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Discussione: global warming...?

  1. #81
    Vivo all'estro
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    Citazione Originariamente Scritto da federica1980 Visualizza Messaggio
    Delirium tremens allo stato puro
    Mi dispiace moltissimo sapere che sei affetta da " delirium tremens"(?),non sara' che anche questo e' causato dal mio fumare?
    Dal fumo "di seconda mano" ?
    Se e' cosi' mi dispiace, ma anche un po' abbastanza non me ne fotte un cazzo .

  2. #82
    Vivo all'estro
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo Visualizza Messaggio
    ma guarda che non me ne sto fottendo tout court dell'inquinamento...non è che denunciare le follie statali sul tema significhi voler distruggere il mondo che mi circonda al grido di chi se ne fotte...
    Io invece dell " inquinamento" me ne fotto tout court e anche pret a porter.
    Quasi tanto quanto me ne fotto di Fabrizia1980.

  3. #83
    Makeru ga, katta
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo Visualizza Messaggio
    la proposta alternativa è privatizzare, non mi pare di non scriverlo mai...

    Ed io continuo a scrivere i miei dubbi sul fatto che la privatizzazione risolva la cosa. Anzi, la aggraverebbe.
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    devono stare a destra.

  4. #84
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    Exclamation sommersa la prima isola abitata,causa riscaldamento del clima!

    ...avanti il prossimo
    http://eddyburg.it/article/articlevi...6/0/129/<br />

    Golfo del Bengala, l'innalzamento del mare ha cancellato Lohachara
    Grazie al satellite l'università di Calcutta ha monitorato lo stato dell'atollo per mesi
    Si alza il mare scompare un'isola
    Evacuati 10.000 abitanti
    di ANTONIO CIANCIULLO

    ROMA - Lohachara, piccola isola nella Baia del Bengala, è stata risucchiata nel gorgo dell'oceano in crescita e i suoi abitanti sono stati evacuati. È il primo lembo di terra ferma che paga il prezzo prodotto dal bombardamento di carbonio in cielo. La notizia, rimbalza dal sito del giornale inglese The Independent e segue il calvario degli isolotti già conquistati per giorni o settimane dal mare che si alza rabbioso sconvolgendo i villaggi e mettendo alla prova la sopravvivenza fisica e psicologica degli abitanti.

    Il cambiamento climatico ha cominciato a mutare le carte geografiche partendo da uno dei luoghi più popolati del pianeta. Là dove il Gange e il Brahmaputra si gettano nella Baia del Bengala è sparita Lohachara, diecimila persone evacuate, la prima isola abitata risucchiata nel gorgo del mare in crescita, la prima terra pagata come "danno collaterale" prodotto dal bombardamento di carbonio in cielo.

    La notizia rimbalza dal sito del giornale inglese The Independent e segue il calvario degli isolotti già conquistati per giorni o settimane dall'oceano che si alza rabbioso: non una risalita lineare, ma ondate violente che cadono come un colpo di frusta sugli atolli dell'oceano Indiano e del Pacifico sconvolgendo i villaggi, i campi, le riserve di acqua dolce.

    Un'invasione che mette alla prova la sopravvivenza fisica e psicologica degli abitanti. Quanto è possibile sopportare? Quando è ora di arrendersi? Nelle isole Tuvalu l'esasperazione ha portato 12 mila abitanti a un passo dalla fuga, dall'esilio volontario: hanno già chiesto asilo ambientale alla Nuova Zelanda e presto se ne andranno perché sanno di non poter più fermare il mare.

    Negli arcipelaghi più ricchi, come le Hawaii, si difendono ancora divorando le isole meno redditizie a favore di quelle con più sdraio e ombrelloni. Spostano la sabbia da un punto all'altro per costruire i sea walls, muri che, anno dopo anno, si rivelano sempre più fragili e precari: un breve rinvio della crisi più che una soluzione.

    L'oceano Indiano, con la sua temperatura particolarmente alta, fa da apripista alla risalita degli oceani guadagnando in alcune zone anche il doppio della media globale che ormai viaggia sopra i 3 millimetri di crescita annuale. Solo nel Golfo del Bengala, assieme alle 400 tigri che stanno per passare dall'estinzione potenziale all'estinzione di fatto, sono a rischio immediato una dozzina di isole abitate da 70 mila persone.

    E' l'avanguardia dell'esercito dei profughi ambientali che sta per mettersi in campo. Nel raggio di cento chilometri dalla costa vivono oggi un miliardo e 200 milioni di persone, che nel 2080 raddoppieranno o triplicheranno. Secondo i calcoli di Robert Nicholls, uno dei ricercatori che da più tempo lavorano sulle previsioni climatiche, nello scenario peggiore, equivalente alla crescita di un metro del livello del mare per il 2080, decine di milioni di persone dovranno lasciare le loro case: più di 50 milioni nell'area dell'oceano Indiano, tra i 10 e i 50 milioni nella zona del Pacifico e di una parte dell'Atlantico, quasi 10 milioni di Africa e nel Mediterraneo.

    Questo scenario comporta anche forti perdite di territorio in tutti i continenti. Il 46 per cento delle zone umide costiere verrebbe invaso dal mare: perdite particolarmente gravi si avrebbero sulla costa orientale degli Stati Uniti, nel golfo del Messico, nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo.
    I primi ad essere colpiti sarebbero quelli che portano le responsabilità minori del disastro ambientale prodotto principalmente dall'uso dei combustibili fossili.

    Un abitante delle piccole isole usa una minima frazione dell'energia utilizzata da uno statunitense, che è in cima alla piramide dei consumi, ma per molti arcipelaghi il destino appare segnato: dalle Tuvalu alle Maldive, dalle Kiribati alle Marshall, dalle Tonga alle Cook sembra scattato il conto alla rovescia. Tanto che gli abitanti di queste terre precarie, un pelo sopra il livello del mare, si sono consorziati in un cartello, l'Aosis (Alliance of Small Island States) che raggruppa 40 paesi. Per loro la battaglia del clima è una questione di sopravvivenza fisica.

    (28 dicembre 2006)

  5. #85
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    Ancora qualche annetto e saranno cazzi amari...
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  6. #86
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    Arrow Previsioni per il futuro,che è già arrivato!

    questi effetti sono ormai sotto gli occhi di tutti,e se ne parla già da più di venti anni!
    http://www.lenntech.com/italiano/Eff...onseguenze.htm

  7. #87
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    Predefinito

    Un dossier della Commissione disegna la curva della crisi entro i prossimi 70 anni
    Nel sud Europa le conseguenze più drammatiche per fertilità, inondazioni, turismo
    Ambiente, allarme Ue sull'effetto serra
    "Anche l'Italia a rischio desertificazione"
    Con i cambiamenti climatici sarà il Nord del Continente la riviera più ambita

    ROMA - Il riscaldamento globale potrebbe costare all' Europa migliaia di vite e miliardi di euro entro i prossimi 70 anni. E' impietoso lo studio sulla situazione climatica e ambientale elaborato dalla Commissione europea e pubblicato oggi dal Financial Times. Tanto impietoso da lasciare pochi margini al dubbio, tra cifre e prospetti che delineano un quadro da film del terrore. Se non saranno presi provvedimenti sulle emissioni dannose, ammonisce infatti Bruxelles, l'effetto serra e il relativo surriscaldamento del pianeta andranno avanti a passi veloci. E le prime avvisaglie del clima bizzarro, d'altra parte, sono sotto gli occhi di tutti.

    Le possibili conseguenze per l'Europa, secondo il rapporto, investono ogni settore e andrebbero a colpire in particolare le aree meridionali del continente, con l'Italia in prima fila. Mentre il Nord Europa avrebbe un clima più mite e la possibilità di un' agricoltura più generosa, altrove si avrebbero siccità, gran caldo, inondazioni e colture depresse.

    Sulla base dello studio ambientale, elaborato anche con sistemi satellitari, il rapporto Ue evidenzia due possibili scenari di riferimento. Il primo prevede un innalzamento della temperatura di 2,2 gradi; il secondo, più tragico, prevede un innalzamento di 3 gradi. In entrambi i casi, entro un decennio, circa 11.000 persone in più potrebbero morire ogni anno a causa del caldo, mentre l'innalzamento del livello del mare causerebbe danni per un valore di miliardi di euro. Successivamente, nel caso del primo scenario (+2,2 gradi), quasi 29.000 persone in più potrebbero morire ogni anno nel Sud Europa dal 2071.

    Il quadro più grave riguarda proprio l' Italia che, insieme alla Spagna, potrebbe essere destinata a soffrire maggiormente questa situazione catastrofica a causa, si legge nel rapporto, di "siccità, riduzione della fertilità del suolo, incendi e altri fattori dovuti al cambiamento di clima". Ma lo studio non risparmia flora e fauna: "piante e animali tipici di certe aree geografiche moriranno o si sposteranno verso altre zone".

    Il riscaldamento porterà ovviamente anche all' innalzamento del livello del mare che, secondo lo studio della Commissione europea, potrebbe crescere fino a un metro con costi ingenti per far fronte al fenomeno. Già nel 2020, in caso di innalzamento della temperatura di 2,2 gradi, la spesa per far fronte al disastro delle coste potrebbe essere di 4,4 miliardi di euro; nel caso del secondo scenario (+3 gradi) la spesa aumenterebbe a 5,9 miliardi e potrebbe crescere a 42,5 miliardi nel 2080.

    Ma il riscaldamento globale non risparmierà, secondo lo studio, neppure altri settori come la pesca. Dal rapporto emerge infatti una tendenza alla migrazione degli stock di pesce verso le aree più a Nord. E c'è poi il problema delle inondazioni, sempre più intense un pò in tutta Europa. In proposito l' allarme riguarda soprattutto i grandi bacini fluviali, come il Danubio che già negli ultimi anni ha fatto sentire i suoi effetti interessando con gravi danni circa 240.000 persone.

    E il turismo? Nota dolente ancora una volta per l'Italia e per gli altri Paesi del Mediterraneo. Il rapporto Ue non fa mistero sulle conseguenze drammatiche del cambiamento climatico. Sono circa 100 milioni le persone che ogni anno trascorrono le vacanze nel Sud Europa, per un giro d'affari di circa 130 miliardi di euro. Se non si porrà fine all' effetto serra, ammonisce lo studio, entro i prossimi 70 anni quel turismo mediterraneo non ci sarà più, per il Sud sarà soltanto desertificazione e la nuova riviera europea si sposterà inevitabilmente molto più a Nord.

    Vegetazione già impazzita. Le temperature al di sopra della media confondono la vegetazione con uno sfasamento stagionale, è quanto afferma la Coldiretti, sono infatti già comparse le fioriture primaverili di primule sugli Appenini, di mimose in Liguria e di mandorli nel centro Sud. Il rischio, sempre secondo la Coldiretti, è che la fioritura anticipata di mimose e altri fiori li renda indisponibili per le ricorrenze tradizionali di San Valentino e della Festa della donna.

    I ghiacciai si ritirano. La glaciologa Augusta Cerutti ha rivelato al Tg3 che negli ultimi anni i ghiacciai del Monte Bianco si sono ritirati di circa 30 metri. L'esperta ha poi sottolineato che il massiccio più alto d'Europa "è meno sfortunato, per la sua altezza, di altre montagne in quanto vi sono maggiori possibilità di deposito della neve". Augusta Cerutti conclude con una triste previsione: "Se la temperatura aumenterà con i ritmi attuali, nel 2100 la Valle d'Aosta non avrà più ghiacciai."

    L'allarme dei Verdi. Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, chiederà al seminario di Caserta la delega per definire una legislazione sulla tutela del territorio e del mare. "Lo studio della Commissione Europea conferma le nostre previsioni" afferma il ministro, "il cambio climatico è una priorità italiana e mondiale". Il deputato dei Verdi e sottosegretario all'economia, Paolo Cento, invita a "non sottovalutare il rapporto elaborato dall'Unione Europea" e sottolinea che "l'Italia è uno dei paesi europei più a rischio per gli effetti del riscaldamento globale. E' necessaria, prosegue Cento, una presa di coscienza e una forte iniziativa politica per ridurre le emissioni inquinanti".

    Turismo: "L'Italia resisterà". Per Costanzo Jannotti Pecci, presidente della Federturismo-Confindustria, il turismo italiano saprà resistere perché "non è solo legato a fattori climatici. Le nostre peculiarità, insiste Jannotti Pecci, sono la storia, la cultura, le bellezze del paese, l'arte e il cibo". Il turismo, che genera il 6 per cento del Pil italiano saprebbe dunque, secondo gli esercenti, superare le difficoltà provocate dal peggioramento del clima ipotizzato dalla Commissione ambientale di Bruxelles.

    (6 gennaio 2007)
    http://www.repubblica.it/2007/01/sez...ssione-ue.html

  8. #88
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    Predefinito Clima: A Rischio La Dieta Mediterranea

    ROMA - Ciliegie a fine aprile anziché a giugno, carciofi in anticipo di 55 giorni, superfioritura invernale sugli alberi da frutto, ulivi in sofferenza: il clima impazzito arriva direttamente sulle tavole degli italiani e mette a rischio la tipica dieta mediterranea. Caldo e siccità sono infatti i nemici numero uno delle colture. E le conseguenze potrebbero essere drammatiche sia sulla produzione Made in Italy che sui mercati nazionali. Intanto fiumi e laghi "perdono" acqua: il lago di Garda a Peschiera è a 63 centimetri, solo trenta al di sopra del minimo storico degli ultimi cinquanta anni mentre il fiume Po a Ponte Lagoscuro è ad un livello di -5,5 metri con la previsione di un progressivo abbassamento.
    Questo l'allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base di un monitoraggio effettuato nel primo week end di febbraio. "Olio, pomodori, frutta e verdura, cioé i punti forti della nostra dieta mediterranea - ha detto all'Ansa Rolando Manfredini, responsabile qualità della Coldiretti - sono a rischio. Il pericolo è per il vero Made in Italy". I maggiori danni sono previsti a Nord. In Emilia Romagna sotto stress termico sono vaste colture di peschi, riferisce Manfredini. Colpite anche le piantagioni di susini, ciliegi e mandorli, per le quali si parla di uno sfalsamento di 45 giorni.

    Futuro incerto anche per l'olio ("o scarsa qualità o scarsa produzione") mentre è boom di carciofi (Lazio e Sardegna) con un anticipo di 55 giorni e di scarola (Puglia). Ma il caldo ha sballato tutte le orticole di primo campo, come le cicorie e gli spinaci, e anche i prodotti tipici per le zuppe, come i cardi, "che stanno venendo su molto in anticipo". "Questo significa - ha spiegato Manfredini - che ci sarà una concentrazione di offerta cui non corrisponde altrettanta domanda. Per cui spesso, come in Puglia per la scarola, i contadini sono costretti a smantellare le colture con i prodotti già maturi ancora sui campi perché invenduti e a ripiantare".

    Alla base uno stravolgimento dei ritmi della natura Made in Italy per colpa delle anomalie del clima. "La siccità si manifesta in modo graduale. Quando infatti - ha spiegato Manfredini - le piante soffrono la sete mettono in moto meccanismi di sopravvivenza per cui o sviluppano le foglie a scapito della produzione di frutti o fioriscono in anticipo con una superproduzione di fiori che però sono destinati a cadere". "Un fiore - ha proseguito Manfredini - si sviluppa e dura 7 giorni. Poi viene fecondato e da lì il frutto comincia a svilupparsi con una crescita che va dai 40 ai 50 giorni. E quindi, se abbiamo i ciliegi in fiore adesso, raccoglieremo i frutti a fine aprile?".

    E non è neanche sicuro che questi frutti si possano raccogliere sebbene in anticipo. "Il ciliegio fiorisce intorno ai primi di aprile e se invece mette i fiori adesso non è detto che fiorisca una seconda volta, quando è il suo tempo. Tanto più che i fiori di oggi non sembra possano portare ai frutti", ha riferito l'esperto della Coldiretti secondo il quale "per quest'anno ci si aspetta un andamento della produzione in negativo" su scala generale. Da qui l'importanza di tutelare la produzione made in Italy "con l'obbligo di indicare l'origine in etichetta per evitare l'arrivo di prodotti di importazione destinati ad essere spacciati come italiani", ha sottolineato la Coldiretti, che, in vista della riunione di domani alla Protezione Civile sulle prospettive meteo-climatiche, chiede di far seguire al progetto di previsione, fondamentale per la programmazione agricola, un progetto "strutturale" legato al tema degli impianti e campagne di informazione. La Coldiretti ha ricordato che a causa di siccità, caldo e maltempo del 2006 si rischia oltre un miliardo di danni.


    http://www.ansa.it/opencms/export/si...083449089.html

  9. #89
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    Predefinito Allarme clima

    Eventi estremi in Europa

    Un rapporto dell Università dell East Anglia mette in luce gli impatti del global warming

    Se il clima continua a cambiare a questo ritmo gli Spagnoli potranno abbronzarsi sulle spiagge inglesi mentre i greci faranno crociere sul Reno. I Sud europei si troveranno a passare le vacanze estive nel Nord Europa per avere ristoro dalle elevate e disagevoli temperature dei loro paesi.

    Un team di scienziati provenienti da otto paesi Europei ha trascorso gli ultimi tre anni facendo previsioni su cambiamenti climatici estremi e i loro impatti da qui ai prossimi 8 anni. Sei i principali settori indagati: turismo, agricoltura, foreste, energia, acqua e beni assicurativi.

    La versione integrale del rapporto MICE - Modelling the Impact of Climate Extremis, è stata pubblicato ai primi di Luglio dal Dipartimento di Ricerca sul Clima dell_Università dell_East Anglia, e conclude che la questione del riscaldamento globale continua ad essere ignorata dai decisori politici e dal mondo delle imprese perché riguarda previsioni a lungo termine.



    A cosa assisteremo in Europa?



    le ondate di calore diventeranno più calde e più lunghe sulla maggior parte del continente mentre la stagione fredda sarà molto più breve

    i giorni con temperature sotto lo zero scenderanno al di sotto dei quattro mesi nel Nord Europa entro il 2070

    il Sud Europa e il Mediterraneo vedranno una riduzione delle piogge e un aumento della siccità

    il Nord Europa sarà più umido in inverno ma in estate aumenteranno i periodi siccitosi

    nella maggior parte dei paesi europei si avrà un aumento delle precipitazioni invernali con un maggior rischio di alluvioni e inquinamento delle acque

    in Europa occidentale si registrerà un aumento degli eventi estremi nella stagione invernale


    Di seguito una panoramica delle conclusioni nei diversi settori indagati.



    Turismo

    A rischio gli sport invernali sulle Alpi: la copertura nevosa potrebbe diminuire del 20-30% entro il 2020. In estate invece le elevate temperature e la maggior siccità porterà a prediligere alle mete del Mediterraneo quelle nordiche o ad anticipare le ferie alla primavera.



    Acqua

    Inondazioni e inquinamento delle acque diventeranno più intensi e frequenti nei prossimi inverni, che saranno in generale più caldi e umidi – le precipitazioni arriveranno ai fiumi più velocemente per le maggiori piogge e le minori nevicate.



    Agricoltura

    E’ probabile una diminuzione di raccolti dovuta a una stagione più corta e alla frequenza di eventi estremi durante la crescita delle colture. Si aggiunga a ciò anche il rischio di stress da caldo nei periodi di fioritura e quello di piogge durante la semina. Gli impatti maggiori si avranno sul Mediterraneo Meridionale e sul Nord Africa.



    Foreste

    Aumenta il rischio incendi dovuto al maggior numero di giorni secchi e caldi nelle aree continentali e montane. Nell_estate 2003 mezzo milioni di ettari di foresta andarono distrutti nella zona mediterranea, con un costo per l’economia europea di 1.000-5.000 euro.
    Nel Nord Europa si prevede invece una crescita delle malattie degli alberi dovute agli inverni più caldi e alla maggiore siccità estiva. L_abete rosso, la specie europea più importante da un punto di vista economico, vede aumentare il rischio di danni causati da coleotteri della corteccia e dalle raffiche di vento.



    Energia

    La produzione di energia in Europa sarà sempre più sensibile alle fluttuazioni nelle temperature. Si prevede una diminuzione della domanda in inverno (minor riscaldamento) e una maggior richiesta in estate (condizionamento).




    Beni assicurati

    In Gran Bretagna ci si aspetta un aumento dei danni causati dalle tempeste di vento del 15% entro il 2070- 2099.

  10. #90
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    Exclamation riscaldamento globale:Le previsioni potrebbero essere molto peggiori!

    giovedì 1 marzo



    RISCALDAMENTO GLOBALE E PREVISIONI
    servizio di Laura De Donato

    Il collasso dei ghiacci in Groenlandia, lo scioglimento di quelli antartici, la frenata della corrente del golfo nell'Atlantico, il rilascio di anidride carbonica e metano dal sottosuolo surriscaldato e dal permafrost disciolto.
    Certezze discusse complessivamente per la prima volta due anni fa, in un incontro fra climatologi ad Exeter in Inghilterra, ma ancora oggi escluse dai modelli di previsione del riscaldamento globale.
    Per un misto di eccessivo rigore scientifico e di espedienti politici, secondo molti scienziati, tanto di quello che si sa non viene detto. Neppure nel quarto rapporto dell'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change, stilato da 600 autorevoli scienziati.
    Le previsioni potrebbero essere molto peggiori di quello che tutti pensiamo, ma non ci sono modelli teorici collaudati per poterlo provare, e quindi se ne parla solo tra scienziati.
    "New Scientist" ne ha riportato alcuni esempi.
    I ghiacci della Groenlandia, secondo gli studi di molti glaciologi, tra cui l'americano Richard Alley, potrebbero essere prossimi alla disintegrazione. Questo vorrebbe dire un innalzamento dei livelli marini misurabile in metri, ma il rapporto dell'Ipcc si limita a dire che il mare si sta alzando di 3,1 centimetri per decennio.
    In realtà i ghiacci si fratturano, lasciando risalire l'acqua dal fondo a grande velocità, sciogliendo lo strato gelato sulle rocce, molto più in fretta dello scioglimento da calore. Secondo il monito del Potsdam Institute for Climate Impact Research, in Germania, la velocità di innalzamento dei livelli marini è più veloce del 50% rispetto alle previsioni Ipcc del 2001, e questo è il segno dell'accelerazione indotta dalla disintegrazione dei ghiacci.
    Dal British Anctartic Survey, invece, si avverte che la penisola antartica si sta riscaldando molto più rapidamente di qualunque altro luogo nel mondo, con un declino nettissimo della quantità di ghiaccio marino intorno alla penisola, e una pericolosa instabilità del gigantesco manto di ghiaccio antartico occidentale che contribuisce pesantemente all'innalzamenteo del livello del mare.
    Altre preoccupazioni, non considerate dall'Ipcc, giungono dal Centro Oceanografico del Regno Unito, che ha segnalato, dal 2005, lo stop del 30% di velocità nella corrente del Golfo, che influenza il sistema di circolazione degli oceani con conseguenze imprevedibili.
    Trascurati anche i moniti sul rilascio di metano e CO2 dalla Siberia e dall'Artico, non conteggiati nell'aumento annuale di gas serra accumulati in atmosfera.
    Ma perché, dunque, nascondere la testa sotto la sabbia? Forse evitare l'ingiusta sorte toccata all'ex vicepresidente Usa Al Gore, ambientalista della prima ora, finito sotto il tiro degli scettici che fanno i conti sul bilancio energetico della sua residenza?







    http://www.leonardo.rai.it/tgr/HP_TGR/0,8248,22,00.html

 

 
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