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Discussione: Iraq Report

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    Predefinito Iraq Report

    Di Robert Fisk

    La guerra e' una frode. Non mi riferisco alle armi di distruzione di massa, che non esistono. Neanche ai legami tra Saddam Hussein ed Al Qaeda, che non esistono, Neppure a tutte quelle altre bugie che sono state usate per andare in guerra. Quello a cui mi riferisco sono le nuove bugie.

    Perche', nello stesso modo in cui, prima della guerra, i nostri governi ci hanno messo in guardia da pericoli che non esistevano, adesso ci nascondono le minacce che invece esistono realmente. La maggior parte del territorio dell' Iraq e' ormai fuori dal controllo del governo fantoccio degli americani a Baghdad, ma nessuno ce lo dice. Ogni mese vengono sferrati attacchi a centinaia contro le truppe USA, ma, a meno che un americano non ci rimetta la pelle, nessuno ce lo dice. Questo mese il conto dei morti iracheni nella sola Baghdad e' arrivato a 700, il peggior mese dalla fine dell'invasione. Ma nessuno ce lo dice.

    La gestione di questa catastrofe in Iraq e' apparsa fin troppo evidente durante il 'processo' di Saddam Hussein. Non solo l'esercito USA ha censurato le videocassette dell' evento; non solo hanno cancellato il sonoro degli altri 11 imputati, ma hanno anche fatto credere a Saddam Hussein, fino a che non e' entrato nella sala del tribunale, che si stesse avviando verso l'esecuzione. Quando e' entrato nella sala, lui credeva in realta' che il giudice lo avrebbe condannato a morte. Era cosi' che Saddam faceva funzionare i propri tribunali di stato, del resto. Non c' e' da meravigliarsi che sembrasse 'disorientato' (questa la chiarificatrice descrizione della BBC), perche', ovviamente, era quella l' espressione che lui doveva avere. Abbiamo fatto in modo che cosi' fosse. E' questo, tra l'altro, il motivo per cui Saddam ha chiesto al giudice Juhi: 'Ma..lei e' un avvocato? Questo e' un processo?' e appena ha capito che si trattava effettivamente della fase iniziale di un' udienza processuale (e non un atto preparatorio alla sua impiccagione) ha immediatamente adottato un atteggiamento bellicoso.

    Non credo pero' che avremo modo di saperne di piu' in futuro su ulteriori, eventuali apparizioni di Saddam in tribunale. Salem Chalabi ( fratello del truffatore Ahmad, attualmente detenuto), uomo al quale gli Americani hanno affidato la responsabilita' della gestione del processo, ha dichiarato due settimane fa alla stampa irachena, che tutti i mezzi di informazione sarebbero stati esclusi dalle prossime udienze. Ed io capisco perche'. Perche' se Saddam fara' come Milosevic, vorra' sicuramente parlare dei veri legami che i servizi segreti e l'apparato militare del suo regime avevano stretto principalmente con gli Stati Uniti.

    Vivere in Iraq in queste ultime settimane e' un' esperienza strana e pericolosa. Sono andato in macchina fino a Najaf. La Highway 8 è una delle strade peggiori in Iraq. Su quella strada gli occidentali vengono ammazzati. E' costellata di rottami bruciati di auto di polizia e di camion americani. Ogni postazione di polizia nell'arco di 70 miglia e' stata abbandonata.

    Eppure, poche ore dopo, mi trovo seduto nella mia stanza a Baghdad, a guardare Tony Blair che sorride alla Casa dei Comuni, come se fosse un campione, vincitore di una competizione scolastica di dibattito, alla faccia del rapporto Butler.

    A dir la verita', guardare una qualsiasi stazione televisiva occidentale a Baghdad, in questi giorni, e' un po' come sintonizzarsi col pianeta Marte. Non si rende forse conto Blair che l' Iraq e' sul punto di esplodere? Non se ne rende conto Bush? Il 'governo' istituito dagli americani controlla solo parti di Baghdad e, perfino in quelle zone, i suoi ministri e funzionari civili vengono assassinati, oggetto di attentati, con le autobomba. Baquba, Samara, Kut, Mahmoudiya, Hilla, Falluja, Ramadi, sono tutte al di fuori del controllo dell'autorita' del governo. Iyad Allawi, il 'primo ministro', e' appena poco piu' del sindaco di Baghdad. 'Certi giornalisti' dichiara Blair 'quasi spererebbero che succedesse un disastro in Iraq'. Non capisce ancora. Il disastro c'e' gia'. Adesso.
    Come si puo' mai pensare che il prossimo gennaio ci possano essere le elezioni, quando gli attentatori suicidi si gettano con le loro macchine contro centinaia di reclute, all'esterno delle stazioni di polizia? Perfino la Conferenza Nazionale che dovrebbe provvedere alle nomine degli organizzatori delle elezioni e' stata rimandata due volte. Do' un'occhiata ai miei appunti di queste ultime cinque settimane e vedo che non un solo iracheno, non un solo sodlato americano, non un solo mercenario (americano, inglese o sud africano) con cui io abbia avuto modo di parlare, crede che ci saranno le elezioni il prossimo gennaio. Concordano tutti nel dire che l'Iraq si stia deteriorando, giorno dopo giorno e la maggior parte di loro mi ha chiesto perche' noi giornalisti non lo diciamo.

    Eppure, a Baghdad, accendo la televisione e vedo che Bush dice ai suoi sostenitori repubblicani che la situazione in Iraq sta migliorando, che il popolo iracheno sta dando pieno appoggio alla coalizione ed al nuovo governo made in USA, che la 'guerra al terrore' e' praticamente vinta e che gli americani sono piu' sicuri. Poi vado su un sito internet e vedo due uomini incappucciati che tagliano via la testa ad un americano a Riad e squartano le vertebre di un americano in Iraq. Ogni giorno sui giornali di qui si puo' leggere il nome di una ditta di costruzioni che si tira indietro e lascia il paese. Poi vado a fare una visita al cortese, seppure tragicamente triste, personale dell'obitorio di Baghdad e, ogni giorno, vedo decine di quegli iracheni che eravamo, presumibilmente, venuti a liberare, gridare, piangere e inveire mentre portano sulle spalle i corpi dei loro cari, chiusi in bare da pochi soldi.

    Continuo a rileggere la dichiarazione di Tony Blair: 'Rimango convinto che fosse giusto andare in guerra. E' stata la decisione piu' difficile della mia vita. ' e non la capisco. Andare in guerra e' senz'altro una decisione terribile da prendere. Anche Chamberlain la pensava cosi, pero' non la trovo' difficile, perche' dopo l'invasione nazista della Polonia, era la decisione giusta da prendere. Mentre guido per le strade di Baghdad, adesso, e vedo le pattuglie americane terrorizzate e sento l'ennesima esplosione che fa tremare le finestre e le porte della mia stanza all'alba, mi rendo conto di capire il significato di quella frase. Quella di dichiarare guerra e di invadere l'Iraq l'anno scorso, e' stata la decisione piu' difficile che Blair potesse prendere, perche' pensava, giustamente, che potesse essere una decisione sbagliata. Non dimentichero' mai quello ha detto alle truppe britanniche a Bassora e cioe' che il sacrificio dei soldati britannici non era una messa in scena hollywoodiana, ma che si trattava di carne e sangue, veri. Si, quella era vera carne ed e' stato vero sangue ad essere versato, ma le armi di distruzione di massa, erano proprio quelle a non essere vere affatto.

    E' autorizzato l' uso della forza ', e' scritto ai posti di blocco in ogni parte di Baghdad. Autorizzato da chi? Non ci sono responsabili. Sulle grandi strade alla periferia della citta', i soldati americani gridano in continuazione agli automobilisti ed aprono il fuoco al minimo sospetto. Un sergente del 1° Cavalleria mi dice: 'L'altro giorno al nostro checkpoint sono arrivati dei Navy Seals. Ci hanno chiesto se avevamo problemi. Ho detto loro di si, ci stavano sparando da una casa, laggiu'. Uno di loro mi ha chiesto: quella casa? Noi abbiamo risposto di si. Allora, con i loro tre fuoristrada, carichi di armi al titanio, si dirigono verso la casa. Dopo un po' ritornano e ci dicono 'Ci abbiamo pensato noi'. E nessuno ci ha piu' sparato.'

    Cosa vuol dire tutto questo? Gli americani si vantano dell' assedio a Najaf. Il tenente colonnello Garry Bishop della 37° divisione armata, 1° battaglione, crede che sia stata la battaglia 'ideale' (anche se non è riuscito ad uccidere o ad arrestare Moqtad al Sadr, il capo dell'esercito 'Mehdi' contro il quale combattevano gli americani). Era 'ideale', spiega Bishop, perche' gli americani hanno evitato di danneggiare gli altari sacri degli Imam Ali e Hussein.

    Come dovrebbe, questo, far sentire gli iracheni? Se un esercito musulmano occupasse il Kent, bombardasse Canterbury e poi si vantasse di non aver danneggiato la cattedrale, proveremmo, forse, gratitudine?

    Cosa dobbiamo pensare di una guerra che si e' trasformata in un prodotto ell'immaginazione di quelli che l'hanno dichiarata? Mentre i lavoratori stranieri si precipitano fuori dall'Iraq per la paura di essere ammazzati, il segretario di Stato Colin Powell annuncia, ad una conferenza stampa, che il rapimento degli ostaggi sta producendo un certo ' effetto ' sulla ricostruzione.

    Effetto? Le esplosioni delle condutture di petrolio sono ormai regolari come i tagli alla corrente elettrica. In alcune parti di Baghdad, adesso, hanno solo quattro ore di elettricita' al giorno. Le strade pullulano di mercenari stranieri, fucili che spuntano dai finestrini, urla ed ingiurie agli iracheni che non lasciano libera la strada e non si fanno da parte davanti alle loro macchine. Questo sarebbe l'Iraq ' piu' sicuro ' di cui parlava Blair qualche giorno fa. Ma in quale mondo vive il governo britannico?

    Prendiamo il processo di Saddam, per esempio. La stampa araba al completo, compresi i giornali di Baghdad, ha pubblicato il nome del giudice. Certo, visto che lo stesso giudice aveva in precedenza rilasciato interviste sulle sue accuse di omicidio nei confronti di Moqtada al Sadr ed aveva posato per le foto sui giornali. Quando invece io ho menzionato il suo nome sull'Independent, sono stato solennemente censurato dal portavoce del governo britannico. Salem Chalabi ha minacciato di denunciarmi. Allora. Fatemi capire. Noi abbiamo invaso illegalmente l' Iraq, abbiamo ucciso 11.000 iracheni e secondo il sig. Chalabi, insediato dagli americani, sarei io ad essere colpevole di 'incitamento all'assassinio'? Non ho bisogno di aggiungere altro.

    Robert Fisk
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  2. #2
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    di Robert Fisk

    L'odore dei morti filtra dalle strade attraverso i condotti dell'aria condizionata. E' un odore caldo, dolce e opprimente. All'interno dell'obitorio di Baghdad, ci sono cosi' tanti cadaveri che i frigoriferi sono traboccanti. I morti sono sui pavimenti. Dozzine di loro. Fuori, nel caldo a 46°C (114°F), Qadum Ganawi mi racconta di come suo fratello Hassan e' stato assassinato. "Stava portando a casa la cena per la nostra famiglia a Palestine Street, ma a casa non e' mai arrivato. Poi abbiamo ricevuto una telefonata dicendo Abbiamo quindi ricevuto una telefonata in cui ci e' stato detto che lo avremmo potuto avere indietro solo se avessimo pagato un riscatto di 50.000 $ [27.500£]. Ma noi non avevamo a disposizione 50.000 dollari. Così abbiamo venduto una parte della nostra casa e molti dei nostri averi, abbiamo quindi preso in prestito15.000 dollari, e abbiamo dato il denaro ad un uomo in una macchina che indossava una kefiah sul volto. Quindi abbiamo ricevuto un'altra telefonata, in cui ci e' stato detto che Hassan si trovava alla stazione di polizia di Saidiyeh. Lui stava là...ma in verita' era stato prima bendato e imbavagliato, e quindi gli erano stati sparati due proiettili in testa. Hanno preso i nostri soldi e l'hanno ucciso." Sale un lamento di dolore dal piazzale circostante dove 50 persone stanno aspettando all'ombra del muro dell'obitorio di Baghdad.

    Ci sono bare di legno nella strada, accatastate lungo il muro, o distese sul fondo stradale. Uomini anziani - padri e zii - le stanno imbottendo con carta oleata. Quando i corpi verranno consegnati, verranno poi portati nelle bare alla moschea e quindi sepolti con il sudario. Ci sono poche donne presenti. La maggiore parte di loro fissa lo straniero che si intromette con un qualcosa che si avvicina all'odio. A Baghdad le statistiche per morte violenta sono ben oltre lo soglia della vergogna. Circa un anno fa se ne contavano circa 400 al mese. Da sola questa cifra rappresenta un numero spaventoso da far seguire all'invasione anglo-americana dell'Iraq. Ma solo nei primi 10 gg di questo mese di Luglio, i corpi di 215 uomini e donne sono stati portati all'obitorio, morti per la maggior parte a causa di colpi di fucile. Nella seconda decade ne sono arrivati altri 291 per un totale di 506 morti violente in sole tre settimane. Anche gli ufficiali iracheni scuotono le teste increduli. Il "nuovo Iraq" sotto il suo nuovo primo ministro appoggiato dagli americani e' piu' violento che mai. Qadum Ganawi appoggia la mano sul mio braccio. "Ascolta," mi dice. "Mio fratello aveva due bambini piccoli. Uno di loro ha solo un anno. Abbiamo venduto la casa e preso in prestito 15.000 dollari. Adesso come possiamo ripagare il debito? E quello che ne abbiamo ricavato e' solo e unicamente il dolore per la perdita del mio caro fratello. "Lui era un importatore di automobili e hanno quindi pensato che fosse uno ricco. Ma non lo era. E poi tu sai che sua moglie e' siriana. E' andata in Siria per una vacanza con i bambini e adesso si trova la', ancora non sa cosa e' successo a suo marito." Nella strada accanto a noi stanno arrivando dei camion, un pick-up ed un autocarro che trasporta dei cadaveri per l'autopsia. Tony Blair sta dicendo che qui la situazione e' sicura...ma si sbaglia. A Baghdad ogni mese avviene un massacro.

    Ladri, stupratori, saccheggiatori, truppe americane ai checkpoint e sui convogli, sicari vendicativi, rivoltosi: tutti loro stanno abbattendo la popolazione di questa citta' piu' velocemente che mai. Un uomo e' stato ucciso da un soldato americano mentre stava sorpassando un convoglio statunitense per recarsi al suo matrimonio a Baghdad. Lo abbiamo saputo solo perche' il suo matrimonio doveva svolgersi in un albergo occupato dai giornalisti. Un'altra morte l'ho scoperta solo quando un amico iracheno mi ha chiamato la settimana scorsa. Mi stava chiedendo aiuto per lasciare l'Iraq molto velocemente. Adesso. "La voro per gli americani all'aereoporto ma penso che se resto qui non me la cavero'." Perche'? "Perche' mio zio lavorava all'aereoporto per gli americani, proprio come faccio io. Mio zio era Abdullah Mohi. Stava guidando dal lavoro l'altra sera, e lo hanno fermato a soli cento metri da casa. Hanno preso un coltello e gli hanno quindi tagliato la gola. Lo abbiamo trovato riverso sul volante, immerso nel sangue". Abbas mi guarda con occhi spenti. "Pensi che dovrei andarmene in Giordania? Aiutami." All'obitorio un uomo grande e alto, Amr Daher, viene verso di me. "Hanno ucciso uno dei nostri leader della tribu' Dulaimi," dice. "Lo hanno fatto stamattina, proprio nel mezzo della piazza Al-Kut, solamente un paio di ore fa." Selman Hassan Salume stava guidando con i due figli adolescenti quando tre uomini armati di fucile si sono affiancati alla sua auto e gli hanno sparato al volto. Entrambi i suoi figli sono stati feriti, e uno di loro seriamente. I referti ospedalieri raccontano solo una parte della storia.

    Nel caldo cocente dell'estate irachena, alcune famiglie seppelliscono i loro morti senza notificarne la scomparsa alle autorita'. Alcuni rimangono per sempre non identificati, in altre parole non richiesti. Anche gli americani portano dei corpi, e quando lo fanno le autopsie non vengono praticate. I necrofori non dicono il perche', ma il Ministero della Sanita' ha detto ai medici che in questi casi non devono effettuare le autopsie, perche' gli americani le hanno gia' fatte. Non molto tempo fa, sei corpi sono arrivati all'obitorio di Baghdad portati dalle forze statunitensi. Tre di questi non sono stati identificati, gli altri tre avevano un nome, ma le loro famiglie non sono state trovate.

    Tutti avevano subito, secondo i referti americani, "ferite traumatiche al viso", che e' la frase usuale usata per descrivere le ferite prodotte da arma da fuoco. Sui sei corpi non sono state effettuate autopsie. A Baghdad la morte e' diventata talmente routine, che anche una morte tragica si trasforma in una semplice nota a pie' di pagina. Un tank americano ha avuto uno scontro con una corriera a nord di Baghdad, e sette civili sono morti. Gli americano hanno autorizzato l'apertura di un'inchiesta. Sulla stampa locale il fatto ha occupato a malapena un paragrafo scarso. Quattro giorni fa un tank statunitense M1A1 Abrams incrociando l'autostrada ad Abu Ghraib si e' scontrato con un automobile al cui interno viaggiavano due ragazze con le loro madri, che sono tutte e quattro morte all'istante. Di questo non c'e' stata alcuna notizia riportata dalla stampa di Baghdad. Non c'e' da stupirsi, quindi, che le forze di occupazione - o forze internazionali, come le dobbiamo chiamare adesso - si rifiutino fermamente di comunicare le statistiche dei morti Iracheni, limitandosi a tenere il conto solo delle loro. Anche le morti avvenute durante le ultime 36 ore sono una lettura scioccante. A Mahmudiyah, a sud di Baghdad, un uomo armato ha ucciso due ufficiali della polizia irachena mentre stavano recandosi alla loro stazione. A Kirkuk, un poliziotto iracheno, Luay Abdullah, e' stato colpito mentre aspettava un passaggio verso casa dopo aver fatto la guardia ad un oleodotto. Una donna curda e i suoi tre figli sono stati uccisi dopo che qualcuno aveva invaso la loro casa con un lanciafiamme. Un peshmerga della guerriglia curda e' stato ucciso mentre guidava. Un ex ufficiale del governo e' stato ucciso a Baghdad e ieri pomeriggio (27 luglio n.d.t.) un civile anziano che lavorava per il Ministero degli Interni a Baghdad e' stato colpito a morte.

    Nella citta' di Buhriz, ore di battaglia tra le truppe statunitensi e i rivoltosi hanno lasciato sul campo, secondo gli americani, 15 morti. Tutti, loro dicono, erano armati, sebbene quasi sempre traspare che ci sono anche morti civili che scaturiscono da questo tipo di battaglie. I documenti americani dicono che i gruppi di rivoltosi "sono diventati piu' sofisticati e stanno coordinando i loro sforzi anti-coalizione, sollevando in questo modo minacce sempre piu' significative." C'e' stato un decisivo incremento delle uccisioni durante la guida e una agghiaciante osservazione lo ribadisce. Per tutti i possibili viaggiatori che arrivano o lasciano Baghdad, gli americani credono che "i recenti attacchi in aria suggeriscano che ogni tipo di aereo, civile, con ali fisse e militare venga visto come un potenziale obiettivo." E cosi' la guerra sta peggiorando sempre piu' mentre gli incidenti crescono ogni settimana. Intanto in Inghilterra, Blair continua a pensare che l'Iraq sia diventato un posto piu' sicuro.

    Robert Fisk
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  3. #3
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    di Robert Fisk

    A sud di Baghdad, chilometro dopo chilometro, la storia è sempre la stessa: posti di polizia lasciati a se stessi, posti di blocco dell'esercito iracheno abbandonati, e una serie infinita di rottami di carri e di macchine della polizia americani, bruciati o sventrati dai missili. Siamo sulla strada principale che unisce Hillah e Najaf: sembra un altro Afghanistan. I funzionari del governo iracheno e i diplomatici occidentali consigliano ai giornalisti di non uscire da Baghdad. Adesso capisco perché: è pericoloso. Ma il mio terribile viaggio di due giorni fa sull'autostrada 8 - scenario della morte di almeno quindici occidentali - mi ha dimostrato che il governo iracheno scelto dagli Stati Uniti controlla ben poco il territorio a sud della capitale. Ho visto dei poliziotti iracheni solo nella città sunnita di Mahmoudiya - dove la scorsa settimana è scoppiata un'autobomba vicino a un centro militare iracheno.

    Erano su dei pick up bianchi, e puntavano i loro kalashnikov contro la folla che li circondava, guidando sul lato sbagliato della strada. Si sono ritrovati in un ingorgo, e hanno cominciato a urlare agli automobilisti di lasciare libera la strada puntando loro contro le pistole. Non era una colonna di soldati americani in preda alla paura - era la nuova forza di polizia irachena, nella sua uniforme blu, che puntava i fucili anche verso le finestre delle case e dei negozi, e contro gli iracheni intorno ai camion. A Iskandariya ho visto due uomini armati ai lati della strada. Non so che cosa ci facessero: la polizia aveva già abbandonato il posto di controllo, a due metri di distanza.

    La mia è una riflessione sulla vergogna della nostra invasione dell'Iraq - c'è da ricordarsi la solennità delle parole “armi di distruzione di massa”: ma non dobbiamo dimenticare che innanzi tutto si tratta di una tragedia per gli iracheni. Hanno dovuto sopportare un dittatore ripugnante, Saddam. Hanno subito le vergognose sanzioni inflitte per nostro conto dalle Nazioni Unite. Hanno visto invadere il loro paese. E adesso devono subire quest'anarchia che noi chiamiamo libertà.

    A Baghdad le cose vanno come al solito - due giorni fa un attentatore suicida ha causato la morte di 15 iracheni e ne ha feriti alcune decine dando fuoco a un serbatoio pieno di combustibile vicino a una stazione di polizia. Un funzionario del ministero della difesa del governo iracheno è stato ucciso vicino a casa sua. Ma per tener fede all'atmosfera da Alice nel paese delle meraviglie, il nuovo governo iracheno ha nominato quarantatré nuovi ambasciatori iracheni nel mondo. Ma chi rappresentano questi ambasciatori - l'Iraq o soltanto Baghdad?

    Dopo aver passato la città di Hillah, ho di nuovo incontrato la polizia e un pugno di soldati del nuovo esercito iracheno. A Kufa i soldati hanno insistito per scortare la mia macchina fino alla città santa di Najaf, ma arrivati ad alcuni chilometri dal centro della città hanno fatto dietrofront e mi hanno detto che in base agli accordi di cessate il fuoco con l'esercito di Muqtada Sadr non potevano andare oltre. Avevano ragione. La milizia di Sadr - che l'esercito americano aveva promesso di “distruggere” ad aprile - sorveglia la vecchia città, le strade principali che portano alla moschea e l'ingresso al grande santuario dell'Imam Ali. E in effetti, all'interno di questo meraviglioso gioiello dorato dell'architettura islamica - in un ufficio dall'aria condizionata, pieno di vasi cinesi e tappeti iraniani - ho trovato l'uomo che ha tracciato insieme ad altri la cartina per i militari statunitensi che dovevano ritirarsi dopo la fine dell'assedio alle forze di Sadr.

    “Gli americani ci hanno dato una cartina, e ci hanno chiesto quali strade potevano pattugliare”, spiega Ali Smaisin, il braccio destro di Sadr, in turbante. “Mi sono riunito con altri membri della casa sciita (che comprende diversi gruppi politici locali, tra cui il partito Dawa) e abbiamo stabilito su quali strade permettere la presenza di pattuglie americane. La cartina è stata riportata agli americani, che hanno accettato le nostre decisioni”. Non ne sono stato sorpreso. Le forze americane subiscono ogni giorno così tanti attacchi da parte della guerriglia che non possono muoversi di giorno sull'autostrada 8, a ovest di Baghdad, per arrivare a Fallujah o a Ramadi. Gli elicotteri che sorvolano il suolo iracheno non superano i cento metri di altezza, per paura dei missili. Ad eccezione di un carro armato A1M1 Abrams su un ponte alla periferia di Baghdad, ho visto solo un altro veicolo americano per strada: un fuoristrada solitario a Najaf, che percorreva una delle strade di pattugliamento concordate con l'esercito Mehdi, di Muqtada Sadr. Nel frattempo, tre elicotteri Apache in lontananza stavano andando a volo radente verso l'Eufrate. Che la muqawama - la resistenza - controlli un territorio così vasto attorno a Baghdad non dovrebbe stupire nessuno. Il nuovo governo costituito dagli Stati Uniti non ha la polizia o i soldati sufficienti per riprendere possesso del territorio. Annuncia leggi marziali, intercettazioni telefoniche, divieti di manifestazioni e un nuovo servizio di intelligence - ma non ha le risorse umane e la capacità necessaria per rendere queste istituzioni qualcosa di più concreto di un sogno della propaganda per i giornalisti stranieri e per una popolazione che chiede supplicando sicurezza.

    Anche l'accordo di cessate il fuoco stabilito tra gli americani e l'esercito Mehdi è sorprendente per la sua portata. Secondo Smaisin, l'accordo ha permesso alla polizia di tornare ai posti di blocco fuori dalla città e ai membri dell'esercito di Mehdi di lasciare gli edifici ufficiali. Ho visto che la polizia era tornata a controllare la sua stazione a Kufa, dove un grosso buco lasciato da un carro armato americano ricorda ancora i recenti scontri. L'articolo 3 afferma che nessuno può essere arrestato o catturato e l'articolo 4 stabilisce il divieto di portare armi in luoghi pubblici - due giorni fa, l'esercito Mehdi stava rispettando questa regola. Gli articoli cinque e sei affermano che le “forze di occupazione” - gli americani - devono rimanere nelle loro basi, e possono percorrere solo le strade di pattugliamento concordate, che possono usare per andare da una base all'altra.

    Sorprendentemente, la clausola finale - che era ancora in fase di discussione nel momento del “passaggio” dei poteri da parte degli americani, il 25 giugno - chiede che vengano ritirate tutte le accuse legali contro Muqtada Sadr per la morte di Sayed Abdul Majid al Khoi, avvenuta l'anno scorso. Dopo che le autorità di occupazione hanno svelato le accuse nei suoi riguardi - sei mesi dopo averle formulate - le forze statunitensi in Iraq avevano affermato che, viste le accuse, avrebbero dovuto “uccidere o catturare” Sadr. Ma sono stati gli uomini di Sadr ad accogliermi con gentilezza al loro posto di blocco a Najaf, e che mi hanno fatto parlare con Smaisin, nel santuario dell'Imam Ali.

    Si è lamentato del fatto che le truppe statunitensi abbiano infranto il cessate il fuoco più di una volta. “Due settimane fa, due dei loro fuoristrada si sono presentati davanti alla casa di Sadr, e i soldati hanno cominciato a fare domande. Abbiamo ordinato alle nostre forze di non aprire il fuoco, ci siamo lamentati per la situazione, e i soldati si sono ritirati”. Le forze di Sadr - una “corrente popolare”, come le definisce Smaisin, con inattesa discrezione - sostengono di aver subito poco meno di un centinaio di perdite a causa degli attacchi statunitensi. Gli americani dicono di aver ucciso quattrocento persone. Smaisin non sembra avere tempo per le statistiche. “Questa occupazione è composta da una forza americana con un cervello inglese”, afferma. “È la stessa situazione che si presentò durante l'occupazione inglese di Bassora nel 1914 e di Baghdad nel 1917. Il nostro movimento però non potrà essere sconfitto, perché noi siamo patriottici e fedeli all'Islam, proprio come le forze che si oppongono all'occupazione nelle zone sunnite dell'Iraq. Gli occidentali vogliono mettere su un governo settario, ma noi non ci stiamo. Adesso c'è un'insurrezione che va da Fao a sud a Kirkuk, a nord. Sciiti e sunniti sono dalla stessa parte. Qualsiasi governo, se non è eletto con un procedimento onesto e libero, non può che creare una situazione problematica”.

    Questo è quanto si dice del governo di Alawi, quindi - anche se la rivolta sciita è solo un'ombra rispetto a quella sunnita. Ma la realtà che salta agli occhi dal mio viaggio di due giorni fa - attraverso le città sciite del sud (che da molto tempo hanno rifiutato il governo americano) fino alla città santa sciita (dove la milizia controlla i santuari e il territorio che li circonda) - sembrano indicare che Allawi ha il controllo di una capitale priva di uno Stato.

    Ci sono volute due settimane per organizzare questo viaggio di una sola giornata. Ho viaggiato con un musulmano che mi spingeva a leggere il mio giornale arabo ogni volta che un ragazzino si avvicinava per invitare il mio autista a comprare una spugna per i vetri. Per venderle, i ragazzini pulivano i vetri della macchina e guardavano dentro - alla ricerca di stranieri, o così abbiamo pensato noi. Erano lì per osservare. Ma non mi hanno visto. Eppure ciò che ho visto io è stato molto più grave. Ho visto un paese con un governo che controlla solo la capitale; un paese che ci immaginiamo come non è, a nostro rischio e pericolo.

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    Ecco il bel risultato della guerra di occupazione di una Nazione sovrana che non si piega.
    Ciò rende ancor più vergognosa la presenza di nostri soldati in Iraq.

  5. #5
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    L'unico risultato ottenuto da questa guerra inutile e ingiusta sara' di creare una corrente d'odio da parte degli iracheni nei confronti dell'occidente. Come se non bastassero i fondamentalisti. Le conseguenze si possono solo immaginare.

  6. #6
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    E cercano pure di difendersela 'sta mattanza...
    Intanto noi passiamo per idealisti sognatori!!
    Nel nulla il potere si rassicura!

 

 

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