



Produzione industriale in frenata/ La spinta dei consumi va esaurendosi? Servono misure per rilanciare gli investimenti produttivi
Affari Italiani 9 agosto 2004
Di Luca Spoldi
Arriva l'estate, ma la produzione industriale resta fredda. Secondo i dati provvisori diffusi stamani dall'Istat, infatti, la produzione industriale italiana sale del 2,7% rispetto al mese di giugno 2003, mentre a livello di trimestre il marzo-giugno 2004 batte l'analogo periodo del 2003 dell'1,8%.
E' la tanto auspicata ripresa? No, semplicemente un effetto statistico: corretto per i giorni lavorativi l'indice della produzione registra infatti una diminuzione tendenziale dello 0,1% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di giugno 2003), che porta la variazione del periodo gennaio-giugno del 2004 ad un misero +0,5% rispetto al corrispondente periodo del 2003. L'indice della produzione depurato degli effetti stagionali ha addirittura segnato una diminuzione dello 0,7% rispetto al maggio 2004.
A scorrere i grafici e le tabelle forniti dall'Istat si vede come l'indice sia ormai tornato ai livelli del maggio dello scorso anno, azzerando quel poco di ripresa che si era vista proprio a partire dai mesi estivi del 2003; da agosto dello scorso anno l'indice complessivo continua a perdere terreno. Quali le cause e soprattutto i possibili rimedi? Analizzando nel dettaglio le tendenze in corso si nota come la ripresa dei consumi di beni durevoli sembri aver toccato il picco tra febbraio e marzo di quest'anno, mentre il consumo di beni non durevoli potrebbe ancora fornire un contributo positivo anche se proprio a giugno mostra una brusca frenata (-3,6% su base annua con dati destagionalizzati). In sostanza l'effetto propulsivo che si voleva ottenere incentivando i consumi è svanito o sta svanendo. Di fronte ai rincari, soprattutto dei prodotti petroliferi, gli italiani sembrano aver riscoperto l'antica virtù di risparmiatori, al di là delle rassicurazioni generiche che vengono dal Governo.
Il quale, del resto, sembra doversi ancora una volta occupare, volente o nolente, più di tagli che di misure di rilancio dell'economia. Così in attesa di una ripresa che tutti i più importanti istituti statistici continuano a rivedere al ribasso, l'italica prudenza prende il sopravvento e fa rinviare al domani acquisti di beni non indispensabili. In una simile palude occorrerebbe un colpo d'ali che consenta di coniugare il rigore dei conti pubblici al rilancio degli investimenti produttivi. Inutile illudersi di poter applicare ricette, come quella americana, basate solo sui consumi: non solo non siamo nelle condizioni di farlo, ma presto gli stessi Stati Uniti potrebbero dover tirare il freno a causa della crescita dei "deficit gemelli" (a livello commerciale e a livello di budget federale), adottando politiche di contenimento della spesa simili a quelle delle tanto bistrattata Eurolandia.


Eurolandia/ Il Pil francese batte le attese, quello tedesco cresce ma resta indietro. Italia pecora nera
Affari Italiani 12 agosto 2004
La Francia si candida ad essere la locomotiva d'Europa: crescita del Pil nel 2° trimestre a +0,8%. Maggiore delle attese (+0,5%). Anche la Germania accellera il passo, con un rialzo dello 0,5% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Periodo in cui il tasso di crescita era stato dello 0,4%. L'Italia, pecora era dell'area euro con lo 0,3%, continua a rincorrere l'economia di Eurolandia, trainata da Parigi, che controbilancia così le performance deludenti del nostro Paese. Dove l'economia viaggia ancora a due velocità: esportazioni con segnali di ripresa, ma consumi interni che non ripartono ancora.
La situazione, nonostante le cifre siano migliori, è simile in Germania dove a sostenere la ripresa, come nel primo trimestre, è stato ancora una volta il buon andamento delle esportazioni, cresciute più dell'import, a fronte di una domanda interna che, però, continua a ristagnare. Motivo per cui alcuni economisti iniziano a pensare che l'economia tedesca, nel caso in cui non si risveglino i consumi interni, nel secondo trimestre possa avere toccato il picco. Le esportazioni, infatti, nei prossimi mesi potrebbero iniziare a rallentare sulla scia dei rincari petroliferi e dell'affievolirsi della crescita negli Stati Uniti.
Decisamente più rosea, invece, la situazione dei transalpini, per i quali, secondo l'istituto statistico nazionale, l'aumento del Pil nel 2004 potrebbe addirittura arrivare al 2,2%.