L'antifascismo in Italia[modifica | modifica wikitesto]
Congedato nel 1919, Pacciardi si iscrisse all'Università e, in soli due anni, conseguì la laurea in giurisprudenza; successivamente collaborò con “L'Etruria nuova”, denunciando ripetutamente le violenze squadriste. Il 6 aprile 1923, alla Pescaia, affrontò, per motivi politici, un duello alla sciabola con il segretario del fascio di Grosseto, Umberto Pallini. A Roma, ove si era trasferito nel 1922, fondò, insieme a Giovanni Conti, Raffaele Rossetti, Fernando Schiavetti e Cino Macrelli, il movimento antifascista “l'Italia libera”, rivestendone la carica di segretario fino alla sua soppressione (gennaio 1925).
Assegnato al confino per cinque anni, a dicembre del 1926,[1] riuscì a sfuggire all'arresto scappando attraverso i tetti dalla sua casa romana di via Gregoriana. Ricevuta una lettera con una frase in codice ("qui l'aria è pura e le montagne salubri") dalla vedova di Cesare Battisti, raggiunse Trento in treno, partendo da Orte, con l'amico repubblicano Egidio Reale. Ernesta Battisti affidò i due fuggiaschi ad alcuni contrabbandieri che li aiutarono ad espatriare in Svizzera attraverso il valico austriaco di Buchs: il 1º gennaio 1927 festeggiarono il capodanno in un'osteria di Zurigo.[2].
L'attività politica in esilio[modifica | modifica wikitesto]
Nel frattempo, il 1º gennaio 1927, il Partito repubblicano comunicò il suo avvenuto trasferimento all'estero, e precisamente a Parigi[3]. Nello stesso anno, Pacciardi stabilì la sua residenza a Lugano, dando un contributo decisivo per fare della locale sezione del PRI il principale collegamento tra l'organizzazione estera del partito e i militanti ancora attivi in Patria.
Da Lugano, Pacciardi diede il suo appoggio all'adesione del PRI alla Concentrazione d'azione antifascista, un organismo in esilio costituitosi in quegli anni, di cui facevano parte il Partito Socialista Italiano e il Movimento Giustizia e Libertà (movimento liberal-socialista fondato in Francia nel 1929, principalmente guidato da Carlo Rosselli). Tale adesione fu votata e approvata nel congresso del PRI di Lione del 29-30 giugno 1929[4]. Fu inoltre uno degli organizzatori del volo di Giovanni Bassanesi e Gioacchino Dolci su Milano (11 luglio 1930) per lanciare manifestini antifascisti e rimase in contatto con il gruppo milanese di Giustizia e Libertà[5].
Nel maggio del 1932, Pacciardi diede inizio, a Lugano, alle pubblicazioni del quindicinale “Italia Libera”. Nel 1933, accusato di aver investigato sulle spie fasciste infiltrate fra gli esuli, Pacciardi fu espulso dalla Svizzera. Nello stesso anno, accusato dalle spie dell'Ovra di preparare un attentato contro Mussolini, la prefettura di Grosseto lo incluse nella prima categoria dei nemici del fascismo, con la dicitura “attentatore”[6]. Si rifugiò dunque in Francia, e risiedé a Parigi insieme con la moglie Luigia Civinini.
Al quinto Congresso in esilio (Parigi, 22-23 aprile 1933), Pacciardi fu eletto segretario politico del Partito Repubblicano Italiano. In tale veste rinegoziò l'adesione del partito alla Concentrazione antifascista, riuscendo a ottenere la costituzione di un triunvirato (al quale prese parte, insieme al socialista Giuseppe Saragat e ad Alberto Cianca di Giustizia e Libertà) per la gestione collegiale dell'organizzazione. Nell'ambito del contrasto che successivamente si aprì, tra le componenti socialista e di Giustizia e Libertà, Pacciardi supportò le posizioni gielline[7], ma il dissidio condusse allo scioglimento della "Concentrazione", ufficialmente sancito nel maggio 1934. Nel frattempo, al Congresso di Lione del 24-25 marzo 1934, Pacciardi lasciò la Segreteria del partito in favore di Giuseppe Chiostergi.
La Guerra civile spagnola[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Brigate internazionali.
Nell'estate del 1936, Pacciardi ricevette una lettera di Carlo Rosselli per l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Era stato l'esponente del Partito repubblicano ad aver avuto per primo l'idea di un corpo di volontari che accorresse in Spagna a dar man forte alla repubblica democratica minacciata dalla rivolta dei militari ribelli. Egli pensava a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i Turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'Italia[8]. Già noto come capo militare per la sua audacia e considerato 'super-partes' sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro Spagna[9].
In Spagna, con il grado di maggiore, guidò il Battaglione italiano Garibaldi alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles, poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del Battaglione anche a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Nella Battaglia del Jarama venne ferito a una guancia e a un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie medicazioni, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della Battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini)[10]; ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuna e Casa de Campo, nell'aprile 1937. Restò alla guida dei volontari fino al giugno del 1937, dopo che il Battaglione Garibaldi si era trasformato nella Brigata omonima, e diresse i combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, lasciò la Spagna nell'estate del 1937 dopo aver assistito alla commemorazione di Carlo Rosselli a Barcellona.
Gli anni a cavallo della seconda guerra mondiale e il soggiorno negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]
Il 4 dicembre 1937, a Parigi, Pacciardi fondò il settimanale “La Giovine Italia”, al quale si affiancò nella conduzione politica e giornalistica l'ex dirigente di G.L. e giornalista Alberto Tarchiani; al settimanale collaborò con numerosi articoli anche l'ex Ministro degli Esteri Carlo Sforza, parimenti esule in Francia. Il 19 dicembre successivo, Pacciardi, già iniziato alla massoneria nell'agosto 1919 presso la Loggia "Ombrone" di Grosseto, e poi promosso compagno l'anno dopo[11], fu affiliato alla loggia parigina Eugenio Chiesa, che lo elevò al grado di Maestro (3º grado del Rito scozzese antico ed accettato); nel giugno 1938 gli fu conferito il 30º grado[12]. Nei mesi di marzo-maggio 1938, invitato dalle organizzazioni antifasciste italo-americane nella sua qualità di ex comandante del battaglione Garibaldi, Pacciardi compì una tournée propagandistica negli Stati Uniti, tenendo decine di conferenze a New York, Chicago, Detroit, Filadelfia, Los Angeles e incontrando esponenti politici quali il Sindaco di New York Fiorello La Guardia. All'indomani dell'ottavo congresso del PRI in esilio (Parigi, 11-12 giugno 1938), Pacciardi fu rieletto segretario politico, sia pur affiancato collegialmente da Cipriano Facchinetti.
L'invasione tedesca del 1940 e il contemporaneo ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale colsero Pacciardi di sorpresa a Parigi. Con la moglie e l'amico Tarchiani, riuscì a raggiungere la cittadina di Vendôme, e poi il porto di Marsiglia. Di lì, con due lasciapassare falsi, i coniugi Pacciardi raggiunsero Algeri; successivamente, nel 1941, da Casablanca, si imbarcarono su una nave portoghese, grazie alla complicità di un colonnello del servizio segreto francese, e riuscirono a raggiungere gli Stati Uniti[13]. Negli Stati Uniti, Pacciardi aderì alla Mazzini Society, un'associazione di matrice democratico-repubblicana, che mirava ad ottenere l'appoggio del governo americano per la creazione di un Comitato nazionale italiano, cioè una forma di governo in esilio con a capo Carlo Sforza (che aveva già raggiunto gli Stati Uniti nell'estate del 1940). Con l'arrivo di Pacciardi, Sforza propose anche la costituzione di una “legione italiana” al comando del leader repubblicano[14].
Su tali basi si pronunciò il Congresso italo-americano, che si tenne a Montevideo, dal 14 al 17 agosto 1942, ed al quale, tuttavia, Pacciardi non poté partecipare per mancanza di un passaporto valido[15]. In precedenza, peraltro, Pacciardi aveva lasciato la “Mazzini”, essendo stata respinta la sua linea di unità di azione con i comunisti, propugnata in funzione antifascista[16]. Poté rientrare in Italia solo dopo la liberazione di Roma, il 29 giugno 1944.
Randolfo Pacciardi in visita David Ben-Gurion a Sde Boker, 1958
Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]
Nel Convegno Nazionale del PRI, che si tenne il 26-27 maggio 1945, Pacciardi fu riconfermato Segretario politico del partito, per acclamazione. La linea politica che impresse al PRI (in contrasto con la corrente facente capo a Giovanni Conti), fu quella dell'unità d'azione con le altre forze politiche favorevoli alla Repubblica, in particolare il Partito d'Azione, erede del movimento Giustizia e Libertà. Il 2 giugno 1946, Pacciardi fu eletto deputato all'Assemblea Costituente. Nello stesso anno, la sua linea d'intesa con le altre forze di sinistra segnò un punto favorevole con l'ingresso nel PRI di Carlo Sforza e di altri uomini politici provenienti dal disciolto Partito d'Azione, quali l'ex Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Oronzo Reale e Alberto Tarchiani. Dopo un intervallo di alcuni mesi (ottobre 1946-gennaio 1947), pur prevalendo ancora la linea della corrente di Conti, Pacciardi fu eletto per la quarta volta Segretario politico del Partito Repubblicano Italiano.
Nel maggio 1947, il PRI entrò nel Governo De Gasperi IV ma l'ex combattente della Guerra civile spagnola, avendo rifiutato l'anticomunismo di principio e non condividendo le contrapposizioni della guerra fredda, inizialmente non ne prese parte. Nel dicembre del 1947, tuttavia, il radicalizzarsi della politica del PCI in ossequio alle nuove direttive del PCUS, convertì anche Pacciardi all'anticomunismo e si convinse ad entrare nel governo, come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, dopo essersi dimesso dalla segreteria politica.





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