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Ingorgo in Val Padana
Le storture del progetto della nuova autostrada Milano-Brescia, un asse diretto con un piccolo inconveniente: si arresta chilometri prima di arrivare alle due città
Verrebbe mai in mente a una persona dotata di normale raziocinio di costruire un ponte senza la prima e l'ultima campata? Eppure qualcosa del genere è precisamente quello che si sta progettando di fare in Lombardia allo scopo, si dice, di sciogliere una volta per tutte uno dei nodi stradali più intasati del paese. La tratta interessata è l'autovia Milano-Bergamo-Brescia, segmento cruciale di quell'asse di traffico europeo che dovrebbe realizzare un collegamento rapido tra la Francia e i paesi danubiani attraverso la Valle Padana, cioè una delle regioni più industrializzate dell'intera Unione.
Come e, in certi giorni, anche più della già tristemente nota sopraelevata di Mestre, il tratto autostradale fra Milano e Bergamo si trasforma in un unico serpentone di auto e camion col bel risultato che sovente - anche al netto di incidenti - è necessaria ben più di un'ora per superare la scarsa quarantina di chilometri fra i due caselli. Tutto ciò a causa del sommarsi di due correnti di traffico entrambe molto intense: quella del grande trasporto fra l'Ovest e l'Est dell'Europa meridionale e quella dei movimenti locali all'interno di due province lombarde fittamente popolate di piccole e medie imprese, oltre che di abitanti.
Ora ci si è finalmente decisi ad affrontare il problema con la soluzione che appare, in effetti, la più logica: realizzare un asse autostradale diretto fra Milano e Brescia in modo da indirizzare su questa nuova via soprattutto il traffico a più lunga percorrenza da e per il Nord-Est, separandolo da quello interessato alla regione bergamasca. Una società costituita ad hoc ha raccolto i soldi necessari per l'opera ed ha predisposto un progetto cui mancano soltanto gli ultimi timbri prima dell'avvio dei lavori. Molto bene, dunque, se non fosse che, come al solito, il diavolo si nasconde nei dettagli. Il suddetto progetto, infatti, prevede sì un'autostrada direttissima fra i due capoluoghi, ma con il piccolo inconveniente che essa si arresta, da un capo, a una ventina di chilometri da Milano e, dall'altro capo, a una decina di chilometri da Brescia, sfociando su strade di più che ordinaria viabilità, già intasate per conto loro. Risultato ampiamente prevedibile: i tempi di percorrenza resteranno altrettanto lunghi di quelli attuali.
Chiamato a dare il suo ok definitivo all'opera, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha pensato bene di cavarsela imponendo interventi di ampliamento dei tratti terminali a viabilità ordinaria. Ovvero escogitando una foglia di fico per nascondere la mancanza di innesti diretti del nuovo tratto autostradale con quelli già esistenti, come sarebbe logico ed elementare fare se davvero si volesse raggiungere lo scopo dichiarato di rendere più fluido il trasporto attorno all'intasato nodo di traffico milanese. Il 'ponte' Milano-Brescia nascerà così, come si diceva, privo della prima e dell'ultima campata.
Se questa, all'atto pratico, è la 'cultura del fare' di cui Silvio Berlusconi e soci si vantano a ogni pie' sospinto, c'è da chiedersi con angoscia quali altre amare sorprese siano in agguato per quando si apriranno - il cielo non voglia - i cantieri per il faraonico ponte sullo stretto di Messina.
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