua come una granita.
Credo che ci ricorderemo a lungo di questa estate 2012, credo che se ne ricorderanno anche i posteri e non solo per tutte le faccende connesse allo spread che travagliano l’Europa: i cambiamenti climatici stanno manifestandosi in modo veramente brutale. Ecco la mappa della Groenlandia che fonde.
A sinistra la situazione l’8 luglio. Il bianco, ovviamente, è il ghiaccio non soggetto a fusione: circa il 60% del totale. A destra il 12 luglio: il 97% dei ghiacci sta fondendo, perfino a 3.000 metri e più di altitudine sul livello del mare.
Ho già detto delle inondazioni in Groenlandia causate dalla fusione del ghiacciaio Russel e del ghiacciaio Petermann andato in pezzi.
Mancano ancora quasi due mesi alla fine della stagione della fusione nell’Artico. Alla fine si faranno i conti.
I ghiacci che si squagliano fanno aumentare il livello del mare e soprattutto amplificano il riscaldamento: il bianco (è l’effetto albedo) riflette verso lo spazio i raggi del sole, al contrario del colore scuro del mare o della terra nuda.
L’Artico è una sorta di serbatoio di freddo che regola il clima nell’emisfero Nord del pianeta. I cambiamenti climatici e l’aumento dei fenomeni meteo estremi che lo accompagna si ripercuotono direttamente sull’agricoltura.
Non mi stanco mai di ricordarlo: il riscaldamento globale non è una questione di cappotto o calzoncini, bensì di fame.
Il comunicato stampa della Nasa i satelliti riscontrano una fusione senza precedenti della calotta ghiacciata in Groenlandia
La foto piccola è un particolare del ghiaccio groenlandese in fusone


Stava fondendo. Quindi non si è sciolta la calotta?


Si scioglie il 97% ghiaccio della Groenlandia in 4 giorni: perché?
Si scioglie il 97% ghiaccio della Groenlandia in 4 giorni: perché?
Le foto che vedete in alto mostrano lo stato del ghiaccio in Groenlandia a sinistra all’8 luglio 2012 e a destra al 12 luglio 2012. Quando il satellite Aqua ha iniziato a inviare le foto a Terra, nei laboratori della Nasa c’è stato lo sconcerto generale e hanno iniziato a ricontrollare lo stato della superficie ghiacciata con altri due satelliti. Ebbene le misure effettuate da tre satelliti diversi mostrano che in poco meno di 4 giorni la fusione dei ghiacci di superficie (in rosa scuro) e più profondi (in rosa chiaro) ha subito una fortissima accelerazione pari allo scioglimento del 97% dei ghiacci avvenuto il 12 luglio scorso.
Il 17 luglio invece si è staccato un gigantesco iceberg dal ghiacciaio Petermann.
La domanda degli scienziati è: che diavolo sta succedendo in Groenlandia? In Estate è normale che gran parte del ghiaccio della Groenlandia si sciolga resta da capire come mai quest’anno il processo si sia svolto in maniera così repentina.
Accade che l’acqua di fusione del ghiaccio sciolto in estate si ricongeli poco dopo a altitudini elevate. Vicino alla costa, l’acqua di fusione è trattenuta dalla coltre di ghiaccio, e il resto si perde verso l’oceano. Ma quest’anno il grado di fusione del ghiaccio in corrispondenza o in prossimità della superficie è saltato drammaticamente.
I ricercatori non hanno ancora stabilito se questo evento ampio di fusione avrà effetto sul volume complessivo della perdita di ghiaccio di questa estate e se contribuirà all’innalzamento del livello del mare.
Spiega Tom Wagner direttore del programma criosfera alla NASA:
La calotta glaciale della Groenlandia è una vasta area con una storia variegata e ricca di cambiamenti. Questo evento, in combinazione con altri fenomeni naturali, ma non comuni, come ad esempio il “parto” la scorsa settimana del grande iceberg sul ghiacciaio Petermann, fanno parte di una storia complessa. Le osservazioni satellitari ci stanno aiutando a capire come gli eventi possano essere legati gli uni agli altri nello scenario di un sistema climatico più ampio.
La calotta di aria calda che ha generato questo insolito e allargato scioglimeto di ghiacci superficiali e più profondi sembra essersi dissipata lo scorso 16 luglio. Secondoi glaciologi che hanno studiato attraverso i carotaggi i ghiacci più vecchi della Groenlandia questi fenomeni sono accaduti già in passato e sembrano ciclici ogni 150 anni. Un veneto simile si è avuto nel 1889 e dunque siamo nel periodo dei successivi 150 anni. Ma per i glaciologi le fusioni ora si devono fermare qui perché diversamente sarebbero da leggere come eventi preoccupanti.