05.08.2004
Storace, consulenze da principe e amici dirigenti alla Regione Lazio
di Giovanni Visone
Consulenze, nomine, assunzioni pro tempore. Alla Regione Lazio ormai si è quasi perso il conto. Per giustificare «l’incredibile numero degli addetti alle segreterie politiche di Storace e dei suoi assessori hanno dovuto approvare un regolamento ad hoc», rivela il segretario regionale dei Ds Michele Meta. Perché non c’è solo il principesco ufficio stampa del presidente (ben 14 giornalisti al seguito). Sono «253, tra cui numerosi e costosi collaboratori esterni, le persone assunte direttamente dalla Regione, cui vanno aggiunti 33 esperti e consulenti, sempre esterni, a contratto, che Storace utilizza direttamente, e un numero imprecisato di ulteriori consulenti per l'apparato amministrativo». Qualche tempo fa la Cgil ha provato a chiedere quanti fossero, cosa facessero e a quale prezzo. Nessuna risposta.
Ma non si tratta solo di piccoli favori o cooptazioni generose. Dietro c’è una strategia complessiva di gestione dell’amministrazione regionale, che passa per la proliferazione di strutture esterne (società partecipate, società controllate e agenzie) che si affiancano ad ogni assessorato esautorando le competenze dei funzionari della Regione. Cosa ci si guadagna? Sono strutture legate a doppio filo al presidente e possono gestire in modo autonomo e libero le assunzioni. «Si prendono amici, fedelissimi, compagni di partito e si umiliano le competenze regionali», denuncia il consigliere regionale Ds Giuseppe Parroncini. Un esempio? Il più eclatante: Domenico Gramazio detto «il pinguino», ex parlamentare missino e leader locale della Destra sociale, nominato da Storace presidente dell’Agenzia per la Sanità. Non solo: «C’è un fortissimo accentramento della struttura amministrativa. Prima dell’arrivo di Storace esistevano 20 dipartimenti, ora solo 4 e di sua fiducia».
Assieme alle strutture si moltiplicano anche i dirigenti: uno o ogni sei dipendenti della regione, probabilmente un record nazionale. «Con il recente assestamento di bilancio appena votato dal Consiglio regionale - afferma Meta - diventano 442 per la Giunta (da un numero di 286); e ben 82 per il Consiglio (erano 33). Un aumento non giustificato, con un aggravio della spesa di circa 10 milioni di euro, spesa che è passata, dal 1999 ad oggi, da 17 a 40 milioni di euro». Una situazione finita anche nel mirino della Corte dei Conti, che indaga sul numero spropositato di dirigenti sovrannumero, ben 170. «E che dire - prosegue Meta - dei 37 dirigenti assunti direttamente a contratto di diritto privato, nonostante i numerosi dirigenti interni, dotati di adeguate ed alte professionalità, ancora in attesa di incarico?».
Per capire come vanno le cose basta guardare un caso specifico. All’Arsial, agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura, è stata fatta una riforma per esautorare il vecchio consiglio d’amministrazione e accentrare tutto il potere nelle mani del presidente, Andrea Urbani, un commercialista. Il budget viene dedicato per quattro quinti alle spese correnti, per il resto quasi esclusivamente a spese di rappresentanza, come metter su uno stand a Vinitaly e portarci vertici e segreterie. Costo: oltre un milione di euro. Il nuovo direttore generale, Giuseppe Di Lella, un passato nella Treccani, non si è mai occupato di agraria. Però non perde occasione per vantarsi con dipendenti e funzionari: «Se sono qui - dice - è solo perché sono amico di Storace». Il responsabile dei servizi generali e dell’amministrazione, Salvatore Buccola, è un dirigente esterno, scelto direttamente da Urbani. Di Lella, prima delle Europeee, gli prestò la macchina di servizio e l’autista per consentirgli di partecipare degnamente alla cena elettorale di Berlusconi. Favori che si fanno, fra amici.
L' Unità




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