Un saluto a tutti voi,
è già da un po’ che seguo – anche se in maniera discontinua – questo e altri spazi di dibattito dedicati alla Sardegna. Finora non sono mai intervenuto perché cerco di evitare di partecipare a discussioni su argomenti che non conosco bene, e purtroppo la mia conoscenza della situazione politica, sociale e linguistica in Sardegna è limitata (senza contare non conoscendo sa limba sarda, la mia comprensione si limita solitamente al senso generale degli interventi in tale lingua ed è un po’ poco per partecipare pienamente a una discussione).
Se ho deciso di intervenire in questo forum è solo perché, come friulano, mi sono sentito chiamato direttamente in causa dall’intervento di Angela e ne sono rimasto profondamente amareggiato per il ritratto ingeneroso che viene fatto della mia gente.
Io credo che in qualsiasi posto ci siano i razzisti, gli arroganti, gli ignoranti o le emerite teste di c.... ciò vale per il Friuli, per la Sardegna e per il resto del mondo, ma credo sia ingiusto e scorretto generalizzare ed estendere a tutti le caratteristiche o i comportamenti di qualcuno. Scusa Angela, tu stessa nel tuo intervento fai una distinzione tra statunitensi e statunitensi, ma allora perché non usi lo stesso riguardo verso i friulani? O dovrei forse pensare nemmeno tu sei immune al virus del razzismo?
Io sono un nazionalitario friulano, credo nel diritto dei popoli all’autodeterminazione e nella solidarietà internazionale. Per questo simpatizzo e appoggio la battaglia di libertà dei sardi, al pari di quella di baschi, catalani, irlandesi, occitani, ecc. Finora mi sono sempre trovato a mio agio coi militanti di queste nazionalità (sardi compresi) perché nonostante situazioni a volte profondamente diverse, esiste una base di esperienze e idealità comuni che costituisce un punto di partenza importante per superare eventuali diffidenze o incomprensioni. Dici di essere in Friuli da due anni, ma in questo periodo hai provato ad avvicinarti all’ambiente nazionalitario friulano - è vero che oggi non abbiamo un partito di riferimento, ma ci sono altre strutture associative attive sul territorio - o a conoscere un po’ più a fondo la realtà friulana, o magari ad imparare la nostra lingua?
Hai scritto “L’unica cosa che abbiamo in comune è quel decreto che considera le nostre lingue delle minoranze.” Non ho il tempo di approfondire l’argomento, ma prova solo a riflettere sul fatto che siamo le due nazionalità minorizzate principali all’interno dello stato italiano, che siamo le zone in cui ci sono più postazioni e servitù militari e potrei continuare con altri esempi che dimostrano quanto abbiamo in comune e quanto sarebbe importante collaborare più fattivamente tra di noi. Se ti fermi alle apparenze fai il gioco dei colonizzatori che ci voglioni divisi o, meglio ancora, in contrasto. Quello che poi tu chiami “decreto” è una legge in cui, per la prima volta nella sua storia, lo stato italiano riconosce le comunità linguistiche (il termine “nazionali” non sarebbe mai passato) presenti all’interno dei confini statali. È una legge piena di limiti e di difetti, ma se sapremo usarla (cosa che finora non abbiamo saputo fare) sarà un’arma importante per invertire il processo di snazionalizzazione in atto. Vorrei anche ricordarti che per arrivare a quel risultato ci sono voluti anni di lotte dentro e fuori il parlamento. Leggiti pure gli atti parlamentari e ci troverai i nomi di Lizzero, Baracetti, Schiavi Fachin, Ruffino... tutti friulani che si sono battuti anche per i diritti linguistici dei sardi. Erano forse anche loro ignoranti e razzisti come hai scritto tu?
Forse i tuoi commenti nascono dal fatto che frequenti solo cierti ambienti, ma, per esempio, a Radio Onde Furlane (emittente di Udine che trasmette prevalentemente in friulano, nata con l’obiettivo di sostenere l’autodeterminazione della nazionalità friulana), dall’inizio dell’anno, ci sono già state quattro trasmissioni dedicate alla realtà nazionale e linguistica sarda, più uno speciale di un’ora in occasione di “Sa Die de sa Sardigna”.
Nel tuo intervento dici anche: “I sardi, qui vengono appellati sardagnoli, forse per ignoranza, voglio pensare questo, o forse per razzismo, perché tanta gente pensa di noi che siamo terroni, ma hanno trovato un altro termine per definirci: meridionali”. Il termine popolare sardegnolo/sardagnolo non è diffuso solo in Friuli, ma anche in buona parte dell’Italia. Il termine “sardegnûl” è entrato in friulano proprio dall’italiano, e la prima attestazione scritta in cui mi sono imbattuto è del 1921, dopo la prima guerra mondiale (infatti prima della guerra di sardi se n’erano visti ben pochi da queste parti). Nonostante la diffusione popolare del termine (che però qua da noi non ha nessun intento offensivo), la commissione di normalizzazione della lingua friulana ha deciso, proprio per rispetto verso i sardi, di utilizzare come ufficiale il termine “sart” (maschile) e “sarde” (femminile). Non è poi così male per un popolo formato in maggioranza da ignoranti e da razzisti, che ne dici?
Evidentemente tutto questo non lo sai, ma almeno ti sei mai posta il problema del perché certi friulani possono non apprezzare i “sardi”? A parte la diffidenza verso chi è diverso che è diffusa pressoché ovunque, dovresti tener presente che buona parte dei sardi che vivono da noi sono militari, carabinieri, poliziotti o uomini della GdF e non è che ciò stimoli molto la socializzazione... Aggiungici poi gli stereotipi e i luoghi comuni sui sardi che giungono dall’Italia e quelli tramandati dalla memoria popolare (la maggior parte delle centinaia e centinaia di friulani internati tra il 1915 e il 1919 perché giudicati “antiitaliani”, “austriacanti” quando non esplicitamente “propugnatori della repubblica friulana” venivano internati in Sardegna e non è che abbiano trasmesso un gran bel ricordo di quella esperienza...). Affermazioni come le tue comunque non contribuiscono a far cambiare atteggiamento a quei friulani che, sbagliando, hanno pregiudizi nei confronti dei sardi. Sul mettere sullo stesso piano sardi ed italiani del Sud, non è nemmeno questo un tratto specifico dei friulani e deriva molto spesso dalle divisioni geografiche pressapochistiche diffuse da giornali e televisioni. Se pensi che, solo per fare un esempio, nel diario di uno degli internati cui accennavo prima (stiamo parlando di 90 anni fa e di una persona che aveva ben altri problemi...) si distingue chiaramente tra Sardegna e Sud Italia, mi sembra che ancora una volta le tue dichiarazioni non siano corrette.
Ho già scritto troppo, voglio solo aggiungere che il tuo modo di fare non cambia il mio atteggiamento di stima e simpatia per quei sardi che si battono per i loro diritti e per la loro libertà, ma mi lascia comunque un profondo senso di amarezza.
Saludi. Mandi.




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