....di mutare politica in Cecenia
Mosca. Quando il premier russo Mikhail Fradkov ha menzionato in un recente intervento il volume delle spese federali per la rinascita dell’economia cecena i suoi ascoltatori sono rimasti a bocca aperta: più di 62 miliardi di rubli (1,8 miliardi di euro) dal 2000 a oggi. Dove sono andati a finire?
Il presidente Vladimir Putin, sorvolando a bassa quota Grozny, capitale cecena, è rimasto male: la città non cambia, sembra quasi la Stalingrado del 1943.
Le autorità cecene sostengono di aver speso somme sostanziose per “garantire la sicurezza”, anche se riconoscono che ci sono state ruberie di funzionari.
Alcuni spiritosi spiegano tutto con la passione dei ceceni per il calcio: dove, se non nel flusso dei soldi federali poco controllati, il loro club, Terek, ha trovato le risorse per comprare 19 calciatori? Un investimento bizzarro, date le immense distruzioni in Cecenia, ma almeno un risultato c’è stato: Terek ha vinto quest’estate la Coppa della Russia e per un po’ di giorni i ceceni hanno esultato non meno dei greci dopo il Portogallo.
C’è più di un indizio però del fatto che le sottrazioni maggiori avvengano a Mosca. Dei 13,2 miliardi di rubli riservati al budget ceceno a inizio anno Grozny ha ricevuto solo un miliardo.
Dopo la morte di Akhmad Kadyrov, ucciso il 9 maggio in un attentato, la situazione si sta complicando.
Combattente contro i russi e poi loro braccio destro, ex ideologo della “guerra santa” contro Mosca, eletto un anno fa presidente con l’aiuto del Cremlino, Kadyrov era odiato, ma rispettato.
Ha instaurato un regime autoritario ma si faceva ascoltare da nemici e amici. Sapeva reclutare i suoi quadri tra i guerriglieri stanchi di combattere.
La sua morte ha scosso il sistema che il presidente Putin cercava di costruire.
Il ventisettenne figlio di Kadyrov, Ramsan, è stato nominato primo vicepremier della Cecenia ma non ha l’autorevolezza né l’esperienza del padre.
Intanto la guerriglia si è rinvigorita. Usa una tattica nuova, allarga la sfera delle azioni: un’incursione in Inguscezia (90 morti), un attacco contro un reparto di Kadyrov nel villaggio Avturi (otto morti), uno scontro armato a Kisljar nel Daghestan (quattro morti), un attentato contro il muftì supremo della Cecenia Akhmed Sciamaev, sostenitore dei Kadyrov.
Sta cambiando la composizione etnica della guerriglia, di cui oltre ai ceceni ora fanno parte non soltanto arabi, ma sempre più giovani di origine nordcaucasica, dell’Inguscezia, di Kabarda, del Daghestan.
Si arruolano nella guerriglia a 300 dollari al mese. L’intelligence avverte che cresce il pericolo di nuovi attentati nel Caucaso del Nord e nella parte meridionale della Russia.
Khaled Jamadaev, ex combattente contro i russi e ora deputato alla Duma, dice che la guerriglia comunque è esausta e il 2004 è l’anno cruciale: “I musulmani credono che i 13 anni siano una scadenza importante. Il settembre prossimo si compiono 13 anni del caos in Cecenia. 13 anni durò l’esilio dei ceceni, organizzato da Stalin. Il profeta Maometto fu cacciato per 13 anni da Mecca a Medina. Siamo credenti, e speriamo tanto che il ciclo di 13 anni sia finito”.
Ora si stanno preparando le elezioni del nuovo presidente ceceno. La carica dovrebbe apparire poco alettante: l’hanno ricoperta Dudaev, Jandarbiev e Kadyrov (uccisi), e Maskhadov (alla macchia). Tuttavia ci sono sette pretendenti e il voto è fissato per il 29 agosto.
Il clan Kadyrov ha avanzato la candidatura di Alu Alkhanov, quarantasettenne ministro dell’Interno, appoggiata dal Cremlino. La scelta è stata interpretata come il desiderio di Putin di proseguire sulla linea fin qui seguita. Qualche analista si domanda però che cosa significherebbero le destituzioni dei generali Kvashnin e Tikhomirov?
Putin li ritiene responsabili dell’impreparazione dell’Inguscezia all’attacco dei guerriglieri. Ma quell’attacco – ci si chiede a Mosca – non prova forse il fallimento della linea dura, di cui i due generali sono fautori?
Arkady Volsky, presidente dell’Unione degli industriali, propone di trattare con Aslan Maskhadov.
Evgheny Primakov, capo della Camera di Commercio, spinge da tempo nella stessa direzione.
Nelle prossime settimane si capirà se Putin intenda correggere la sua politica.
saluti




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