....fà dura....
Roma. Con la scelta di Porter J. Goss alla carica di direttore della Cia, la Casa Bianca abbassa la celata e si prepara lancia in resta a un duro scontro.
Il messaggio è inequivocabile.
Nessuna logica bipartisan, alla guida dell’agenzia dopo i discussi fallimenti di George Tenet.
Nessuna concessione a democratici come John Rockefeller IV, che da membro della potente commissione Intelligence del Senato un mese fa aveva praticamente bocciato l’ipotesi Goss, “abbiamo bisogno di una guida della Cia che non sia politica e non appartenga a nessun partito”.
Nessuna concessione alle richieste avanzate dai militari, timorosi di un’applicazione delle riforme promosse dalla commissione sui fatti dell’11 settembre che porti a una vera regia centralizzata delle 14 agenzie federali di intelligence e sicurezza, con l’inevitabile perdita di autonomia di tutte quelle che ricadono sotto il Pentagono: Dia, Nsa, National Mapping Agency.
In più, nessuna concessione neppure in campo repubblicano, a chi chiedeva a Bush un segnale di discontinuità, rispetto a chi finora ha contato davvero.
Già, perché a decidere a favore di Porter Goss è ancora una volta e sempre lui.
Quel Dick Cheney che sulle inchieste attivate dal Congresso è sembrato all’inizio perdere più di qualche colpo – era contrario a qualunque investigazione, nel 2002 – per poi esercitare un controllo ferreo, su come hanno proceduto.
Quel Dick Cheney che molti consigliano a George Bush di giubilare come vicepresidente, visto che il suo appeal elettorale è negativo. E che in realtà potrebbe essere avvicendato nel ticket da un vice “che tiri”: ma senza per questo perdere un grammo di ascendente e accesso diretto al presidente, sulle vicende relative alla sicurezza nazionale.
A Cheney l’ex direttore della Cia ereditato da Clinton, George Tenet, non poteva piacere e non piaceva.
Cheney condivise la linea di Condoleezza Rice di non tagliare la testa al capo della Cia dopo l’11 settembre, ma si è adoperato in passaggi decisivi delle inchieste parlamentari perché i congressmen repubblicani della “guardia di ferro” tagliassero come coltelli, nel far indirettamente rilevare come equalmente la Cia avesse “misled” il presidente, contribuito a sviarlo su molti punti controversi.
A cominciare da quello controversissimo delle armi di distruzione di massa in vista del National Intelligence Estimate del primo ottobre 2002, secondo la traccia raccontata da Bob Woodward nel suo “Plan of Attack”, in cui Tenet afferma che l’evidenza degli arsenali proibiti era uno “slam dunk”, una schiacciata da urlo nel basket.
O, se preferite il football, un goal su rovesciata.
E’ stato ancora un guardingo Cheney, a proporre che fosse la commissione Intelligence del Senato ad apparire predominante nelle indagini, a scegliere Lee Hamilton e Thomas Kean, la coppia che ha guidato i lavori fino al report sull’11 settembre, in modo che fosse la più bipartisan e inappuntabile possibile.
Ha attaccato Kerry
Ora se ne capisce il perché. Sin da quando ha iniziato a pregustare la testa di Tenet nel cesto, Cheney ha detto a Porter Goss di non esporsi troppo, come presidente della commissione Intelligence della Camera dei rappresentanti.
La linea ha subito due sole eccezioni.
Nel giugno 2002, un furente Cheney convocò alla Casa Bianca Goss e il suo vice, il democratico Bob Graham, invitandoli ad aprire un’inchiesta per il “leak” alla stampa di sue dichiarazioni riservate.
Goss obbedì, chiese all’Fbi di aprire un’indagine formale sui parlamentari membri della commissione, e lo stesso repubblicano John McCain bollò la proposta come “ridicola”.
Poi il 2 giugno, quando Goss fu incaricato da Cheney di bocciare con parole dure le proposte di John Kerry sull’intelligence.
Lo stesso Kerry sotto il quale Goss si troverebbe difficilmente a servire, in caso di vittoria democratica.
Goss è uno deciso, anni e anni nel “Dipartimento operazioni” della Cia, ha lavorato allo sbarco della baia dei Porci e non ha mai aperto bocca, sul suo passato, in 16 anni alla Camera.
E’ il primo repubblicano agente Cia a diventarne capo dopo esser stato parlamentare.
Anche Bush padre guidò il servizio approdandovi dal Congresso. Ma non ne era un ex operativo.
Con Goss, a tempi duri si risponde con tipi tosti. Pura linea Cheney.
Berlusconi "osservi".
saluti




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