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Discussione: Non solo licantropi...

  1. #1
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    Predefinito Non solo licantropi...

    L'Hombre Lobo

    Relativamente alle leggende sui lupi mannari esiste un incredibile carenza di informazioni relativamente alle Americhe. Esplorando le leggende dell'America latina si trovano tre miti principali. La prima è il "Lobizon" dell'Argentina, la legenda di Nahual è probabilmente la più nota relativamente a una creatura licantropica in Messico e infine il mito di un altro muta forma (shapeshifter) in Messico chiamato Tlahuelpocmimi di Tlaxcala.

    Il Lobizon è il licantropo in argentina, affonda le sue radici nel mito del lupo mannaro germanico. Gli immigranti germanici portarono il loro mito nella nuova terra. Il mito germanico unitosi a storie locali formò una nuova e unica leggenda. Il settimo figlio di una famiglia diventa un Lobizon nell'adolescenza. Se però il settimo è una figlia allora la maledizione non si compie. Per completare questo processo l'uomo deve muoversi in circolo in elementi disgregati quali sabbia, cenere o polvere tombale. Per potersi tramutare in forma di un animale è necessario il completamento di alcuni riti. Colui che vuole trasformarsi deve ruotare su se stesso tre volte. Il lobizon ritorna umano durante il giorno e si trasforma solo nelle notti di martedì e venerdì. L'uomo non morirà se il lobizon viene ferito nè realizzerà di esserlo stato nella sua forma di lobizon. Il lobizon non è un classico uomo lupo come il famoso interpretato da Lon Chaney o in altre produzioni di Hollywood. E' più un mix tra un cane e un maiale, ha orecchie larghe e mangia i bambini non battezzati, escrementi e i rifiuti trovati nei fiumi, i suoi occhi sembrano essere infuocati. E' immune alle armi da fuoco può essere ucciso solo con armi da taglio come i coltelli ma qualunque cosa che tagli va bene. Le vittime sopravvissute diverranno a loro volta dei lobizon anche se questa eventualità è rara perché il lobizon non lascia superstiti. La trasformazione avviene anche inghiottendo la saliva del lobizon. Il lobizon può acquisire forma di cane e gli altri cani non lo attaccheranno ma saranno suoi compagni, questa è una differenza con il mito europeo, in quanto i cani odiano i licantropi. Al fine di spezzare la maledizione è necessario battezzare il bambino in sette chiese e con il nome di Benito e il padrino dovrà essere il suo fratello maggiore. Questa credenza ebbe un forte impatto sulla realtà argentina. Intorno al 1907 molti genitori uccisero o abbandonarono il loro settimo figlio per paura della maledizione, si arrivò al punto che nel 1973, il Presidente Perón emise il decreto 848 con il quale si concedeva al settimo figlio un aiuto economico per tutto il corso degli studi e una medaglia con diploma commemorativo al battesimo e attestava anche che il Presidente diveniva il Padrino del ragazzo. L'impatto di questa legenda è molto interessante soprattutto niente di tutto questo dovrebbe accadere nella nostra era moderna, si dimostra così che le vecchie leggende e/o credenze sono molto dure a morire forse perché c'è sempre un briciolo di verità dietro ognuna di esse.


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    La legenda del Nahual è la leggenda di un mutaforma del Messico, essa si origina dalle popolazioni native del luogo come: Yakis, Tarahumaras e Seris (discendenti dei Maya e degli Atzechi. I Nahualli sono streghe con il potere della licantropia. essi possono mutare in forma di lupo, giaguaro, coyote o aquila o altri animali per perpetrare vendetta come narrato in molte delle storie. Non hanno bisogno di sangue per vivere come i vampiri. Nahualli protegge Tezcatllipoca, Il dio Azteco del sacrificio e della guerra. Per evitare il nahualli, si posizione della cenere vicino al ragazzo. Il Nahualli teme lame e forbici e l'alglio è più efficace come veleno per lui che per i vampiri delle storie europee. Durante l'invasione spagnola e la successiva inquisizione molti additati Nahualli furono uccisi come streghe. A causa della mancanza di leggende in Spagna relative al lupo mannaro, il mito del Nahual fu meno offuscato dalle invasioni europee che in altre zone. Gli Zapotecs e i Chinantecs hanno a loro volta il mito del nahualli. Secondo la credenza degli Zapotech, un nahual è molto simile al warlock europeo che fa un patto col diavolo per ottenere i poteri licantropici. I Chinantecs sostengono che nahualli possono esserlo sia uomini che donne. Essi combatteranno e uccideranno chiunque incontreranno di notte. Se feriti, essi riporteranno le ferite nella loro forma umana il giorno successivo. Carlos Castanneda è uno scrittore moderno autore della loro leggenda anche s enon conoscendo molto dei riti e delle erbe necessarie alla trasformazione non include molto di queste informazioni nella sua opera. Nel 1982, Frank Greenburg scoprì una famiglia di “wolf-men” in Messico. Molto pelosi su tutto il corpo furono ingaggiati dal circo del Messico.

    Il Tlahuelpuchi è un altro mito messicano, egli è un vampiro con poteri di licantropia, qualche uomo può esserne contagiato ma per lo più sono le donne ad essere dei Tlahuelpuchi. Essi sono differenti dai nahualli proprio per il fatto che hanno bisogno di sangue ogni mese dopo la pubertà per sopravvivere. Essi devono uccidere per bere sangue o essi stessi moriranno. La loro vittima normalmente è un ragazzo ma non sempre è così. Il tlahuelpuchi deve compiere alcuni rituali prima di poter uccidere la propria vittima e berne il sangue, è necessario che voli da nord a sud e da est a ovest sopra la casa della vittima per formare il segno della croce. Il, tlahuelpuchi deve trascorrere anche un'alba in cui è sotto forma di animale. La trasformazione avviene tramite la perdita delle gambe e delle braccia. Le donne tlahuelpuchi si dice siano molto più forti degli uomini, il tlahuelpuchi nasce con la sua maledizione e se un membro della stessa famiglia lo uccide, la maledizione si sposta su un altro esponente giovane della stessa e il cerchio continua. Un deterrente per il tlahuelpuchi è l'aglio o la cipolla, velenosi se ingeriti. Non amano i metalli spesso rappresentati da forbici, specchi, medaglie, croci o medaglioni regligiosi (spesso nascosti sotto i vestiti). Questo è molto vicino al mito dei vampiri europei che si ritraggono dai vestimenti sacri della Chiesa Cattolica. A differenza dei vampiri però le vittime del tlahualpuchi muoiono semplicemente senza trasformarsi a loro volta in tlahuelpuchi.

    Questi miti relativi alla licantropia in America Latina sono molto differenti e molto interessanti. Tutte e tre originatesi e createsi in particolari regioni. Il mito del licantropo dsi riscontra in parecchi paesi, spesso "contaminati" dai media e da hollywood. Le culture pur essendo molto differenti hanno pero leggende molto simili. Potrebbe essere questo un punto a favore dell'esistenza del licantropo?

    http://www.geocities.com/profondogotico/wolf2.htm

    Dal sito http://www.geocities.com/profondogotico/ligeia.htm

  2. #2
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    Predefinito La "Fiera Bestia"

    Il Lupo nei Boschi del Monzano

    I nonni ci raccontavano la favola dal titolo: 'L Lüf e 'l Capaz. Un Lupo che viveva nel bosco del Monzano aveva proibito alla gente di andare nel bosco nel giorno festivo di Pentecoste. Nonostante il divieto del Lupo il Jachin manda ugualmente nel bosco il suo garzone Capaz a pascolare i maiali. Il Lupo mangia il giovane Capaz. I faresi allora vanno nel bosco, stanano il Lupo e lo ammazzano. Questa favola ricorda un fatto realmente accaduto.

    Il sacerdote Don Angelo Domenico De Federici di Bolzano Novarese, Arciprete di Fara dal 1 gennaio 1721 al novembre 1728, sul Libro dei Morti dal 1710 al 1731 annota questo Atto di Morte: Anno Domini Millesimo Septingentesimo Vigesimo Octavo die vigesima nona Junij in Festo Apostolorum Petri et Pauli Titolarium ac Patronorum Farae. Petrus, filius Joannis ex Grignasco famulus Jo Baptae Mò dictus della Colma, aetatis suae annorum quindecim circiter in comunione Sanctae Matris Ecclesiae. In memore Farae ad Clivium Monti Zani quod ad Stronam respicit occisus et in partem voratus est a quodam Lupo feroci, quì hoc anno in aliis locis huius regionis, praecipue Agamij, Siziani, Fontaneti, Caballis, Barengi, tot alios pueros ac puella invasit et ex hijs praecipuos occidit, eodem die in Coemiterio Sancti Petri huius loci Farae Sepultus fuit. Anno del Signore 1728, 29 giugno, Festa degli Apostoli Pietro e Paolo, Titolari e Patroni di Fara. Pietro, figlio di Giovanni di Grignasco servo di Jò Batta Mò detto della Colma, di circa quindici anni è morto in Comunione di Santa Madre Chiesa. Nel bosco di Fara al dosso del Monte Zani verso lo Strona fu ucciso ed in parte divorato da un Lupo feroce che questo anno, in altri luoghi della nostra regione e sopattutto nelle zone di Ghemme, Sizzano, Fontaneto, Cavaglio e Barengo, ha aggredito tanti altri fanciulli e fanciulle e ne ha uccisi parecchi. Nello stesso giorno è stato sepolto nel Cimitero di San Pietro nel luogo di Fara.


    A dare un fondo di verità e conferma che sono avvenute queste aggressioni da parte del Lupo ci viene in aiuto un manifesto stampato a Milano nel mese di giuno dello stesso anno 1728, che riproduce e divulga il "Ritratto della Fiera Bestia veduta sul Contado di Novara dove ha fatto e uà facendo strage di homini e donne d'ogni età particolarmente nel Territorio di Oleggio, di Ghemme, di Momo e di Barengho e come si è ragguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazetta di Milano n. 26. Data 30 giugno 1728". Quindi la Fiera Bestia si aggirava proprio nei nostri boschi fra Fara e Barengo. Una Circolare del Prefetto dell'Agogna, datata 7 settembre 1812, riporta la notizia dell'attacco di un Lupo. "Due sventurati fanciulli, che condotto avevano al pascolo alcune capre nei boschi della Villata, frazione componente il comune di Casalvolone, vennero ieri tra le ore otto e le nove del mattino sorpresi da un Lupo vorace." Negli anni fra il 1809 e il 1816 le Autorità emisero parecchi decreti per la distruzione dei Lupi. Con Circolare della Regia Generale Intendenza delli 29 agosto 1815 si fissavano queste ricompense per i cacciatori che uccidevano il Lupo: "Franchi 100 per ogni Lupa pregnante, 75 per ogni Lupa non pregnante, 50 per ogni lupo, 12,50 per ogni Lupotto." Con Circolare datata: Novara li 14 settembre 1816 il premio fu portato a Franchi 200 per ogni Lupo ucciso.

    http://www.mormile.net/Associazioni/...adernetto6.htm

    Dal sito http://www.mormile.net/

  3. #3
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    UN X-FILE DEL XVIII SECOLO

    Nel ballatoio ligneo che si affaccia sull’atrio della Biblioteca Nazionale Braidense, si trova una raccolta di scritti vari di argomento lombardo, costituita da una serie di cartelle che riportano sul dorso la segnatura Miscellanea 14.16.
    Nell’atmosfera un po’ cupa, appesantita dalle strutture di legno antico, emergono da cartelle dalla copertina violacea opuscoli di formati diversi. Uno di questi è formato da poco più di sessanta pagine, ed è stampato in caratteri piuttosto grandi, su una carta di colore chiaro, di qualità discreta.
    Sul frontespizio, il titolo: "Giornale circostanziato di quanto ha fatto la Bestia feroce nell’Alto Milanese dai primi di Luglio dell’anno 1792 sino al giorno 18 settembre p. p."

    *^*^*^*^*^*

    Nel milanese, dal 5 luglio al 2 settembre 1792, un animale dall’aspetto pauroso e vagamente somigliante ad un lupo uccise quattro ragazzi e sei ragazze, tutti compresi tra i 6 e i 13 anni di età, ferì gravemente un’altra ragazza e assalì alcune persone adulte. Non era un periodo di carestia, né l’animale era idrofobo. Forse non era nemmeno un lupo. La storia, curiosa e inquietante, ci è stata fortunatamente raccontata con dovizia di particolari dall’anonimo estensore del Giornale circostanziato, pubblicato a Milano nello stesso anno.

    Tutto cominciò il 5 luglio 1792, quando Giuseppe Antonio Gaudenzio, un bambino di 10 anni di Cusago, venne mandato dal padre di notte nel bosco a cercare la vacca che aveva smarrito. Non tornò più a casa. Dopo qualche giorno si trovarono dei vestiti stracciati e “avanzi del corpo di un fanciullo divorato”. Si incolparono i lupi e si pensò che il bambino, stanco, fosse stato assalito mentre dormiva. Pochi giorni dopo però, il 9 luglio, un gruppo di ragazzi di Limbiate viene assalito da “una brutta bestia, simile a un grosse cane, ma dall’orribile aspetto e di strana forma”. I ragazzi fuggirono, ma il più piccolo, Carlo Oca di 8 anni, venne raggiunto. Quando i contadini accorsero avvertiti dagli altri ragazzi lo trovarono sbranato dalla belva. La notizia si sparse rapidamente seminando il panico tra i contadini.

    Molti videro o credettero di vedere lo strano animale in località molto distanti tra loro. Qualcuno sparò contro qualcosa, ma senza esito. I bambini erano tenuti chiusi in casa. Le autorità governative, nella persona del conte di Kevenhüller, il 14 luglio pubblicarono un "Avviso" nel quale si diede notizia dell’uccisione dei due fanciulli da parte di "una feroce Bestia di colore cinericcio moscato quasi in nero, della grandezza di un grosso Cane". Fu indetta quindi una "generale Caccia" con premio di 50 zecchini per chi avesse ucciso la “predetta feroce Bestia”.
    La caccia generale, organizzata da varie città e paesi della zona ad ovest di Milano, non diede alcun esito, neppure quando il premio per "distruggere la Bestia feroce" salì a 150 zecchini.

    Nel frattempo giravano strane voci sul "Mostro girovago", segnalato ormai da troppe parti. Un intraprendente tipografo stampò un’incisione dove la Bestia feroce venne raffigurata con un bambino in bocca, quasi fosse un nuovo tipo di biscione visconteo.



    Il 1° agosto, la Bestia feroce sorprese un gruppo di bambini vicino a Senago, raggiunse Antonia Maria di 8 anni e la trascinò nel bosco dove i contadini che la inseguivano la costrinsero a lasciare la preda ormai moribonda. Sul collo della bambina furono contate 45 ferite. Un testimone fornì questa descrizione dell’animale che suscitò molte perplessità nei funzionari pubblici e un grande terrore nei contadini: "lunghezza di due braccia circa, alta un braccio e mezzo come un vitello di ordinaria grandezza, con la testa simile a quella di un maiale, orecchie da cavallo, peli lunghi e folti sotto il mento come le capre ed il resto del corpo baio rossino sulla groppa e lungo di egual colore sotto la vita, con la coda lunga arricciata, zampe sottili ma larghe alle estremità con unghie lunghe, con un grosso petto che va restringendosi posteriormente".

    Ormai tutta la città e il contado erano terrorizzati. A Milano non si parlava d’altro. Il 7 agosto anche la Municipalità di Milano volle fare qualcosa e decise di offrire "con le dovute cautele" fucili in prestito a chi avesse voluto cacciare la Bestia. Aggiunse altri 50 zecchini al premio offerto dal Governo. Ma i rimedi adottati, le grandi battute di caccia, si dimostrarono del tutto inefficaci e le autorità si misero in moto per cercare altre soluzioni mentre le uccisioni continuavano.

    Il 16 agosto il conte di Kevenhüller scrisse al Magistrato Politico Camerale affermando che a suo avviso non si trattava di un lupo, che i cacciatori avevano fallito e quindi bisognava trovare qualche altro rimedio. Chiese una relazione su quanto era stato fatto fino a quel momento. Il funzionario che venne incaricato di far eseguire la "condanna a morte" della Bestia feroce fu lo stesso personaggio che trent’anni prima era stato osannato in tutto il mondo per il suo libro contro la pena di morte: Cesare Beccaria.

    Il 20 agosto, Cesare Beccaria, vagliate le varie proposte presentate, e orientatosi verso l’antica soluzione delle trappole che da sempre erano state adottate per catturare i lupi, incaricò i sacerdoti Rapazzini e Comerio di seguire l’esecuzione un loro progetto che era risultato essere il più idoneo. Si trattava di una fossa circondata da una palizzata ovale con al centro un piccolo rialzo con un animale vivo legato. Il contratto con i due sacerdoti prevedeva che venissero predisposti a spese dello Stato 30 steccati o "giochi" secondo il loro progetto. Potevano crearne altri se volevano a loro spese e in questo caso avrebbero preso il premio del governo. Un avviso in questo senso venne affisso con la stessa data del 20 agosto.

    Anche la Congregazione municipale di Milano si mise al lavoro, ma in tutt’altra direzione: pensò di rivolgersi agli Angeli e ai Santi. Il 18 agosto fece affiggere l’Avviso di un Triduo di preghiere in S. Maria delle Grazie per i giorni 19-20-21 agosto attesa l’inefficacia dei mezzi umani finora adoperati per l’uccisione della Bestia feroce. Fu proclamato lo stato di pubblica calamità. Alla vigilia dell’arrivo a Milano di Napoleone, e della profonda trasformazione dei costumi che ne seguì , si riaccendeva dunque la polemica tra Illuministi e Tradizionalisti. L’Anonimo estensore del Giornale circostanziato , illuminista convinto, stigmatizzò l’operato delle autorità locali con queste parole:

    "... al volgo contadino, inclinato al meraviglioso, e al poltrone, che ama meglio lassiar di sè la cura al cielo, che da sè stesso difendersi, destano il pensiero, che non una Bestia naturale questa sia, ma uno spirito infernale, o altroché d’analogo. Questa, comunque insensata, opinione si sparge, e v’ha sin chi dice averla trovata di notte in mezzo ad un bosco in figura di gentil donzella. A ciò danno peso, presso chi non ragiona, le preci pubblicamente contro la Fiera ordinate..." (pp. 17-18)

    Questo atteggiamento della Municipalità aveva dalla sua una tradizione molto antica, quando molti santi erano preposti alla difesa dai lupi, come S. Defendente, S. Alessandro, S. Sebastiano, S. Giuliana e S. Elia. Nel 1777, pochi anni prima di questo evento, il prevosto di Primaluna aveva raccolto 189 lire tra gli abitanti della Valsassina da mandare a Roma al fine di ottenere dal papa una Bolla di scomunica contro i lupi.

    Intanto i bambini continuavano ad essere assaliti e a morire in varie località fuori Milano. Il 13 settembre erano pronte 18 delle 30 trappole previste. Si stilò il rapporto sull’idoneità da parte dell’ispettore del Beccaria, che il giorno 17 dispose il pagamento ai sacerdoti delle spese sostenute. Il giorno dopo, in un campo detto la Crosazza della Pobbia fuori di Porta Vercellina, distante da Milano miglia 5 circa, un lupo cadde nella trappola. I contadini, sentendolo urlare, lo colpirono con sassi e pertiche e poi lo impiccarono con un cappio.

    Iniziò un processo formale di riconoscimento che vide sfilare molti testimoni chiamati a osservare l’animale per capire se era veramente quello veduto da loro durante le drammatiche aggressioni: molti riconobbero nel lupo ucciso la Bestia feroce, alcuni invece affermarono che si trattava di un animale diverso. Il 4 ottobre venne stilata una Relazione che ammise l’identità del lupo con la Bestia feroce, ma con molte riserve, tanto che si proseguì comunque a realizzare le altre 13 fosse, che furono terminate il 30 ottobre. Soltanto il 24 dicembre Beccaria autorizzò l’esposizione al pubblico del lupo, debitamente imbalsamato, in una casa agli scalini del Duomo (dov’è ora la Rinascente) dalle 9 alle 14 e dalle 17 alle 21. Il biglietto costava 10 soldi a persona e per i nobili ci si rimetteva alla loro discrezione. Nella primavera dell’anno seguente le fosse vennero smontate e rinchiuse. L’incubo era finito, ma solo il 18 gennaio 1794 la Municipalità riconobbe il premio di 50 zecchini ai due sacerdoti, che presero in seguito altri 12 zecchini vendendo il lupo al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pavia.


  4. #4
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    Il Lupo Mannaro

    Molto, molto tempo fa, nelle notti fredde, quando il vento sibilava tra gli infissi sgangherati delle vecchie case, andava in giro per le zone buie del paese, il lupo mannaro.
    Aveva la testa di lupo, le mani pelose, le unghie dure e nere e si reggeva sulle zampe posteriori, camminando come le persone. Si diceva, infatti, che egli fosse un uomo che in determinati periodi dell'anno, nelle notti di novilunio con la luna completamente invisibile, si trasformava da persona a lupo mannaro.
    Il suo nome era Feliceantonio Cucumella e faceva il guardiano in una vecchia fattoria di Nocella. Questi durante un anno di freddo intenso e di abbondanti nevicate rimase per un lungo periodo di tempo isolato in Sila, in compagnia di un giovane stalliere che in seguito ad una malattia improvvisa un giorno morì e il suo corpo rimase nella neve per oltre quattro mesi prima di essere sepolto.


    Immagine tratta dal sito http://www.dj-frezzer.de/

    Finite le provviste Feliceantonio Cucumella, per sopravvivere alla fame, fu costretto a mangiare carne umana e così da quella volta si buscò la maledizione divina e assunse caratteri demoniaci, diventando appunto un lupo mannaro.
    La moglie e i figli che vivevano con lui, quando egli faceva ritorno in paese, si accorsero della sua trasformazione una notte d'inverno, quando all'improviso prese ad emettere prolungati ululati e man mano il suo corpo si trasformava in bestia carnivora.
    Terrorizzati da quella metamorfosi trovarono riparo in un sottoscala nel quale si richiusero per tutto il resto della notte.
    Il lupo mannaro lasciò, invece, di lì a poco la sua abitazione e si dileguò per le strade del paese in cerca delle sue vittime. Più di una persona cadde tra i suoi artigli, fino a quando si sparse la voce della sua presenza in paese e così la gente nelle notti di novilunio o non usciva più o se era costretta ad uscire lo faceva in compagnia di altre persone, per cui il lupo mannaro si guardava bene dal farsi avanti e per tutta la notte poi era difficile per lui trovare prede isolate da azzannare.
    Non appena il sole sorgeva dietro le montagne di Gimmella, ai primi albori dell'alba egli faceva ritorno alla propia casa e riprendeva la forma e i lineamenti umani con i quali era conosciuto da tutti.
    La paura del lupo mannaro continuò ad opprimere la gente di San Giovanni in Fiore, fino alla fine del 1893, anno in cui la morte colse nel sonno Feliceantonio Cucumella, stremato da un ruolo nel quale era stato condannato da una maledizione divina.

    Dal volume Leggende silane di Saverio Basile (Saverio Basile Editore - San Giovanni in Fiore, 1987)

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    Who are they? Licantropi...o forse solo la nostra ombra.Il nostro io nascosto.

    Who are they? Licantropi...o forse solo la nostra ombra.Il nostro io nascosto, in agguato, forse, il nostro vero io occultato dalla "falsa vita sociale" che ha annichilito le leggi primordiali dell'uomo, caccia, agricoltura e lotta per la sopravvivenza...


 

 

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