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Discussione: global warming...?

  1. #31
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    Predefinito Globalizzazione, Inquinamento ed Effetto Serra

    Una cosa che raramente salta all'occhio sono i costi ambientali della globalizzazione...

    L'apertura dei mercati oltre agli svariati danni alle economie locali per i quali rimando al post:

    http://www.politicaonline.net/forum...threadid=119815


    provoca anche un enorme aumento dell'inquinamento e della richiesta energetica globale.
    Il trasporto delle merci che arrivano ormai in gran quantità dall'estremo oriente, infatti, costringe a poderosi consumi di carburante per permettere lo spostamento di enormi navi da trasporto, di camions e in alcuni casi anche di aerei e lo testimonia il poderoso nuovo aereoporto commerciale di Hong Kong, inaugurato negli ultimi anni, che occupa un intera isola artificiale al largo della piccola ex-colonia.

    I fiumi di petrolio necessari a far muovere questo gigantesco ingranaggio "costringono" i paesi produttori di petrolio ad aumentare, con loro enorme profitto, la produzione di petrolio, per mantenere calmi i prezzi... cosa che poi, dopotutto, non riesce nemmeno tanto bene a giudicare dalle quotazioni degli ultimi giorni, fattore che comunque si risolve con l'ulteriore arricchimento dei medesimi paesi produttori e dei vari magnati che spaziano dai presidentissimi USA alla Russia dei vari Abramovich et similia...


    Tutto questo provoca un aumento sempre più vertiginoso della CO2 in atmosfera con il conseguente effetto serra... ricordo che la concentrazione di CO2 in atmosfera è aumentata di un terzo nell'ultimo secolo, se la memoria non mi tradisce... un mutamento che non conosce precedenti in alcuna epoca in cui sia vissuto l'uomo...

    A tutto ciò si aggiunga l'aumento dell'inquinamento dovuto all'occidentalizzazione tumultuosa dei paesi estremo-orientali che se lasciata libera da briglie (come loro stessi chiedono per non limitarne la crescita) provocherà sempre più frequenti nuvole nere di polveri fini che con i venti si sposteranno ovunque portando un grado di devastazione ambientale senza precedenti, accentuato dall'uso nei paesi in via di sviluppo di tecnologie obsolete ad alto impatto ambientale.

    Un ulteriore considerazione riguarda i materiali impiegati che sono non adeguatamente "puliti" poichè vengono preferiti i materiali inquinanti a basso costo anche a causa delle norme di salvaguardia ambientale che nei paesi in via di sviluppo sono quasi completamente ignorate o in stadio primordiale...

    E un conto era quando nel nostro sviluppo economico ad inquinare eravamo 350 milioni di europei 250 milioni di americani e 200 milioni di russi (tot 800 milioni di persone) un conto è ora dove all'inquinamento residuo dei paesi occidentali si aggiungerà quello che presto verrà prodotto da 1300 milioni di cinesi 1000 milioni di Indiani e svariati milioni di abitanti del Sud-Est Asiatico per un totale approssimativo di 2,5-3 miliardi di persone, 3 o 4 volte l'inquinamento degli anni 80 che si somma a quello residuo dell'occidente...

    Bel mondo che lascieremo ai nostri figli...

  2. #32
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    Predefinito artico senza ghiacci entro il 2070


    Negli ultimi 30 anni lo spessore dei ghiacci dell'Artico si è dimezzato e la sua estensione si è ridotta del 10%. Entro il 2070,la calotta glaciale artica potrebbe scomparire completamente. Sono i risultati di uno studio condotto da 250 scienziati degli 8 Paesi del Consiglio Artico, che riunisce Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda,Norvegia, Russia, Svezia e Usa. Come conseguenza, crescerà di un metro il livello del mare, sommergendo molte regioni costiere, s'interromperà la Corrente del Golfo e aumenterà il riscaldamento globale.

  3. #33
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    Predefinito

    mah...mi sembrano previsioni del cazzo (senza inutili "diplomatismi").
    Nessuno scienziato serio può prevedere cosa succederebbe se si sciogliesse la calotta polare, dal momento che non sarebbe in grado di valutare gli effetti del nuovo assetto di salinità delle acque, non sarebbe in grado di valutare gli sviluppi delle correnti sottomarine, ecc ecc.
    Perchè dovrebbe aumentare ulteriormente il calore? E' probabile che in una evenienza simile si ritorni direttamente ad una era glaciale, piuttosto che ad una era "bollente".
    saluti

  4. #34
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    Predefinito Previsioni climatiche a lungo periodo

    Avete mai sentito parlare del progetto di calcolo distribuito "Climate prediction"?

    Date un'occhiata qua: LINK .
    Se qualcuno vuol partecipare posso dargli una mano col client...

  5. #35
    no global (warming)
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    Predefinito Uragani e global warming: esiste una connessione?

    Hurricanes and Global Warming - Is There a Connection?
    http://www.realclimate.org/index.php?p=181

    Gli autori di questo articolo trattano della frequenza e dell'intensita' degli uragani. Un'altro importante elemento sono le dimensioni.
    Si nota come Katrina e' stato un uragano altamente insolito a causa della combinazione di un'alta intensita' su di un'area decisamente vasta. Il lento movimento verso l'entrotetta si e' aggiunto alle forze che hanno rotto gli argini ed inondato New Orleans

  6. #36
    Silvioleo
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    Sul tema uno stralcio di un articolo di Stagnaro


    "Non sembra esservi un legame evidente tra il riscaldamento globale e gli uragani.

    Se così fosse, dovremmo osservare un aumento della loro frequenza ovunque nel mondo, non solo sulla costa atlantica degli USA. Il numero di cicloni registrati si assesta tra gli 80 e i 100 all’anno: quindi, il piccolo aumento delle temperature medie globali dell’ultimo mezzo secolo non pare aver avuto la tragica influenza che taluni temono.

    Non è neppure vero che gli uragani siano aumentati per intensità. Come osserva il climatologo Pat Michaels, in quel caso tutti se ne accorgerebbero e non vi sarebbe dissenso scientifico. Invece, gli scienziati sono incerti sul tema e faticano a distinguere la naturale variabilità del fenomeno da un eventuale trend che potrebbe dipendere dal mutamento del clima.

    Uno scienziato dell’università del Colorado, Roger Pielke, ha osservato che – dei cinque uragani più distruttivi del secolo, esprimendo i danni in termini attuali – uno solo si è verificato dopo il 1950: l’uragano Andrew del 1992. L’istituto oceanografico NOAA, d’altronde, riferisce che negli ultimi 35 anni il numero di uragani di grave intensità è stato inferiore alla media del ventesimo secolo. Guardando al numero di vittime, la musica non cambia. Il NOAA fornisce una tabella (http://www.aoml.noaa.gov/hrd/tcfaq/E12.html) che riporta i trenta uragani più violenti degli ultimi cent’anni: nel primo ventennio del ’900 essi hanno rapito 9798 vite, nel secondo 3751, nel terzo 119, nel quarto 453, nell’ultimo 57. Alla luce di questi dati, è ovvio, Katrina pone una brutta ipoteca sull’inizio del nuovo millennio: eppure, è ragionevole pensare che si tratti di una tragica fatalità – un anomalo dispiegarsi della violenza di Madre Natura – anziché l’ingresso in una nuova epoca di distruzione senza fine. A gettare acqua sul fuoco è pure il New York Times, certo non sospettabile di simpatie repubblicane, che in un articolo di due giorni fa spiegava: “sull’Oceano Atlantico la rigidità della stagione degli uragani cambia seguendo cicli termici che durano decenni. Lo scatenamento recente è ‘del tutto naturale’, secondo William M. Gray, un professore di scienze dell’atmosfera all’Università del Colorado”.

    Naturalmente questo non significa che tutto va bene. Sorge anzi un senso d’impotenza dalla constatazione che, a dispetto delle nostre troppe presunzioni, l’umanità è ancora ben lontana dal saper imbrigliare le forze della natura... "

  7. #37
    no global (warming)
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    Predefinito

    In Origine postato da Silvioleo



    "Non sembra esservi un legame evidente tra il riscaldamento globale e gli uragani.

    "
    Chi vuol esser ORBO sia, del doman non v'e' certezza...

  8. #38
    Silvioleo
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    In Origine postato da fabbio2
    Chi vuol esser ORBO sia, del doman non v'e' certezza...
    mi sembra che i pareri degli esperti non siano poi cosi' concordi come te e molti altri socialisti in salsa verde tentate di farci credere...poi che ti devo dire,sono decenni che ci spaccate le balle con ste storie,prima o poi magari ci azzeccherete anche...

  9. #39
    no global (warming)
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    Predefinito

    In Origine postato da Silvioleo
    mi sembra che i pareri degli esperti non siano poi cosi' concordi come te e molti altri socialisti in salsa verde tentate di farci credere...poi che ti devo dire,sono decenni che ci spaccate le balle con ste storie,prima o poi magari ci azzeccherete anche...

    Lo sai benissimo cosa dicono il 99% degli scienziati del mondo (a parte quelli a libro paga di Bush). Ma tanto se non vuoi capire e' inutile stare ad argomentare post e post. Informati.

  10. #40
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    Predefinito Global Warming????

    Lo studio di un fisico italiano mette in discussione gli attuali modelli climatici
    "Colpa dei gas serra dell'uomo, ma l'attività solare potrebbe incidere al 30%"
    Riscaldamento globale, nuova teoria
    "Sottovalutato il ruolo del sole"
    Nicola Scafetta, della Duke University, ha elaborato i dati dei monitor satellitari
    di VALERIO GUALERZI


    Una foto del sole scattata dalla Nasa
    ROMA - Affermare che il riscaldamento globale è colpa del sole può sembrare la più grande delle banalità, ma non è così. Da tempo tra gli scienziati delle tante discipline che stanno cercando di dare il loro contributo alla comprensione dei cambiamenti climatici in corso sulla Terra ci sono anche i fisici, impegnati a capire quanta responsabilità abbia l'attività della stella a noi più vicina nell'innalzamento delle temperature. Una risposta univoca è lontana dall'essere stata trovata, ma sino ad oggi, per quanto analizzata, questa influenza sarebbe stata sottovalutata.

    Di questo è convinto Nicola Scafetta, un fisico italiano da anni emigrato negli Stati Uniti, alla Duke University di Durham, nel North Carolina. Insieme al professor Bruce West, Scafetta ha recentemente pubblicato uno studio sulla rivista scientifica "Geophysical Research Letters" della American Geophysical Union. "Abbiamo studiato l'effetto che l'attività solare ha avuto sulla temperatura terrestre durante il periodo 1980-2002 - spiega Scafetta - e abbiamo stimato che l'incremento della luminosità totale del sole potrebbe avere contribuito almeno al 10-30% del riscaldamento totale della superficie terrestre, che durante lo stesso periodo è stato di circa 0,4 gradi Celsius".

    Dottor Scafetta, può spiegare meglio come siete arrivati a queste conclusioni?
    Abbiamo utilizzato come dati solari la recente ricostruzione della luminosità totale del sole fatta nel 2003 dal gruppo ACRIM che ha progettato i monitor satellitari con cui sono stati raccolti i migliori dati riguardo la luminosità. Questa nuova ricostruzione solare suggerisce che la luminosità media solare è cresciuta del 0,035% tra il ciclo 1980-1991 e il ciclo 1991-2002. Questo è importante perché una precedente ricostruzione della luminosità solare usata fino ad ora nei modelli climatici non presenta nessun aumento dell'attività solare durante lo stesso periodo. Il problema è che esiste sfortunatamente un gap tra 1989 e 1991 tra i due esperimenti ACRIM1 e ACRIM2 perché l'esplosione della navicella spaziale Challenger nel 1986 ha ritardato molti esperimenti della Nasa. Poiché non è stato possibile calibrare direttamente ACRIM2 con ACRIM1, la calibrazione è stata fatta indirettamente usando altri dati satellitari che non sono ugualmente precisi e di conseguenza ci sono diversi problemi, e i risultati sono diversi a seconda di come il gap ACRIM è colmato. Il dato finale sulla possibile influenza del sole sul riscaldamento globale l'abbiamo ottenuto attraverso uno studio fenomenologico di come la temperatura della superficie terrestre reagirebbe a piccole variazioni solari come i cicli solari di 11 e 22 anni".

    A vostro avviso in che termini questi nuovi dati possono influenzare i modelli climatici che si sta cercando di mettere a punto?
    I nostri risultati suggeriscono che i modelli climatici tendono a sottostimare l'impatto che un cambiamento solare ha sul clima. Ad esempio la sensibilità della temperatura terreste a cicli solari di 11 anni sembra essere tra 1,5 e il 3 volte più forte di quanto i modelli climatici hanno predetto. Inoltre se l'attività solare è veramente cresciuta durante 1980-2002, come il gruppo ACRIM sostiene, dovremmo concludere che i modelli hanno riprodotto il riscaldamento terrestre degli ultimi decenni usando dati solari sbagliati e nello stesso tempo sottostimando la sensibilità climatica ai cambiamenti solari. Questo logicamente implicherebbe che i modelli sono troppo semplicistici e devono essere migliorati in particolare riguardo ai fenomeni climatici legati al sole.

    Due suoi colleghi russi, Galina Mashnich e Vladimir Bashkirtsev, hanno scommesso sul fatto che nel prossimo decennio le temperature terrestri riprenderanno a scendere, in concomitanza con una diminuzione dell'attività solare. Cosa ne pensa?
    Questo dipende da quanto l'attività solare diminuisce e per quanto a lungo, e da altri fattori che non dipendono dal sole. I dati che abbiamo ora suggeriscono che la luminosità media solare potrebbe diminuire tra 2001 e 2012 (ciclo solare 23-24), ma nessuno sa ancora di quanto. Riguardo alla temperatura, la questione è molto più complicata perché il riscaldamento terrestre dipende anche da altri fattori come il contributo umano all'incremento dei gas serra. In conclusione, anche se l'attività solare diminuisce un pochino, la temperatura della superficie terrestre potrebbe continuare a salire durante il decennio perché l'effetto solare è ritardato di qualche anno e perché gas serra di origine umana potrebbero aumentare durante il decennio.

    Quindi il vostro studio complica il quadro, ma non assolve l'operato dell'uomo. Secondo lei ha senso insistere sulla politica di Kyoto?
    I nostri risultati continuano a sostenere il fatto che durante gli ultimi decenni l'attività umana potrebbe avere condizionato il clima e causato al massimo 70-90% del riscaldamento della superficie terrestre. Quindi non si deve sottostimare il fatto che l'umanità potrebbe danneggiare il mondo. Dall'altra parte il problema maggiore con il protocollo di Kyoto è che è basato su previsioni climatiche riguardanti i prossimi 50 o 100 anni ottenute con modelli climatici che, se i nostri calcoli sono corretti, dovrebbero essere rivisti perché potrebbero essere troppo semplicistici e di conseguenza le previsioni potrebbero essere sbagliate e troppo pessimistiche. Quindi ritengo che dovremmo essere cauti.

    (5 ottobre 2005)

 

 
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