...Pantano di Acerra

Napoli. Benvenuti al Pantano, quello dove ci si sdraia sui binari, ci si rovescia sulla statale e si sale sulle ruspe, appuntamento alle cinque domattina per la prossima azione dimostrativa.
Non passeranno, gli sbirri, non passeranno, gli operai che hanno l’ordine, pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale, di iniziare immediatamente i lavori “per fronteggiare l’emergenza dei rifiuti nella regione Campania”.
n inceneritore, anzi un termovalorizzatore che dovrà sorgere a Pantano, appunto, località di Acerra, vicino a Napoli.
Con la firma del governatore diesse, Antonio Bassolino, e l’estivo e imbarazzato silenzio di quella che Francesco Caruso chiama “la sinistra moderata, la Lista unitaria, il triciclo, quella roba lì”.
“Perché questa faccenda li stana tutti”, ha detto, mentre in macchina tornava al Pantano dopo la pennichella, “qui ci sono soltanto pause pranzo, qui non finirà mai”, e in sottofondo l’applauso degli amici.
I no global campani sono partiti all’attacco, hanno bloccato accessi, sventolato bandiere, agitato cartelli, quaranta gradi e l’appoggio totale del sindaco, che è stato poi sollevato di peso e portato in questura (pubblico ufficiale che resiste a pubblico ufficiale).
Oltre alla benedizione di don Vitaliano della Sala, prete disobbediente anche al divieto di partecipare a dibattiti e manifestazioni, che non voleva più scendere dalla ruspa occupata.
E una buona quantità di cittadini seduti sui binari, qualche assessore e anche un senatore di Rifondazione, Tommaso Sodano, caricato su un cellulare con una spalla lussata e una certezza: “La lotta continua”.
Gianfranco Bettin, prosindaco di Venezia, più movimentista che verde, ha subito denunciato “la vicenda sciagurata per la democrazia”, e il network dei no global, Indymedia, ha condannato “la politica di tracotanza del commissario all’emergenza rifiuti, Corrado Catenacci, e del governatore della Campania, Antonio Bassolino, che in piena sintonia col governo neofascista vogliono realizzare a tutti i costi questa centrale di morte”. “Sosteniamo la lotta delle masse popolari di Acerra contro il termovalorizzatore. Avanti con la lotta fino alla vittoria”, ma qualcuno ha subito (democraticamente) polemizzato:
“Masse popolari? quelle che da decenni votano i camorristi? Forse un po’ di puzza di spazzatura li sveglierà”.

Risultato: i lavori, cominciati, interrotti, democraticamente sabotati, sono ripresi “per la tracotanza del commissario Catenacci”. E con un po’ di confusione su quale parte del Pantano scegliere, quella della rivolta popolare, quella dell’approvazione dell’inceneritore, quella del silenzio che evita le grane.
Perché il vescovo emerito di Acerra, un mito anticamorra, monsignor Antonio Riboldi, spera nel dialogo e non nella rivolta, ma anche nel termovalorizzatore. “Non si può continuare a tenere l’immondizia in strada oppure a spedirla all’estero – ha detto –. Certo anche il sindaco comprenderà la necessità di costruire l’impianto”. (Intanto il sindaco ha fatto sapere che “se ci saranno azioni di disturbo spontanee come il blocco della stazione di Acerra di questa mattina non le censureremo, ma rimarremo vicini ai nostri cittadini”).
Il vescovo attuale invece contraddice il suo predecessore e chiede la chiusura del cantiere, perché minaccia “il diritto alla salute di una popolazione che vive in un territorio fortemente degradato sul piano ambientale e che necessiterebbe di interventi di risanamento e di repressione delle attività illegali, e non di un altro impianto a impatto ambientale tutto da verificare”.
L’ex vescovo vuole l’inceneritore, la diocesi non lo vuole, il prete ribelle salta sulle ruspe con “sdegno e coraggio”. Fausto Bertinotti applaude pubblicamente “l’impegno e le battaglie della gente di Acerra, simbolo di riscossa e domanda di cambiamento dell’intero Mezzogiorno”, e invece i Verdi sonnecchiano, lasciano fare. “Chiedilo a Pecoraro Scanio, perché sta zitto”, ride Caruso, che subito si corregge e dice: “Mannò, son brave persone, ma sono una lobby, stanno più sulla carta che per strada, non sono molto radicati sul territorio”.
Paolo Cento dice che no, la faccenda del Pantano è seguitissima da tutti loro, e che lui l’altro pomeriggio stava per partire per Acerra, “ma poi la tensione è calata, e comunque l’assessore all’Ambiente denunciato è uno dei nostri: se servirà non escludo di andare nei prossimi giorni”.
Che sì, “la firma di Bassolino è una contraddizione” ma oltre al no, dice Cento, bisognerebbe anche essere in grado di dare una risposta positiva: “Se blocchiamo qui e blocchiamo là, alla fine cosa resterà?”.

che l'affare "monnezza" finisca in altre manacce

saluti