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Discussione: Cazzari!!!

  1. #891
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    Predefinito Re: Cazzari!!!

    Whirlpool, successone Guidi: gli esuberi salgono a 2 mila
    Gli americani confermano la chiusura di Caserta. Via anche 480 impiegati
    di Carlo Di Foggia
    Il Fatto Quotidiano 21 maggio 2015


    La doccia fredda è arrivata poco dopo le due del pomeriggio, quando il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, e i rappresentanti sindacali hanno ascoltato i vertici di Whirlpool: dopo un mese di trattative, la situazione è peggiore del punto di partenza e gli esuberi dichiarati dal colosso americano salgono ora dai 1.350 di aprile scorso a oltre duemila.
    L’“operazione fantastica”, come Matteo Renzi definì a luglio 2014 l’acquisto del gruppo Indesit (controllato dalla famiglia Merloni) da parte del gigante statunitense degli elettrodomestici si sta ormai trasformando in una braccio di ferro a rischio figuraccia per il governo. Ieri, nel corso dell’ultimo incontro al Mise l’azienda ha di nuovo confermato il piano industriale presentato ad aprile, aggiungendo – come chiesto dai sindacati -anche gli esuberi degli impiegati amministrativi dovuto all’integrazione delle strutture, circa 480 dipendenti.
    Il piano prevede investimenti corposi – circa 500 milioni – ma presenta un conto pesante: 1.350 esuberi, con la chiusura dello stabilimento di Carinaro, in provincia di Caserta (810 addetti), di None, in provincia di Torino (90 addetti), più altri 250 posti di lavoro da sopprimere nelle fabbriche e 150 nel settore della ricerca e sviluppo. A questi, è merso ieri, si aggiungono ora 480 esuberi tra gli impiegati amministrativi: 200 nel quartier generale Whirlpool di Comerio (Varese), altrettanti in quello Indesit di Fabriano, e 80 a Milano, dove ha sede il settore marketing di Indesit. Probabile che quest’ultima – dove sono impiegate circa 80 unità (50 delle quali pendolari tra Comerio e Fabriano) – venga chiusa (anche se non subito) e che anche la sede di Varese venga spostata in un terzo centro “da individuare in Lombardia”. Secondo la Uilm, il conto sale così a 2.060 esuberi, circa il 30 per cento dell’intera forza lavoro del nuovo gruppo (6.700 dipendenti). A questi numeri, però andrebbero sottratti le 280 assunzioni che Whirlpool intende fare nel centro di Cassinetta (Varese).
    Svelati i numeri, il governo ha deciso di non convocare più tavoli fino a quando l’azienda non accetterà di rivedere il piano. “Un progetto inqualificabile”, l’ha definito ieri Guidi: “Dopo un mese di continue riunioni con l’azienda e le organizzazioni sindacali, non sono stati fatti passi avanti”. “Il governo ora si impegni sul serio, visto che all’epoca la definirono un’operazione fantastica”, spiega Gianluca Ficco della Uilm: “Se non cambia il piano non trattiamo”. Ieri la Fiom – l’unica a non aver firmato l’accordo del 2013 con i Merloni – ha deciso di imprimere una svolta alla vertenza annunciando uno sciopero generale dell’intero gruppo, dopo quello che venerdì si svolgerà nello stabilimento di Carinaro: “Non siamo disponibili ad accettare licenziamenti e chiusure di stabilimenti, per di più con l’aggravante di cacciare al sud e assumere al nord”, attacca il leader della Fiom Maurizio Landini: “Abbiamo di fronte un’azienda che da un lato dice di voler investire 500 milioni di euro e portare nuovi prodotti in Italia, dall’altro afferma che le nuove produzioni non consentiranno comunque di occupare tutti gli addetti”. “Il loro piano di sviluppo è ora meno credibile”, spiega il segretario della Cgil Susanna Camusso, mentre la Fim parla di “decisione irresponsabile”. “Ho parlato personalmente con gli americani – spiegava Matteo Renzi nel luglio scorso –. Perché non si attraggono gli investimenti e poi si grida ‘al lupo al lupo’, riscoprendo un’autarchica visione del mondo che pensavamo superata”. Ad aprile, svelato il piano, il governo l’ha definito “un fulmine a ciel sereno”.
    Il problema è che a non funzionare sono state proprio le rassicurazioni dell’esecutivo, che al momento dell’acquisizione di Indesit escluse qualsiasi licenziamento unilaterale fino al 2018, sulla base dell’accordo siglato con i merloni nel dicembre 2013. In quel documento si scongiuravano 1.400 esuberi, con la promessa di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Un accordo sottoscritto con una proprietà che aveva portato il gruppo a un passo dal fallimento e che i rumor finanziari davano intenzionata a vendere, visti i dissidi familiari. Ora Whirlpool spiega che, rispetto a quel documento, si aggiungono 830 esuberi. Lo stabilimento di Carinaro è stato svuotato di alcune linee di produzione ed è oggi quello più fragile nel piano complessivo. “Non possiamo accettare nessuna chiusura”, spiega Michela Spera, della Fiom: “L’azienda ci convochi e chiarisca le ‘ipotesi alternative’ che finora ci ha solo ipotizzato”.

  2. #892
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    Predefinito Re: Cazzari!!!

    Mentre le preoccupazioni del governo sono concentrate su scuola e pensioni, la «rivoluzione copernicana» (parole di Renzi) del Jobs Act è finita in soffitta. Dopo l’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti e della Naspi, dei pezzi mancanti della riforma del lavoro si è persa traccia. La sezione dedicata al lavoro sul sito del governo passodopopasso è ferma a gennaio 2015. L’annunciata abolizione di cococo e cocopro è scomparsa dai radar, così come il salario minimo e il tanto atteso decreto sulla riorganizzazione del collocamento. Senza l’Agenzia unica dei centri per l’impiego, il Jobs Act di fatto è ancora azzoppato: le tutele dell’articolo 18 tolte al contratto a tempo indeterminato avrebbero dovuto essere compensate da una riorganizzazione delle politiche attive, ma ancora così non è.
    La vita difficile dello stop ai cocopro
    Il terzo decreto sul riordino delle formule contrattuali, quello che prevede la rottamazione di cococo e cocopro, è stato approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri il 20 febbraio. Da allora non ha avuto vita facile. La Ragioneria dello Stato ha fatto notare subitoche i soldi stanziati nella legge di stabilità per gli sgravi contributivi delle nuove assunzioni a tempo indeterminato non sarebbero bastati a coprire anche le trasformazioni dei finti cocopro verso il contratto a tutele crescenti. E per un mese l’invio al Parlamento per i pareri era stato bloccato. Alla fine ad aprile sono stati racimolati altri 200 milioni di euro. Con una clausola inserita su richiesta del ministero dell’Economia: se l’allungamento della coperta non fosse stato sufficiente, a pagare sarebbero stati imprese e lavoratori autonomi.

    Il pacchetto è approdato così il 9 aprile, dopo 50 giorni, allecommissioni Lavoro di Camera e Senato. Il ministro Maria Elena Boschi aveva chiesto ai colleghi di fare di fretta. Ma così non è stato. C’era troppa carne al fuoco e lo stile complicato degli oltre 50 articoli non rendeva facile l’analisi. Il decreto ha ottenuto l’ok il 13 maggio dalla commissione Lavoro del Senato e il 15 da quella della Camera. E solo il 18 maggio dalla commissione Bilancio.
    L’obiettivo resta quello iniziale, cioè superare le finte collaborazioni. La commissione Bilancio ha chiesto però al governo di cancellare la clausola di salvaguardia per coprire l’eventuale ondata di trasformazioni, e viene inserita la possibilità di sottoscrivere contratti a progetto a patto che un ente terzo certifichi che non si tratta di finte collaborazioni. I pareri delle Commissioni non sono vincolanti. E alla fine Renzi, così come ha già fatto sui licenziamenti collettivi, potrà comunque fare di testa sua. La novità è che il testo del decreto, complicato anche per gli addetti ai lavori, è stato riscritto e semplificato, soprattutto nella parte riguardante il part time. Ora si aspetta l’approvazione definitiva in consiglio dei ministri, non ancora calendarizzata.
    Politiche attive chi?
    Davanti alla maggiore facilità di licenziamento prevista dal contratto a tutele crescenti, il modello del Jobs Act renziano è quello dellasicurezza della tutela al di fuori (e non all’interno) del posto di lavoro. In Paesi del Nord Europa come la Danimarca, un terzo dei lavoratori cambia occupazione una volta all’anno, grazie a una rete di tutele pubbliche e private. Da noi, al momento, se un lavoratore con il contratto a tutele crescenti venisse licenziato, si troverebbe davanti i nuovi ammortizzatori sociali (quelli entrati in vigore con il secondo decreto delegato) ma i vecchi malfunzionanti centri per l’impiego. Il decreto, che prevede l’Agenzia unica per l’impiego e la riorganizzazione delle politiche attive, dovrebbe essere messo all’ordine del giorno dal consiglio dei ministri per l’approvazione in prima lettura entro il 9 giugno. La sentenza sulle pensioni della Consulta ha creato scompiglio e ancora non c’è una data certa. Da Palazzo Chigi parlano del 4-5 giugno prossimi. Da lì poi dovrà passare dalle Commissioni per i pareri e poi tornare in consiglio dei ministri. La strada, insomma, è ancora lunga.

    Ma sul fronte risorse, lo spostamento di 1 miliardo di euro dal Fondo per il Jobs Act al finanziamento della cassa in deroga non fa ben sperare. Dal governo assicurano che le risorse per le politiche attive ci sono. Facendo due conti, i soldi che restano però sono pochi. I fondi messi a disposizione dalla legge di stabilità 2015 sono 3,2 miliardi: uno per le tutele crescenti; 2,2 per ammortizzatori, politiche attive e copertura per eventuali sforamenti delle tutele crescenti. Se 1 miliardo va alla cassa in deroga, un altro va a coprire gli sgravi contributivi del contratto a tutele crescenti e 136 milioni sono destinati alla clausola di salvaguardia del decreto sul riordino dei contratti,resta poco più che 1 miliardo. Questi soldi dovranno essere spalmati tra la decontribuzione per il contratto a tutele crescenti, che potrebbe richiedere addirittura il doppio di quanto previsto dalla legge di stabilità, le politiche attive e l’agenzia unica per le ispezioni.
    Fermi per un pit stop: conciliazione e agenzia unica per le ispezioni
    Resta sospeso anche il decreto sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, approvato dal Consiglio dei ministri a febbraio, che ha completato l’esame delle Commissioni. Anche qui, però, ci sono problemi di copertura, visto che prevede l’estensione del congedo parentale fino a 12 anni di vita del bambino, rafforza la maternità per le lavoratrici autonome e amplia la possibilità di chiedere il congedo di paternità. I tecnici del Tesoro sono al lavoro per trovare una soluzione.

    Destino incerto anche per il decreto che prevede l’istituzione di un’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro. Il testo andrà in consiglio dei ministri come ultima tranche del Jobs Act, ma ancora non ci sono date. E anche qui ci sono problemi tecnici e di copertura. Quello che si sa è che dal governo hanno abbandonato l’idea di accorpare in un unico carrozzone ispettori del ministero, dell’Inail e dell’Inps come previsto dalla bozza del decreto, prediligendo invece una “cooperazione rafforzata” tra le parti. Cooperazione che dovrà accontentarsi, anche in questo caso, degli spiccioli che restano (se ne restano).

  3. #893
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    Predefinito Re: Cazzari!!!

    dacci oggi il nostro Fatto Quotidiano ...
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  4. #894
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    Predefinito Re: Cazzari!!!

    Citazione Originariamente Scritto da elnick Visualizza Messaggio
    dacci oggi il nostro Fatto Quotidiano ...
    questi piduini hanno il culto del loro capopartito... non ammettono neanche che i giornali riportino le questioni non gradite...

    questo è il vs modello


  5. #895
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    Predefinito Re: Cazzari!!!

    Citazione Originariamente Scritto da bator Visualizza Messaggio
    questi piduini hanno il culto del loro capopartito... non ammettono neanche che i giornali riportino le questioni non gradite...

    questo è il vs modello

    Sarebbe bastato cliccare sui link inseriti nel testo per CAPIRE che l'articolo non è tratto da Il Fatto.

    Ma, per il neo-bananas travagliofobico BlackNick è troppa fatica ...

  6. #896
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  7. #897
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    Predefinito Re: Cazzari!!!


  8. #898
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  9. #899
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    Predefinito Re: Cazzari!!!

    Solo per ridere (per non piangere).

    Dal film, "Brunetta contro Jabba the Hut".

    "Hai bisogno di mascherare la viltà di acciambellarti ai piedi del vincitore con qualche contorsionismo buffonesco", scrive l'ex ministro di Berlusconi, tirato in ballo da un editoriale dell'elefantino.
    "Il tuo giornale non ha mai fatto una lira, l'unica speranza è che lo compri il Principe di turno"
    di F. Q. | 14 luglio 2015


  10. #900
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    Predefinito Re: Cazzari!!!


 

 
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