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Discussione: Finalmente!!!!

  1. #21
    Nosce te ipsum
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    In Origine Postato da Ragioniamo!
    Un minimo di convenienza a studiare fino a 30 anni ci deve pur essere.
    Direi anche io... se no perchè un ragazzo di 19 anni può guadagnare e farsi una vita e una famiglia mentre uno studente universitario non può fare niente?
    Un vantaggio ci dovrà pure essere.
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

  2. #22
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    In Origine Postato da Ragioniamo!
    Non è meglio, semplicemente siamo vissuti finora con 1000 parlamentari, ora che molte delle competenze che avevano sono alle Regioni o all'Europa il Parlamento è sovradimensionato. Io non svaluto affatto il sistema democratico: per me non producono chiacchiere ma leggi e politica, cose assai importanti.
    Ma se parte della produzione si fa altrove, il Parlamento è sovradimensionato al momento.
    Grazie

  3. #23
    Tremendo
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    Predefinito Re: Finalmente!!!!

    In Origine Postato da Ragioniamo!
    La Poli Bortone, di AN, propone un bel taglio degli stipendi dei parlamentari e giù fino ai sindaci.

    A parte che mi incoraggia perchè vuol dire che le elezioni anticipate sono vicine (sennò col cavolo che si toccano lo stipendio i pollisti), penso che sia sbagliato e che sia poco.

    Sbagliato perchè il parlamentare è un lavoro di responsabilità che va pagato bene.

    Insufficiente perchè mi sembra poco.

    Abbiamo un Parlamento che ha perso competenze verso l'alto (Europa) e verso il basso (Regioni e altri enti locali)

    A questo punto io proporrei, essendoci meno cose da discutere, di ridimensionarlo.

    Dimezzare il numero dei parlamentari.

    Zac.

    Tutti d'accordo?
    Ho anche sentito dire che un parlamentare, può andare in pensione, dopo 5 anni, prendendo quanto prendeva di stipendio, qualcuno sà qualcosa di più preciso? se fosse così sarebbero da linciare.

  4. #24
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    Predefinito Re: Re: Finalmente!!!!

    In Origine Postato da Tremendo
    Ho anche sentito dire che un parlamentare, può andare in pensione, dopo 5 anni, prendendo quanto prendeva di stipendio, qualcuno sà qualcosa di più preciso? se fosse così sarebbero da linciare.
    Allora prepara il forcone...

  5. #25
    Tremendo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Finalmente!!!!

    In Origine Postato da frontista
    Allora prepara il forcone...
    Se è vero, siamo proprio rincoglioniti, da ds a sx.

  6. #26
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    Predefinito Crisi Economica? Tagliamoci lo stipendio dice P.Bortone...apriti cielo!

    Il sindaco di Lecce di An scrive al presidente del Consiglio
    "Riduciamo le indennità: giusto tributo alla stretta economica"
    Poli Bortone: "Taglio del 10 %
    agli stipendi dei parlamentari"
    I Verdi: "Speriamo che non sia solo trovata di Ferragosto"
    Rifondazione: "I gesti simbolici sono importanti per dare segno"


    Adriana Poli Bortone

    ROMA - "In un momento di grande stretta economica per gli italiani, noi politici dovremmo dare il buon esempio tagliandoci gli stipendi". Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce e parlamentare europeo di Alleanza Nazionale, propone una riduzione del 10 per cento sulle indennità dei parlamentari come giusto tributo al contenimento della spesa pubblica. E l'idea suscita sentimenti contrastanti nei due schieramenti, senza divisioni nette tra destra e sinistra. C'è chi parla di "trovata" di Ferragosto e chi di gesto simbolico ma importante.

    Adriana Poli Bortone ha inviato una lettera al presidente del Consiglio. La sua idea: "Ridurre del 10 per cento le indennità a partire da noi parlamentari europei, ai rappresentanti del governo nazionale, ai parlamentari nazionali, agli amministratori regionali, provinciali e comunali non impoverisce certamente la politica, anzi la arricchisce". E sottolinea: "Sarebbe il giusto tributo della politica all'obbligo di contenere la spesa pubblica".

    Giuseppe Gallo (An) approva e scrive a Romano Prodi perché appoggi questa iniziativa anche tra i parlamentari del centrosinistra: "La frase-invito stampata sulla maglietta di Prodi (quella con la scritta "Diamoci un taglio", ndr) evidentemente rivolta alle continue polemiche interne al centrosinistra, potrebbe diventare lo slogan dei parlamentari e di tutti gli eletti negli enti locali che condividono la proposta di Adriana Poli Bortone".

    E' perplessa invece Gloria Buffo, esponente del correntone Ds: "Non vorrei - spiega - che si giustificasse il taglio delle pensioni e dello stato sociale pulendosi la coscienza con un taglio degli stipendi parlamentari". Ma aggiunge: "Credo che gli eletti sarebbero oggi più autorevoli se non fossero considerati da molti dei privilegiati". Lo scorso anno Gloria Buffo aveva presentato una proposta di legge per tagliare del 35% lo stipendio dei deputati: la sua proposta era di tagliare una serie di voci, come diaria e pensione, e di fare pagare i portaborse direttamente dalla Camera. Il testo è stato assegnato a gennaio alla commissione Affari costituzionali di Montecitorio.


    Divergono i pareri nella Casa delle Libertà. La leghista Carolina Lussana trova l'iniziativa un modo per farsi pubblicità. "Ben vengano i tagli - afferma - ma non sono questi quelli risolutivi". Lussana pensa a ridurre i fondi della legge 488 alle imprese del Sud o agli alti stipendi dei grandi burocrati. Parla di "proposta demagogica" Antonio Leone, vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera.

    Nel centrosinistra la parola d'ordine è cautela. "Ben venga se non è solo una trovata" commenta il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Chiede al centrodestra di "rinunciare alle poltrone inventate con la legge truffa siciliana, 3500 poltrone retribuite a spese del contribuente" e propone a Berlusconi "una tassa aggiuntiva del 10 per cento per tutti i miliardari italiani a cominciare, ovviamente, dal premier".

    Katia Bellillo, ex ministro deputata del Pdci, propone che i politici rinuncino una volta per tutte al doppio lavoro: "Se c'è un'esigenza di redistribuzione delle risorse è ovvio che bisogna intervenire e fare giustizia, partendo da chi i soldi li ha veramente". Tiene aperta la porta Giovanni Russo Spena (Rifondazione Comunista)
    : le riduzioni degli stipendi dei politici, per quanto "gesti simbolici" sono importanti "per dare il segno della necessità della redistribuzione delle ricchezze del Paese dall'alto verso il basso". Ma puntualizza che "le politiche economiche del governo, come dimostra anche l'ultimo Dpef, sono politiche di massacro sociale e di rastrellamento dei soldi dei poveri per darli ai ricchi".

    Giuseppe Fioroni (Margherita) ricorda come "l'Ulivo ridusse le pensioni dei parlamentari e tagliò alcuni benefit di deputati e senatori".
    E aggiunge: "E' singolare che si proponga questo taglio e ci si dimentichi che con la prossima finanziaria il governo si appresta a tagliare le tasse ma solo per le fasce alte. Sarebbe utile invece che nella finanziaria ci siano anche altri tagli che riguardino ad esempio chi ha fatto rientrare quasi gratis i capitali dall'estero, o chi ha ricevuto in regalo le norme sul falso in bilancio o i condoni fiscali, che certo non riguardano i poveri".


    (10 agosto 2004)

  7. #27
    Rosso è bello
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    Predefinito Re: Re: Finalmente!!!!

    In Origine Postato da Tremendo
    Ho anche sentito dire che un parlamentare, può andare in pensione, dopo 5 anni, prendendo quanto prendeva di stipendio, qualcuno sà qualcosa di più preciso? se fosse così sarebbero da linciare.
    I parlamentari acquisiscono il diritto alla pensione se fanno almeno una legislatura. Se questa viene interrotta prima dei 5 anni (e se sono rimasti in carica per almeno 2 anni e mezzo) possono versare dei contributi fino ad arrivare ugualmente ai 5 anni. Se fanno una sola legislatura, la pensione gli verrà data quando avranno 65 anni; se, invece, restano in carica per due legislature (10 anni) o più, cominceranno a ricevere la pensione appena compiuti i 60 anni (comunque, mai prima di questa soglia d’età). Prima del ’98, invece, c’erano norme più favorevoli, che concedevano la pensione a 60 anni (con una legislatura) e a 55 anni con due legislature e oltre, e c’erano state molte proteste per le pensioni-baby.
    Ogni mese, per alimentare il proprio assegno vitalizio, ogni parlamentare versa l’8,60% della sua indennità lorda: quindi, 1 milione 772 mila lire, pari a 21 milioni 267 mila lire all’anno.
    L’entità della pensione varia ora dal 25% dell’indennità parlamentare (con 5 anni di mandato alle spalle) fino all’80% (con 30 anni e più di impegno in Parlamento). L’indennità attuale lorda è di 20.607.000; netta, di 9 milioni 617 mila lire. Così — tenendo conto del diverso peso delle aliquote fiscali e delle ritenute per l’assistenza sanitaria integrativa (per la quale ogni parlamentare versa il 4,5% della sua indennità lorda) — con una sola legislatura di 5 anni scatterà una pensione tra i 3,3 e i 3,9 milioni netti al mese; con 10 anni di mandato parlamentare, arriverà a circa 4,5 milioni; con 15 anni, a quasi 5 milioni e mezzo; con 20 anni, oscillerà sui 7 milioni; con 25 anni salirà a 8 milioni; e con 30 anni e oltre, la pensione si aggirerà sui 9 milioni e mezzo.

    p.s.: Tutti i dati sono in lire e riferiti al 2001.

  8. #28
    Tremendo
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    Predefinito Re: Re: Re: Finalmente!!!!

    In Origine Postato da seurosia
    I parlamentari acquisiscono il diritto alla pensione se fanno almeno una legislatura. Se questa viene interrotta prima dei 5 anni (e se sono rimasti in carica per almeno 2 anni e mezzo) possono versare dei contributi fino ad arrivare ugualmente ai 5 anni. Se fanno una sola legislatura, la pensione gli verrà data quando avranno 65 anni; se, invece, restano in carica per due legislature (10 anni) o più, cominceranno a ricevere la pensione appena compiuti i 60 anni (comunque, mai prima di questa soglia d’età). Prima del ’98, invece, c’erano norme più favorevoli, che concedevano la pensione a 60 anni (con una legislatura) e a 55 anni con due legislature e oltre, e c’erano state molte proteste per le pensioni-baby.
    Ogni mese, per alimentare il proprio assegno vitalizio, ogni parlamentare versa l’8,60% della sua indennità lorda: quindi, 1 milione 772 mila lire, pari a 21 milioni 267 mila lire all’anno.
    L’entità della pensione varia ora dal 25% dell’indennità parlamentare (con 5 anni di mandato alle spalle) fino all’80% (con 30 anni e più di impegno in Parlamento). L’indennità attuale lorda è di 20.607.000; netta, di 9 milioni 617 mila lire. Così — tenendo conto del diverso peso delle aliquote fiscali e delle ritenute per l’assistenza sanitaria integrativa (per la quale ogni parlamentare versa il 4,5% della sua indennità lorda) — con una sola legislatura di 5 anni scatterà una pensione tra i 3,3 e i 3,9 milioni netti al mese; con 10 anni di mandato parlamentare, arriverà a circa 4,5 milioni; con 15 anni, a quasi 5 milioni e mezzo; con 20 anni, oscillerà sui 7 milioni; con 25 anni salirà a 8 milioni; e con 30 anni e oltre, la pensione si aggirerà sui 9 milioni e mezzo.

    p.s.: Tutti i dati sono in lire e riferiti al 2001.
    Ladri, e io pago.

  9. #29
    Rosso è bello
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Finalmente!!!!

    In Origine Postato da Tremendo
    Ladri, e io pago.
    Ti posto un pezzo, che io giudico buono, di Miniati, della UIL, datato 20 aprile 1999...


    "Con questa iniziativa - spiega il segretario della UILP - abbiamo tentato di dare un contributo per far uscire il dibattito in atto sulla previdenza dalle nebbie che lo avvolgono e soprattutto mettere allo scoperto le troppe strumentalizzazioni che lo caratterizzano. Vorrei, intanto, che fosse chiaro che il confronto non è tra chi vorrebbe fare qualcosa e chi è invece arroccato su una sorta di linea del Piave in attesa della verifica del 2001. In realtà il confronto è tra coloro (e cioè noi) che vogliono concorrere ad attuare compiutamente i contenuti e lo spirito di una legge, che ha prodotto grandi risultati, e chi invece vuole semplicemente distruggerla."

    In effetti la legge di riforma del ‘95 ha sempre più nemici, stando al gran parlare che si fa di rimetterci mano al più presto.

    Oggi i nemici della legge parlano quasi esclusivamente di abolizione delle pensioni di anzianità, seminano incertezza e paura, contribuendo così ad aumentare il numero di coloro che decidono di andare in pensione, ma è ovvio che se qualcuno dicesse loro che le pensioni di anzianità si possono abolire risponderebbero subito che però questo non è sufficiente.

    I nemici della riforma sono in verità arroganti e poco si preoccupano di aver trasformato la matematica in opinione. Arroganti perché definiscono conservatore chi difende le pensioni di anzianità e populista chi chiede che le regole valgano per tutti, nessuno escluso. Arroganti e paternalisti poiché chi indica i settori che ancora sfuggono alle regole e chiede di far luce sulle pensioni d’oro e di disciplinare diversamente i trattamenti pensionistici degli eletti viene definito ingenuo e moralista.

    E’ vero che ci sono coloro che, come il Prof. Monti, commissario europeo, partono da molto più lontano e puntano a creare il clima adatto. Quello del "tutti contro tutti" e prima di tutto dei giovani contro gli anziani, poiché solo all’insegna della legge della giungla sarà possibile creare una situazione sociale che permetta ai nemici del sistema previdenziale pubblico di averla vinta, una volta per tutte.

    Per porre fine ad una campagna che crea allarme e insicurezza noi proponiamo di compiere una serie di atti concreti che sono tali da portarci al 2001 in condizione di realizzare una verifica vera e con conti sicuramente molto migliori di quelli che ci troveremo di fronte lasciando le cose come stanno. C’è in noi, ovviamente, anche l’intento di dire che non è accettabile che chi ha pensioni di centinaia di milioni l’anno si accanisca ogni giorno contro chi non supera la soglia di povertà.

    E vorrei andare sul concreto: punto primo, completare l’armonizzazione. Tutti i sistemi previdenziali obbligatori soggetti ancora a regole diverse vanno ricondotti alla disciplina vigente nel regime generale. Eventuali diversità sono possibili e giustificabili (con riferimento ai requisiti per il pensionamento) solo se obiettive peculiarità dell’attività svolta comportano una cessazione anticipata del lavoro o le maggiorazioni delle anzianità assicurative sono collegate allo svolgimento di attività realmente usuranti.

    Al di fuori di queste due ipotesi, la permanenza di regole di maggior favore per alcune categorie non si giustifica, soprattutto se si ipotizzano ulteriori restrizioni verso la generalità dei lavoratori.

    In Italia esistono oggi diverse migliaia di pensioni che superano i 200 milioni di lire annui. Queste pensioni solo per poche decine fanno carico all’INPS mentre il grosso è a carico dell’INPDAP, dell’INPDAI (Dirigenti di Azienda), delle Casse professionali, dei Fondi di alcune Banche, del bilancio della Camera e del Senato.

    Il sapere che esiste un congruo numero di cittadini con un così alto reddito da pensione alimenta ormai un acceso dibattito in tutte le riunioni dei pensionati, ed è un comune sentire, ne sono convinto, anche per i pensionati all’estero. Anche lì non mancano certo coloro che sostengono che da vecchi sarebbe necessario avere tutti la stessa pensione, visto che il pane costa per tutti eguale.

    Noi non condividiamo questa tesi estrema, il problema è più complesso e provo a spiegarmi. Anche se abbiamo in noi la convinzione che, in un Paese dove la maggioranza dei pensionati percepisce meno di un milione al mese, è scandaloso che vi sia chi con un mese di pensione percepisce quanto un pensionato normale percepisce in tre anni.

    Il diritto previdenziale deriva, come è noto, da due fattori, tra loro collegati: gli anni di lavoro svolti e l’ammontare dei contributi versati. Prima di proporre soluzioni vorremmo che si facesse chiarezza attenendosi al rispetto del diritto previdenziale, cioè agli anni di lavoro e ai contributi versati.

    Per farci capire meglio facciamo un esempio. Se una pensione di 25 o anche 40 milioni al mese è il frutto di tanti anni di lavoro e di miliardi di contributi versati significa che siamo in presenza di un cittadino, certo privilegiato dalla vita poiché ha guadagnato tanto, ma che almeno ha anche versato tanto. Se una pensione di 25 o di 40 milioni al mese è invece il frutto di un sapiente uso di leggi e leggine, il che ha fatto sì che in cambio di poco si potesse poi ricevere tantissimo, si tratterebbe di una vergogna vera e propria.

    Chiediamo quindi al Ministro del Lavoro e della previdenza sociale di avviare una indagine conoscitiva che accerti quante sono le pensioni che superano i 10 milioni al mese e quale carriera lavorativa e stato contributivo abbiano alle spalle. Una volta accertata la realtà sarà possibile modificare leggi e regolamenti per impedire il protrarsi ed il ripetersi di situazioni intollerabili.

    Fra i pensionati più ricchi, abbiamo visto i dati da voi elaborati, ci sono anche coloro che fissano le regole, varano le leggi, gestiscono la previdenza. Avete parlato, con riferimento a loro, di previdenze nascoste, di che si tratta?

    Non siamo certo i primi ad affrontare il problema dei trattamenti pensionistici o più in generale dei privilegi di coloro che hanno il potere di condizionare, nel bene e nel male, la vita di tutti. In più occasioni qualche giornale ne ha scritto e il presidente Scalfaro ne ha parlato come di uno scandalo.

    Precisiamo che non vogliamo essere inclusi nella lista di coloro che si limitano ad urlare che Deputati, Senatori e Consiglieri regionali guadagnano troppo, in quanto consideriamo la funzione politico-istituzionale una di quelle che meritano il più alto riconoscimento; tantomeno potremmo condividere l’idea che alla politica debbano dedicarsi solo coloro che possono permetterselo.

    Nell’intraprendere la campagna contro le pensioni nascoste non ci sfiora neppure il sospetto di alimentare il qualunquismo e la disaffezione verso le Istituzioni. Siamo certi invece di compiere un atto di rispetto verso le istituzioni stesse. Le istituzioni vengono danneggiate, infatti, se chi le rappresenta usa del potere che gli deriva per assegnarsi trattamenti privilegiati e per sottrarsi alle regole che valgono per gli altri cittadini.

    Leggendo il materiale, che si riesce ad ottenere con grande fatica, o parlando con i diretti interessati, la definizione "pensione" sembra cancellata dal vocabolario. Si preferisce parlare di rendita vitalizia e così sottrarsi alle regole generali della previdenza. Chi ha dubbi quando parliamo di privilegi pensi alla reversibilità, per la quale non esiste, come prevede la legge, una decurtazione in presenza di altri redditi oppure la cumulabilità di più trattamenti, mentre la non cumulabilità esiste per tutti; c’è addirittura l’indennità di fine mandato, quasi servisse un reinserimento nella società per l’onorevole non rieletto; ed ancora le pensioni d’anzianità che possono cominciare ad incassare molto presto; e poi lo scandalo: la possibilità di attivare e far camminare di pari passo quattro pensioni contemporaneamente.

    Ma la questione di fondo è che i parlamentari regionali, nazionali e, probabilmente, europei, le regole per le loro pensioni se le fanno da sé. Una bella trovata non pensa?

    Una situazione nella quale un gruppo di persone elette a rappresentare i cittadini nelle Istituzioni può decidere, senza necessità di confrontarsi e mediare con nessuno, i propri trattamenti, è rischiosa anche sul piano etico. Bando ai moralismi, ognuno di noi, se potesse determinare la propria pensione non deciderebbe certamente di abbassarla. Meglio quindi non indurre in tentazione adottando una norma di legge che stabilisca alcune regole davvero elementari.

    Prima regola: un medesimo arco di tempo non può essere utilizzato per costruire più di una pensione, abolendo così la possibilità di realizzarne legalmente almeno quattro nello stesso arco di tempo, perché questo oggi succede.

    Seconda regola: per ogni cittadino con la prima prestazione lavorativa si dovrebbe accendere una posizione previdenziale. Il datore di lavoro e l’interessato versano su quel conto i contributi di legge. Quando quel cittadino viene eletto o nominato ad incarichi che diano diritto alla aspettativa non si procede più per contribuzione figurativa, ma si versano sul conto previdenziale i contributi rapportati al trattamento percepito.

    Poiché parliamo di trattamenti quasi sempre molto superiori a quelli percepiti precedentemente, sul conto affluiranno maggiori contributi. Quando scatta il diritto alla pensione (stessa età e anni di servizio di tutti i comuni mortali) la pensione sarà liquidata (ora che esiste il metodo di calcolo contributivo) in base ai contributi versati.

    Chi è stato Consigliere regionale, Deputato, Senatore o Commissario europeo avrà sicuramente una pensione più alta. Una pensione più alta, e non già 2, 3, 4 o anche 5 trattamenti come purtroppo avviene o potrebbe avvenire.

    Più facile a dirsi che a farsi, non dimentichiamo che costoro fanno le regole e poi le applicano come meglio credono.

    E’ vero, una misura del genere è, in buona parte, rimessa al senso di responsabilità delle categorie in questione, ma può essere in qualche modo favorita da norme di legge. Si potrebbe, infatti, approvare una disposizione di carattere generale che impedisca l’accredito di contribuzione figurativa, volontaria ed obbligatoria durante i periodi di svolgimento di incarichi istituzionali per i quali è prevista la contribuzione presso altre forme di previdenza. Nello stesso tempo si potrebbe prevedere, per i soggetti interessati, la facoltà di far confluire questa contribuzione nella loro posizione di previdenza obbligatoria. A piccoli passi, come si vede, si potrebbe andare nella direzione giusta: una previdenza davvero uguale per tutti.

    Anche se questo non può essere il toccasana per una previdenza sempre sotto osservazione e con molti soggetti che fanno valutazioni spesso anche contraddittorie. Cosa proponete perché i conti della previdenza abbiano un po’ più di oggettività (ed anche il dibattito politico ne guadagnerebbe)?

    Proponiamo la costituzione di un organismo autorevole ed indipendente, dotato di strutture e risorse adeguate che fornisca valutazioni ufficiali ed attendibili sui bilanci degli enti previdenziali, sull’andamento della spesa pensionistica italiana ed elabori proiezioni e previsioni sulle dinamiche del sistema italiano, in generale, e dei vari regimi pensionistici. Questo può essere la soluzione adatta per mettere fine all’overdose di dati, proiezioni e previsioni da cui si viene quotidianamente sommersi. L’idea potrebbe essere quella di rendere indipendente dal Governo il Nucleo di valutazione della spesa pensionistica, rafforzandone il ruolo e la struttura e dotandolo di risorse adeguate in modo che possa programmare, coordinare ed indirizzare il lavoro di raccolta di dati e di proiezioni, attualmente svolto da Inps, Istat e Ragioneria generale dello Stato. Solo da pronunciamenti ufficiali ed autorevoli si possono trarre elementi di valutazione completi per fare chiarezza sui conti previdenziali ed avviare confronti e verifiche sul sistema pensionistico.

    E’ ovvio che sui rimedi ci potranno essere divisioni, ma terminerebbe la pratica ormai consolidata, e probabilmente tutta italiana, in base alla quale si sceglie prima la tesi da sostenere e poi si va alla ricerca dei dati che la confermano.

  10. #30
    Tremendo
    Ospite

    Predefinito

    Grande Miniati, peccato che dal 99' ad oggi, nulla si sia fatto per cambiare qualcosa, anzi, dopo aver inalzato l'età pensionabile si sono aumentati di 2000 euro lo stipendio,come mai non si scende in piazza per queste cose, capisco perchè i vertici politici non le organizzano, ma noi, il popolino, che scendiamo in piazza per idee, che spesso e volentieri, ci sono lontane, che non ci toccano il portafoglio direttamente, sarebbe bello che i militanti di ds e sx, scendessero tutti in piazza per questo scandalo, ci sono molte battagli che si potrebbero fare in comune, l'importante e lasciare hai margini i vertici, che sicuramente farebbero di tutto per salvaguardare il loro "magnamagna".

 

 
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